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lunedì 10 agosto 2026

Figlie Selvagge Cinzia Giorgio- Rizzoli




Figlie Selvagge di Cinzia Giorgio
è un romanzo storico ma anche un thriller, è una trama che si dipana parola dopo parola e si schiude davanti a noi, inaspettatamente.
Come una novella Eco, Cinzia Giorgio costruisce la storia intorno a tre figure femminili che ci porta nei luoghi delle streghe beneventane, ridandoci un'epoca segnata da un'Inquisizione che assoggetta, giudica, condanna ciecamente finanche e soprattutto le donne sole. 
Rosa e le sue figlie, Maria, la rossa, e Bianca vivono infatti nei boschi e conoscono l'uso delle erbe. Sanno accogliere, ascoltare e proporre rimedi non solo per lo spirito ma anche per il corpo, fino al giorno in cui le loro azioni e il loro stile di vita suscita disprezzo, paura, invidia e vendetta.
Ricco di personaggi, riferimenti storici e locali, colpi di scena che non permetteranno a chi legge di capire, fino alla fine, chi sia il/la colpevole che condizionerà le vite delle tre donne ma anche dell'intera comunità che da sempre le conosce, le appoggia e le sostiene.
Una storia familiare ma anche di luoghi e di comunità. Un romanzo storico, con tanto di bibliografia finale tanto apprezzabile data dalla preparazione dell'autrice che è una storica delle donne, ma anche un giallo che vede protagonisti un territorio, i suoi abitanti, i suoi potenti e il popolo nonché le sue 'streghe', in un turbinio di eventi e malefici che vi terranno lì a leggere fino all'ultima pagina perché quando penserete di aver capito da che parte va la storia, ci sarà qualcosa che rimescolerà la trama, ben congeniata, ricca e mai banale.
Bello poi il formato e la copertina che sembra un quadro dai toni delicati come i fiori e le erbe conosciute e maneggiate dalle 'figlie selvagge' di un sapere lontano che si è tentato poi di recuperare nei secoli successivi.
Una storia antica che ci guida in un sapore perso, come tante storie di donne accusate di stregoneria o anche solo schernite di esserlo per sapere usare erbe, fiori e piante in modo savio.
Non solo un bel racconto, scritto bene, scorrevole, accattivante o un romanzo storico o un giallo ben congeniato, ma tante storie in un solo libro molto piacevole e coinvolgente che ci ricorda quanto sia importante scrivere, raccontare storie di donne che ci raccontano ancora oggi di verità occultate ma necessarie e liberatorie da conoscere.










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giovedì 23 maggio 2024

Pia de' Tolomei- Carolina Invernizio- PUBLISHERSTORY


Pia de'Tolomei di Carolina Invernizio.
Edizioni PublisHERstory. Su Amazon.





Pia de' Tolomei è il secondo romanzo che Carolina Invernizio ha scritto nella sua prolifica carriera ed é come dice il suo sottotitolo un romanzo storico perché affronta la storia, romanzata, di Pia de' Tolomei ma lo arricchisce con il suo inconfondibile stile.
Abbiamo già parlato altre volte di Carolina Invernizio  ma questa volta ne parliamo per l'uscita di Pia de' Tolomei edita da PublisHERstory, la casa editrice votata agli Women's studies, che ha deciso di pubblicare questo romanzo di difficile reperimento, dopo quasi ottant'anni dalla sua ultima pubblicazione ed ora disponibile su Amazon.
Qui puoi leggere i post dedicati
a Carolina Invernizio
Dei suoi romanzi Carolina Invernizio stessa dirà che sono storico-sociali e dunque questo, degli inizi, è il primo e uno dei pochi romanzi storici che ha scritto. Dedicato appunto alla figura di una donna dalla storia drammatica, Pia de' Tolomei, che proprio in questo periodo trova una fortuna narrativa particolare perché viene riscoperta dal Romanticismo che ne fa una delle sue protagoniste preferite.
In questo Ottocento sono molti anche i quadri che diversi pittori dedicheranno alla leggenda di Pia dei Tolomei ritraendola nella sua prigionia o in viaggio verso la sua ultima destinazione, ignara della tragica fine che l'attende. La figura di Pia dei Tolomei è riconducibile a Dante che nella Divina Commedia ne ridà un affresco volutamente scarno e che è alla base di tante congetture ma anche della fortuna che questa figura femminile dal destino tragico suscita soprattutto in un'epoca votata al Romanticismo.
Proprio di inizio Ottocento è la prima opera dedicata a Pia de' Tolomei che cerca di immaginarsi la vicenda dietro alla legenda con elementi storici inquadrati nei pochissimi elementi geografici che Dante ci lascia nei suoi versi. Così Bartolomeo Sestini nel 1822 descrive Pia vittima di un marito geloso, ingannato in realtà da un suo amico fraterno segretamente innamorato di Pia, sorella e figlia di un guelfo senese ma sposa di un ghibellino. E poi l'opera lirica di Donizetti del 1878 .
Carolina Invernizio quindi sempre attenta osservatrice di cosa poteva cogliere l'attenzione dei lettori e delle lettrici sceglie un topos letterario noto e suggestivo che avrebbe fatto sicuramente breccia.

Qui puoi leggere Pia de' Tolomei  Dantedì
Riprende quindi gli elementi ormai consolidati e inserisce Pia nella sfida eterna tra guelfi e ghibellini a Siena, riprende la trama dell'inganno che il 'fedele' amico del marito compone ai danni dei due sposi e ne immagina la fine in Maremma ma lo fa con già quegli elementi che diventeranno tipici del suo stile e della sua scrittura.

Nella realtà non si sa se Pia de' Tolomei sia mai esistita, storicamente infatti non c'è traccia di una Pia nata dalla famiglia dei Tolomei a quell'epoca. Le più recenti ricerche vogliono invece Pia dei Tolomei essere Pia Malavolti andata in sposa ad un esponente de' Tolomei e che venne fatta morire sempre per volere del marito ma per mano di Nello Panancchieschi in uno dei suoi sperduti castelli in Maremma ma rimangono tutte congetture mai verificate. 

La Pia dei Tolomei di Carolina Invernizio si trova a Siena, sposata al ghibellino e signore della città, Rinaldo che lascerà la sua amata sposa al Castello quando sarà chiamato a difendere la città attaccata da Firenze sollevata anche dai guelfi senesi che vi si sono rifugiati dopo l'esilio. Tra questi ci sono proprio il padre e il fratello di Pia che si trova coinvolta emotivamente in una guerra tumultuosa senza mai tuttavia venir meno all'amore per il suo sposo neanche quando l' amico fraterno di quest'ultimo, Ugo, le dichiara il suo amore. Ugo è stato nominato guardiano del Castello da Rinaldo partito in guerra, e a guardia di Pia che passa tutto il giorno nella sua stanza a pregare per i suoi cari e a pensare ai suoi ricordi. 
Ugo, segretamente innamorato di Pia, dopo anni di sospiri e illusioni si dichiara all'ignara Pia che però rifiuta lo spasimante e con fermezza lo scaccia dalla stanza e dalla sua vista. 
Troviamo qui una Pia de Tolomei non più donna angelicata ma volitiva e risoluta, donna bellissima,  solo all'apparenza delicata e fragile che rivela invece un forte carattere che però non la salverà dal suo destino. Ugo infatti, che di frequente prende tratti demoniaci, si indigna per un rifiuto che non accetta e le giura vendetta. Quando la trama si infittisce come solo Carolina Invernizio sa fare, Ugo coglie l'occasione per tramare la sua vendetta. 
Siamo nel 1266, così Invernizio ci introduce all'ultimo viaggio di Pia verso il Castello di Pietra in Maremma, la zona paludosa e inospitale e Pia, compatita da tutti i pochi abitanti e dal burbero guardiano del Castello rimasto per ordine del Signore a custodia della moglie e dell'espiazione delle sue colpe coniugali, un giorno incontra un frate eremita a cui confessa la sua innocenza, chiedendo al frate di raccontare al marito la verità.
Pia infatti di lì a poche ora morirà proprio quando il marito incontrato l'eremita e saputa la verità a cui si aggiunge una rocambolesca confessione dell' 'amico- traditore' corre da lei sperando non sia troppo tardi...


Pia de'Tolomei di Carolina Invernizio
Edizioni PublisHERstory.
Disponibile cartaceo e e-book su Amazon.








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mercoledì 23 novembre 2022

God save the Queer. Catechismo femminista. Michela Murgia. Einaudi





God save the Queer. Catechismo femminista di Michela Murgia, Einaudi. In tutti questi anni non ho voluto occuparmi qui su Opportunità di Genere OG di teorie queer appositamente, nonostante da molto il termine "di genere" si sia evoluto e arricchito rispetto alla dicotomia uomo/donna, lasciando a chi più e meglio di me può occuparsi di tali temi ma il libro di Murgia ci presenta una teoria queer che è queer e non lo è,  abbraccia il tutto e il niente.

Michela Murgia ci presenta infatti la sua visione cattolica, quella come recita il sottotitolo, di un nuovo catechismo. Ovvero la necessità di cambiare visione. Una visione che si allarga diventando molto più inclusiva grazie alla teoria queer ma non vi aspettate un libro sulle teorie o tematiche queer che non sono affatto affrontate. 
Le sue sono riflessioni inevitabilmente profonde che inducono a considerazioni  personali e non. Mi chiedevo infatti mentre leggevo il suo scritto come la Chiesa possa rimanere indifferente rispetto a queste istanze, non del tutto nuove. Non parliamo di rivendicazione del ruolo femminile nella gerarchia ecclesiastica come da anni alcune teologhe in tutto il mondo affrontano anche con la rilettura della Bibbia e delle sue figure femminili. Qui  il discorso è più ampio e porta con sé anche tutto questo. Murgia infatti applica la visione queer alla chiamata di ciascun*, un atto indubbiamente rivoluzionario.
Forse talmente rivoluzionario, così come fu la figura del giudeo Gesù, che se da anni Suor Teresa Forcades 1 ne parla con cognizione teologica da una parte e scientifica dall'altra, prima di diventare suora è stata medica, é altrettanto assordante il silenzio con cui la curia non commenta né prende posizione.

Questo nuovo libro di Murgia o piace o non piace, tocca infatti un argomento troppo personale in un paese che, come disse Croce, non può non dirsi cristiano per cultura, e non possiamo di certo negarlo. E' un testo che dà spunti e considerazioni, che affonda nel personale e allo stesso tempo nel comune, è senza dubbio sovversivo da un punto di vista esegetico ma anche più terreno. E' un testo infatti che in un mondo editoriale asfittico scuote, arricchisce, colpisce nel bene e nel male. E questo è già abbastanza.


1 Teresa Forcades, Siamo tutti diversi! Per una teoria queer, Castelvecchi, , Roma, 2016.





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martedì 8 novembre 2022

La rete non ci salverà - Lilia Giugni. Longanesi.







La rete non ci salverà - Lilia Giugni. Longanesi.  Lilia Giugni in questo libro riesce a farci vedere una rete invisibile, non solo la rete che da decenni ci muove su internet ma quella rete invisibile che condiziona le nostre vite, soprattutto quelle delle donne e delle minoranze grazie all’approccio intersezionale che permea l’analisi. Riusciamo quindi a vedere mano a mano che proseguiamo nella lettura come la tecnologia che pensiamo di usare in realtà ci usi e non solo per quanto riguarda i dati personali o sensibili. Scopriamo infatti che c’è un rovescio dello schermo, un mondo che sfrutta, maltratta e violenta le donne che coinvolge l’intera catena di creazione, produzione e uso delle tecnologie che invece spesso diamo per neutre. Il problema, ci ammonisce più volte l’autrice, certamente non sono le tecnologie ma come esse sono concepite ed usate ma in una società patriarcale, capitalista e misogina non possiamo non evidenziarne l’ineguaglianza e lo sfruttamento ai danni delle donne che ne deriva.

Post sulle Donne indigene
La rete di tecnologie infatti non fa che amplificare con il suo potere di divulgazione ingiustizie e stereotipi di genere quando invece piuttosto siamo indotte a pensare che queste siano infallibili ed affidabili. Come per ogni settore il problema è che ci sono poche donne al vertice che coincide con il controllo; aspetto che è trasversale a molti settori non è un caso ad esempio se quando ci si è posto a livello internazionale il problema delle minoranze indigene, le donne non sono state interpellate e hanno ritenuto di doversi organizzare tra loro a livello internazionale.

Con questa opera l’autrice auspica di mettere noi donne di fronte alla realtà per rimboccarci le maniche ed agire su un sistema che va conosciuto per difenderci e soprattutto cambiarlo, così come Germaine Greer ci invitava a “voltarci e combattere”.

Accettiamo quindi la sfida che si rinnova con questa opera potente.

Le testimonianze e le storie di tante donne, italiane ed estere, bianche e non, lavoratici e non, ricostruiscono vivamente ai nostri occhi questa rete che il filosofo settecentesco invitava a squarciare per liberare la condizione delle donne da questi fili che ne pregiudicavano e guidavano le esistenze, anche noi ora pienamente coscienti possiamo iniziare a tirare i fili affinché  si dissolva la trama sottile che imprigiona le donne nelle nuove tecnologie. Da condizioni di lavoro sottopagato, dal lavoro in miniera per le materie prime necessarie all’assemblaggio e produzione degli strumenti che quotidianamente usiamo, alla violenza a cui sono sottoposte coloro che moderano i contenuti violenti dei social, che sono per la maggior parte donne. Così come giovani che loro malgrado ritrovano la loro vita privata su internet come il drammatico esempio di Tiziana Cantone, tutte donne a cui è dedicato il libro.

Ma ci sono anche i famosi algoritmi tramite i quali, senza rendercene conto, solo per il fatto di essere donne possiamo essere escluse o meno da posti di lavoro o da concessioni di mutui: “La transazione digitale ha portato con sé anche ingiustizie più sottili e incastonate nelle tecnologie d’avangaurdia”[1] , ingiustizie che inconsapevolmente contribuiamo a riproporre e diffondere anche solo usando, creando contenuti, mantenendo attive queste tecnologie. Siamo tutte ‘casalinghe digitali’[2]. L’autrice riesce bene a mettere in evidenza come questo circolo vizioso da ‘macchina  dalle uova d’oro’ ha ‘trasformato gradualmente ma inesorabilmente ogni aspetto della vita umana in risorsa economica, solitamente senza il nostro consenso’[3].

Come ci indica l’autrice c’è un filo invisibile che passa dalle risorse naturali che servono a far funzionare i nostri dispositivi high tech a chi nelle fabbriche li assembla fino a chi ci incappa involontariamente (si vedano i vari episodi di chi si è ritrovata su Hub-porn) perché come ci fa riflettere l’autrice questo mondo spesso ritenuto immateriale invece un riflesso materiale ce l’ha e guarda caso è a spese delle donne.

Un riflesso che non manca di toccare vari livelli come il digital gender gap o anche il linguaggio di genere. Esemplare è l’esempio che ci fornisce il maggior motore di ricerca online su cui se si digita la parola ‘donna’ si visualizzano quelli ritenuti sinonimi come capra, bagascia e via discorrendo. Mi viene in mente a questo proposito lo scandalo legato alla Treccani e al suo sito sul quale si presentava un uguale problema e a cui uomini e donne illustri cercarono di porre rimedio con una lettera aperta all’Istituzione della lingua italiana e firmata tra le altre da Laura Boldrini, Murgia, Imma Battaglia, Alessandra Kustermann e l’allora vice direttrice generale della Banca d’Italia Alessandra Perrazzelli. Ad oggi Treccani però non ha modificato la voce anzi ha aggiunto semplicemente un’avvertenza finale con la quale sostanzialmente non ritiene di apportare cambiamenti poiché l’Istituto si limita a registrare queste espressioni per quanto ne riconosca il simbolismo misogino frutto di una società plurisecolare maschilista che è penetrata nel senso comune della concezione della donna.
Link al post sulla Tesi di Laurea
sul Linguaggio di genere
Come d’altronde scordarsi dello scandalo tutto inglese ma contiguo  nella sostanza a quello italiano appena descritto  e cioè quello del Vocabolario Oxford costretto, questo sì, a cambiare la voce misogina grazie alla segnalazione e intraprendenza dell’industriale italiana Maria Grazia Giovanardi. Mi ricordo inoltre di una tesi di laurea americana che metteva in luce quanto in alcuni settori, ritenuti prettamente maschili, le donne fossero concepite e quindi descritte, dai documenti ufficiali alle chat aziendali, con quella scarsa considerazione che abbiamo visto fino ad ora. 

Ma Lilia Giugni ci dà anche dei rimedi per  non cadere nella rete e anzi rialzarci e diventare attrici attive affinché qualcosa, molto, cambi.

Se per secoli si è attribuito alle donne la capacità di tessere  tele nelle quali catturare gli uomini, si pensi solo alle opere di Bouchet o di Aylic Langle[4]  a noi piace invece, alla luce della lettura de La rete non ci salverà di Lilia Giugni, pensare a l’unica filosofa e scrittrice che nel Seicento rivoltò questo simbolo contro le donne in positivo per reclamare la naturalezza del suo pensiero creativo, scardinando e rivoluzionando le regole intellettuali e sociali con il concetto di trama e scrittura: Margaret Cavendish. Così anche noi seguendo i consigli di Lilia Giugni potremo essere  novelle Cavendish ognuna con il proprio contributo che, goccia nel mare, anche questo piccolo blog cerca di fare da decenni.

 



[1] Lilia Giugni, La rete non ci salverà, Milano, Longanesi, pag. 51.

[2] Ivi, pag. 139.

[3] Ivi, pag. 118.

[4] A. Buchet, Les femmes qui savent souffrir avec une introduction sur les femmes dans la societè chrétienne: Une toile d’aragnée, Paris, 1862. E  Aylic Langle, La tolie d’aragnée, Paris, 1864.










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lunedì 17 ottobre 2022

Perché io non voglio star più a questa vita. La voce di Beatrice Cenci. Alessandra Masu. GBE EditoriA






Perché io non voglio star più a questa vita. La voce di Beatrice Cenci dai documenti conservati negli archivi romani, di Alessandra Masu , GBE Ginevra Bentivoglio EditoriA. 

Link al post su Beatrice Cenci
Beatrice Cenci occupa nell'immaginario comune soprattutto romano, il posto che ha una leggenda, quella di una giovane martire uccisa da un Papato avido delle ricchezze di questa nobile famiglia. Ne abbiamo parlato in un post di qualche anno fa.
Ora questo volume di Alessandra Masu che parte dai documenti conservati all'Archivio di Stato di Roma, Archivio Storico Capitolino, Archivio Cenci, Archivio Segreto Vaticano, Archivio Storico del Vicariato, e le maggiori Biblioteche romane (Nazionale Centrale, Angelica, Casanatense, Apostolica Vaticana) mette a fuoco una vicenda da sempre nota o che si pensa di conoscere per come è sempre stata raccontata e che potrebbe risale alla linea difensiva di Farinacci, l'unico Avvocato che all'epoca accettò di difendere i Cenci senza la paura di ritorsioni da parte del Papa o più probabilmente durante le beghe legali per l'eredità del casato da parte degli eredi di Giacomo e di Bernardo che danno vita alle Relatione sul parricidio e morte dei Cenci. Una vicenda che quindi si suppone di conoscere come il famoso ritratto di Beatrice che pare invece non essere tale come viene avvalorato nell'Introduzione. L'autrice ripercorre le vicende di Beatrice Cenci, dei suoi fratelli e della matrigna Lucrezia Petroni partendo dalle testimonianze rilasciate da loro stesse e dalle altre comparse durante l'inchiesta che porterà alla loro esecuzione. Sentiamo quindi dalle testimonianze le voci di chi fu principale o secondario protagonista e che nei giorni seguenti la morte di Francesco Cenci venne ascoltato non da un Tribunale ma dal solo Ulisse Moscato (o Moscati), giudice del Tribunale del Vicario che si muoveva tra le residenze dei testimoni, degli inquisiti ed inquisite. 
All'inizio della disamina dei testi recuperati, tradotti e italianizzati dall'autrice per rendere più facile e fluida la lettura, si resta ancora nel dubbio che ammanta la figura di Beatrice Cenci e la morte del padre. Andando avanti con la lettura dei documenti d'archivio questa incertezza tuttavia a mano a mano perde sostanza. Se è vero che alla fine i fratelli Cenci e la matrigna confessano solo sotto tortura é indiscutibile che gli indizi conducono pesantemente verso una congiura nella morte di Francesco Cenci. Un pater familias terribile che Alessandra Masu inquadra bene nella sua epoca e nel suo spazio urbano e di relazioni e che ci restituisce il ritratto di un uomo solo, in difficoltà economiche e sempre più isolato. Un uomo dalla tempra violenta non solo con i famigliari ma anche con serve e servitori, un umore abbastanza tipico per molti uomini dell'epoca ma che veniva, nel suo caso, sempre meno tollerato anche dalla Curia. Quando si rinchiude nel feudo di Petrella, nel Regno di Napoli, si porta con sé la seconda moglie e la figlia Beatrice di fatto rinchiudendole e muovendosi avanti e indietro con Roma dove restano i suoi affari ed  i figli, con cui è sempre in continuo conflitto, soprattutto con Giacomo, il maggiore. 
Quello che si è sempre creduto essere
il ritratto di Beatrice Cenci, attribuito a Guido Reni. 
Donna con turbante, Ginevra Cantofoli,
1650, Galleria Barberini, Roma.
Beatrice cerca aiuto presso i fratelli e se ne fa carico Olimpio Calvetti, il custode della Rocca che sarà, così si apprende dagli atti, l'esecutore materiale dell'omicidio del despota Cenci e che ne inscenerà l'incidente mortale ma che a sua volta verrà trovato morto pochi giorni dopo Francesco Cenci stesso. 
Le voci sull'accaduto, su come fu ritrovato morto il nobile Francesco Cenci giù da una finestra, e il fatto che giorni prima Olimpio fu visto a Roma proprio a casa di Giacomo Cenci, non possono non insospettire la Curia che avvia un'indagine che in questo volume possiamo seguire direttamente dalle parole degli interessati ed interessate.
Beatrice Cenci, si legge dagli atti, ne esce sicuramente come una vittima non meno degli altri suoi famigliari né rispetto ai servi e alle serve vittime di maltrattamenti e sevizie. 

Questo libro ridona alla vicenda di Beatrice Cenci e alla sua famiglia una luce nuova su come si sono svolti i fatti ma anche sugli ultimi giorni ed attimi della vita di questa sfortunata ragazza di soli quindici anni. Fu un parricidio infatti avvenuto forse solo nel momento sbagliato. L'omicidio fu pagato con  il massimo della pena che il Pontefice non volle, né poté, mitigare come ci spiega Alessandra Masu, se non con la pena capitale commutata in ergastolo per il minore dei figli di Francesco, Bernardo.  Addentrandosi nel volume viene messo in luce come effettivamente in questo stesso periodo proprio a Roma vi furono altri omicidi simili e questo non poteva essere tollerato dal Pontefice che decise quindi di tenere una linea molto dura per dissuadere altri nobili ad agire pensando di rimanere impuniti.
L'idea che abbiamo del caso Beatrice Cenci trova in questa ricostruzione archivistica nuove traiettorie di sguardo. Se da una parte il Papa non volle graziare i responsabili nonostante le ripetute richieste anche da parte di Cardinali non ci fu, come visto, l'ingordigia per i beni della nobile famiglia romana anche se è innegabile che non mancarono comunque speculazioni da parte dei parenti del Pontefice verso il patrimonio dei Cenci.
Tante verità che trovano ora voce direttamente dalle testimonianze e quello che si pensava di sapere trova una nuova luce che rischiara la bellezza di una figura, quasi angelicata, che affronta la morte come una espiazione per la sua colpa e che nel testamento, allegato anche esso al volume, pensa nel momento della sua morte ad altre ragazze come lei ma indigenti e poi anche ad un ragazzo, l'unico a cui lascia delle rendite.

Beatrice Cenci morì a quindici anni ma per l'epoca si era donne pronte al matrimonio e a dare discendenza e se Beatrice non ammise mai violenza carnale del padre, sconfessata dalla testimonianza invece della sua matrigna, si aggiunge forse, involontariamente, un altro mistero leggendo il suo testamento proprio mentre si è data chiara luce alla sua vicenda criminale.
Drammatica e commovente è poi la descrizione degli  ultimi attimi di vita della matrigna Lucrezia Petroni e di Beatrice Cenci sul patibolo nelle parole e nei ricordi della Compagnia della Misericordia di San Giovanni Decollato che assistette le condannate fino sul patibolo e dopo.

Beatrice Cenci nel suo testamento definitivo, con la sua voce ci chiede sostanzialmente di pregare per lei e di quindi di non dimenticarla e noi non lo faremo di certo.









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lunedì 1 agosto 2022

"Costola sarà lei!"- ed. Il Poligrafo




"Costola sarà lei!"- ed. Il Poligrafo è un libro uscito lo scorso anno per la collana Destini Incrociati diretta da Saveria Chemotti e che vede la partecipazione di studiose e giornaliste che hanno presentato ognuna con il proprio stile e fantasia storie di donne reali, passate, immaginarie, realizzate, insoddisfatte od ormai stanche.
 In questa raccolta di racconti si intrecciano, grazie alla narrazione di storie originali, riferimenti storici e fantasia, passato e presente, succede così di sentire la voce della Sibilla Cumana (Antonella Cilento) proprio lì in mezzo ai rifiuti del XXI secolo, di rivivere un mito d'altri tempi ai nostri di tempi con Circe e il suo Ulisse (Carla Menardo) di vedersi davanti agli occhi i gesti ed i pensieri di Matilde Serao
Qui il link per leggere i post
su Paolina Leopardi
(Donatella Trotta), Giulia Beccaria (Elianda Cazzorla), Paolina Leopardi (Michela Fregona), Carlotta Ferrari (Loredana Magazzeni) o di rivivere la vita segreta di Monique Bourgeois con Matisse (Emilia Bersabea Cirillo) o la tragedia di Elisabeth Eleanor Siddal (Barbara Codogno), ognuna di loro con la sua controparte maschile, in un dialogo di chiaroscuri in cui le donne emergono sempre.
Ma troviamo anche miti e personagge della letteratura che ci ricordano come la figura femminile è sempre stata specchio di una condizione reale che non sempre è migliorata nel tempo né nella società né in letteratura; come potrebbe? Ecco prender vita allora Fermina Daza (Ginevra Amadio) de "L'Amore ai tempi del colera" Daisy Fay (Marilia Mazzeo) del Grande Gatsby e perfino l'indimenticabile perfida infermiera di "Qualcuno volò sul nido del cuculo" che qui troverà una nuova identità (Federica Sgaggio) e addirittura Lady Oscar (Serena Uccello) anche loro accostate ai loro controaltari maschili perché anche nell'immaginazione e nella fantasia c'è rappresentata la vita.




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mercoledì 9 febbraio 2022

Medichesse. La vocazione femminile alla cura- Erika Maderna

Medichesse. La vocazione femminile alla cura
Erika Maderna



Medichesse. La vocazione femminile alla cura- Erika Maderna. Questo libro, uscito pochi giorni fa in una nuova edizione sempre per Aboca edizioni, la prima era del 2012,  é un viaggio temporale in cui l'autrice ci fa incontrare le nostre ave, come in un percorso iniziatico corrollato da immagini oniriche che arricchiscono il volume.
Le dee, le maghe , le streghe facce diverse di una stessa realtà quella per cui alle capacità di cura del femminile viene tolta ogni legittimità nel corso del tempo. Così ci ritroviamo a spasso nei secoli per scoprire che le abilità femminili furono da prima relegate e in seguito svuotate della loro solennità ben prima del Cristianesimo.
Medichesse.
 La vocazione femminile alla cura 

 nuova edizione
In basso il link affiliato per l'acquiato

Un affascinante viaggio tra Medichesse, Curatrici, Sibille, Vestali ed Alchimiste, grandi donne capaci di connettersi alla loro natura più profonda e interagire con Madre Natura per ricavarne benefici utili a tutte e tutti, come dice l'autrice "Se gli uomini hanno avuto potere sul mondo della parola, le donne hanno avuto potere sul mondo delle cose" (p.15). Ma questo non ha evitato loro di essere scalzate della loro autorità ben prima dell'avvento del Medioevo, come invece spesso si pensa, queste donne vengono infatti ridimensionate in favore di un sapere maschile che accentra in sé tutte le pratiche anche divinatorie e della cura, della medicina che acquista più legittimità solo in quanto riferita ormai solo al maschile e di fatto delegittimando donne dai saperi millenari.
Erika Maderno ci permette di recuperare  figure di donne, il loro percorso e come si è arrivate a perderle e soprattutto ce ne rende coscienti.
Circe,
  I edizione,  2012
Da Circe e Medea a Canidia e Sogena, da Metrodora a Merit Ptah, da Trotula de Ruggero a Ildegarda di Bingen passando per Cabiola e Radegonda fino alle Alchimiste come Caterina Sforza ed Isabella Cortese come Cleopatra e Maria l'ebrea e non solo.

Un'edizione ricca di illustrazioni antiche e ricette e rimedi con una Prefazione di Rita Pagiotti, docente di Botanica Farmaceutica dell'Università degli Studi di Perugia che così presenta il volume "un libro ricco e assolutamente non ovvio" (p.9).
Un viaggio interessante e piacevole tra l'antropologico e lo storico in cui "si parla di salute, malattia, cura termini che attraverso l'arte, la teologia, la filosofia ... ci offrono una suggestiva visione della donna dedita all'arte della cura nelle varie epoche storiche" (p.10).
Un vero viaggio iniziatico per mano ad Erika Maderna, in punta di piedi per recuperare una memoria tutta femminile ma non solo perché "colei che raccoglieva, seccava ed estraeva principi attivi dalle erbe era considerata una creatura soprannaturale e degna di rispetto, se non quasi di venerazione. Da questo ruolo quasi soprannaturale della medichessa al concetto di stregoneria il passo è brevissimo". (p.10).







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giovedì 30 dicembre 2021

Tre donne nella Rivoluzione- Silvana Sonno






Tre donne nella Rivoluzione- Silvana Sonno, edizioni EraNuova. Un libro che ci parla dell'esperienza di vita ma anche emotiva di tre donne eccezionali che si sono trovate a vivere nello stesso periodo storico e ad affrontare gli stessi sconvolgimenti sociali e culturali e ai quali hanno risposto in modo diverso, personale ma con una sensibilità femminile che le accumunava come molto bene ha saputo mettere in luce l'autrice del libro, Silvana Sonno.
Marina Cvetaeva, Anna Achmàtova ed Alekandra Kollontaj due poete e un'attivista politica, diversa provenienza sociale eppure stesso bisogno di libertà, una libertà vista "libertà come responsabilità sociale" come sottolinea Silvana Sonno. Tre donne nella Rivoluzione, russa evidentemente, che la attraversano ognuna come può, ognuna per come é e per quello che può vivere, vedere, sopportare, nelle persecuzioni, nella povertà, nelle lontananze così come Alekandra invece nel pieno dell'appartenenza politica che però la vedrà comunque reietta e combattente all'opposizione. 

Storie che si incrociano nella loro umanità e verità di intenti, sempre in favore delle donne, tutte, ma che a loro volta diventano esempi per un presente che reclama ancora un' effettiva presenza femminile nella società nonostante le conquiste che nel tempo timidamente sono state accettate dalla società contemporanea, accettate poi fino ad un certo punto, un punto ben focalizzato nell'analisi di Silvana Sonno che rende queste protagoniste nostre contemporanee, combattenti dei nostri giorni e nostre madri putative quando rivendicano, ieri come sarebbe opportuno anche oggi,  una libertà delle donne accettata socialmente come parte fondante e normale. Ognuna di queste tre donne cerca, e ha cercato, una propria via che resta per tutte noi una strada a cui guardare cogliendo nei versi che ad esempio le poete Marina ed Anna ci hanno lasciato, non senza fatica- si pensi che una delle opere di Marina fu imparata a memoria dalle sue amiche per non disperderla visto l'impossibilità di poterla pubblicare-un approdo di un passato sì ma attuale più di quanto non si possa pensare, un legame che sembra remoto e lontano ma che grazie all'analisi di Silvana Sonno trova una visione utile ed interessante anche ai nostri giorni e che si arricchisce di altre personagge russe, coeve delle protagoniste del libro per ridarci uno scenario ricco di antenate a cui guardare.


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mercoledì 8 dicembre 2021

Racconti di Natale- Marchesa Colombi





Racconti di Natale- Marchesa Colombi. Maria Antonietta Torriani, la futura Marchesa Colombi, é una donna dal temperamento vivace e curioso. E' intraprendente, quando arriva in giovane età a Milano da Novara, senza contatti e con una modesta somma di denaro si propone alle nascenti riviste, giornali e case editrici e non si fa problemi a regalare le sue composizioni pur di farle pubblicare e diventare nota né a riutilizzarle, modificate ad hoc. E' curiosa delle abitudini e della cultura altrui, pur da autodidatta, legge i grandi scrittori d'Oltralpe e soprattutto d'Oltremanica che sembra apprezzare notevolmente e che non mancherà dapprima di insegnarli come professoressa presso l'Istituto femminile da lei creato insieme ad Anna Maria Mozzoni a Milano, il liceo Maria Gaetana Agnesi, e in seguito di citarle nelle sue opere ormai come Marchesa Colombi.
Se é pur vero che fu attenta lettrice ed estimatrice di autorevoli firme straniere anche le sue opere videro continue ristampe e traduzioni in particolare in Inghilterra dove il suo stile sarcastico fu molto amato e paragonato a quello di Jane Austen.
La Marchesa Colombi se da una parte contribuiva ad una cultura italica di prima formazione con i suoi scritti improntati alla descrizione della condizione femminile con l'intento di migliorare gli aspetti quotidiani delle donne, ricordiamo che ad esempio il suo romanzo "In Risaia. Racconto di Natale" sulla vita delle mondine fu citato in Parlamento per denunciarne le difficili condizioni di lavoro, dall'altra attingeva anche alle tradizioni straniere come quella inglese del Christmas Book inventato da Charles Dickens proprio in quegli anni. La Marchesa Colombi non si sottrae ma anzi coglie l'occasione a sua volta largamente sfruttata dai primi editori italiani di partecipare, ormai in qualità di nota firma letteraria, a quella che qui prende il nome di Strenna di Natale.
Scrive così nel 1873 Racconti di Natale, una silloge di quattro racconti brevi molto diversi tra loro, ognuno con un chiaro scopo educativo rispetto ai lettori e soprattutto alle lettrici.
Il riferimento stilistico al padre della tradizione inglese del genere é presente ma si arricchisce di elementi propri dello stile "marchesiano" nonché verista. 
La produzione natalizia della Marchesa Colombi durerà un arco di dieci anni e rappresenterà quindi una parte importante della sua intera produzione letteraria. Oltre il libro Racconti di Natale scriverà infatti altri racconti brevi oltre a quelli dedicati all'infanzia. 

Racconti di Natale comprende, come originariamente pensato dalla Marchesa Colombi, quattro racconti: "Sogni dorati", "Carmen", "Chi prima non pensa in ultimo sospira" e "Cavar sangue da un muro" un racconto macabro che come racconto natalizio proprio non ci si aspetterebbe. Ma la caratteristica della produzione letteraria di Natale della Marchesa Colombi, come detto, ha delle sue specificità che se da una parte possono destabilizzare chi legge dall'altra danno conto dell'abilità e capacità produttiva del talento letterario della Marchesa Colombi sempre attenta alle tendenze sociali sia che riguardino la moda e i costumi, ricordiamo anche la sua attività di giornalista di costume, sia che interessino i gusti del pubblico. La così detta Strenna Natalizia fu infatti per la Marchesa Colombi l'occasione di cimentarsi in vari generi letterari dal patetico al noir dal macabro alla letteratura per l'infanzia. 
Racconti di Natale editi ora dalle Edizioni Croce, presentano anche altri brani natalizi come "Suor Maria", "il Curare" e il racconto per l'infanzia "Il Segreto" che vede come protagonista l'irrequieta Giorgina.
La vasta composizione natalizia viene in questa edizione infatti per la prima volta proposta in un'unica opera che vede appunto anche Racconti di Natale, ripubblicati dopo quasi centocinquanta anni per la prima volta. Come potete leggere nella nota introduttiva ho rielaborato il testo per rendere la lettura più fruibile ed agevole, alle lettrici e ai lettori di oggi, commutando vocaboli ormai in disuso e di difficile comprensione come ad esempio Carnovale o Candelliere e inserendo note per spiegare e chiarire termini per l'epoca ricercati e raffinati che invece sono ormai per noi termini acquisiti o completamente desueti e il cui significato si è perso. 

Quando i Racconti di Natale uscirono ebbero molte critiche positive ma anche negative rispetto proprio alle scelte linguistiche usate dalla Marchesa Colombi che oltre a dimostrare una grande dimestichezza con termini stranieri, largamente utilizzati nel testo, a volte peccava invece di ingenuità con espressioni italiane non sempre contestualizzate correttamente come quando usa "Arrivederci" al posto di "Ciao" (nel testo anche questo è stato corretto 😉). 
Nonostante però alcuni limiti linguistici, d'altronde l'Italia come nazione era appena nata e ancora da forgiarsi anche nella sua identità linguistica ben definita, la Marchesa Colombi fu molto apprezzata e addirittura definita dagli stessi critici 'La Carlo Dickens d' Italia'! 
In questi racconti inoltre si possono scoprire le tradizioni natalizie che erano assai diverse dalle nostre ma ben presenti anche all'epoca; in ogni regione c'era infatti un modo diverso di aspettare e vivere le festività in cui ancora non esisteva l'albero di Natale ma il Dono del ceppo, che vedeva un albero addobbato con i regali da donare e ricevere, doni  soprattutto di vestiario e pochi dolciumi, i chicchi, per i bambini. Non c'era ancora neanche Babbo Natale ma era Gesù bambino che portava i regali. Il panettone era una squisitezza sconosciuta alla maggior parte del popolo italiano ed aveva un significato simbolico riferito alla vita campestre... 
Non sappiamo bene quale sia stato l' animo natalizio della Marchesa Colombi visto le vicende private che l'hanno toccata, il suicidio della nipote, il divorzio dal marito e la mancanza di una sua prole ma molte storie nascevano proprio dagli incontri con i suoi nipoti a cui dobbiamo quindi la verve creatrice della Marchesa che evidentemente si divertiva a scrivere per le feste natalizie racconti per intrattenere la sua famiglia e che dovevano riscuotere molto apprezzamento se poi si sentiva di scriverne altri. 
Nella nota dedicatoria ai Racconti di Natale lei stessa scrivendo a suo zio Baldassarre Torelli, descrive i suoi Natali in famiglia, quelli della sua infanzia. Natali mesti che rieccheggiavano dei ricordi del suo padrino: "Ho serbato l'abitudine di famiglia di dare grande solennità a questa festa, di celebrarla con auguri e doni. Ma ne ho serbato pure quel senso di commozione e di raccoglimento che mi ispirava nella mia prima giovinezza".  Il Natale è quindi come per  ciascuna-o di noi una festa molto privata che le ricorda momenti familiari trascorsi con i suoi cari come ci racconta appunto nella dedica firmata esclusivamente e confidenzialmente solo come Maria. 
Lei stessa poi ci dà conto, sempre nella nota dedicatoria iniziale, dell'intento con cui ha scritto ogni racconto del libro.

Infine nell'aver curato questa raccolta, ma com visto anche riedizione, che comprende appunto Racconti di Natale e gli altri brani natalizi, la maggior parte della produzione natalizia della Marchesa Colombi, ho voluto analizzare al di là dello stile letterario, la volontà con cui la Marchesa Colombi anche nella sua produzione natalizia ha un chiaro obiettivo educatore nei confronti delle donne, nonché delle bambine, attraverso cui spera di cambiare la condizione femminile partendo dalla concezione che le donne stesse hanno della realtà in cui vivono e si trovano ad agire e che è data dai condizionamenti sociali a cui sono sottoposte. Questo facendoci incontrare protagoniste diverse accumunate dalla condizione patriarcale in cui vivono e da cui riescono o meno a sottrarsi.









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giovedì 11 novembre 2021

Berthe Morisot. Le luci, le ombre- Adriana Assini




Berthe Morisot. Le luci, le ombre
Adriana Assini
Scrittura&Scritture





Berthe Morisot. Le luci, le ombre- Adriana Assini. Chi fu la più nota pittrice impressionista, tra gli impressionisti? Adriana Assini ne delinea le caratteristiche intime quelle di un carattere a volte indecifrabile, complesso, introverso con il sacro fuoco della pittura, eppure grazie al racconto di Assini, Berthe Morisot ci appare così coinvolgente, accessibile nei suoi pensieri e nelle sue voglie che convogliano sempre lì alla pittura, spauracchio della madre, soprattutto, che la vorrebbe ben maritata o comunque sistemata come si confà ad una donna nella Francia del XIX secolo.
Ma Berthe è "selvaggia" frequenta altri pittori più o meno apprezzati, più o meno risolti e come uomini e come artisti e con lei anche chi legge ha il privilegio di ascoltare i discorsi di Degas, Renoir, Monet, Pissarro, Manet...Assini infatti ci prende per mano e ci trasporta in una Parigi di fine ottocento tra le mura dei cafè, tra le scaramucce degli artisti e delle loro modelle ma anche tra il sangue dei vinti e la bagarre dei vincitori quando Thiers riprende il potere dopo l'esperienza della Comune così come tra i negozi dei primi grandi magazzini.
E sopra a tutto c'è lei, Berthe Morisot che con il suo carattere sornione, provocatorio e deciso sa solo che ciò che vuole è dipingere. 
Adriana Assini, sulla base di una grande ricerca storica ed artistica- che le appartiene in quanto apprezzata acquarellista- mai esibita ma che risalta dall'accuratezza dei dettagli e dai riferimenti, ci accompagna in una Parigi di fin de siècle dove una donna con l'arte sacra della pittura vuole perseguire il suo sogno, dare modo alla sua indole indomita e plasmata solo dalla pittura di darle forma e colore. Granitica e perseverante Berthe Morisot persegue la sua strada, una strada fatta di luci e ombre come quelle che ci vogliono per dipingere ma anche come quelle del suo carattere così enigmatico, dei chiari e scuri vividamente impressi nero su bianco da Adriana Assini in questo romanzo che non lascia dubbi né ombre: un viaggio in compagnia di Berthe Morisot, e dei suoi numerosi compagni di vita, che non si vorrebbe far finire.

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Berthe Morisot. Le luci, le ombre
Adriana Assini
ed. Scrittura&Scritture
2021
pagg. 223






  
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lunedì 9 agosto 2021

Il Pensionante -Marie Adelaide Belloc Lowndes- Gilgamesh Edizioni

Il Pensionante
Marie Adelaide Belloc Lowndes
Gilgamesh Edizioni







Il Pensionante- Marie Adelaide Belloc Lowndes- Gilgamesh edizioni- Marie Adelaide Belloc Lowndes fa sicuramente parte delle firme d'oro dei mistery dei primi del  Novecento che possono ormai definirsi classiche. I loro lavori infatti sono apprezzati  da centinaia di anni e fanno scuola.
Nelle sue opere Marie A. Belloc Lowndes inserisce elementi che saranno ripresi da altrettante grandi firme e più note scrittrici.
Marie Adelaide Belloc Lowndes
illustrazione dal libro
Il Pensionante
Gilgamesh Edizioni
Per prima inventò un investigatore francese, Hercule Popeau...vi ricorda qualcuno? Sì d'accordo l'altro, l' Hercule più famoso, era belga.
Il suo stile molto British ci fa entrare poco a poco non solo nella storia che fagocita l'interesse di chi legge ma anche nella cultura inglese delle buone abitudini e del politically correct. Nessun efferato delitto viene mai descritto ne Il Pensionante ma lasciato solo immaginare, aumentando di fatto l'impressione di orrore che se ne ricava.

Questo giallo, edito ora da Gilgamesh edizioni, uscì per la prima volta nel 1913 e vendette più di un milione di copie! Questa edizione ci offre in più affascinanti illustrazioni che incorniciano gli avvenimenti che si susseguono scorrevolmente.
La traduzione, affidata a Luigi Antonio Garrone, è molto piacevole e rispetta l'età del libro scegliendo qua e là pochissimi ma accurati termini vetusti nonché la traduzione italianizzata dei nomi dei protagonisti principali, i signori Bunting, Roberto ed Elena.
La trama è molto avvincente nonostante ruoti intorno a soli sei soggetti principali,  i coniugi Bunting che affittano le camere, la  figlia e il suo spasimante, ispettore di Polizia, il Pensionante e il Vendicatore, colui che macchierà di sangue una Londra Ottocentesca nelle buie e fredde notti uccidendo solo donne...ubriache!

La storia gira intorno ad una quiete familiare e casalinga di due camerieri in pensione che per arrotondare aprono una piccola pensione. Dopo i primi anni di successo una epidemia li costringe a chiudere e a ripetere l'esperienza di affittuari,  in un ambiente più dismesso, che non sembra avere particolare fortuna finché non bussa uno strano ma rispettabile signore disposto a pagare in contanti e in anticipo...il nuovo, ed esclusivo, Pensionante!
Intanto a Londra proseguono gli efferati delitti che volta dopo volta incuriosiscono sempre più persone e attirano la curiosità della stampa e la fortuna di avere un ispettore di polizia incaricato delle indagini che frequenta la casa, in realtà perché interessato alla giovane e bella Daisy, non può sfuggire a Roberto Bunting estremamente curioso di questi omicidi.
Quindi scopriamo il rapporto di coppia dei locatari e di questi con la figlia e il giovane ispettore e non da ultimo con Il Pensionante. Soprattutto Elena Bunting, che avrà a che fare quasi esclusivamente con il loro stravagante pensionate, ci porterà con poche ma calde descrizioni in giro per una Londra di fine ottocento, tra i vicoli e le nebbie che come un'osmosi arrivano a turbarla e con lei chi legge e a voler sapere se chi ospita al piano di sopra sia quello di cui ormai tutti i giornali londinesi parlano, colui che uccide impunemente donne perdutamente dedite all'alcol, lasciando poi sulle loro sottane macchiate di sangue un biglietto con scritto 'Il Vendicatore'.
Fino all'ultima pagina davvero rimarremo con il dubbio su chi sia il Vendicatore e soprattutto su chi sia Il Pensionante. Marie Adelaide Belloc Lowndes ci terrà fino alla fine incollati al libro perché' non tutto quello che si vede può essere come è ma non è detto che non lo sia.
Quindi chi sarà davvero Il Pensionante?
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Il Pensionante: Un capolavoro del giallo classico
Marie Adelaide Belloc Lowndes
Gilgamesh edizioni
2021
pagg. 151 
Il Pensionante Marie Belloc Lownden






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