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mercoledì 10 aprile 2024

PublisHERstory nuova casa editrice di Storia delle donne


PublisHerstory è una nuova casa editrice indipendente che si occupa esclusivamente di Storia delle donne. Le sue pubblicazioni riguarderanno figure di donne, le loro gesta, i loro scritti, le loro storie. Come il logo già mette in evidenza (Ogni donna ha la sua storia) nel catalogo, che si arricchirà di nuove uscite e da tenere sott'occhio, si potranno trovare scritti inediti di grandi scrittrici italiane e straniere, biografie, romanzi, saggi. 

La casa editrice PublisHERstory infatti essendo vocata totalmente ed esclusivamente agli Women's Studies presenta varie collane, ognuna delle quali dedicata a figure femminili emblematiche e a volte comunque poco conosciute. 

La giovane casa editrice si prefigge di dare spazio, voce, visibilità alle grandi, e piccole, imprese delle donne che hanno interessato, da sempre, l'intera società in tutti i tempi. Ma non solo, la casa editrice indipendente, vuole essere un punto di riferimento per quante si occupano di queste tematiche. Le donne non solo come oggetto di studio ma anche come soggetto grazie al lavoro di studiose, ricercatrici, scrittrici, giornaliste... 

Il suo logo mette al centro una figura classica di donna, al centro di uno strumento temporale che si è evoluto con la società ma che spesso ha lasciato indietro proprio l'apporto femminile. Uno spazio che va recuperato in ogni settore sociale, da qui la mission della casa editrice PublisHERstory.

Il suo nome, come si intuisce, è un gioco di parole in cui è preponderante la storia dal di lei punto di riferimento, non più solo 'history' quindi.

Benvenuta allora PublisHERstory da scoprire e seguire nelle prossime uscite anche sulle pagine ufficiali dei social. 

 www.publisherstory.com

 

 

 












COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

martedì 20 gennaio 2015

Anna, la ceroplasta più famosa di suo marito



Almanacco del 20 Gennaio:












“La Città di Bologna si distinse nelle Scienze e nella amena Letteratura, vanta ancora tante donne rendutesi per il loro sapere rinomate, e tra queste dobbiamo adesso parlare di Anna Morandi Manzolini”[1] :



Anna Morandi nasce il 20 Gennaio 1714 a Bologna da una modesta famiglia, dal papà Carlo e dalla madre Rosa Giovannini, ma questo non le impedì di essere educata in pittura, studiando arte e scultura con i pittori Francesco Monti e Giuseppe Pedretti. E artista sarà anche suo marito, Giovanni Manzolini, i due si sposeranno nel 1740 e la loro sarà un’unione anche professionale.

Anna Morandi Manzolini, affianca la professione del marito, scultore di parti anatomiche in cera,  e studiando anatomia, anche praticando autopsie, si perfeziona tanto che  alla morte del marito, nel 1755, è in grado di, non solo continuare l’attività di famiglia ma, finirla distinguendosi in bravura e precisione tanto da diventare famosa e richiesta a Londra come in Russia da Caterina II con allettanti offerte economiche che tuttavia Anna rifiutò sempre, preferendo rimanere sul suolo natio. Grande fu la sua fama e la stima che si conquistò, celebre la visita di Giuseppe II d’Austria nel suo studio che rimase affascinato dall’eccellenza del suo lavoro, come scrive Luigi Crespi: “[…] Non passando alcun viaggiatore, che non procuri di vedere le opere sue, che sono moltissime, unite a quelle del marito, […] e non cerchi il modo di conoscerla di persona e di ragionare di una facoltà, di cui con tanta chiarezza, con profondità tanta, e con tanto piacere essa ragiona, onde s’acquista l’amore, e la stima di tutti”.[2]

Anna infatti divenne membro delle più famose Accademie dell’epoca a cominciare dalla Clementina, L’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 1755 e ancora in quella delle Scienze, come in quella del Disegno di Firenze o in quella Letteraria di Foligno. Anna infatti con la sua maestria riuscì a dare un’importante aiuto alla conoscenza scientifica e medica dell’epoca scoprendo l’ esatta collocazione di alcuni organi interni e riproducendone con bravura la struttura tanto che l’Università di Bologna in un primo momento acconsentì che tenesse insieme al marito lezioni in ateneo, e poi che continuasse anche dopo la morte di questo, e anzi le offrì la possibilità, lasciata solo ai più stimati professori, di non recarsi in aula ma di dare lezioni di anatomia presso il suo studio.

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"Anna Morandi Manzolini, l'anatomista e scultrice italiana",
disegno di Cesare Bettini, 1857.
Credits: wikipedia


Anna in effetti con la sua professione, che come visto richiedeva anche disserzioni di cadaveri, fu un esempio importante in un’ epoca in cui il dibattito misogino era al suo culmine, fu un esempio come professionista, come artista, come scienziata e come insegnante riuscì a rispondere concretamente a quelle insinuazioni tipiche del periodo per cui le donne non erano ritenute al pari degli uomini poiché governate non dal cervello ma dall’utero che condizionava il loro pensiero; ebbene Anna grazie alla sua capacità scientifica ed artistica fu in grado di provare quale fosse la reale anatomia degli apparati riproduttivi femminili e maschili[3] dando un suo personale apporto alla querelle. Neanche Anna si potè sottrarre alle allusioni e miscredenze sul suo operato solo per il fatto di essere donna ma molti invece le riconobbero merito per il suo lavoro: “Ma della verità della straordinaria dottrina e perizia nella Natomia d’Anna Morandi Manzolini, non può esser lecito a veruno muovere il ben che minimo dubbio” e ancora “che in questo (lo studio della Anatomia [Natomia]) sia divenuta dottissima , ed espertissima una donna, per naturale sua tempra d’animo delicato, e gentile; un’Anna Maria Manzolini, questa è veramente gran cosa, ed innanzi a lei inaudita”[4].

Nonostante la vita di Anna fu una vita contrassegnata da lutti, su otto figli giunsero in età adulta solo due, nonostante i problemi economici, il primogenito Giuseppe alla morte del marito fu messo in orfanotrofio, dove tuttavia ebbe un destino florido essendo stato estratto per ereditare le fortune del Conte Solimei morto senza eredi, nonostante la precoce vedovanza, e le continue difficoltà economiche che nel 1769 la videro costretta  a vendere tutta la sua produzione, biblioteca e strumentazione al Conte Ranuzzi che volle però anche darle un  appartamento nella Villa di famiglia, riuscì grazie al suo genio e alle sue capacità a raggiungere gli onori della sua terra “ a continuo decoro della nostra città, la quale, a dir vero, riceve da lei, e per lei, quel pregio, che da niun altra donna, fra le moltissime, che l’illustrarono, ricevette giammai ”[5]  o per dirla con il poeta Zannotti: “Qual lingua i pregi tuoi ridir mai puote? Per te la patria, e l’età nostra anch’ella Di nuovo eterno onor più sempre abbonda”[6],  e di tutto il resto d’ Europa.

Anna Manzolini, la prima e celeberrima ceroplasta, si spense nel 1774 a Bologna e fu seppellita nella Chiesa di San Procolo.

Le sue opere sono ancora visibili all’Istituto delle Scienze presso la sua antica sede nel Museo di Palazzo Poggi, a Bologna.


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Credits: Wikipedia


[1]  LOMBARDI A:,primo bibliotecario di Sua Altezza Reale il Sig. Duca di Modena, socio e segretario della Società Italiana delle Scienze,  “ Storia della Letteratura italiana nel Secolo XVIII”, Modena, Ed. Tipografia Camerale, 1828, pag. 126.
[2] CRESPI Luigi, “Felsina: vita de’ pittori bolognesi”, vol. III, 1769, pag. 310.
[3] Si veda su questo tema FINDLEN P., ROWORTH W.W., SAMA M. C., “Italy’s Eigthteenth Century: Gender and Culture in the Age of Grand Tour”,  2009, pag. 259.
[4] MEDICI M., PARADISI L., “Compendio storico della scuola anatomica di Bologna dal Rinascimento delle scienze e delle lettere a tutto il secolo 18. Con un paragone fra la sua antichità e quella delle scuole di Salerno e di Padova scritto da Michele Medici” , 1857,  pag. 362.
[5] CRESPI L. “Felsina: vita de’ pittori bilognesi” , Op. Cit.,  pag. 313.
[6] CRESPI L., “Vite de’ pittori bolognesi , non descritte ne la Felsina pittrice”, pag. 308.
 

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giovedì 16 ottobre 2014

L'eretica teologista


Almanacco del 16 ottobre:


Miniatura medievale francese, tre donne, 1380.




In questo giorno nasce nello Stato di New York, Mary Daly, teologa, filosofa, femminista che dopo essersi laureata in Lingua Inglese e religione all'università dell'Indiana decide di trasferirsi in Svizzera, a Friburgo, per poter frequentare un dottorato in teologia poiché negli Stati Uniti era precluso alle donne.

Precoce femminista di stampo radicale nel 1958 scrive un articolo sul sessismo presente nella Chiesa, intitolato "Un pregiudizio insito" da cui poi scaturirà un intero libro sull'argomento, il suo primo: "La Chiesa e il secondo sesso", parafrasando il libro della De Bouvoir.
Mary Daly
Credits: All that is solid
In questo testo la Daly annoterà tutte le sue riflessioni nate anche dalla sua presenza ad alcune sedute del Concilio Vaticano II, tra cui la disparità di presenza, atteggiamenti e di vestiario riservato agli uomini e alle donne, numerosi, spavaldi e con vestiti cangianti i primi, scarse, meste e vestite di nero le seconde.

Insegnante presso un' Università di Gesuiti, venne licenziata all'uscita del libro ma poi dovette essere reinserita a pieno titolo per le proteste nate a seguito del provvedimento.
Nel libro la Daly, teologa, sostiene che la Chiesa è un ulteriore strumento con cui si assoggettano le donne, per mezzo del quale si perpetua l'oppressione femminile e che la Chiesa cattolica necessita quindi di un rinnovamento che tuttavia la Daly non crede possibile.
Il suo secondo libro, “Al di là di Dio padre. Verso una filosofia della liberazione delle donne”, analizza le figure bibliche e evangeliche della Chiesa mettendo in luce quanto la visione "religiosa" sia incentrata sulla figura dell'uomo da cui deriverebbe la donna, un concetto tuttavia innaturale, usato solo per ribadire e procedere alla subordinazione della donna nella società al servizio dell'uomo. Una donna che deve essere quindi mesta e a disposizione del maschio per essere una creatura con valenza positiva mentre ad una donna che si afferma e che è in grado di opporre al potere maschile una sua volontà e capacità si riconosce solo un valore negativo e in quanto tale da combattere, ecco la necessità di "cacciare" le streghe e le guaritrici che nella società medievale avevano un qualche potere che inficiava in qualche maniera quello della Chiesa.

Nel 1999 viene definitivamente licenziata per non aver accettato di insegnare in classi miste, preferendo un metodo didattico a classi separate.
Torna quindi stabilmente in Svizzera, continuando a viaggiare e a tenere incontri sulle tematiche femministe in Europa e negli USA.
Prolifica scrittrice, femminista radicale, pubblica importanti libri che vengono tradotti in italiano solo con difficoltà.
Uno di questi è il suo penultimo: "Quintessenza. Realizzare un futuro arcaico: un manifesto femminista radicale elementare” in cui la Daly immagina che l'umanità, vittima di se stessa, viene punita da una natura messa nei secoli a dura prova dal comportamento scellerato dell'uomo. In questa nuova dimensione in cui a causa di uragani, carestie, maremoti, parti di territorio terrestre sono state sommerse, città e nazioni sono scomparse e anche il patriarcato che distingueva la società pre-catastrofe viene spazzato via e le donne sono quindi libere di ritrovarsi e ricostruirsi senza modelli, preconcetti e stereotipi sessisti.
E’ morta nel 2010 nel Massachusetts, il 3 gennaio.


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Opere:

“Natural Knowledge of God”, in the ‘Philosophy of Jacques Maritain’, Officium Libri Catholici, 1966;
“The Church and the Second Sex”, Harper & Row, 1968;
“Beyond God the Father: Toward a Philosophy of Women's Liberation”, Beacon Press, 1973;
“Gyn/Ecology: The Metaethics of Radical Feminism”, Beacon Press, 1978;
“Pure Lust: Elemental Feminist Philosophy”, Beacon Press, 1984;
“Websters' First New Intergalactic Wickedary of the English Language, Conjured in Cahoots” with Jane Caputi, (con Jane Caputi e Sudie Rakusin), Beacon Press, 1987;
“Outercourse: The Bedazzling Voyage, Containing Recollections from My Logbook of a Radical Feminist Philosopher”, Harper, San Francisco, 1992;
“Quintessence. Realizing the Archaic Future: A Radical Elemental Feminist Manifesto”, Beacon Press, 1998;
“Amazon Grace: Re-Calling the Courage to Sin Big”, Palgrave Macmillan, 2006.

Opere tradotte in Italiano:

“La Chiesa e il secondo sesso”, Milano, Rizzoli, 1982.
“Al di là di Dio padre. Verso una filosofia della liberazione delle donne”, Roma, Editori Riuniti,1990.
“Quintessenza”, Venezia, Venexia, 2005.

Bibliografia:
“Un vulcano nel vulcano. Mary Daly e gli spostamenti della teologia”, a cura di Tommassone L., Effata, 2012.


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mercoledì 16 luglio 2014

Maria Teresa, la germanista delle donne


Almanacco del 16 Luglio:


"Donna che legge con parasole", Henri Matisse.




Nasce oggi, il 16 Luglio del 1933 Maria Teresa Morreale, la linguista e germanista a cui si devono la traduzione dal tedesco di importanti opere di donne e non.

Si laurea alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo e si trasferisce subito in Germania, a Colonia dove approfondisce la cultura tedesca iscrivendosi alla facoltà di Filosofia nella Università colona ed insegnando italiano presso l’Istituto Italiano di Cultura. Si sposta poi a Bonn dopo aver vinto una borsa di studio all’Alexander von Humboldt- Stiftung ma non arriva al suo termine perché di lì a poco viene nominata assistente all’Università di Palermo nella Facoltà Magistrale dove si dedica in particolare al periodo del Romanticismo tedesco.

Alla fine degli anni ’70 del XX secolo, si trasferice ancora, questa volta a Mogadiscio dove insegna italiano all’Università Nazionale Somala grazie ad un progetto del Ministero degli Esteri. Tornata in Italia torna ad insegnare a Palermo alla Facoltà di Lingue Straniere e aderisce all’Associazione Docenti Italiani di Lingua Tedesca A. D. I. L.T. di cui rimarrà per molti anni la responsabile a livello regionale. Nel 1982 diventa professore associato.

La sua ricerca linguistica la porta negli anni a spaziare, toccando diversi aspetti dal rapporto tra storia della letteratura e scienza della letteratura tramite lo studio delle opere di Gervinus fino alla letteratura di viaggio, dalle opere teatrali di Brecht alla narrativa tedesca dell’Ottocento. Ma la sua attenzione si concentrerà anche sulle opere delle scrittrici di lingua tedesca e sulla Frauenfrage (questione femminile).
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Nel 1975 inizia la sua collaborazione con la rivista DWF Donnawomanfemme scrivendo un articolo sul romanzo “Malina” della poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, dal titolo “Malina o la sopraffazione dell’io femminile” in cui analizzando l’opera della scrittrice austriaca osserva quanto l’essere donna porti ad una condizione di isolamento per il solo fatto di essere nata donna.
Qui puoi leggere
 il post su
 Hedwig Dohm
Nel 1976 invece scrive il saggio, di quasi venti pagine, su Nietzsche e le donne, intitolato appunto “Nietzsche e le donne, secondo una femminista tedesca della fine dell'Ottocento” in cui traduce integralmente l’articolo di Hedwig Dohm uscito nel 1898 sulla rivista berlinese "Die Zukunft" e passa ad introdurlo sottolineando come Nietzsche, aperto e riformatore della morale quando si tratta delle donne non concepisce alcuna emancipazione perché vede nella donna solo uno strumento di piacere e discendenza dell’uomo. Sempre dello stesso anno interessante è anche l’articolo- dibattito uscito sulla stessa rivista: “Dibattito (Chi, per chi, come. La ricerca scientifica dalla parte della donna)” in cui Maria Teresa e le altre redattrici si confrontano e discutono sulle difficoltà per delle ricercatrici di attuare i loro studi in un sistema disciplinare concepito da e per uomini.

L’anno successivo è la volta del saggio su “L’Istruzione femminile nelle due Germanie” e ancora “Donne e letteratura in Germania. Annotazioni e spunti sulla cultura tedesca del Settecento” sul Quaderno, vol. 14, Istituto di Lingue e Letterature straniere, che uscirà poi nel 1981 con il titolo di “Nate per leggere. Annotazioni sulla cultura tedesca del Settecento”.
Nel 1982 esce il saggio dedicato alla scrittrice e drammaturga Ilse Langner intitolato “Ilse Langner: teatro, prosa, racconti di viaggio”. Nel frattempo collabora anche con la rivista Leggeredonna e con l’Università di Pavia e il CNR partecipa alla realizzazione del volume “Dal salotto al partito. Scrittrici tedesche tra rivoluzione borghese e diritto di voto” a cura di Lia Secci del 1982, in cui fornirà importanti contributi su Hedwig Dhom, Helene Lange e Luise Büchner avendo nel 1981 scritto la nota finale della ristampa del volume “Luise Büchner. Die Frauen und Ihr Beruf”.

Partecipò poi nel 1982 al IV Congresso Internazionale di Studi siciliani con una relazione su “Luise Büchner, un’intellettuale dell’Assia”, nel 1984 riprendendo la figura della poetessa Ingeborg Bachmann, da lei conosciuta personalmente, scrive un saggio sull’autrice e le sue Lezioni francofortesi. Nel 1986 partecipa al Seminario su Georg Büchner con la relazione “La Kato-Rede di Georg Büchner nel ricordo di sua sorella Luise” ed infine nel 1988 pubblica il libro “Luise Büchner: un poeta” (Ein Dichter). 

"Scrivania e libri", Renato Guttuso.
La nota germanista continuerà poi il suo percorso da studiosa appassionandosi ad altri temi legati alla cultura tedesca e morirà nel 1996 a Palermo, il 14 Febbraio.





Opere:

"Nate per leggere. Annotazioni sulla cultura tedesca del Settecento", Palermo, Ed. Dante, 1981.

"Dal salotto al partito. Scrittrici tedesche tra rivoluzione borghese e diritto di voto", SECCI L. (a cura di), Roma, Ed. Savelli, 1982. Ristampa del 2007 a cura della casa editrice Artemide.

"Le lezioni francofortesi di Ingeborg Bachmann", Palermo, Ed. Università, 1984.

"Luise Büchner: un poeta", Roma, Ed. Daga, 1988.

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Opere su Maria Teresa Morreale:
  
SCHWAB Ute, DOLEI Giuseppe "Viaggio nel tempo: studi dedicati alla memoria di Maria Teresa Morreale", Ed. CUECM, 2003.



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