giovedì 21 aprile 2016

L'assenza-essenza di Charlotte






Oggi ricorre il bicentenario della nascita di Charlotte Brontë e la vogliamo celebrare parlando del nuovo libro edito da Fazi editore "Charlotte Brontë : una vita appassionata" di Lyndall Gordon che ci narra di nuovi scenari sulla sua figura di donna dell'epoca vittoriana e per riflesso sul suo talento di scrittrice.


Per quell'assioma tutto anglosassone del privato è pubblico seguendo un'analisi che la nota antropologa Ida Magli definiva "dell'assenza", cioè la necessità di recuperare il valore della mancanza delle donne nella società,quindi nella storia, studiando il ruolo delle donne nella vita quotidiana, ecco che dopo i decantati aspetti di delicatezza, di dolore e compostezza che hanno reso Charlotte un mito emblematico dell'età vittoriana, partendo proprio dalla sua quotidianità Lyndall approccia da un punto di vista anticonvenzionale la vita e le opere di Brontë rilevando che proprio dalla sua assenza, che manifestava anche nei gesti, come lo scrivere ad occhi chiusi, dal suo talento non riconosciuto, dall'atteggiamento di sufficienza dei suoi datori di lavoro presso cui faceva l'istitutrice, nasce il genio "ribelle", creativo di Brontë .


L'assenza diventa emblema esistenziale, e quindi essenza e presenza di Charlotte che ne trae l'occasione creatrice con cui dar sfogo alle sue capacità, tamponando l'assenza di documenti coevi ormai distrutti intenzionalmente, secondo Lyndall, proprio per suffragare l'immagine data dalle prime biografie, rilegge quindi le sue eroine per trovare quel guizzo ribelle e anti conformista della stessa Charlotte e scopriamo quindi una Charlotte inedita tutt'altro che remissiva ma anzi volitiva e soprattutto capace di sfruttare a proprio vantaggio un aspetto della cultura del suo tempo che piuttosto mortifica, penalizza ed esclude le donne soprattutto quelle che non corrispondono ai dettami dell'epoca e che hanno qualche genio... 





"Volevo parlare, crescere- era impossibile..."  








Ma noi invece ti ascoltiamo...Buon compleanno Charlotte!





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"Charlotte Brontë: una vita appassionata"
 Lyndall Gordon, Fazi
editore, 2016, pagg. 500









mercoledì 23 marzo 2016

Caterina...La Magnifique!










“Caterina La Magnifica” è il saggio che la giornalista umoristica, Lia Celi, e lo storico archeologo, Andrea Santangelo, hanno dedicato alla erede di Lorenzo de’ Medici, Regina di Francia dal 1574 al 1589.
Questo libro è senz’altro una biografia che dona una lettura, della vita di una delle maggiori personalità della Storia, inusuale ed inedita. Ci fa conoscere infatti l’evoluzione della vita di Caterina grazie a retroscena che tradiscono una ricerca e conoscenza storica che lascia affascinati.


Dall’approccio innovativo, il filo conduttore è infatti una fila di dieci macarons, il motivo ve lo lasciamo scoprire nel libro, alla “rivisitazione” prospettica della Storia, non è il classico libro storico-biografico insomma, non è un mero insieme didascalico di fatti e date per quanto ben congeniate ma il padroneggia mento del sapere storico aiuta a proporre il fluire della storia, della vita come un romanzo pieno di figure maggiori, minori, comparsate che risulta di facile e gradevole lettura anche per chi non ama la Storia o le biografie è per questo consigliabile forse come libro di testo per i ragazzi.
Nelle note poi sono riportate altrettante preziose pillole di
conoscenza ma se teniamo conto che il tutto ha anche uno stile linguistico che palesemente, anche per riferimenti televisivi, musicali…, si rivolge ad un pubblico molto giovane, si apprezza lo sforzo degli autori di avvicinare un target diverso dagli appassionati di Storia a questa figura femminile tra le poche, purtroppo, che è passata ai posteri per essere ricordata e ancora oggi studiata sui libri di scuola e a cui la giustizia storica ancora non ha reso piena verità e a cui questo libro cerca nella sua ricostruzione puntuale e precisa, ma mai noiosa, di rendere un servizio per ricordarci, e in alcuni casi farci sapere, che Caterina de’ Medici, Regina di Francia, non fu solo protagonista della strage della Notte di San Bartolomeo.




Caterina infatti dopo aver passato un’infanzia turbolenta diventando orfana di entrambi i genitori in pochi giorni e sopravvivendo a malattie e ad una rivolta a cui sfugge venendo chiusa in convento, forse il suo periodo più sereno e bello, amata e coccolata dalle suore, arriva in Francia, dopo essere stata pedina designata dei piani politici dei Papi, suoi zii, arriva sposa di Enrico III quindi Regina e nella sua vedovanza “Capo di Stato” e che Stato, quel territorio che in quel periodo sta proprio muovendo i suoi primi passi per diventare nazione con i suoi confini, le sue regole, i suoi caratteri culturali quelli che diventeranno distintivi della Nation, quella nazione che diventerà per tutto il vecchio continente, e non solo, sinonimo di raffinato snobbismo, quella nazione che a Caterina Maria Romola de’Medici dovrà la sua eterna nomea di paese del bon-ton. Così assaggiando macaron su macaron scopriamo che è grazie a Caterina se i francesi iniziano a mangiare usando le poste, usanza fino ad allora “italiana”,  se scoprono nuovi indumenti molto “intimi”, se cominciano ad usare ingredienti come la farina, il burro e il latte per dar vita  a quella crema che ancora oggi porta il nome del cuoco francese de Bechamél ma che altro non è se non la versione semplificata della salsa-colla toscana. Insomma la figura, la vita di Caterina de’ Medici è il fulcro da cui si dipanano vari scenari e spunti storici tramite i quali scopriamo particolari macroscopici, spesso tralasciati da un punto di vista culturale, politico, culinario ma anche della Storia delle donne. 







Questo libro accende una nuova luce sulla figura di Caterina e aiuta a far conoscere anche altre presenze femminili tutt’altro che secondarie seppur poco note, come le zie Clarice Strozzi e Lucrezia Salviati, Diana di Poitiers e i piacevoli rimandi alle donne forti della Storia come Giovanna la Pazza aiutano a rendere il quadro storico dell’epoca un buon tentativo di dare un contributo insolito ma mai scontato o superficiale, nonostante si possa essere traviati dal lessico a volte troppo giovanile, di una realtà rinascimentale ben più complessa di quella che finora ci era stata fatta pervenire e studiare, un buon esempio di parità di genere storica che macaron dopo macaron lascia proprio un buon sapore.



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"Caterina La Magnifica" Vita straordinaria di una geniale innovatrice, di Lia Celi e Andrea Santangelo, 
UTET edizioni, pagg. 233.


















martedì 8 marzo 2016

Suffragette il Film





“Suffragette” è davvero un bel film che vale la pena consigliare di vedere innanzitutto per la bravura delle attrici ma anche per tutti gli aspetti della produzione dalla scenografia, abile a ricostruire l’ambientazione di una Londra inizio XX secolo e il suo cielo ingrigito dai fumi e nuvole di smog create dalle fabbriche,  e le sue strade che sanno di miseria, di una nuova classe sociale sfruttata, e alle condizioni delle fabbriche in cui c’è una netta separazione tra uomini e donne, alle mansioni e condizioni del lavoro femminile, sfruttato, sottopagato e abusato; dagli abiti riprodotti con saggezza nelle stoffe, colori e mode, dai cappotti, cappelli delle signore dell’alta aristocrazia che pure parteciparono alla lotta, alle camicette lise e consunte delle operaie che passavano ore interminabili al lavoro; ai simboli come i reali colori delle fasce  e degli stendardi delle suffragette ma anche della ricerca storica che vi è dietro per la quale ascoltando Meryl Streep si ascoltano i reali discorsi della Pankhurst così come il fine riferimento alla Sacerdotessa.

Suffragette-il film
Ma questo è un film che va visto al di là se si ami la Storia o i film d’epoca o la rivendicazione del ruolo femminile, questo film merita di essere visto per l’alto messaggio che certo è nell’azione delle suffragette, tema centrale e focus del film, l’emancipazione delle donne nella società che passa nel riconoscimento della piena capacità politica alle donne tale da renderle cittadine ma soprattutto per quel messaggio che non risalta. La protagonista è una lavandaia di nome Maud Watts che si avvicina quasi per caso e involontariamente al movimento suffragista e grazie a lei viviamo questi avvenimenti, conoscendo poi altre protagoniste dell’Unione. Ma Maud all’apparenza vive una vita normale, serena, per quello che una donna della sua epoca può avere e desiderare, per quello che la sua epoca le offre: ha un marito, che neanche la picchia, una casa, modesta, un bambino con il quale gioca e scherza quando non è al lavoro, all’apparenza quindi la sua vita è, per le condizioni sociali del suo tempo, nella norma. Ma quando Maud arriverà in contatto con la realtà emancipazionista non potrà fare a meno di rendersi conto che seppure la sua condizione non è drammatica, le cose in generale non vanno bene per le donne e c’è bisogno di lottare, tutte insieme anche per chi non può, per chi sta peggio e soprattutto per chi verrà dopo. 
Questo è il più grande messaggio che le donne devono riscoprire.

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