Visualizzazione post con etichetta suffragetta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta suffragetta. Mostra tutti i post

mercoledì 7 dicembre 2016

Donne di valore...


Elisabeth MacGill una delle donne proposte per le nuove banconote canadesi.
photo by womenonbanknotes.ca


Domani, 8 dicembre,  in Canada sua maestà Elisabetta II lascerà il posto sulle banconote nazionali ad un’altra donna questa volta canadese che si sia distinta per un’azione o un’ideale, insomma che abbia cambiato la società canadese o l’abbia ispirata.
L’iniziativa era partita lo scorso 8 marzo dal Primo Ministro Justin Trudeau e da una lista di più di 400 donne si è arrivati, grazie al lavoro di una commissione di selezionatori e selezionatrici canadesi di varia estrazione, ad una rosa di soli cinque nomi.

Uno dei caratteri di scelta è stata la nazionalità canadese, una donna che fosse esistita davvero e fosse morta almeno da 25 anni. Quindi dopo aver scartato personagge illustri, famosissime ed amate in tutto il mondo come Anna dai capelli rossi anche la sua creatrice, Lucy Montgomery non si è qualificata né così la più nota suffragetta, conosciuta come la Eleanor Roosevelt canadese, Nellie McLung. Lo scopo della commissione infatti era quello di selezionare sì una figura femminile di cui tutto il popolo canadese potesse essere fiero, una donna che avesse contribuito alla crescita del paese ma di cui però non si sapesse nulla perché neanche nominata nei libri.

Le finaliste si sono quindi ristrette ad esempio ad una anticonformista come Viola Desmond che nel 1946 si rifiutò di sedersi nei posti in fondo alla sala riservati alle persone di colore in un teatro, o ad una poetessa che delle sue origini indiane ha fatto il suo orgoglio e quello dell’intero Canada diventando ambasciatrice agli inizi del secolo scorso della sua cultura nei paesi anglofoni: E. Pauline Johnson o ancora ad una suffragetta che nel 1940 grazie alle sue battaglie portò il diritto di voto alle donne del Quebec: Idola Saint-Jean, ad un’atleta olimpica che nel 1928 vinse l’argento alle Olimpiadi di Amsterdam, Fanny Rosenfeld o ancora alla prima ingegnera canadese che nel  1927 si laureò in ingegneria elettrica e contribuì a progettare l’aereo Hurricane adoperato durante la Seconda Guerra Mondiale: Elisabeth MacGill.

La nuova banconota entrerà in vigore dal settembre 2018 mentre se già negli Stati Uniti i dieci dollari hanno impressa l’immagine di suffragette famose nel retro e i venti dollari presto ospiteranno quella di Harriet Tubman, così il prossimo anno in Inghilterra le nuove 10sterline avranno l’effige di Jean Austen.

Maria Montesori sulle ultime 1000 lire.
Credits by  Flanker
In Italia solo Maria Montessori ha avuto il privilegio di poter stare su una banconota, seppur di scarso valore ma almeno molto diffusa ma dal 2002 è stata sostituita dalla moneta unica europea, l’Euro e visto che l’Unione Europea per motivi di sicurezza negli anni, e anche nel prossimo, deve spesso cambiare le banconote introducendone di nuove, perché non accogliere l’invito del Fondo Monetario  Internazionale  FMI, ormai di più di un anno fa, che esortava gli Stati a "femminilizzare" le banconote dei propri paesi ed indire un bando europeo che coinvolga i singoli stati membri per far decidere loro quale figura di donna merita di essere valorizzata su uno strumento così essenziale, diffuso e quotidiano? In Canada questa novità è stata un pretesto per una buona discussione anche politica su quali figure femminili potessero essere raffigurate e l'occasione per farne conoscere di nuove. Io inizio proponendo Cristina Trivulzio di Belgiojoso…e voi?.



TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT





martedì 29 novembre 2016

Noi, piccole donne

Jo in Piccole Donne del 1933
 interpretata da Katherine Hepburn.
Da Wikipedia

Oggi ricorre il 184° anniversario della nascita di una delle scrittrici americane più note ed amate che ha saputo farsi apprezzare da intere generazioni da varie parti del mondo, ispirando molte bambine a diventare quello che volevano essere, ad esprimere loro stesse e non solo grazie alle eroine dei suoi romanzi ma anche con il suo esempio; la sua vita fu coerente con i messaggi che lanciava nei suoi scritti, essa stessa fu colei che voleva diventare e lottò per poterlo essere. Louisa May Alcott  fu infatti una femminista convinta, suffragetta attiva che con convinzione appoggiò la lotta per il voto alle donne e fu la prima donna ad essere iscritta nelle liste della sua città per votare, aiutò la lotta alla schiavitù facendo della propria casa una tappa della così detta “Underground Railroad”, la via di fuga degli schiavi neri durante la guerra civile. In questo periodo sarà infermiera volontaria sul fronte causando il motivo che la porterà alla morte nel 1888 per avvelenamento per mercurio con cui era stata curata.
La vita di Louisa non sarà convenzionale, avrà un’istruzione privata ma con personalità che le forniranno tutte quelle qualità che lei stessa cercherà di trasmettere al suo pubblico di lettrici e lettori attraverso le sue opere; lei come la madre e le sorelle cercarono sempre di contribuire al sostegno della famiglia  facendo molti lavori e lavoretti, come insegnante, sarta, governante finchè non pubblicò il suo primo libro che fu una raccolta di fiabe del 1849 “Flower Fables” , pubblicato nel 1855, che le diede subito una certa notorietà ma nonostante ormai fosse avviata alla carriera letteraria le condizioni economiche continuavano ad essere difficili tant’è che nel 1857 arrivò a pensare al suicidio ma la conoscenza con Charlotte Bronte, per mano della biografia di Elizabeth Gaskell, probabilmente le infuse nuovo coraggio, chissà se questa vicenda ispirerà Jo  a dire: ‘Ho scritto due novelle e le ho lasciate ad un giornalista. Il suo giornale è “L’aquila dalle ali spiegate”…Forse non ne sarà nulla; ma non avrei avuto pace finchè non avessi tentato”*1.  Pochi anni più tardi infatti inizia una collaborazione con il periodico Atlantic Mounthly nel 1860 e scrive il suo primo romanzo ‘Mood’ del 1864 tuttavia la sua consacrazione avvenne con “Piccole Donne” pubblicato per la prima volta nel 1868 mentre la sua ultima ristampa risale alla primavera scorsa per le edizioni LeggereGiovane o anche per Edibimbi, Nord-Sud edizioni, Fanucci edizioni o la ancora più attuale edizione realizzata proprio questo inverno per Newton Compton e curata da Chiara Gamberale. 
Doodle di Google dedicato a Louisa Mary Alcott
per il 184° anniversario di nascita.
Dal web
Nota soprattutto per il romanzo “Piccole Donne” in realtà scrisse molti altri racconti altrettanto magistrali come il noir “Dietro la Maschera o la forza di una donna” in cui descrive una natura umana tutt’altro che positiva e propositiva anzi seducente e malvagia, un’altra faccia dell’ universo umano. Uno stratagemma fantasioso per andare oltre la morale della sua epoca con lo pseudonimo di  A. M. Barnard.  Alcott riusciva a lavorare infatti a ritmi frenetici fino a 14 ore al giorno.
Ma la sua opera più conosciuta e amata è “Piccole Donne” con cui già all’epoca trova una sua affermazione lanciandola nell’ambiente letterario da qui “Piccole Donne crescono” , “Piccoli uomini” e “I ragazzi di Jo” e tanti altri racconti che la consacrano definitivamente come scrittrice e non solo per ragazze o ragazzi, tenterà anche scritti per adulti ma abbandonerà l’idea dedicandosi a racconti educativi che però, come il tempo ci ha insegnato, in realtà sono apprezzati anche dagli adulti, chi non è cresciuta con Piccole Donne e non l'ha riletto almeno una volta anche da adulta?.
Inevitabilmente il personaggio di Jo è quello che più ha colpito l’immaginazione di giovani generazioni  e nel quale la stessa May Alcott si identificava, una giovane ribelle, caparbia che voleva fare qualcosa di grande per se stessa: “Scriverò libri e diventerò ricca e famosa: questo è il mio sogno preferito. Io ho la chiave del mio castello ma non so se riuscirò ad aprire la porta"*2 ma anche tutte le altre sorelle March e i protagonisti del più noto lavoro di Alcott sono ben delineati e strutturati, in effetti sono la trasposizione della sua infanzia con le sue tre sorelle, la maggiore Anna, ovvero Mag, Elisabeth, Beth, e Abigail, Amy che come la protagonista del romanzo è l’artista di casa che diventerà una pittrice.
Molti si sono ispirati a questa opera per pièce teatrali e per film che vantano interpretazioni di attrici brave come Elisabeth Taylor nel 1945 o ancor prima Katherine Hepburn che nel 1934 vinse la Coppa Volpi come miglior attrice al Festival di Venezia e  l’ultimo con Susan Sarandon e Winona Ryder nel 1994 ma anche per cartoni animati e  serie tv. 




Note e bibliografia utile :


*1-2   L.M. Alcott, "Piccole Donne", Milano, Ed. Fratelli Fabbri Editori, 1957, pagg. 104, 98.

Louisa M. Alcott, George Eliot, Edith Warthon,Charlotte Perkins Gilman, "Il velo strappato e altre storie. I migliori racconti del Mistero", Milano, La Tartaruga, 2007.

Lurabel Harlow, "Louisa May Alcott. Un ricordo", Roma, Flower-ed, 2016.



TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT



mercoledì 2 novembre 2016

Un film di una donna a settimana per un anno?







La  WIF Women in Film incoraggia i progetti creativi delle donne, cercando di migliorare e ampliare ritratti di donne in ogni forma dei media per garantire una piena rappresentatività femminile dietro e sullo schermo. Fondata nel 1973, l'organizzazione non profit ha proposto la campagna 52 film di una donna, uno a settimana per un anno con l'hastag #52FilmsByWomen a cui già più di 9000 persone hanno aderito. E' partita ad ottobre dello scorso anno ma ha raccolto comunque l'entusiasmo anche di questo blog, e non poteva essere altrimenti, e così anche Opportunità di Genere OG ha deciso di aderire e di rispondere di Sì alla domanda di WIF: "Vedrai un film a settimana di o su una donna per un anno?"...Sì lo faremo, e speriamo anche voi con noi.

Iniziamo con un  film uscito lo scorso anno e di cui avevamo già scritto e recensito SUFFRAGETTE, è un film infatti non solo basato sulla storia di un gruppo di donne che hanno fatto la storia inglese e quella di intere generazioni nel mondo ma ha anche una regia affidata ad una donna, Sarah Gavron che per questo movie é stata nominata come miglior regista dalla Alliance of Women Film Journalists nel 2016. La Produttrice è un nome ormai noto ed ammirato nel mondo del cinema Abi Morgan infatti è la stessa produttrice e sceneggiatrice di "The Iron Lady" e di "Shame" ed è stata premiata questo anno proprio per questa sceneggiatura ai Satellite Awards. Il cast è stellare e ne avevamo già parlato per questo vi rimando direttamente al post dedicato ma in più c'è da segnalare le numerose nominations e premi che nel frattempo le attrici si sono guadagnate in numerosi festival minori e non, tra i quali al British Indipendent Film Award il premio come Miglior attrice Protagonista a Carey Mulligan nel 2015 e le nomination come Migliori Attrici non protagoniste alle altre interpreti quali Anne -Marie Duff e Helena Bonham Carter. 








Ho scelto questo film  per iniziare perchè ha il merito di aver catturato di recente l'attenzione e aver, di conseguenza, rilanciato in modo attuale la discussione  sul tema dei diritti femminili da un punto di vista strettamente politico, il film è stato usato anche nelle scuole per parlare di diritto al voto, ma non solo é servito infatti anche a livello sociale, più strettamente legato ai fenomeni che colpiscono le nostre moderne società come la violenza sulle donne. Molti gruppi di attiviste infatti hanno approfittato delle numerose occasioni create dal film, soprattutto alle prime o in occasione di premi, per dimostrare in favore delle vittime di violenza e per  denunciare la necessità di non abbassare l' attenzione sui diritti delle donne, perchè la lotta delle Suffragette è ancora in atto.

Titolo: Suffragette
Anno: 2015
Nazione: UK
Durata: 106 min.
Regista: Sarah Gavron
Produzione: Abi Morgan
Sceneggiatura: Abi Morgan
Cast: Carrey Mulligan  Annie Marie Duff, Helena Bonham Carter, Romola Garay, Meryl Streep 




Si parte…buona visione


TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT





martedì 8 marzo 2016

Suffragette il Film





“Suffragette” è davvero un bel film che vale la pena consigliare di vedere innanzitutto per la bravura delle attrici ma anche per tutti gli aspetti della produzione dalla scenografia, abile a ricostruire l’ambientazione di una Londra inizio XX secolo e il suo cielo ingrigito dai fumi e nuvole di smog create dalle fabbriche,  e le sue strade che sanno di miseria, di una nuova classe sociale sfruttata, e alle condizioni delle fabbriche in cui c’è una netta separazione tra uomini e donne, alle mansioni e condizioni del lavoro femminile, sfruttato, sottopagato e abusato; dagli abiti riprodotti con saggezza nelle stoffe, colori e mode, dai cappotti, cappelli delle signore dell’alta aristocrazia che pure parteciparono alla lotta, alle camicette lise e consunte delle operaie che passavano ore interminabili al lavoro; ai simboli come i reali colori delle fasce  e degli stendardi delle suffragette ma anche della ricerca storica che vi è dietro per la quale ascoltando Meryl Streep si ascoltano i reali discorsi della Pankhurst così come il fine riferimento alla Sacerdotessa.

Suffragette-il film
Ma questo è un film che va visto al di là se si ami la Storia o i film d’epoca o la rivendicazione del ruolo femminile, questo film merita di essere visto per l’alto messaggio che certo è nell’azione delle suffragette, tema centrale e focus del film, l’emancipazione delle donne nella società che passa nel riconoscimento della piena capacità politica alle donne tale da renderle cittadine ma soprattutto per quel messaggio che non risalta. La protagonista è una lavandaia di nome Maud Watts che si avvicina quasi per caso e involontariamente al movimento suffragista e grazie a lei viviamo questi avvenimenti, conoscendo poi altre protagoniste dell’Unione. Ma Maud all’apparenza vive una vita normale, serena, per quello che una donna della sua epoca può avere e desiderare, per quello che la sua epoca le offre: ha un marito, che neanche la picchia, una casa, modesta, un bambino con il quale gioca e scherza quando non è al lavoro, all’apparenza quindi la sua vita è, per le condizioni sociali del suo tempo, nella norma. Ma quando Maud arriverà in contatto con la realtà emancipazionista non potrà fare a meno di rendersi conto che seppure la sua condizione non è drammatica, le cose in generale non vanno bene per le donne e c’è bisogno di lottare, tutte insieme anche per chi non può, per chi sta peggio e soprattutto per chi verrà dopo. 
Questo è il più grande messaggio che le donne devono riscoprire.

Link affiliato per l'acquisto:
Suffragette-il film



TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT




giovedì 25 febbraio 2016

Non tremate ma firmate!


il diritto di voto per le donne porta al suffragio femminile



Abbiamo appena annunciato l’uscita del film sulle Suffragette, da qui il titolo di questo post, che uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 3 marzo ma che c’è da scommetterci ci rimarrà anche per l’8 data in cui possiamo festeggiare perché no proprio andando a vederci questo bel film ma non tutti sanno che nello stesso mese, il 10, ricorre anche il nostro anniversario di voto, del voto delle donne italiane e dopo che abbiamo appena finito di lamentarci, nel post precedente, perché siamo indubbiamente un paese che non rende di certo memoria né onore alle proprie suffragette che ecco che la Fondazione Nilde Iotti lancia una serie di iniziative a riguardo, dal libro “Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia” edito da Ediesse: “Le tappe e i contenuti delle conquiste legislative- dall’inizio della Repubblica alla conclusione dell’ultima legislatura- che hanno cambiato la vita delle donne e l’assetto economico, sociale e culturale del nostro Paese”, alla raccolta firme della Petizione per richiedere appunto la data del 10 marzo quale giornata nazionale del diritto al voto delle donne “come momento emblematico per continuare ad approfondire il tema dei diritti civili e politici per uomini e donne”.

Petizione che dalla piattaforma di Change.org si rivolge direttamente alle più alte cariche del Paese dal Presidente della Repubblica Mattarella al Presidente del Governo Renzi, ai Presidenti della Camera e del Senato alla Ministra per le Riforme Costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Boschi. Sono state già raccolte più di quattrocento firme ma ne mancano ancora veramente poche per raggiungere la soglia delle cinquecento, l'iniziativa é stata lanciata a fine gennaio dalla Presidente della Fondazione, Livia Turco e da eminenti politiche (una per tutte Silvia Costa), intellettuali e studiose (Fiorenza Taricone)… bene quindi andare al cinema per festeggiare magari l’8 marzo dando un senso profondo a questa giornata che non è stata istituita certo per far vendere mimose o far lavorare spogliarellisti ma è bene anche agire, fare qualcosa di concreto per la nostra memoria storica delle conquiste civili e politiche delle donne italiane così da creare nuovi simboli necessari alla memoria ma anche da stimolo per nuove riflessioni, proprio come dovrebbe essere, partire dal passato per poi arrivare ai nostri giorni per vedere che le cose sono sì cambiate ma per essere altrettanto consce che non bisogna abbassare la guardia perché basta poco per perdersi; ecco il valore e la necessità di questi nuovi simboli che spetta a noi ora reclamare e creare, quindi forza su firmate!.



TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT


la proposta del 10 marzo come ricorrenza nazionale del suffragio femminile

martedì 23 febbraio 2016

Tremate tremate le Suffragette sono arrivate




Sì, tremate perché finalmente le Suffragette, dopo tanti inspiegabili tentennamenti, visto anche il cast stellare, sono arrivate anche in Italia. Ovviamente si parla del film di Sarah Gavron  che ripercorre, come il titolo esplicitamente suggerisce, gli  inizi degli avvenimenti, le vite delle attiviste inglesi nel primo novecento e la loro battaglia per i diritti politici in favore delle donne. 
Abbiamo detto un cast stellare non tanto per enfatizzare ma perché nei panni di Emmeline Pankhurst c'è Meryl Streep ma troviamo anche Helena Bonham Carter, Carrey Mulligan già in 'Orgoglio e Pregiudizio' del 2005 e in 'Il grande Gatsby' del 2013, e attrici dal nome forse meno altisonante ma molto brave con carriere teatrali e collaborazioni importanti alle spalle come Anne Marie Duff o Romola Garai, insomma un cast di affermate professioniste e di brave talentuose promesse. Eppure questo film, in uscita però diciamolo ora il 3 Marzo, ha faticato ad essere distribuito nel nostro paese, è stato più volte annunciato, prima a settembre, poi a novembre tanto che si sospettava che non sarebbe mai arrivato sugli schermi e perché? Forse perché si riteneva una storia insignificante, chi in Italia avrebbe avuto l'interesse ad andarsi a vedere un film sulle Suffragette?Ancora una volta sottovalutando la storia delle donne che non può riguardare solo qualcuno e qualcun'altro no. Vero è che siamo un paese dimentico e ingrato verso la nostra stessa storia, quante conoscono la nostra storia, gli avvenimenti, i fatti, i nomi di quelle donne che hanno manifestato e lottato per noi, per il nostro diritto di voto?.

Il timore era che ancora una volta che si fosse dato per scontato il disinteresse di questa che solo all'apparenza sembra la storia che appartiene a qualcun'altro se per chi invece scrive è vero ciò che sosteneva la Woolf e che cioè ciascuna è allo stesso tempo erede e creatrice di una tradizione per conto di qualcun'altra che a sua volta prenderà il testimone. Ma se è bastata la presenza di un grande nome di richiamo per far decidere alla fine la sospirata uscita del film anche nel nostro paese, benvenga il nome della Star che aiuta alla causa. Allora forse non ci meritiamo questo film e quindi non perdiamoci questa occasione e buona visione... 




TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT




giovedì 1 ottobre 2015

Annie, la donna delle libertà

Almanacco del 1 Ottobre:



Annie Wood Besant in favore del suffraggio femminile
Annie Besant in uno dei suoi primi ritratti.
Credits: Wikipedia






Nata il 1 ottobre 1847 a Londra Annie Wood Besant nacque in una famiglia borghese dell’epoca vittoriana.
A 19 anni sposò il vicario Frank Besant da cui ebbe due figli. Il suo carattere molto indipendente, amante della libertà, le procurò parecchie frustrazioni nella vita domestica a cui cercò inizialmente di reagire scrivendo storie per bambini che ebbero anche un certo successo ma, come da costume dell’epoca, i guadagni furono tutti trattenuti dal marito poiché le donne sposate non avevano il diritto di proprietà. Nella sua opera sul matrimonio, "Il Matrimonio, come era, come è, come dovrebbe essere"del 1878 scriverà infatti proprio sui diritti delle donne sposate mettendo in luce che in realtà la donna, nonostante il passare dei secoli e delle varie società: romana, ebraica, medievale, non aveva acquisito diritti e tutto si basava su un principio cardine: "L'uomo e la donna sono un'unica persona" per cui però questa persona era di fatto il marito. La donna non era proprietaria del suo corpo, della sua reputazione, di se stessa" . Non era infatti in grado di richiedere un risarcimento per danni, anche morali, perchè la legge non la riconosceva se non sotto la tutela del marito. [1] 




Annie Besant nel 1880.
Credits: Wikipedia

Nel frattempo Annie cominciò anche a relazionarsi con il suo credo mettendo in discussione la propria fede e quando arrivò a rifiutare la comunione il marito, pastore protestante, chiese il divorzio.
Abbracciò quindi una visione secolare dello Stato rinnegando completamente la sua vecchia fede cristiana. Strinse una salda amicizia con Charles Bradlaugh, capo del movimento secolare britannico con cui scrisse numerosi articoli, tra cui uno sul controllo delle nascite nella classe operaia che suscitò ampie polemiche che la portarono fino in tribunale  e ad essere giudicata colpevole.


Dopo che la sentenza a 6 mesi di prigione fu ridimensionata in Appello, essa scrisse una sua opera sulla necessità della limitazione delle nascite nella classe operaia intitolata “La legge del popolo” in cui dalle leggi di riproduzione naturale che coinvolgono vegetali ed animali, dalle teorie di Darwin a quelle dei primi sociologi come Malthus e Stuart Mill, analizza le condizioni ambientali e sociali che condizionano la riproduzione umana e ravvede nelle guerre, nell'insalubrità dei luoghi di lavoro, nelle abitazioni troppo piccole che non garantiscono spazio ai suoi abitanti con episodi frequenti di bambini rimasti schiacciati durante il sonno perchè si dorme tutti in uno stesso, solo, letto, nonchè nella prolapsus uteri soprattutto nelle donne povere che subito dopo aver partorito devevano tornare al lavoro e non potevano dare ai propri muscoli il tempo fisiologico per riprendersi, le  condizioni che fino ad allora avevano regolato la crescita demografica ma che con il miglioramento della società erano destinate a scomparire, favorendo però un aumento della popolazione mondiale a cui non si sapeva far fronte soprattutto in considerazione delle risorse disponibili, da qui la necessità di un controllo demografico e quindi delle nascite.
Annie  Besant nel 1922
Credits: Wikipedia

Analizza quindi varie posizioni e soluzioni proposte come quella di Malthus che vorrebbe matrimoni differiti fino al momento in cui un uomo non era in grado di mantenere i propri figli, una soluzione tuttavia impraticabile per motivi etici, sentimentali, nessun uomo nè nessuna donna avrebbe accettato di restare celibe proprio nel mezzo della gioventù sia, adduce Annie, per motivi sanitari poichè l'astinenza sessuale era alla base di disturbi di salute documentati ad esempio nel Dizionario di Scienze Mediche di M. Villamay che provocavano isteria nella donna e spermatorrea nell'uomo. Annie quindi propone dei metodi contraccettivi per le donne, da una soluzione da inserire nel diaframma ad un raschino di utilizzo indiano ad un tampone vaginale e fornisce i nomi e gli indirizzi di quei medici che forniscono questo "servizio" a cui rivolgersi. [2]
L’idea di un controllo sulle nascite da parte della donna suscitò però scandalo e molti giornali dell’epoca, compreso il Times, definirono quest’opera “oscena” ; il marito, sulla base dello scandalo, le portò via i figli facendole revocare a vita la custodia.


L’amicizia con Charles Bradlaugh la portò a conoscere molti esponenti politici soprattutto socialisti come tra l'altro il commediografo George Bernard Shaw.

Dopo aver aderito alla Fondazione Nazionale Socialista, creò la sua rivista “Il Link” dalla quale continuò a sostenere i suoi punti di vista e a fare le sue rimostranze sulle condizioni, avulse da ogni diritto, in cui le donne dovevano lavorare, soprattutto sostenne, nello specifico, le precarie condizioni di igiene e salute delle operaie della fabbrica Bryant & May.
Aiutata infatti da alcune operaie della fabbrica scrisse l’articolo “ Le schiave bianche di Londra” pubblicato sulla sua rivista nel 1888, mettendo in luce le paghe inique delle donne che lavoravano anche 16 ore al giorno e i problemi di salute connessi al loro lavoro come il pericolo delle esalazioni del fosforo, alto elemento cancerogeno, che faceva cadere i capelli, e rendeva gialla la loro pelle.
Le operaie però che avevano passato ad Annie le informazioni furono licenziate dalla fabbrica.
Annie le aiutò creando il loro sindacato di cui divenne la leader. Proclamò quindi il primo sciopero che ebbe risonanza a livello nazionale. Dopo tre settimane la fabbrica annunciò il reinserimento delle operaie licenziate e nel 1901 il direttore della fabbrica, dato la cattiva pubblicità derivata dai fatti, decise di abolire l’uso del fosforo.
L’iniziativa inoltre ispirò la nascita dei sindacati in tutto il paese.

Nel 1889 AnnieWoodBesant fu eletta membro del Consiglio della scuola di Londra. Le sue iniziative per le scuole londinesi si caratterizzarono per favorire le classi sociali più deboli che furono supportate ad esempio con un pasto per tutti i denutriti e visite mediche gratuite in tutte le scuole elementari.
Nel 1890 si convertì, dopo un’intervista con Madame Blavatsky che la inventò nel 1875, alla Teosofia, basata sull’idea induista del karma e della reincarnazione.
Si trasferì quindi in India rimanendo sempre attenta alle esigenze delle donne, continuò infatti a scrivere articoli e lettere sui diritti della donna e nel 1911 appoggiò il movimento suffragista in favore del voto alle donne tornando anche a Londra come una delle voci più autorevoli che sostennero il movimento.

Annie Besant in India nel 1897.
Credits: Wikipedia

Anche in India si rivelò animo sensibile e portò avanti la causa dell’indipendenza indiana creando il primo partito politico “The Home Rule League” che chiedeva maggiori diritti di partecipazione e rappresentanza per l’India. Durante però la prima guerra mondiale le autorità britanniche ritennero pericolose le rimostranze mosse dalla Besant che venne quindi arrestata.

Questo portò alla reazione del Congresso e della Lega mussulmana che ne richiesero la scarcerazione con una lettera firmata tra l’ altro anche da Ghandi; fu liberata in settembre con la promessa da parte del governo inglese di importanti concessioni finalizzate all’indipendenza del paese come poi avvenne dopo la fine della guerra grazie anche alla leadership che si era accentrata ormai intorno a Ghandi.

Annie Besant morì in India il 20 settembre, 1933.

Annie Besant fu indubbiamente una figura emblematica della sua epoca e un riferimento di lotta per i diritti e la libertà nel suo più ampio respiro, tant'è che oggi perfino Google nella sua versione americana le regala il doodle commemorativo per  quello che sarebbe stato il suo 168° compleanno.
Il doodle di Google dedicato ad Annie Besant ritratta con in mano il New India.
Credits: Google



[1] A. BESANT, "Marriage, As It Was, As It Is, And As It                                          Should Be: A Plea For Reform", 1878;
[2]A. BESANT, " The Law Of Population", 1877


                                               Traduzione a cura di Silvia Palandri



TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT





Alcuni suoi scritti:


sulle donne:

The Political Status of Women (1874)
The Law Of Population (1877)
Marriage, As It Was, As It Is, And As It Should Be: A Plea For Reform (1878)


sulla religione:

Why I became a Theosophist (1889)
Introduction to Yoga (1908)
Occult Chemistry
Esoteric Christianity




Bibliografia:
 BESANT Annie, "Autobiografia - Una mistica femminista fra Otto e Novecento" , Ed. Le Lettere. 2002.




TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT