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martedì 29 novembre 2016

Noi, piccole donne

Jo in Piccole Donne del 1933
 interpretata da Katherine Hepburn.
Da Wikipedia

Oggi ricorre il 184° anniversario della nascita di una delle scrittrici americane più note ed amate che ha saputo farsi apprezzare da intere generazioni da varie parti del mondo, ispirando molte bambine a diventare quello che volevano essere, ad esprimere loro stesse e non solo grazie alle eroine dei suoi romanzi ma anche con il suo esempio; la sua vita fu coerente con i messaggi che lanciava nei suoi scritti, essa stessa fu colei che voleva diventare e lottò per poterlo essere. Louisa May Alcott  fu infatti una femminista convinta, suffragetta attiva che con convinzione appoggiò la lotta per il voto alle donne e fu la prima donna ad essere iscritta nelle liste della sua città per votare, aiutò la lotta alla schiavitù facendo della propria casa una tappa della così detta “Underground Railroad”, la via di fuga degli schiavi neri durante la guerra civile. In questo periodo sarà infermiera volontaria sul fronte causando il motivo che la porterà alla morte nel 1888 per avvelenamento per mercurio con cui era stata curata.
La vita di Louisa non sarà convenzionale, avrà un’istruzione privata ma con personalità che le forniranno tutte quelle qualità che lei stessa cercherà di trasmettere al suo pubblico di lettrici e lettori attraverso le sue opere; lei come la madre e le sorelle cercarono sempre di contribuire al sostegno della famiglia  facendo molti lavori e lavoretti, come insegnante, sarta, governante finchè non pubblicò il suo primo libro che fu una raccolta di fiabe del 1849 “Flower Fables” , pubblicato nel 1855, che le diede subito una certa notorietà ma nonostante ormai fosse avviata alla carriera letteraria le condizioni economiche continuavano ad essere difficili tant’è che nel 1857 arrivò a pensare al suicidio ma la conoscenza con Charlotte Bronte, per mano della biografia di Elizabeth Gaskell, probabilmente le infuse nuovo coraggio, chissà se questa vicenda ispirerà Jo  a dire: ‘Ho scritto due novelle e le ho lasciate ad un giornalista. Il suo giornale è “L’aquila dalle ali spiegate”…Forse non ne sarà nulla; ma non avrei avuto pace finchè non avessi tentato”*1.  Pochi anni più tardi infatti inizia una collaborazione con il periodico Atlantic Mounthly nel 1860 e scrive il suo primo romanzo ‘Mood’ del 1864 tuttavia la sua consacrazione avvenne con “Piccole Donne” pubblicato per la prima volta nel 1868 mentre la sua ultima ristampa risale alla primavera scorsa per le edizioni LeggereGiovane o anche per Edibimbi, Nord-Sud edizioni, Fanucci edizioni o la ancora più attuale edizione realizzata proprio questo inverno per Newton Compton e curata da Chiara Gamberale. 
Doodle di Google dedicato a Louisa Mary Alcott
per il 184° anniversario di nascita.
Dal web
Nota soprattutto per il romanzo “Piccole Donne” in realtà scrisse molti altri racconti altrettanto magistrali come il noir “Dietro la Maschera o la forza di una donna” in cui descrive una natura umana tutt’altro che positiva e propositiva anzi seducente e malvagia, un’altra faccia dell’ universo umano. Uno stratagemma fantasioso per andare oltre la morale della sua epoca con lo pseudonimo di  A. M. Barnard.  Alcott riusciva a lavorare infatti a ritmi frenetici fino a 14 ore al giorno.
Ma la sua opera più conosciuta e amata è “Piccole Donne” con cui già all’epoca trova una sua affermazione lanciandola nell’ambiente letterario da qui “Piccole Donne crescono” , “Piccoli uomini” e “I ragazzi di Jo” e tanti altri racconti che la consacrano definitivamente come scrittrice e non solo per ragazze o ragazzi, tenterà anche scritti per adulti ma abbandonerà l’idea dedicandosi a racconti educativi che però, come il tempo ci ha insegnato, in realtà sono apprezzati anche dagli adulti, chi non è cresciuta con Piccole Donne e non l'ha riletto almeno una volta anche da adulta?.
Inevitabilmente il personaggio di Jo è quello che più ha colpito l’immaginazione di giovani generazioni  e nel quale la stessa May Alcott si identificava, una giovane ribelle, caparbia che voleva fare qualcosa di grande per se stessa: “Scriverò libri e diventerò ricca e famosa: questo è il mio sogno preferito. Io ho la chiave del mio castello ma non so se riuscirò ad aprire la porta"*2 ma anche tutte le altre sorelle March e i protagonisti del più noto lavoro di Alcott sono ben delineati e strutturati, in effetti sono la trasposizione della sua infanzia con le sue tre sorelle, la maggiore Anna, ovvero Mag, Elisabeth, Beth, e Abigail, Amy che come la protagonista del romanzo è l’artista di casa che diventerà una pittrice.
Molti si sono ispirati a questa opera per pièce teatrali e per film che vantano interpretazioni di attrici brave come Elisabeth Taylor nel 1945 o ancor prima Katherine Hepburn che nel 1934 vinse la Coppa Volpi come miglior attrice al Festival di Venezia e  l’ultimo con Susan Sarandon e Winona Ryder nel 1994 ma anche per cartoni animati e  serie tv. 




Note e bibliografia utile :


*1-2   L.M. Alcott, "Piccole Donne", Milano, Ed. Fratelli Fabbri Editori, 1957, pagg. 104, 98.

Louisa M. Alcott, George Eliot, Edith Warthon,Charlotte Perkins Gilman, "Il velo strappato e altre storie. I migliori racconti del Mistero", Milano, La Tartaruga, 2007.

Lurabel Harlow, "Louisa May Alcott. Un ricordo", Roma, Flower-ed, 2016.



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venerdì 29 gennaio 2016

Si tratta solo e sempre di Barbie




"Saint Barbie", Mark Ryden, 1994.
http://www.markryden.com/paintings/two/index.html

La Mattel ha annunciato la commercializzazione di una nuova Barbie con nuove corporature e colori di pelle, ci sarà quella bassa, la curvy, la rossa, la alta, la robusta, la mora, la magra, la bionda, la nera, quella con i fianchi larghi, la diafana e tutte, tutte con piedi “reali”, cioè proporzionati alle diverse corporature. A parte la contestazione che si potrebbe muovere per cui nella realtà non sempre tutto, ahinoi, è proporzionato nella corporatura degli individui, c’è chi a prescindere non è contenta e si lamenta del cambiamento, dopo anni di lotte, di litri di inchiostro, di letteratura sul “valore simbolico della Barbie”  ora si riaffaccia, nel mondo anglossassone e in particolare negli USA, patria di ogni inizio ma anche subito di opposizione così come la polemica sulla necessità del Femminismo di qualche tempo fa, la necessità di mistificare il cambiamento perché è senza dubbio meglio la tradizione, quella difficile da abbandonare, quella dei più profondi stereotipi che ci appartengono, ci formano e ci tranquillizzano, c’è chi infatti non è contenta perché la Barbie deve essere la Barbie, deve essere quella bionda, dagli occhi indaco, dal corpo “perfetto” (sproporzionato in avanti), dalla pettinatura platinata e dalla messa in piega inamovibile, dai piedi minuscoli che non la fanno restare neanche in piedi, squilibrata verso i suoi enormi seni, ma che importa Cenerentola non aveva anche lei un piedino piccolo e grazioso e la sua scarpina non era d’oro o al più di cristallo?, e a lamentarsi non è colei che con impegno, forza e risorse, per fortuna lei economicamente ne ha molte seppur ereditate, ha fatto di tutto per incarnarne l’immagine, la stra-nota Paris Hilton che non a caso è l’idolo dei più giovani, non lei che invece avrebbe effettivamente da lamentarsi con la Mattel e da ridire, paventando magari anche un’azione per risarcimento danni ma delle giornaliste, donne quindi che fanno delle loro capacità intellettuali la loro espressione e il loro mezzo di sostentamento economico ma che non hanno saputo e non sanno fare a meno dei loro stereotipi.

Noi invece che preferiamo Alice a Barbie siamo contente di questo cambiamento che riflette una nuova sensibilità, un mondo che sta cambiando, lentamente se volete ma questo è un cambiamento epocale, c’è un nuovo messaggio non facile certamente perché scardina sessant’anni di mentalità culturale della donna bella e scema che ora viene trasformato in bambole più affini invece alla realtà corporale di ciascuna e ciascuno di noi e in cui ogni bambina e bambino può in qualche modo rivedere se stessa e l’altro perché la Barbie non è solo una Barbie se “ il modo in cui il gioco si esprime, le sue regole, i suoi oggetti sono indubbiamente il prodotto di una cultura” [1].
Alcune giornaliste statunitensi invece gridano all’orrore,c’è chi  invoca il ritorno  alle origini, chi deride l’iniziativa dicendo che se si volesse la Barbie veramente specchio del reale dovrebbe avere i capelli arruffati la mattina, il rimmel che si sbafa, e il bucato rosa perché ha dimenticato un calzino rosso all’interno, insomma “accuse” infondate, giustificazioni che come la vecchia Barbie non stanno in piedi. Anche in un paese quindi dove un nero è diventato Presidente e l’uomo più potente del mondo e dove ora una donna si candida al suo posto, lì dove tutto è nato nella lotta femminile, lì allo stesso tempo nello stesso luogo, ora, c’è bisogno di tornare ad un confronto serio, vero in spazi importanti, perché  tutto viene oggi rimesso in discussione e dalle stesse donne, perché assistiamo ancora alla vecchia storia di donne che lottano per le donne e altre donne che deridono e mistificano “Non conta. Non conta, si diceva trent’anni fa, quando si sottolineava che, senza  l’azione sul mito e sui simboli, una stagione di riflessioni, di battaglie, di entusiasmi, sarebbe rifluita come l’acqua”[2], e purtroppo sembra davvero passata tanta acqua sulle pagine di una Betty Friedan o di una Germaine Greer, acqua che ha lavato via quel periodo di riflessioni, di denuncia, quella necessità di confronto con se stesse e gli altri e le altre per superare quegli stereotipi che subdoli ci condizionano ma la realtà è ancora, per concludere,  che “per confutarli e distruggerli occorre non solo una notevolissima presa di coscienza ma anche il coraggio della ribellione che non tutti hanno”[3].

Credits: Pinterest







[1]  BELOTTI GIANINI E., “Dalla Parte delle Bambine”,Universale economica Feltrinelli, 2004, pag. 82.
[2]  LIPPERINI L., "Ancora dalla parte delle bambine", Feltrinelli, 2007, pag. 57.
[3] Ivi, pag. 58.




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giovedì 16 ottobre 2014

L'eretica teologista


Almanacco del 16 ottobre:


Miniatura medievale francese, tre donne, 1380.




In questo giorno nasce nello Stato di New York, Mary Daly, teologa, filosofa, femminista che dopo essersi laureata in Lingua Inglese e religione all'università dell'Indiana decide di trasferirsi in Svizzera, a Friburgo, per poter frequentare un dottorato in teologia poiché negli Stati Uniti era precluso alle donne.

Precoce femminista di stampo radicale nel 1958 scrive un articolo sul sessismo presente nella Chiesa, intitolato "Un pregiudizio insito" da cui poi scaturirà un intero libro sull'argomento, il suo primo: "La Chiesa e il secondo sesso", parafrasando il libro della De Bouvoir.
Mary Daly
Credits: All that is solid
In questo testo la Daly annoterà tutte le sue riflessioni nate anche dalla sua presenza ad alcune sedute del Concilio Vaticano II, tra cui la disparità di presenza, atteggiamenti e di vestiario riservato agli uomini e alle donne, numerosi, spavaldi e con vestiti cangianti i primi, scarse, meste e vestite di nero le seconde.

Insegnante presso un' Università di Gesuiti, venne licenziata all'uscita del libro ma poi dovette essere reinserita a pieno titolo per le proteste nate a seguito del provvedimento.
Nel libro la Daly, teologa, sostiene che la Chiesa è un ulteriore strumento con cui si assoggettano le donne, per mezzo del quale si perpetua l'oppressione femminile e che la Chiesa cattolica necessita quindi di un rinnovamento che tuttavia la Daly non crede possibile.
Il suo secondo libro, “Al di là di Dio padre. Verso una filosofia della liberazione delle donne”, analizza le figure bibliche e evangeliche della Chiesa mettendo in luce quanto la visione "religiosa" sia incentrata sulla figura dell'uomo da cui deriverebbe la donna, un concetto tuttavia innaturale, usato solo per ribadire e procedere alla subordinazione della donna nella società al servizio dell'uomo. Una donna che deve essere quindi mesta e a disposizione del maschio per essere una creatura con valenza positiva mentre ad una donna che si afferma e che è in grado di opporre al potere maschile una sua volontà e capacità si riconosce solo un valore negativo e in quanto tale da combattere, ecco la necessità di "cacciare" le streghe e le guaritrici che nella società medievale avevano un qualche potere che inficiava in qualche maniera quello della Chiesa.

Nel 1999 viene definitivamente licenziata per non aver accettato di insegnare in classi miste, preferendo un metodo didattico a classi separate.
Torna quindi stabilmente in Svizzera, continuando a viaggiare e a tenere incontri sulle tematiche femministe in Europa e negli USA.
Prolifica scrittrice, femminista radicale, pubblica importanti libri che vengono tradotti in italiano solo con difficoltà.
Uno di questi è il suo penultimo: "Quintessenza. Realizzare un futuro arcaico: un manifesto femminista radicale elementare” in cui la Daly immagina che l'umanità, vittima di se stessa, viene punita da una natura messa nei secoli a dura prova dal comportamento scellerato dell'uomo. In questa nuova dimensione in cui a causa di uragani, carestie, maremoti, parti di territorio terrestre sono state sommerse, città e nazioni sono scomparse e anche il patriarcato che distingueva la società pre-catastrofe viene spazzato via e le donne sono quindi libere di ritrovarsi e ricostruirsi senza modelli, preconcetti e stereotipi sessisti.
E’ morta nel 2010 nel Massachusetts, il 3 gennaio.


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Opere:

“Natural Knowledge of God”, in the ‘Philosophy of Jacques Maritain’, Officium Libri Catholici, 1966;
“The Church and the Second Sex”, Harper & Row, 1968;
“Beyond God the Father: Toward a Philosophy of Women's Liberation”, Beacon Press, 1973;
“Gyn/Ecology: The Metaethics of Radical Feminism”, Beacon Press, 1978;
“Pure Lust: Elemental Feminist Philosophy”, Beacon Press, 1984;
“Websters' First New Intergalactic Wickedary of the English Language, Conjured in Cahoots” with Jane Caputi, (con Jane Caputi e Sudie Rakusin), Beacon Press, 1987;
“Outercourse: The Bedazzling Voyage, Containing Recollections from My Logbook of a Radical Feminist Philosopher”, Harper, San Francisco, 1992;
“Quintessence. Realizing the Archaic Future: A Radical Elemental Feminist Manifesto”, Beacon Press, 1998;
“Amazon Grace: Re-Calling the Courage to Sin Big”, Palgrave Macmillan, 2006.

Opere tradotte in Italiano:

“La Chiesa e il secondo sesso”, Milano, Rizzoli, 1982.
“Al di là di Dio padre. Verso una filosofia della liberazione delle donne”, Roma, Editori Riuniti,1990.
“Quintessenza”, Venezia, Venexia, 2005.

Bibliografia:
“Un vulcano nel vulcano. Mary Daly e gli spostamenti della teologia”, a cura di Tommassone L., Effata, 2012.


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giovedì 2 ottobre 2014

Fumiko Ueda Enchi e la condizione della donna giapponese


Almanacco del 02 ottobre:




"Confronto di bellezze conclamate e la lega di fedeltà, scena 6",
Kitagawa Utamaro, 1797.



In un Giappone che stava cambiando, stava diventando moderno, una potenza più simile a quelle occidentali, aggressiva a livello internazionale, anche una donna fu rivoluzionaria descrivendo in modo magistrale la vita e le condizioni delle donne giapponesi, quali vittime strumentali del potere delle grandi dinastie imperiali e più semplicemente della cultura e struttura sociale nipponica.

"Ritratto dell'attore di teatro Kabuki, Ukiyo-E",
Utagawa Toyokuni
Fumiko Ueda Enchi, nasce a Tokyo il 2 ottobre del 1905 da una famiglia di intellettuali, e questo le garantì una solida base di conoscenza rispetto alla letteratura classica giapponese anche quando la sua salute cagionevole la costrinse a non frequentare la scuola normalmente, il padre, infatti, era Kazutoshi Ueda, professore di letteratura e filologia all’Università Imperiale di Tokyo, e la nonna una grande appassionata di teatro, il kabuki, che le passò il grande amore per questa arte che , dopo la conoscenza di Kaoru Osanai, il fondatore dello Shingeki, si ampliò anche verso il teatro moderno.
Le sue prime opere, infatti, saranno proprio pièce teatrali con testi drammatici; nel 1926 pubblica “Patria” sul giornale Kabuki che riceverà molte critiche positive, nel 1928 l’opera “Una notte rumorosa di fine estate” che sarà rappresentata al Piccolo Teatro Tsukiji. 

Nel 1930 conosce e sposa il giornalista Yoshimatsu Enchi da cui avrà una figlia.

"Donna con calamaio calligrafico", Utagawa Toyokuni, 1769-1825.
Inizialmente avrà molte difficoltà a trovare degli editori per pubblicare le sue opere e i suoi continui problemi di salute la indurranno, per un lungo periodo, a sospendere l’attività, infatti nel 1938 essendole stato diagnosticato un cancro all’utero sarà sottoposta a mastectomia aggravata da complicanze post operatorie; nel 1945 la sua casa e suoi averi rimarranno vittime dei bombardamenti su Tokyo, e ancora nel 1946 sarà sottoposta a isterectomia e dovrà sospendere la sua attività di scrittrice almeno fino agli anni cinquanta.

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"Raccoglitrici di sale sulla spiaggia di Tago-No-Ura
col Monte Fuji alle spalle",
Suzuki Harunobu.
Dopo quindi questo periodo molto difficile caratterizzato da lutti e difficoltà di salute che la costringono ad allontanarsi dalla sua attività creativa, riprende a scrivere ma si avvicina al romanzo e al racconto, così nel 1953 nel racconto breve “I giorni della fame” si impone all’attenzione del grande pubblico, descrivendo una di quelle figure femminili che caratterizzeranno la sua scrittura e magistralità, in questo libro, infatti, Fumiko ben descrive la condizione di rassegnazione e prostrazione in cui cade una famiglia, la durezza della povertà e della miseria che si rispecchia inevitabilmente in una povertà anche emotiva e fisica della protagonista. Ambientato ai tempi della guerra, che essa stessa aveva vissuto e subìto, grazie a questo libro vince il prestigioso Premio per la letteratura femminile nel 1954.

donna seduta sola e con rassegnazione in veranda
"Donna seduta in una veranda",
Kitagawa Utamaro, 1798.
Ne “Il sentiero nell’ombra” del 1957 la protagonista ben mette in luce la condizione delle donne tenute prigioniere da valori e regole familiari che sistematicamente vessano e umiliano il ruolo femminile, provocando solo rancore e amarezza degnamente celata però dalla compostezza tipica, e anche quella insegnata e imposta, dei costumi giapponesi. La protagonista è infatti la moglie di un ufficiale governativo, durante il periodo Meiji, che è umiliata dai costumi patriarcali e maschilisti che la società le impone come quelli di, non solo accettare che il marito abbia delle concubine, ma di doverci convivere nella stessa casa in qualità di cameriere e a volte anche di vere e proprie mogli. Con questa opera vincerà in quello stesso anno, il premio Noma.



maschera giapponese
maschera del teatro giapponese
L’anno seguente pubblica il suo capolavoro “Maschere di donna” in cui riprende in chiave moderna un classico del teatro Nō, tre maschere di donna, tipiche della tradizione teatrale attraverso la quale descrive la forza distruttrice della gelosia e della competizione tra donne.
Sempre nel 1957 ne “Il villaggio dei fiori caduti” descrive per la prima volta il conflitto che una donna vive tra la sua sensualità e l’aumentare dell’età.
Ancora nel 1965 con “La Storia delle false sciamane” ci porta nella Corte imperiale dell'imperatore Ichijo, riprendendo anche qui temi della letteratura classica: nell’anno mille circa, la scrittrice ci racconta la storia di due dame, storicamente vissute, che diventano strumenti inconsapevoli di rivalsa, ripicche e vendette di due famiglie per il potere a corte e in cui aggiunge per la prima volta, ma non sarà l’unica, elementi di soprannaturale e del fantastico. Essa va contro la tradizione del buddismo contrapponendogli la religione indigena giapponese Shinto improntata sullo sciamanismo usato nelle sue storie come mezzo di rivalsa sull’uomo e di accrescimento del potere delle donne. Con questo libro nel 1966 vincerà il Premio della letteratura femminile.
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Questi stessi elementi si ritroveranno anche nel successivo libro del 1970, “Spiriti vaganti” in cui sono messi a nudo gli aspetti sensuali ed erotici della psiche femminile e riprende il tema del conflitto tra l’avanzare dell’età e la sessualità femminile, trattato nel precedente racconto, visto come una disuguaglianza biologica tra uomini e donne e in cui la protagonista è ossessionata dall’idea di poter ringiovanire grazie a rapporti con giovani ragazzi.
Nel 1969 vince il Premio Tanizaki per l’opera autobiografica “L’arcobaleno e il demone”.
"Okabe dalla 53 stazione della strada Tokaido",
 Ando Hiroshige.
Nel 1967 inizia la traduzione di quell’opera che le richiederà quasi dieci anni di lavoro, e infatti solo nel 1972 uscirà il primo dei tre libri: traduzione in chiave moderna del capolavoro della narrativa nipponica, scritto dalla dama di corte Murasaki Shikibu nell’anno mille: “La Storia di Genji Monogatari”.
Nel 1975 poi pubblica “Nebbia colorata”.
Nel 1979 viene fatta Persona di merito della Cultura e nel 1985 riceve la massima onorificenza giapponese, viene insignita infatti dell’Ordine al merito della cultura ed eletta all’Accademia delle Arti giapponesi nel 1986 pochi mesi prima della sua morte avvenuta il 14 novembre per un infarto.
La sua tomba si trova nel Cimitero Yanaka.




Opere:




Romanzi:

“Le Parole come il vento”, 1939.
“Il Tesoro del Paradiso e del mare”, 1940.
“Esate ed Autunno”, 1943.
“I giorni della fame” 1954, in "Il Giappone",  1997.
“L'ammaliatrice” (Yō), 1956, Milano, Ed. Mondadori, 1992.
“Il sentiero nell'ombra” (Onnazaka), 1957, Firenze, Ed. Giunti, 1987.
“Maschere di donna” (Onnamen), 1958, Venezia, Ed. Marsilio, 1999.
“Un uomo di valore” (Masurao) 1958, in "Il Giappone", 1984.
“Storie di sciamane” (Namamiko Monogatari), 1965.
“L’arcobaleno e il demone”, 1969.
“Spiriti vaganti”, 1970.
“La Storia di Genji Monogatari”, 1972
“Nebbia colorata”, 1975.


Pièces teatrali:

“Patria”, 1926.
“Una rumorosa notte di fine estate”, 1928.


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mercoledì 1 ottobre 2014

La femminista svedese che divenne una Duchessa napoletana


Almanacco del 01 Ottobre:



la scrittrice e femminista svedese, duchessa di caianello del Pezzo
Anne Charlotte Leffler
Credits: Wikipedia





Nasceva oggi, il 1° Ottobre del 1849, a Stoccolma, la Duchessa di Caianello: Anna Carlotta Leffler italiana per amore, nobile per caso, letterata per indole.

Anne Charlotte in Svezia è rinchiusa in un matrimonio che la opprime ma è già scrittrice, seppur anonima, di opere che riscuotono consenso e riesce così a sopportare l’unione infelice con il capitano Edgren, che sposa nel 1872 e il cui cognome non userà quasi mai per firmare le sue opere che fin dalle prime istanze muoveranno sulle tematiche di libertà personale e di condizione femminile per la quale rivendicherà pieno affrancamento.


Dapprima scrive una serie di raccolte già nel 1869  e nel 1873 “Attrice: dramma in due atti” una pièce teatrale che verrà rappresentata per ben due stagioni consecutive e che riceverà anche i calorosi applausi del Re svedese Oscar II anche se la scrittrice preferirà sempre rimanere anonima per non far sapere al marito di questa sua passione il quale, infatti, messo al corrente si vergognerà dell’onta di sapere che il nome di sua moglie sarebbe potuto essere sulla bocca di ogni uomo. Questa sua prima opera tra l’altro, forse, rispecchia proprio la situazione che le si prospetterebbe perché narra di una ragazza che fa l’attrice e che viene messa, dal futuro marito e dalla sua famiglia, nella condizione di dover scegliere tra il matrimonio e il teatro, lei non sapendo cosa scegliere chiede al suo futuro marito di poter avere entrambi ma al suo rifiuto, sceglie il suo talento, la sua arte, il teatro e di andare nel mondo da sola.

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La prima vera opera di cui rivendica la maternità, firmandola è “Dalla Vita” del 1882, una raccolta di sette romanzi in cui approccia al realismo e in cui descrive e assolve ad una denuncia sociale. La sua scrittura sarà sempre un mezzo di accusa dell’alta società svedese e delle sue convenzioni sociali, che le varranno, per questa prima opera, un tutto esaurito e una seconda edizione anch’essa sold out in pochi mesi e traduzioni in varie lingue. Questa opera consacra la Leffler come una delle scrittrici svedesi moderne tra le più talentuose e importanti. I racconti si basano sulle varie realtà matrimoniali che i condizionamenti sociali creano e infliggono alle donne, esemplare il racconto “La moglie del medico” in cui un noto e rispettato medico in pubblico è un violento marito in privato, tanto che la moglie si dà all’alcool quale rimedio per la sua infelicità e arriva a ritenersi addirittura colpevole di essere un’alcolizzata, di avere un ‘sangue cattivo’ (all’epoca l’alcolismo si pensava fosse ereditario) che le impediva di essere una buona madre e moglie e di meritare quindi le percosse, l’altro “Un ballo di fine anno in alta società” è una denuncia di quello che Anne stessa si è trovata a vivere cioè un indottrinamento vuoto e di facciata che porta le ragazze a non saper affrontare la vita, in questo racconto infatti una ragazza si lascia abbindolare da un giovane casanova che la manipola, e non solo a lei, durante il ballo di debutto in società che la introduce sul “mercato matrimoniale”.

Anne Charlotte pone il suo percorso letterario a fianco delle donne di cui denuncia, descrivendolo, lo stato di assoggettamento che le regole sociali svedesi impongono, ed ecco libri come “Donne vere” del 1883, un dramma in tre atti in favore di una legge uscita nel 1874 che permetteva alle donne di gestire i propri beni e proprietà. Il dramma infatti narra di una famiglia la cui dote sta venendo dilapidata dal marito al tavolo da gioco e la cui primogenita tenta di arginare facendosi donare tutti i beni dalla madre che in un primo momento accetta ma poi si fa convincere dal marito che sostiene essere la vera femminilità: il completo asservimento della donna al marito. 
Questo dramma viene eseguito per la prima volta  al Teatro drammatico reale e tradotto anche in danese, le vale una buona notorietà anche in Germania e la sua ultima rappresentazione risale al 2010, nel 1991 è stato tratto anche un film.

Altra opera  è poi “Come si fa il bene” del 1885 che vedrà un’edizione italiana a cura di Benedetto Croce nel 1915, e “Lotta per la Felicità” del 1887 scritto con la matematica russa, nonché prima scienziata editorialista, Sonja Kovalevskij di cui scriverà una biografia postuma.
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veduta dalla Villa di Axel Munthe
ad Anacapri, Capri.
Accompagnando il fratello, noto matematico, in Italia, e probabilmente per scappare da un ambiente familiare stantio, si reca a Napoli dove conosce il Duca di Caianello, Pasquale del Pezzo, professore di matematica all’Università di Napoli e ne rimane completamente rapita. Per mitigare la passione nata tra i due, il fratello di Anne la conduce a Capri nella favolosa casa di Axel Munthe, il noto medico e scrittore svedese trasferitosi nell’isola del Golfo. L’amore tra i due però non scema e Anne, tornata in Svezia si decide a divorziare dal marito nel 1889, contravvenendo ad ogni regola sociale e scandalizzando anche la sua stessa famiglia borghese.
una graphic novel dedicata a del Pezzo e a sua moglie Anne Charlotte Leffler
"Il nodo di Odino" una graphic novel dedicata
al Duca di Caianello e a sua moglie Anne.
Gemma Ammirati, Leonardo, Napoli, 2014.
Tornata a Napoli, si converte al cattolicesimo e l’anno seguente sposa il Duca di Caianello, Pasquale del Pezzo. Si apre per la sua creatività una nuova parentesi che non prescinde però comunque dalla figura femminile ma che viene arricchita da un’emotività maggiore, probabilmente dovuta alla sua nuova e soddisfacente situazione sentimentale.


Di questo periodo sono infatti le opere “Femminilità e Amore” proprio del 1890 così come “Femminilità ed erotismo” , ritenuto uno scritto che rientra appieno nella letteratura femminista svedese, perché parla di una ragazza indipendente che, senza famiglia, decide di vivere in casa di una signora più anziana di cui cura i beni di famiglia per conto del figlio lontano e al cui rientro rifiuterà una proposta di matrimonio, costringendolo ad andare in Norvegia per trovare una moglie che corrisponda maggiormente ai canoni tradizionali; nella seconda parte la protagonista in un viaggio nel sud Italia incontra un Conte di cui si innamora, riscopre se stessa anche grazie all’erotismo, un risveglio che la stupisce e che cerca di contrastare. 
"Danae", Gustav Klimt.
Questo è un romanzo in cui Anne riesce a parlare del conflitto che si vive tra l’amore e l’indipendenza, la femminilità, il desiderio e la libertà. La protagonista infatti non riesce a trovare un suo posto nella società, un giusto ruolo per una donna intelligente, autonoma se non quello di moglie a cui si chiede di rinunciare a tutto.

Altre sue opere di quel periodo sono poi: “Le Tre commedie” del 1891 in cui in “Una Famiglia Felice, commedia in tre atti” denuncia la rigidità dell’educazione patriarcale nelle famiglie che impone un ruolo tradizionale a uomini e soprattutto alle donne, in questa rappresentazione le due figlie femmine non hanno paura di andare contro i pregiudizi dell’epoca, una infatti si iscrive di nascosto al  liceo e l’altra non ha paura di sposarsi con un uomo che ha già un figlio da una precedente relazione non matrimoniale, e “Immagini Napoletane” uscito postumo nel 1893 così come la biografia preparata in onore della sua amica Sofia Vasilyevna Kovalevskaya, in Svezia conosciuta come Sonia Kovalevskij: “Sonja Kovalevskij: ciò che ho vissuto con lei e ciò che mi ha detto di sé ”,  uscita nello stesso anno della sua morte nel 1892.

Anne Charlotte infatti si ammala di appendicite, riesce a dare alla luce in estate il suo primogenito Gaetano del Pezzo ma in autunno per una complicazione si spegne a Napoli il  21 Ottobre del 1892.
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"Anne Carlotte Leffler" di Gösta Florman
Credits: Wikipedia 





sabato 2 agosto 2014

Clamoroso! Simone de Beauvoir risponde alle antifemministe: "Vi spiego perché hanno torto"


In un'intervista immaginaria, Simone de Beauvoir analizza e risponde alle numerose prese di posizione delle antifemministe mettendo a nudo ancora una volta la condizione femminile che a distanza di quasi cinquant'anni dal suo intervento alla Conferenza tenuta in Giappone nel 1966 sulla 'Situazione della donna oggi', che è riportato fedelmente qui sotto ma in forma di risposta, appare drammaticamente invariata, in stallo sulle stesse tematiche.


Fonte: Web


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D: “Signora de Beauvoir innanzitutto come vede la situazione della donna di oggi?”.

R: “Quando nel 1950 ho scritto ‘Il Secondo sesso’, dove lottavo contro l’alienazione della donna e per la sua emancipazione, ho espresso, terminando, la speranza che il libro diventasse ben presto superato. Voglio dire che mi aspettavo che entro i dieci-quindici anni successivi, il problema della donna si sarebbe posto in modo del tutto diverso, e la donna avrebbe raggiunto quell'uguaglianza concreta, reale e totale, che auguravo per lei. Invece le cose sono andate in maniera assolutamente diversa.”


D: “Cioè?”

R: “Vedo un vero e proprio regresso. Su questo punto so bene che non tutti sono d’accordo, poiché esiste un movimento antifemminista fortissimo..., nel complesso del mondo”.


D: “Da cosa dipende questo regresso?”
R: “La prima ragione è costituita dagli insuccessi che le donne subiscono sul piano professionale. Le libere professioni sono state loro aperte, e molta gente pretende che oggi le loro possibilità sono pari a quelle degli uomini. Ma questo è assolutamente falso”.


D: “Può spiegarci meglio perché?”
R: “Le possibilità offerte ai maschi e alle femmine sono molto diverse in partenza. In teoria nelle libere professioni, un’avvocata, una giovane dottoressa possono riuscire in modo più o meno brillante. Ma in realtà le loro possibilità non sono uguali nell'esercizio della professione”.


D: “Perché?”

R: “ Esistono terribili sbarramenti che condannano la donna- tranne alcune rarissime eccezioni- alla mediocrità”.


D: “ Quali sono secondo lei questi sbarramenti che condizionano la vita lavorativa della donna?”

R: “ Anzitutto verrà assunta molto meno facilmente di un uomo: “A parità di competenza preferiamo un maschio, a conti fatti tutte le spese sostenute in questi primi anni in cui lei non sarà ancora molto esperta, non saranno compensate, se lei non lascia l’impiego al primo bambino, c’e da pagare il congedo di maternità”...Farsi assumere è molto più difficile per una donna che per un uomo.”

Fonte: Web
                                        

D: “E quali altri muri vede nella vita lavorativa di una donna?”

R: “ In Francia abbiamo molte avvocate, ma sono generalmente semplici assistenti in studi tenuti da uomini, sono i loro colleghi maschi che dirigono gli studi, analogamente le dottoresse non diventano luminari; non hanno una brillante clientela come i loro colleghi maschi”.


D: “E questo come condiziona concretamente la carriera delle donne?”

R: “Ad esempio, si affida ad una donna un lavoro da capoufficio e la si paga come un sotto- capo. In tutti i campi si vede succedere esattamente la stessa cosa. Su questo punto, la donna è di solito profondamente svantaggiata rispetto all'uomo. Non farà una carriera brillante, non avrà un successo che le dia soddisfazione, e sarà pagata meno di lui. L’uguaglianza dei salari...questa vittoria rappresenta una speranza, un esempio, ma è eccezionale”.


D: “ A cosa attribuisce più precisamente quindi questo regresso?”

R: “Ci sono alcune ragioni molto precise. Anzitutto ragioni di ordine economico. All'indomani della prima guerra mondiale molti uomini erano morti in guerra, c’è stato bisogno delle donne, si è fatto ricorso alla manodopera femminile, e questo ha aiutato le donne a emanciparsi. Ma oggi non si può accrescere la manodopera femminile. Per dare lavoro a tutte le donne, si sarebbe obbligati a “prendere”, come dicono, posti di lavoro agli uomini. Nessuna società vi consente, perché la disoccupazione maschile è considerata un’anomalia. Una prova che la società è malata. Mentre si trova assolutamente normale che la maggioranza delle donne non lavori. Una società sana può avere un’alta percentuale di donne senza impiego. Ciò che si farà, sarà di scoraggiare lo slancio delle donne verso carriere e professioni: saranno esortate a rimanere in casa e a non cercare un’occupazione”.
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D: “ E l’altro fattore?”

R: “ Una causa che definirei politica. La politica non significa andare semplicemente a infilare una scheda di voto in una cassetta. Essere veramente politicizzati significa partecipare alle lotte sociali, e l’unico mezzo per fare presa sulla società, per integrarvisi veramente, in modo da poter agire efficacemente, è appartenere a sindacati, a gruppi di pressione, essere solidali con altri. Se si priva una donna di queste possibilità, la si priva anche di qualsiasi valore politico. Tranne naturalmente alcune eccezioni, le donne sono spoliticizzate.”


D: “ Come concludere considerando le recenti  manifestazioni antifemministe manifestatesi negli Stati Uniti ma che hanno scosso le varie realtà internazionali?”

R: “ Concluderò perciò dicendovi che a mio avviso il femminismo è tutt'altro che superato, e che bisogna anzi mantenerlo vivo; opporvisi, negarlo, non significa superare qualcosa, significa regredire.”
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D: “Alcune di queste antifemministe hanno spiegato la loro posizione dicendo che non sono contro gli uomini, che loro amano gli uomini e che difendono tutti gli esseri umani. Cosa risponde a queste donne che per queste ragioni si definiscono antifemministe?”
R: “ Penso che il femminismo sia una causa comune per la donna e l’uomo, e che gli uomini riusciranno a vivere in un mondo più equo, meglio organizzato, un mondo più valido, soltanto quando le donne avranno uno status più equo e più valido; la conquista dell’uguaglianza li riguarda entrambi.
Le donne non devono limitarsi a rivendicazioni specifiche. Bisogna che ne allarghino la portata, e che lottino anche a fianco degli uomini per un cambiamento generale della società, perché riusciranno a fare trionfare la propria causa soltanto aiutando il progresso dell’umanità tutta intera
”.


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mercoledì 16 luglio 2014

Maria Teresa, la germanista delle donne


Almanacco del 16 Luglio:


"Donna che legge con parasole", Henri Matisse.




Nasce oggi, il 16 Luglio del 1933 Maria Teresa Morreale, la linguista e germanista a cui si devono la traduzione dal tedesco di importanti opere di donne e non.

Si laurea alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo e si trasferisce subito in Germania, a Colonia dove approfondisce la cultura tedesca iscrivendosi alla facoltà di Filosofia nella Università colona ed insegnando italiano presso l’Istituto Italiano di Cultura. Si sposta poi a Bonn dopo aver vinto una borsa di studio all’Alexander von Humboldt- Stiftung ma non arriva al suo termine perché di lì a poco viene nominata assistente all’Università di Palermo nella Facoltà Magistrale dove si dedica in particolare al periodo del Romanticismo tedesco.

Alla fine degli anni ’70 del XX secolo, si trasferice ancora, questa volta a Mogadiscio dove insegna italiano all’Università Nazionale Somala grazie ad un progetto del Ministero degli Esteri. Tornata in Italia torna ad insegnare a Palermo alla Facoltà di Lingue Straniere e aderisce all’Associazione Docenti Italiani di Lingua Tedesca A. D. I. L.T. di cui rimarrà per molti anni la responsabile a livello regionale. Nel 1982 diventa professore associato.

La sua ricerca linguistica la porta negli anni a spaziare, toccando diversi aspetti dal rapporto tra storia della letteratura e scienza della letteratura tramite lo studio delle opere di Gervinus fino alla letteratura di viaggio, dalle opere teatrali di Brecht alla narrativa tedesca dell’Ottocento. Ma la sua attenzione si concentrerà anche sulle opere delle scrittrici di lingua tedesca e sulla Frauenfrage (questione femminile).
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Nel 1975 inizia la sua collaborazione con la rivista DWF Donnawomanfemme scrivendo un articolo sul romanzo “Malina” della poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, dal titolo “Malina o la sopraffazione dell’io femminile” in cui analizzando l’opera della scrittrice austriaca osserva quanto l’essere donna porti ad una condizione di isolamento per il solo fatto di essere nata donna.
Qui puoi leggere
 il post su
 Hedwig Dohm
Nel 1976 invece scrive il saggio, di quasi venti pagine, su Nietzsche e le donne, intitolato appunto “Nietzsche e le donne, secondo una femminista tedesca della fine dell'Ottocento” in cui traduce integralmente l’articolo di Hedwig Dohm uscito nel 1898 sulla rivista berlinese "Die Zukunft" e passa ad introdurlo sottolineando come Nietzsche, aperto e riformatore della morale quando si tratta delle donne non concepisce alcuna emancipazione perché vede nella donna solo uno strumento di piacere e discendenza dell’uomo. Sempre dello stesso anno interessante è anche l’articolo- dibattito uscito sulla stessa rivista: “Dibattito (Chi, per chi, come. La ricerca scientifica dalla parte della donna)” in cui Maria Teresa e le altre redattrici si confrontano e discutono sulle difficoltà per delle ricercatrici di attuare i loro studi in un sistema disciplinare concepito da e per uomini.

L’anno successivo è la volta del saggio su “L’Istruzione femminile nelle due Germanie” e ancora “Donne e letteratura in Germania. Annotazioni e spunti sulla cultura tedesca del Settecento” sul Quaderno, vol. 14, Istituto di Lingue e Letterature straniere, che uscirà poi nel 1981 con il titolo di “Nate per leggere. Annotazioni sulla cultura tedesca del Settecento”.
Nel 1982 esce il saggio dedicato alla scrittrice e drammaturga Ilse Langner intitolato “Ilse Langner: teatro, prosa, racconti di viaggio”. Nel frattempo collabora anche con la rivista Leggeredonna e con l’Università di Pavia e il CNR partecipa alla realizzazione del volume “Dal salotto al partito. Scrittrici tedesche tra rivoluzione borghese e diritto di voto” a cura di Lia Secci del 1982, in cui fornirà importanti contributi su Hedwig Dhom, Helene Lange e Luise Büchner avendo nel 1981 scritto la nota finale della ristampa del volume “Luise Büchner. Die Frauen und Ihr Beruf”.

Partecipò poi nel 1982 al IV Congresso Internazionale di Studi siciliani con una relazione su “Luise Büchner, un’intellettuale dell’Assia”, nel 1984 riprendendo la figura della poetessa Ingeborg Bachmann, da lei conosciuta personalmente, scrive un saggio sull’autrice e le sue Lezioni francofortesi. Nel 1986 partecipa al Seminario su Georg Büchner con la relazione “La Kato-Rede di Georg Büchner nel ricordo di sua sorella Luise” ed infine nel 1988 pubblica il libro “Luise Büchner: un poeta” (Ein Dichter). 

"Scrivania e libri", Renato Guttuso.
La nota germanista continuerà poi il suo percorso da studiosa appassionandosi ad altri temi legati alla cultura tedesca e morirà nel 1996 a Palermo, il 14 Febbraio.





Opere:

"Nate per leggere. Annotazioni sulla cultura tedesca del Settecento", Palermo, Ed. Dante, 1981.

"Dal salotto al partito. Scrittrici tedesche tra rivoluzione borghese e diritto di voto", SECCI L. (a cura di), Roma, Ed. Savelli, 1982. Ristampa del 2007 a cura della casa editrice Artemide.

"Le lezioni francofortesi di Ingeborg Bachmann", Palermo, Ed. Università, 1984.

"Luise Büchner: un poeta", Roma, Ed. Daga, 1988.

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Opere su Maria Teresa Morreale:
  
SCHWAB Ute, DOLEI Giuseppe "Viaggio nel tempo: studi dedicati alla memoria di Maria Teresa Morreale", Ed. CUECM, 2003.



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