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mercoledì 12 giugno 2024

Diari da Fruitlands- Louisa May Alcott- PUBLISHERSTORY


Diari da Fruitlands, Louisa May Alcott,
PUBLISHERSTORY




Diari da Fruitlands di Louisa May Alcott e di sua sorella Anna è la nuova uscita della casa editrice PublisHERstory, dedicata alla Storia delle donne.
I diari sono quelli scritti da Louisa ed Anna Alcott quando la famiglia si traferì a Fruitlands, la fattoria  che il padre Amos Bronson comprò per realizzare il suo sogno esistenziale, quello di vivere in completa armonia con il creato. Un'esperienza che tuttavia, come sappiamo, non andò bene e di cui Amos non amò mai parlare se non in sporadiche situazioni e con reticenza, poiché per lui fu davvero penoso accettare il fallimento tanto che reagì chiudendosi nella camera da letto senza più voler mangiare; fu riportato 'alla vita' da sua moglie. Su questo suo stato così prostrato e depresso scrisse una poesia che troviamo, insieme ad altri documenti, in questo libro uscito ora per la PublisHERstoryDiari da Fruitlands.
I diari di Louisa ed Anna si riferiscono alla loro infanzia, infatti Louisa compirà undici anni proprio a Fruitlands.
A corredo dei diari e delle testimonianze di Amos Bronson ci sono le foto della casa in cui visse la famiglia Alcott durante quell'esperienza.
Ci sono poi quattro racconti che Louisa scrisse per i suoi nipoti, e che decise di far pubblicare in seguito, due dei quali sono inediti  e che furono scritti per sua nipote Lulù, proprio la nipote della Lulù's Library, che però volle tenersi questi due racconti per se' e solo agli inizi del Novecento suo cugino Frederick, erede di Louisa, volle darli alle stampe. Oggi sono per la prima volta tradotti in italiano.
Inoltre troviamo il racconto umoristico di Diogenes Tubb che riguarda Louisa May e di come questa reagì alla conoscenza dell'avvenimento ed infine il necrologio che il collega John Preston True volle scrivere quando apprese della scomparsa dell'autrice che per lui fu un punto di riferimento; in questa occasione infatti mette a disposizione di tutti gli scrittori emergenti i consigli che Louisa gli diede ai suoi inizi, e che sono ora tradotti per la prima volta in italiano.

Diari da Fruitlands, Louisa ed Anna Alcott, PublisHERstory.
Disponibile su Amazon cartaceo ed ebook.




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lunedì 23 agosto 2021

Paolina Leopardi VIII Parte-I viaggi

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VIII Parte-I viaggi




Paolina Leopardi
di
Elisabetta Benucci 

I viaggi di Paolina Leopardi


Nell’ottobre del 1863 arrivò per la prima volta a Firenze, dove rimase per molto tempo, incantata dalle bellezze della città e dove incontrò, con tanta emozione, il marchese Gino Capponi, conoscente di Giacomo. Sempre a Firenze si fece ritrarre dal famoso fotografo Alinari. Nelle immagini rimandate dalle foto, adesso Paolina si presenta come la Contessa Leopardi, appartenente a una nobiltà che, agli occhi del mondo, Giacomo aveva resa effettiva e non semplice titolo: era stata l’amata sorella di lui e la confidente; era, ora, la custode della sua memoria.

Per i suoi spostamenti, Paolina utilizzava l’Omnibus, la diligenza pubblica, o il treno; capitava che nelle città usufruisse di carrozze private a noleggio. Aveva tuttavia una predilezione per il treno, che rappresentava una vera e propria rivoluzione per quei tempi. Era per lei un divertimento entrare e sostare in una stazione anche solo per vedere passare le locomotive sbuffanti con il loro multiforme carico di vagoni passeggeri e merci. Si sentiva viva in mezzo a quella folla di persone in attesa di partire. Il treno rappresentava per lei la libertà, la possibilità di volare via e di raggiungere, non più solo con la fantasia, luoghi lontani. Proprio grazie a questo innovativo mezzo di locomozione e approfittando del recentissimo completamento del collegamento ferroviario da Susa fino a Brindisi, Paolina affrontò il lungo viaggio che la condusse a Foggia a Bari, e a Brindisi. Dovunque andasse, veniva accolta quasi con venerazione e tutti le tributavano omaggi: «Il suo nome, o Paolina, è già patrimonio della storia», le scriveva un professore di Bari, in una graziosa letterina.

Andare a Napoli, però, era il «costante desiderio» di Paolina, perché doveva recarsi in quella città per una missione “speciale”: andare a visitare le spoglie di Giacomo, nella Chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, dove era il suo sepolcro. 



Sepolcro di Giacomo Leopardi




E così fu. Ai primi di aprile del 1867 si mise in viaggio per Napoli e appena arrivata, l’8 di quel mese, andò a inginocchiarsi e a pregare sulla tomba dell’adorato fratello.

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lunedì 2 agosto 2021

Paolina Leopardi VII Parte La seconda vita di Paolina Leopardi





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VII Parte La seconda vita di Paolina Leopardi

PAOLINA LEOPARDI 
di
Elisabetta Benucci 

La seconda vita di Paolina Leopardi

Con la morte della madre, per Paolina iniziò una seconda vita; ormai in tarda età, riuscì a vivere la sua «stagion lieta» e a realizzare i suoi sogni. Di fatto, Paolina è stata la protagonista di una storia triste e insieme straordinaria. La sua, si potrebbe pensare, è un’esistenza emblematica fra le mortificanti esistenze di donne gentili dell’Ottocento, nate da nobili casati, sorelle o figlie di geni illustri. Invece, la condizione di Paolina fu per molti versi anche peggiore, nello stato di estrema severità di vita nel quale la segregò il sistema familiare. Ma la sua è anche la storia di un riscatto, quando, liberatasi dalle catene, conobbe così il piacere della libertà, dei viaggi, delle relazioni affettuose, delle vanità. Quasi sessantenne, quindi “vecchia” per quell’epoca, Paolina prese il coraggio a due mani e con grande forza d’animo si aprì a un nuovo destino, affrontando l’ignoto.

Era un vero e proprio “miracolo” per Paolina questa nuova vita. Decise di fare tutto quello che finora le era stato impossibile realizzare: comprare tanti libri, rinnovare il guardaroba (che diventerà quello di una signora elegante e raffinata), programmare una serie di viaggi che la porteranno in molti luoghi degli stati della penisola, poi dell’Italia unita, visitando le principali città centro-meridionali e soggiornando piuttosto a lungo in alcune di quelle dove Giacomo aveva vissuto: Bologna, Firenze, Napoli, Roma, Pisa. Una specie di itinerario del cuore sulle orme del fratello, alla scoperta dei luoghi a lui cari o che avevano pesato sulla sua vita, e dove, chissà, avrebbe potuto incontrare qualcuno che Giacomo lo aveva conosciuto davvero: a Firenze e a Pisa succederà. 


Questa nuova libertà le aveva permesso di iniziare un’amicizia piena di affetto e di confidenza con Marzio Politi, giovane colto, raffinato bibliofilo e antiquario, di nobile famiglia recanatese. A lui Paolina aprirà il suo cuore; chiederà consigli, racconterà le sue ansie, commissionerà riviste e libri. Marzio la accontenterà in tutto, perché aveva molto a cuore l’amicizia con quella nobildonna, probabilmente così diversa dalle tante altre signore che conosceva. 

Insieme a Marzio Politi, Paolina poteva adesso godere della vicinanza e dell’affettuosa amicizia di Teresa Teja (1826-1898), la vedova torinese che il fratello Carlo sposò in seconde nozze l’8 luglio 1858. Per l’ occasione Paolina prestò alla futura cognata un anello a due file di brillanti, appartenuto ad Adelaide, perché Carlo desiderava che durante la funzione Teresa indossasse la fede nuziale che era stata di sua madre.

Nonostante i rapporti tesissimi per questioni di denaro con il nipote Giacomo, l’erede universale, Paolina cominciò nel 1858 a compiere i primi viaggi e ad allontanarsi da Recanati. Visitò inizialmente Senigallia, San Benedetto, Ancona, Ascoli Piceno, Pesaro; andò a Foligno e ad Assisi; poi a Modena, a Parma e a Reggio Emilia. A Modena incontrò per la prima volta le sorelle Brighenti con le quali aveva carteggiato tutta la vita, ma che mai aveva fino ad allora conosciuto di persona.

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lunedì 19 luglio 2021

Paolina Leopardi VI Parte- I lutti e l'eredità


VI parte- I lutti e l'eredità 


Credits by wikipedia



PAOLINA LEOPARDI 
di
ELISABETTA BENUCCI

Intanto il conte Monaldo era sempre più malato. Era infermo da tempo, incapace di lavorare come una volta. Quando le sue forze erano venute meno, stava cercando di portare a termine una monumentale storia di Recanati, opera in quattro o cinque volumi. Il 30 aprile 1847 Monaldo rendeva l’anima a Dio, probabilmente minato da un male incurabile. In quell’occasione, Paolina scrisse la memoria Monaldo Leopardi e i suoi figli , dove pieno di affetto è il ricordo del padre. 


Alla morte di Monaldo, Adelaide fu nominata amministratrice assoluta di tutto il patrimonio. Per la legge del maggiorascato l’erede era Pierfrancesco, dal momento che Giacomo era morto e che Carlo aveva perso ogni diritto a causa delle contrastate nozze con Paolina Mazzagalli. Qualche anno dopo, nel 1849, Carlo intenterà una causa legale contro la famiglia, ma la perderà.

Di lì a poco una serie di lutti terribili funestò la famiglia Leopardi: il 29 settembre 1851 morì il fratello Pierfrancesco, all’età di trentotto anni; dopo pochi mesi, l’8 dicembre, morì l’amata Maria Virginia, la figlia undicenne di Pierfrancesco; il primo ottobre 1852 si spense, all’età di trantasei anni, Cleofe Ferretti, la vedova di Pierfrancesco. Cleofe lasciava due figli: Giacomo (1843-1903) di nove anni e Luigi (1844-1923) di otto. Con la morte di tanti parenti, si venne a creare un nuovo piccolo nucleo familiare, composto da Paolina, dalla madre Adelaide e dai nipoti Giacomo e Luigi. Ma la notte del 2 agosto 1857 Adelaide morì improvvisamente. Si spense nel sonno, all’età di settantanove anni. Erano trascorsi ventanni dalla morte di Giacomo e dieci da quella di Monaldo. Era sopravvissuta a quasi tutti i suoi figli; al suo capezzale erano rimasti soltanto Paolina e, forse, Carlo. Fu sepolta nella chiesa di Santa Maria di Varano, nella medesima tomba dove riposavano Pierfrancesco e Virginia. Sulla lapide, a firma «Paolina figlia non mai consolabile», era incisa questa frase: «Adelaide di Filippo Antici / insigne per pietà ed affetto conjugale / mirabile nel ristorare l’ economia domestica: / con sé avara / premurosissima per la famiglia». Nella lapide non compariva il nome dell’altro figlio ancora in vita, Carlo, che era stato tenuto ai margini della famiglia proprio dalla madre. 


Adelaide era stata senza dubbio la causa principale dell’infelicità di Paolina, ma ne era stata anche la compagna per quasi sessantanni. Tra le due donne si era creato nel tempo un vincolo forte, indefinibile e indecifrabile, fatto di sentimenti contrastanti, di silenzi, di sguardi, di frasi non pronunciate o solo abbozzate. Un sentimento alimentato, oltre che dalla forzata convivenza, da controversie, dolori, miserie, misteri, ricordi. A palazzo Leopardi erano rimaste per diversi anni solo loro due, ed erano le uniche sopravvissute di una vera e propria saga familiare. Per le disposizioni del testamento paterno Paolina era ora l’unica erede usufruttuaria. Nel grande Palazzo di Recanati Paolina rimase insieme ai due nipoti.

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lunedì 5 luglio 2021

Paolina Leopardi V Parte


V Parte Le prime opere e la morte di Giacomo


Stemma Leopardi



Paolina Leopardi
di Elisabetta Benucci


Nel 1832 Paolina cominciò a lavorare al periodico fondato dal padre: il 31 maggio uscì infatti il primo fascicolo de «La Voce della Ragione. Giornale filosofico, teologico, politico, istorico e letterario», stampato a Pesaro. Paolina ne sarà l’artefice e l’anima insieme a Monaldo, assumendo il ruolo di giornalista, di redattrice capo e di collaboratrice assidua; in particolare contribuì al periodico con un numero ragguardevole di traduzioni di articoli di giornali stranieri.

Tra il novembre e il dicembre di quello stesso anno Paolina vide pubblicato il suo primo libro: Viaggio notturno intorno alla mia camera dell’Autore del viaggio intorno alla mia camera, edito a Pesaro da Annesio Nobili (prima traduz. italiana dell’Expédition nocturne autor de ma chambre di Xavier de Maistre). Fra il 1832 e il 1840 Paolina collaborò sia con il periodico «La Voce della Verità» di Modena sia con molti altri giornali quali «L’Amico della gioventù», «La Gazzetta di Milano», «La Gazzetta di Genova», «La Gazzetta di Modena».  


Le opere di Paolina nel libro
di Elisabetta Benucci
Il 14 giugno 1837 morì a Napoli il fratello Giacomo, all’età di trentanove anni. Nello stesso giorno dell’ arrivo della notizia della morte del poeta, la famiglia era in subbuglio per un altro motivo: il figlio Pierfrancesco (1813-1851), invaghitosi di una fanciulla di modestissime origini, era fuggito per inseguire il suo sogno d’ amore, ma era stato riacciuffato e ricondotto a casa dai carabinieri. Toccò allora a Paolina annotare nel registro di famiglia la triste notizia: «A dì 14 giugno 1837 morì nella città di Napoli questo mio diletto fratello divenuto uno dei primi letterati d’ Europa. Fu tumulato nella chiesa di S. Vitale, sulla via di Pozzuoli». La morte del fratello poeta fu per Paolina un dolore grandissimo, una sofferenza indicibile. Nel settembre 1837 Paolina dette alle stampe l’opera Mozart, alla quale consegnava, dietro lo schermo della ricostruzione dell’esistenza del famoso musicista, il suo monumentum in onore del fratello scomparso.


Il
29 aprile 1839 fu invece un giorno di festa in casa Leopardi. Si celebrò infatti il matrimonio fra il fratello Pierfrancesco con Maria Cleofe Ferretti (1816-1852). Un matrimonio preparato da tempo per colui che era destinato, dopo la morte di Giacomo e l’allontanamento definitivo di Carlo, a ereditare tutte le sostanze della famiglia e a continuare la discendenza del casato. I novelli sposi si stabilirono a palazzo Leopardi, dove la vita di Cleofe non fu mai felice per i difficili rapporti e gli insanabili contrasti con la suocera. Dal matrimonio nacquero quattro figli, una figlia femmina e tre maschi, dei quali vivranno a lungo solo due maschi, Giacomo e Luigi. 

Pierfrancesco
Leopardi

Maria Cleofe, con la quale Paolina instaurò un rapporto di grande affetto, fu sempre di salute cagionevole e fra mille tormenti portò a termine la sua prima gravidanza: il 30 agosto 1840 dette alla luce Maria Virginia, destinata a morire fanciulla. Paolina amò questa bambina come una figlia e il suo istinto materno si concentrò tutto sulla nipotina, che riempiva di baci e di carezze.

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lunedì 21 giugno 2021

Paolina Leopardi IV Parte Il rapporto fraterno



IV Parte-  Il rapporto fraterno



Paolina Leopardi

di Elisabetta Benucci


Nel 1829 Paolina aveva perso la compagnia di una delle sue amiche più care, la cugina Paolina Mazzagalli (1803-1850), rea di essersi unita in matrimonio con il fratello Carlo, nonostante il divieto dei genitori. Carlo si allontanò irrimediabilmente dalla famiglia e anche dalla sorella. Analogamente, un anno dopo, Giacomo si allontanò per sempre da Recanati. Di fatto, Paolina non lo rivedrà mai più.

Un intensissimo affetto aveva caratterizzato il rapporto fra i due fratelli: Giacomo era di solo due anni più grande di Pilla, come affettuosamente lui la chiamava, ed erano cresciuti insieme. L’ascendente che Giacomo fin da bambino esercitò su Paolina fu molto forte. Con il passare degli anni, l’affetto della sorella crebbe sempre di più, fino a trasformarsi in una sorta di adorazione. Per parte sua, Leopardi intrattenne con lei il più intenso, prolungato e condiviso rapporto col femminile della sua esistenza. Per i primi trent’anni, la vita di Paolina s’intrecciò con quella del fratello, che le aprì con passione generosa e assolutamente paritaria i suoi interessi intellettuali, filologici e filosofici, e la sua attività creativa. Ma dopo il 1830, quando Giacomo lasciò definitivamente Recanati e la famiglia, trovando quella libertà da sempre desiderata, anche con Paolina si verificò la dolorosa rottura, pur se mai dichiarata: una rottura che avvenne sul piano religioso, ideologico e politico e che si tradusse nel silenzio epistolare degli ultimi anni dell’esistenza del poeta. A Paolina rimarrà un culto quasi ossessivo per questo fratello che aveva tanto amato, e ne difenderà la memoria e le opere finché avrà vita.

Paolina aveva intanto iniziato la corrispondenza con le sorelle Marianna e Anna Brighenti e con Antonietta Tommasini, amiche bolognesi di Giacomo. Scrivere lettere le dava sollievo e speranza, ma la severa sorveglianza dei genitori, che non volevano che Paolina avesse corrispondenze epistolari, la costrinsero ad adottare romanzeschi sotterfugi, come vasi di fiori alla finestra o notturni appuntamenti in biblioteca, per ricevere e spedire le lettere, complice il vecchio precettore don Sanchini che abitava in una casa di fronte a Palazzo Leopardi. 

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martedì 1 giugno 2021

Paolina Leopardi III Parte


Dal post precedente   
III Parte La vita sentimentale


Paolina Leopardi nel 1863.
foto Alinari


Paolina Leopardi
di Elisabetta Benucci


Un avvenimento imprevisto, a dir poco memorabile per le conseguenze differenti che ebbe su Paolina e su Giacomo, rischiarò come un lampo la vita dei due fratelli nel dicembre del 1817, quando giunse da Pesaro la cugina ventiseienne Gertrude Cassi, ospite in casa Leopardi insieme al marito, il conte Giovanni Lazzari, e alla figlia Vittoria di otto anni.


L’occasione della visita e del breve soggiorno era l’entrata della piccola Vittoria nell’educandato delle Suore Oblate dell’ Assunta di Recanati. Durante la permanenza degli ospiti, dalla sera dell’11 dicembre alla mattina del 14, Giacomo provò un forte sentimento amoroso per la cugina Geltrude, avvenente signora dagli occhi scuri e dai lunghi capelli castani. Per parte sua, l’ormai diciassettenne Paolina si affezionò a tal punto a quella cuginetta di dieci anni più piccola, da andarla spesso a trovare nel collegio recanatese, dove Vittorina rimase per quattro anni. Iniziò così un’ amicizia che si protrarrà per tutta la vita e che si tradurrà in un carteggio a tratti intenso, durato per ben quarantacinque anni, dal 1822 al 1868. Uscire da palazzo Leopardi, lasciarsi alle spalle l’odiata Recanati e la sua gente rozza e pettegola: era questo il desiderio più intenso di Paolina, ma anche il più difficile da realizzare nelle sue condizioni. Molta della sua infelicità fu legata, negli anni giovanili, alle mancate nozze. Il matrimonio infatti era l’unico modo per lasciare le mura domestiche, per liberarsi da quelle catene che l’opprimevano. Sposarsi significava però accettare altre catene, sperando che fossero più lievi. Per lungo tempo, la contessina sperò che il matrimonio, oltre a realizzare il sogno di una ragazza appassionata, le permettesse di cambiare quell’insopportabile sistema di vita. È anche vero che maritarsi per una ragazza del secolo XIX era un passo obbligato, pena l’alternativa di monacarsi o di restare umiliate zitelle. Per questo tutta la famiglia era alla ricerca di un “buon” partito per la contessina.

A quei tempi, soprattutto per una fanciulla di nobile casato, il matrimonio era quasi sempre una questione di interesse, con interminabili trattative sull’ ammontare della dote, sulle garanzie e sulle modalità di pagamento. Il patrimonio dei Leopardi non consentiva di assicurare a Paolina una dote cospicua, che potesse competere con quella di cui erano fornite le sue concorrenti, cioè le altre ragazze nobili in età da marito. Se a questo si aggiungeva la poca avvenenza e la timidezza della ragazza, oltre al requisito che il pretendente dovesse avere origini nobiliari, si capisce quanto la ricerca di un marito per Paolina fosse un’impresa ardua e, alla fine, disperata.

Il primo pretendente fu un certo Pietro Peroli, vedovo trentaquattrenne di Sant’ Angelo di Vado, cittadina nei pressi di Urbino, con il quale i Leopardi furono in trattative nel 1821. Per il matrimonio, dato per certo nel 1821, Giacomo compose la canzone Nelle nozze della sorella Paolina. Il matrimonio sfumerà miseramente per questioni economiche. Anche le successive trattative matrimoniali con il nobile e giovane marchigiano Raniero (Ranieri) Roccetti di Filottrano (l’unico per il quale Paolina provò una certa infatuazione amorosa), con il cav. Marini di Roma, Direttore generale del Censo (uomo di circa quarantacinque anni, vedovo con una figlia, ma pronto a seconde nozze perché desideroso di un erede maschio), con lo squattrinato Leopoldo Staccoli di Urbino, con il giovane marchese Stefano Castellani di Treia (che la rifiuterà soprattutto per il suo aspetto fisico), non andranno a buon fine.

Paolina capì che più nessuno sarebbe venuto a prenderla. Se non la pace, per lei fu almeno la quiete. Per sfuggire alla solitudine e alla disperazione di vivere reclusa nel palazzo di Recanati, Paolina intensificò l’attività intellettuale. La scrittura e la lettura diventarono ben presto il suo mondo: era l’unico modo per sopravvivere all’infelicità, ai mancati matrimoni, al carcere familiare. Ed era l’unico modo per difendersi dalle intrigate e dolorose questioni di famiglia: costrizioni, fughe, liti patrimoniali e parentali, lutti, morti sospette, funerali controversi, questioni legate alla dispersione dei manoscritti del fratello e alla loro pubblicazione, oltre alla presunta conversione di Giacomo in punto di morte. 

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lunedì 17 maggio 2021

Paolina Leopardi l'infanzia a Recanati II Parte



L'infanzia a Recanati  II Parte

Paolina Leopardi
e
suo fratello Giacomo



Paolina Leopardi

di Elisabetta Benucci



Paolina Francesca Saveria Salesia Placida Polancina Aloisia, così venne battezzata, fu la terzogenita dopo Giacomo (1798-1837) e Carlo (1799-1878). Sarà l’unica figlia femmina dei dodici figli venuti al mondo da Monaldo e da Adelaide.


A quell’epoca, Recanati era uno sperduto borgo dello Stato della Chiesa, molto lontano dai circuiti culturali importanti. Più volte il vivere in quel luogo fu definito da Giacomo Leopardi «soggiorno orrendo», «soggiorno disumano», «prigione». Paolina odiò e disprezzò Recanati non meno di Giacomo, indicandolo come «orribile paesaccio», «soggiorno abbominevole ed odiosissimo», «canile».


Recanati 
La famiglia Leopardi poteva essere considerata tra le più importanti della nobiltà terriera marchigiana, ma si trovava in cattive condizioni patrimoniali, tanto da dover osservare una rigida economia per conservare il decoro che il rango nobiliare imponeva. Monaldo era un uomo colto, che aveva fornito il suo palazzo una notevole biblioteca, ma di cultura attardata e accademica. I suoi orientamenti politici erano fortemente reazionari, ostili alle nuove idee diffuse dalla Rivoluzione francese e dalle campagne napoleoniche.
Paolina, insieme ai fratelli Giacomo e Carlo, crebbe in questo ambiente, che influenzò le sue idee e i suoi orientamenti. La vita familiare era scandita essenzialmente dalla madre Adelaide, donna di una bellezza severa e malinconica, che Paolina definiva fredda e poco sensibile. La giovane donna, infatti, trovava insopportabile il tipo di vita instaurato in casa dalla madre, la quale, quando la poco assennata condotta del marito aveva rischiato di compromettere il patrimonio e il buon nome dei Leopardi, aveva preso in mano le redini dell’amministrazione familiare, stabilendo a palazzo un regime di inflessibile economia e sottoponendo tutti a durissime e persino mortificanti privazioni.
Nonostante ciò, Paolina riuscì a trascorrere un’infanzia spensierata, animata dai giochi con i fratelli; nel gioco dell’altarino ella fingeva di essere un prete e di celebrare la messa, tutta compunta nel suo abito scuro e austero; per il taglio di capelli, che la rendeva più simile a un fraticello che a una contessina, fu soprannominata da Giacomo “don Paolo”.


Recanati
 Palazzo Leopardi
In modo atipico per i costumi dell’epoca, che non riservavano alle figlie femmine una solida istruzione, Paolina fu educata insieme ai fratelli maschi da precettori ecclesiastici, in particolare da don Sebastiano Sanchini, nella grande biblioteca di famiglia.
L’anno scolastico di Giacomo, Carlo e Paolina si concludeva, per volontà del conte Monaldo, con una solenne prova d’esame, che si teneva tra gennaio e febbraio. L’insegnamento era svolto nel corso di due semestri, alla fine dei quali i fratelli dovevano presentare un saggio delle loro cognizioni nella materie nelle quali si erano applicati. Davanti agli invitati e ai membri della famiglia dovevano rispondere in latino alle domande dei pedagoghi.
Paolina si mostrò preparatissima a sostenere, nel febbraio 1810, l’esame su ben quaranta domande di cultura varia; rispose con precisione e prontezza a venti domande sulle scienze – intorno alle meteore, al vento, alla pioggia, al tuono, alla luna, alle stelle cadenti, alle comete, alle eclissi, al flusso e riflusso del mare – e a venti sulla storia, in particolare sulla storia della Spagna, Portogallo, Svezia, Danimarca e Norvegia.

Recanati
Cominciava così a prendere forma quella «dotta grammatica e letterata», «erudita traduttrice di Marco Tullio Cicerone», «erudita Signorina» come, di volta in volta, la definì Giacomo nelle sette odicine a lei dedicate nel 1810. Nei versi puerili di Giacomo la bambina sorella viene chiamata due volte col biblico epiteto di «forte», che vuole alludere alle sue capacità intellettuali. Queste furono davvero notevoli, educate dai buoni studi d’infanzia; e scrivere sotto dettatura del fratello giovò certamente alla sua cultura. Aveva solo dodici anni Paolina quando iniziò la sua attività di «copista», con la sua minuta e saltellante scrittura, prestando a Giacomo la sua mano e molto del suo tempo per copiarne appunti, opere, epistole.
Di riflesso ai «sette anni di studio matto e disperatissimo» che impegnarono Giacomo fra il 1810 e il 1817 circa, all’ombra dei tanti libri che Monaldo acquistava per il primogenito, la sorella, pur continuando a compiere i suoi doveri senza discussioni e a obbedire sempre e comunque ai genitori, si formò un’ampia e profonda cultura, soprattutto se si considerano i tempi e il luogo in cui visse. Imparò il latino, lesse testi classici e biblici, si avvicinò alla prosa straniera, imparando in modo eccellente il francese, oltre a leggere e a tradurre l’inglese e il tedesco. Studiò la storia e si appassionò alla musica. Scriveva, e anche questo è un dato di non poco conto per quell’epoca, in un italiano colto, corretto e preciso, talvolta gradevole con un’essenzialità compositiva che si adattava alle esigenze delle situazioni, come mostrano i suoi scritti in prosa e le sue tante lettere. Anche in questo aveva giocato un ruolo decisivo quella perfezione compositiva che i critici hanno concordemente riconosciuto alla prosa epistolare di Giacomo Leopardi. Paolina insomma assume quelle caratteristiche culturali che la resero «sensibilissima» e «istruita al di sopra di quattro quinti delle vostre pari», sempre secondo il giudizio del fratello, espresso nella lettera del 19 marzo 1823.
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lunedì 3 maggio 2021

Paolina Leopardi non solo la sorella di

Paolina Leopardi non solo la sorella di
le sue Opere a cura di Elisabetta Benucci



Altre volte Opportunità di Genere OG si é occupata delle 'mogli di' , 'madri di', e sorelle di ogni volta scoprendo e facendo scoprire che furono tutt'altro che semplici contorni ai più noti, e non
Qui puoi leggere il post sulle
Sorelle di Mozart
sempre anche più talentuosi, parenti.
Questa volta scopriamo la sorella di Giacomo, Paolina Leopardi grande letterata anch'essa per ammissione del suo stesso fratello. Ce la racconta direttamente una delle più grandi studiose a cui dobbiamo la riscoperta di questa grande donna dell'Ottocento italiano, Elisabetta Benucci che le ha dedicato numerose opere grazie alle quali possiamo apprezzarla:

Elisabetta Benucci

Scritti su Paolina Leopardi

'Vita e letteratura di Paolina Leopardi', Firenze, Editoriale le Lettere, 2020, pp. 265.

'Paolina Leopardi, Opere. Viaggio notturno. Mozart. La conversione di Ratisbonne', a cura di E.B., Firenze, Edimedia, 2020, pp. 130 (edizione commentata, illustrata, ipermediale; fa parte della collana «Grandi classici della letteratura italiana», diretta da Giuseppe Nicoletti). Link affiliato per l'acquisto: Paolina Leopardi Le opere Elisabetta Benucci

'La seconda vita della sorella di Giacomo Leopardi', «Leggendaria», 2020, n. 139, p. 66.

Paolina Leopardi. Per i 150 anni dalla morte. Storia e destino di una «sorella», «Nuova Antologia», 2109, 154, vol. 620, fasc. 2290, aprile-giugno, pp. 233-246.

Paolina Leopardi, la sorella dimenticata, «Leggere Donna», 2019, n. 185, ottobre-dicembre, pp. 25-26.

Paolina e Giacomo Leopardi a Pisa. Nel centocinquantesimo anniversario della morte di Paolina, a cura di Elisabetta Benucci e Alessandro Panajia, Pisa, edizioni ETS, 2019.

Paolina Leopardi, 'Lettere (1822-1869)', a cura e con un saggio introduttivo di Elisabetta Benucci, Sesto Fiorentino (Fi), apice libri, 2018, pp. 554. Il volume ha vinto la XXI edizione (2019) del Premio letterario nazionale “Vittoria Aganoor Pompilj”, dedicato alle corrispondenze epistolari e organizzato dall’amministrazione comunale di Magione sul Trasimeno.

Paolina Leopardi, 'Mozart', a cura e con un saggio introduttivo di Elisabetta Benucci, Venosa, Edizioni Osanna, 2018, pp. 110.

Donne colte dell'Ottocento: la lettura e lo studio per Paolina Leopardi, Caterina Franceschi Ferrucci, Emilia Toscanelli Peruzzi, in Una sfida difficile. Studi sulla lettura nell’Italia dell’Ottocento e del primo Novecento, a cura di G. Tortorelli, «Bollettino del Museo del Risorgimento», a. LIV, 2009, Bologna, Comune di Bologna, pp. 85-118.

'Paolina Leopardi. Atti del Convegno di studi (Recanati, 24-26 maggio 2001)', a cura di Elisabetta Benucci, Pisa, Edizioni ETS, 2004, pp. 362.

Tra le letture francesi e il viaggio immaginario (con in appendice il testo di Paolina Leopardi, Mozart), in Paolina Leopardi. Atti del Convegno di studi (Recanati, 24-26 maggio 2001), a cura di Elisabetta Benucci, Pisa, Edizioni ETS, 2004, pp. 181-216.

Una donna di cultura del primo Ottocento: Paolina Leopardi, «Studi italiani», XII, 2001, 26, pp. 71-92.

Paolina Leopardi, 'Viaggio notturno intorno alla mia camera. Traduzione dal francese dell’opera di Xavier de Maistre e altri scritti'. Presentazione di Franco Foschi. Prefazione di Lucio Felici, Venosa, Edizioni Osanna, 2000, pp. 198.


Elisabetta Benucci

Filologa e storica della letteratura italiana collabora con l’Accademia della Crusca. Si è occupata di alcuni dei più importanti autori della letteratura italiana, dal Tre all’Ottocento. Tra le sue pubblicazioni: Leopardi nel Carteggio Vieusseux. Opinioni e giudizi dei contemporanei 1823-1837, con alii, Firenze 2001; Cantari novellistici dal Tre al Cinquecento, con alii, Roma 2002; Edmondo De Amicis, Un Salotto Fiorentino del Secolo scorso, Pisa 2002; Emilia Toscanelli Peruzzi, Diario, Firenze 2007; Galileo e l’universo dei suoi libri, con alii, Firenze 2008; Mario Pratesi, Le perfidie del caso, Firenze 2015; Letterati alla Crusca nell’Ottocento, Firenze 2016. Studiosa di Leopardi, ha curato edizioni critiche delle sue opere come quella del Martirio de’ Santi Padri (Bologna 2006) e delle Operette morali (Firenze 2017). Ha pubblicato due importanti volumi di inediti: Carteggio Leopardi-Colletta (2003; 2009²) e Giuseppe Giusti, Proverbi (2011). Dal 2012 è responsabile della segreteria scientifica e della redazione della «Rassegna della Letteratura Italiana».

Da tempo si dedica alla letteratura di genere. In particolare ha ricostruito la figura e l’opera di Paolina Leopardi, dedicandole molte pubblicazioni (fra le quali il volume Paolina Leopardi, Viaggio notturno intorno alla mia camera. Traduzione dal francese dell’opera di Xavier de Maistre e altri scritti, Venosa 2000), e riportandola all’attenzione dei critici e del pubblico. Nel 2018 ha dato alle stampe l’epistolario di Paolina (Lettere (1822-1869), Sesto Fiorentino 2018), che ha ottenuto il premio “Vittoria Aganoor” dedicato alle corrispondenze epistolari.
Ha organizzato a Recanati nel 2001 il primo, e finora unico, convegno sulla figura della sorella del poeta e ne ha curato gli atti (2003). Nel marzo 2019, per la celebrazione dei 150 anni della morte di Paolina, ha organizzato la giornata di studi Paolina e Giacomo Leopardi a Pisa, (Royal Victoria Hotel, Pisa). Su Paolina Leopardi ha pubblicato inoltre: Una donna di cultura del primo Ottocento: Paolina Leopardi («Studi italiani», 2001), Tra le letture francesi e il viaggio immaginario (negli Atti del Convegno su P.L., 2003), Donne colte dell’Ottocento: la lettura e lo studio per Paolina Leopardi, Caterina Franceschi Ferrucci, Emilia Toscanelli Peruzzi («Bollettino del Museo del Risorgimento», Bologna 2009), Paolina Leopardi, Mozart (Venosa, 2018), Paolina Leopardi. Per i 150 anni dalla morte. Storia e destino di una «sorella» («Nuova Antologia», 2109); Paolina Leopardi, la sorella dimenticata («Leggere Donna», 2019); Paolina e Giacomo Leopardi a Pisa. Nel centocinquantesimo anniversario della morte di Paolina, con alii (Pisa, 2019); La seconda vita della sorella di Giacomo Leopardi, «Leggendaria», 2020; Paolina Leopardi, Scritti (Firenze 2020).


Con lei, e grazie a lei, inizieremo questo prezioso ed interessante viaggio alla conoscenza di Paolina Leopardi:

Paolina Leopardi

di Elisabetta Benucci


Voi che siete sensibilissima,

che sapete amare,

che siete istruita al di sopra dei

quattro quinti delle vostre pari…

(G. Leopardi a Paolina, 19 marzo 1823)



 La vita. Storia e destino di una “sorella”


Paolina Leopardi nacque nel grande palazzo di famiglia il 5 ottobre 1800, di domenica, un’ ora e un quarto prima della mezzanotte, da Monaldo Leopardi (1776-1847) e dalla marchesa Adelaide Antici (1778-1857). Venne al mondo sotto il segno zodiacale della Bilancia, un segno d’aria governato da Venere, pianeta dell’amore e dell’armonia. Quasi fosse una predestinazione, le personalità dei nati sotto questo segno oscillano tra il desiderio di trovare nella famiglia un porto sicuro e il desiderio di libertà e di indipendenza.

Conosciuta come la “sorella di”, di solito la contessa viene appena ricordata per la canzone Nelle nozze della sorella Paolina, dedicatale dal fratello Giacomo e da lui scritta nel 1821 per il suo imminente matrimonio, poi non avvenuto. Di fatto, Paolina è in stato d’ombra come altre sorelle di poeti realmente esistite, appartate testimoni di grandi costruzioni di mondi alla cui edificazione hanno guardato appunto all’ombra della loro condizione. Paolina invece è molto di più di questa immagine sbiadita e oleografica arrivata fino a noi, perché fu donna colta, avidissima lettrice e traduttrice. Recenti studi, condotti a cura di chi scrive, permettono ora di valorizzarne la figura come scrittrice originale. 

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