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sabato 31 dicembre 2016

Un film di una donna a settimana per un anno? #9




#9 Miss Potter



Il 2016 è stato il 150 anniversario della nascita di Beatrix Potter, questa artista ed illustratrice straordinaria,  che è stata capace di sorpenderci ancora oggi con una favola inedita e una mostra all'Albert&Victoria Museum e a cui ancora sono state dedicate tante iniziative come l’uscita lo scorso mese di un libro firmato dai più importanti disegnatori e disegnatrici per bambini più conosciuti al mondo che hanno deciso di renderle omaggio con questo volume per ringraziarla del suo esempio e della sua influenza “A Celebration of Beatrix Potter” -Arts and Letters by more than 30 of todays’s favorite children’s book illustrator edito dalla Warne, o ancora la coniazione di una moneta, in diversi metalli preziosi,  di 50 pence con, da una parte la Regina Elisabetta e dall’altra il profilo della scrittrice con quello che è il suo personaggio più noto ed amato, Peter il Coniglio, così la Royal Mint ha pensato di celebrare Beatrix Potter. E così anche OG nell’ultima settimana di quest’anno ha pensato di augurarvi buon fine anno proponendovi come nono film per questa settimana la pellicola “Miss Potter” con Renée Zellweger.

Trama: Il film ripercorre la vita di Beatrix Potter inquadrandola nella sua epoca, nella sua famiglia benestante che vuole farla sposare al così detto ‘buon partito’ e non vuole quindi accontentare le sue velleità personali, votate al disegno e alla natura, poiché ad una donna da marito non erano utili. Beatrix quindi vivrà in conflitto con la sua famiglia, rifiutando i loro diktat e continuando a disegnare i suoi amati personaggi  finchè la sua bravura le renderà merito e potrà così riscattarsi dai suoi, guadagnare tanto da mantenersi e potersi comprare una bella fattoria che oggi è il Distretto dei Laghi.

Scelto perché: In pieno clima festivo la storia, la vita di Beatrix Potter ci insegna che i sogni si avverano, pur non senza difficoltà, grazie a forza e determinazione. La sua vita e il suo talento ci sono ancora di esempio: i suoi libri, le sue storie, i suoi disegni e la sua fattoria sono ancora per noi oggi il simbolo della lotta di una donna per vivere la sua vita. E noi siamo ancora qui a celebrarla in tutto il mondo. Buon fine anno!.


Titolo:Miss Potter
Nazionalità:Uk, USA
Anno: 2006
Durata: 92 min
Regia: Chris Noonan
Cast: Renée Zellweger, Ewan Mc Gregor, Emily Watson




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venerdì 11 novembre 2016

Beatrix Potter dopo 100 anni arriva in libreria con una nuova favola inedita

Kitty in Boots, la nuova storia di Beatrix Potter.


A settembre come annunciato agli inizi dell'anno in questo post a cui vi rimando "Kitty in Boots"  è arrivata in libreria e sulle piattaforme librarie anche in e-book.
La nuova favola di Beatrix Potter che dopo più di cento anni era rimasta nascosta è ora realtà grazie ai disegni di uno dei più noti e apprezzati illustratori dei nostri tempi, Quentin Blake per l’editore che per primo le credette e permise a Beatrix Potter di diventare un punto di riferimento non solo per milioni di bambine e bamibini in tutto il mondo ma anche per tante artiste, disegnatori e scrittrici di storie per l’infanzia, al punto che per il suo 150°anniversario dalla nascita, proprio in questo mese di Novembre, alcuni dei più importanti ed affermati illustratori di libri infantili pubblicheranno un libro commemorativo di loro disegni e lettere per testimoniare quanto questa artista, unica nell’aver avuto talento sia per lo scrivere che per il disegno, abbia ispirato generazioni di illustratori ed illustratrici.
Il libro, appunto edito dalla originaria casa editrice di Beatrix, "Warne" è dotato anche di un cd in cui la favola viene narrata dall’attrice premio Oscar, Hellen Mirren.

La storia parla di una comune gatta nera che la sua padrona, un’anziana signora, chiama Kitty ma che si fa chiamare Miss Catherine St. Quintin, conosciuta anche più semplicemente come Q o Squintums.

La copertina del libro +cd letto da Helen Mirren

Insomma una gatta un po’ speciale che conduce una doppia vita infatti di giorno si gode le cure casalinghe e di notte dopo essere andata ufficialmente a dormire si fa sostituire dall’amico Winkiepeeps, gatto anch’egli comune e di colore nero che volentieri si scambia con Kitty per riposare e apprezzare le cure della vecchia padrona ignara dello scambio. Kitty la notte infatti preferisce andare a cacciare e richiamata dal chiaro di luna si prepara a vivere l’avventura con dei grandi stivali e una giacca in realtà da gentleman che la porterà ad avere fraintendimenti ed equivoci; un’eroina dalla doppia vita insomma ben educata e tranquilla di giorno, cacciatrice in incognito di notte.


Dopo più di un centinaio di anni Beatrix Potter si presenta  a noi nel XXI secolo con una storia che possiamo definire di parità di genere in cui la protagonista è una gatta che non si fa problemi a travestirsi da gatto la notte, senza poterlo neanche immaginare Beatrix Potter è più attuale che mai in una società globale sempre in tensione sui temi di parità e che si inserisce in una polemica tutta italica, del conflitto sull’introduzione di testi e storie che parlino di parità di genere anche per l’infanzia, anche se ha ricevuto critiche soprattutto oltreoceano proprio per l’ambiguità del personaggio, gatta di giorno, gatto di notte, e per la confusione dei nomi con cui viene chiamata o si fa chiamare.

La storia era stata iniziata nel 1914 ma poi terminata la trama e una sola illustrazione, l’autrice dovette fermarsi di fronte ad eventi che condizionarono la sua vita, la Prima Guerra mondiale, il suo matrimonio e non ultima la sua malattia ma questa favola vede il compendio del suo lavoro perché oltre a questa nuova eroina, Kitty, ritroviamo i tanti personaggi più conosciuti ed amati di sempre da Mr Tod a Miss Tabitha Twitchit perfino Peter Rabbit, più anziano e per questo un po’ più lento, che nelle sue avventure notturne Kitty incontrerà di volta in volta.


Ma non solo potremmo quindi di nuovo poter sfogliare delle pagine ricche di disegni e leggere o ascoltare una storia tutta nuova catapultandoci ancora una volta nel meraviglioso mondo potteriano, nella primavera 2018 potremmo anche vederlo, uscirà infatti un film che vedrà tutti i suoi personaggi protagonisti, un ulteriore modo di rendere omaggio a questa artista che dopo tanto tempo riesce ancora a sorprenderci e farci tornare ogni volta al sapore dell'infanzia grazie alla sua arte, al suo talento con cui regala ancora romanticismo, arte ed ispirazione ai nostri tempi un pò più aridi.  



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mercoledì 27 gennaio 2016

La sorprendente Beatrix Potter: due fiabe inedite, una in uscita






Una storia vecchia di cento anni fa in un mondo globalizzato  come il nostro non ha nessun appeal ormai ma se è inedita ci si chiede come possa essere possibile e se sarà mai possibile ma per fortuna i casi, il caso, ancora nel XXI secolo può agire indisturbato e far ritrovare storie che nessuno aveva ancora letto, il caso riesce ancora a sorprenderci, piacevolmente se grazie a persone che ricercano alla vecchia maniera tra le carte e i fogli ingialliti del tempo che, ci e, si raccontano trovano nuove ed inedite fiabe di Beatrix Potter che riportate alla luce nel nostro XXI secolo vengono a portare ancora, oggi come allora, un po’ di romanticismo e di incanto grazie al suo immenso talento.

Beatrix Potter nasce a Londra nel 1866 e riceve un’istruzione privata ed estremamente razionalizzata al suo rango sociale e alla sua condizione di donna, i suoi genitori infatti appartenevano a famiglie benestanti da cui avevano ereditato grosse somme di denaro con le quali vivevano, di mentalità estremamente tradizionalista le vietarono studi ed attività non consone al suo ruolo di donna e soprattutto di futura moglie, di un buon partito possibilmente.
Beatrix però lottò sempre per la sua indipendenza personale, rifiutando “buon- partiti in cerca di moglie”, e per la sua realizzazione professionale, incarnazione “woolferiana” finché non riuscirà a mantenersi da sola grazie al suo lavoro, alle sue storie e ai suoi disegni, finché quindi non avrà una sua indipendenza economica, una stanza tutta per se', dovrà stare sotto lo stesso tetto dei suoi genitori subendo ricatti, sabotaggi, umiliazioni ai quali non cederà mai, continuando a portare avanti la sua passione per la natura, gli animali e il disegno anche quando la sua candidatura come studente al Royal Botanic Gardens verrà respinta in quanto donna e quando, con la stessa motivazione, anche la Società Reale di Scienze britanniche rifiuterà di pubblicare i suoi disegni botanici nonostante, grazie alla sue illustrazioni, in particolar modo di licheni e funghi, conquista il rispetto e la stima di micologi per il contributo allo studio e alla conoscenza che le sue illustrazioni avevano apportato alla biologia.


Una volta però avuto il giusto riconoscimento Beatrix acquista dei terreni in campagna da cui creerà una fattoria e diventerà imprenditrice di se stessa, delle sue capacità e anche delle sue proprietà creando Hill Top Farm che volle destinare ad una gestione eco solidale, come diremmo oggi, accrescendo nel tempo il latifondo con appezzamenti di terra limitrofi per evitare una possibile urbanizzazione della zona e preservare il paesaggio e la collina; oggi i suoi terreni sono il Parco Nazionale del Distretto Dei Laghi.


La sua favola più conosciuta è senz’altro Peter Coniglio anche se rimangono indimenticabili personaggi come Mr. Tod o Samuel Baffetti, Jeremy Pescatore, Jemima Anatra De’ Stagni, Timmy Punttapié.

Beatrix Potter cominciò però intorno agli anni ’20 ad avere problemi di vista e smise progressivamente di scrivere è infatti del 1916 il ritrovamento di un’altra sua favola, incompiuta per volontà dell’autrice stessa che abbandonò il progetto non convinta dell’originalità del soggetto, ma che ella stessa seppur in via anonima aveva chiesto al disegnatore Ernest Aris di illustrare, intitolata “The Oakmen” (Gli Gnomi). Beatrix mandò ad Aris un set di matite di disegno con le istruzioni sui colori e la composizione ma poi ci ripensò e la storia non fu mai realizzata. Oggi queste illustrazioni, ritrovate negli archivi del disegnatore Aris, sono visibili nella mostra permanete alla Galleria 102 del Victoria&Albert Museum che fino al 22 Luglio rimarrà ad ingresso libero.  Ma l’ultima fiaba di Baetrix Potter viene pubblicata nel 2016 ed è l’inedito “Kitty in Boots” (Il Gattino con gli stivali), sì avete letto bene Beatrix Potter è ancora con noi, ancora si fa leggere, ancora è pronta a regalarci magia, emozioni e bellezza.

La storia inedita che potremo tutti per la prima volta trovare negli scaffali delle librerie del XXI secolo è stata trovata dalla editrice Jo Hanks che rileggendo una biografia della Potter ha colto il riferimento a questa favola nelle lettere scritte al suo editore dell’epoca. Ricercando quindi negli archivi della Victoria&Albert Museum, i detentori del materiale della Potter e come visto anche di Aris, è venuto alla luce il manoscritto. La particolarità della storia è la contemporanea presenza di altri noti personaggi cari ai lettori come Mr. Tod, Ribby & Tabitha Twitchit e perfino Peter Coniglio anche se più anziano e lento.

"Kitty in Boots",
 l'illustrazione originale di Beatrix Potter;
(Frederick Warne&Co. & The V&A Museum)
La fiaba, del 1914, non è mai stata pubblicata perché per ammissione della stessa autrice si sono susseguite interruzioni su interruzioni, dalla Prima Guerra mondiale, al matrimonio con l’Avvocato William Healis nel 1913 e non per ultimi i suoi problemi di salute.


Kitty in Boots” , di cui nel link c'è un estratto della casa editrice Penguin, narra di un gatto nero, ben educato che vive una doppia vita ma bisognerà aspettare Settembre 2016 per saperne di più e svelare questa doppia identità intanto un po’ di suspense non manca come da tradizione e potremo attendere l’uscita del libro, illustrato dall'espertissimo Quentin Blake, riguardando il film sulla vita di Beatrix : “Miss Potter” con Renée Zellweger del 2006 oppure rileggendo le sue indimenticabili fiabe o il suo diario, “The Journal of Beatrix Potter: 1881-1897” a cura di Leslie Linder, nel quale, parlando di se stessa, ci lascia un ricco quadro dell’epoca vittoriana,  della società del suo tempo, profondamente cambiata, per certe cose, dalla nostra ma non nel gusto e nell’ amore per il suo talento, per le sue opere, per il suo esempio.



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giovedì 18 giugno 2015

Ernesta, la pittrice patriottica


Almanacco del 18 Giugno:


pittrice patriottica egregia nell'incisione
"Ernesta  Legnani  Bisi",  Eliseo Sala, 1843.



Ernesta Legnani in Bisi, fu un’artista di chiara fama e talento con una formazione accademica,  rara per le donne dell’epoca e una spiccata verve da patriota. Nata a Lugano o, per alcuni a Milano, nel 1788, il 18 Giugno, studiò incisione all’ Accademia di Brera con Giuseppe Longhi ma la sua realizzazione la trovò nella ritrattistica. Abile e dotata vinse nel 1810 il Premio di Disegno della stessa Accademia di Brera dove conobbe anche quello che di lì ad un anno sarebbe diventato suo marito, il Professore di pittura del paesaggio, Giuseppe Bisi, della nota e prestigiosa famiglia di pittori.

L’attività di Ernesta si espletò quindi soprattutto nei ritratti a cui amava dedicarsi specialmente quando come soggetti erano quelle figure da lei amate e stimate come Manzoni e con le quali condivideva anche e soprattutto un legame di velleità indipendentiste, così nacquero amicizie e simpatie tra lei e un’altra pittrice, Bianca Milesi Mijon, che le dedicherà “in pegno di cara e salda amicizia di cinque lustri ” la sua traduzione della biografia  “Prime Lezioni in Quattro tomi di Maria Edgeworth” nel 1834[1]. Un' altra importante amicizia  fu  la più nota Cristina Trivulzio di Belgiojoso, di cui sarà maestra di disegno e di cui eseguirà il ritratto suo e della madre, Vittoria dei Marchesi Gherardini. La sua simpatia per l’indipendenza  italiana la metterà in contatto con numerose delle così dette Giardiniere della Carboneria, tra cui la stessa Bianca Milesi, e con altri numerosi esponenti politici dell’epoca con cui scambierà opinioni, speranze  e rallegramenti, come quando scriverà a Cattaneo, nel 1848: “Venerdì, secondo giorno della nostra liberazione[2] e numerose altre lettere saranno poi scritte negli anni successivi anche dalla figlia maggiore Antonietta che seguirà, non solo a livello artistico, l’impronta della madre. Ernesta e Cattaneo si erano conosciuti durante le lezioni di giurisprudenza del Romagnosi, quando, intorno al 1820-1826, Carlo Cattaneo era ancora  un perfetto sconosciuto ma a quest’epoca risale proprio uno schizzo a carboncino della Busi di Cattaneo[3], firmato dall’autrice già affermata artista.
 
"Gaetana Agnesi", 1812, Ernesta Bisi
Ma come detto Ernesta era anche una fine incisora e infatti per la Pinacoteca del Palazzo Reale di Milano realizzò, su rame, riproduzioni di opere del Palma il Giovane, del Cavedoni, del Paris Borodone, del Francia e di Marco d' Oggiono tra il  1812-33 ma molto apprezzati erano anche i suoi Acquarelli.

Tra le sue opere vanno altresì ricordate le incisioni di Gaetana Agnesi e Vittoria Colonna su disegni di Maria Longhi per illustrare le “Vite e ritratti di illustri italiani” nel 1812.

Proprio in quegli anni tra il 1812 e 1813 Ernesta però aspetta la nascita della sua primogenita: Antonietta che viene alla luce nel 1813 e che come la mamma e il papà sceglierà una vita artistica che sarà però, come visto, più vicina alla sensibilità materna, Antonietta infatti si  dedicherà anch’essa ai ritratti nonché ad una posizione patriottica- indipendentista appunto come la madre Ernesta, scegliendo di ritrarre soprattutto i nobili liberali dell’aristocrazia milanese, quali  ad esempio Dandolo e Morosini.
Antonietta si perfezionerà nonostante abbia studiato con il padre e la madre, direttamente  all’Accademia di Brera sotto la guida di Hayez, che spesso era ospite dei coniugi Bisi e loro amico, la stessa Ernesta lo ritrarrà in uno schizzo a carboncino che è inserito nelle sue “Memorie” del 1849. Di diversa tempra e attitudine invece sarà la secondogenita Fulvia, nata nel 1818,  che, anch’essa dotata di talento artistico, sceglierà invece di seguire le orme del padre dedicandosi ai paesaggi.

Ernesta Bisi, morirà improvvisamente a Milano, il 13 Novembre 1859.






[1] FERRI Conte P.L., CASTRECA- BRUNETTI E., BANDETTINI T., “Biblioteca femminile italiana: raccolta, posseduta e descritta dal Conte Leopoldo Ferri”, 1842, Ed. Tipografia Crescini, pag. 236.
[2] AGLIATI Carlo, “Il Ritratto Carpito di Carlo Cattaneo”, 2002, Ed. CASAGRANDE, pag. 85.
[3] Ivi, pag. 40.



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giovedì 12 febbraio 2015

Katharine che dipinse e raccontò il proibito

Almanacco del 12 Febbraio:

Katharine in abiti cinesi.



Naceva oggi, la pittrice che raccontò e dipinse anche il proibito, scegliendo per sé una professione scomoda, non riconosciuta, che studiò con i grandi e che portò il suo talento al servizio dei reali del mondo ma che fu vittima dei pregiudizi della sua epoca che non seppe apprezzare mai fino in fondo la sua opera, pregiudicando il suo nome ai posteri. Lei fu, Katharine Augusta Carl.

Katharina A. Carl nasce il 12 Febbraio 1865 a New Orleans dal capitano Francis Augustus Carl e da Mary Breadon parente di Hester Bredon moglie di Sir Robert Hart a cui Katharina dedicherà le sue memorie cinesi.

Katharine aveva un fratello, Francis Augustus Carl, ufficiale del governo, lavorò fino alla sua pensione, nel 1912, per la Dogana della Imperiale Marina Cinese, intervenendo come delegato per la Cina nella Commissione internazionale dell’Oppio nel 1909 a Shanghai e ancora nel 1911.[1]

Rimasta orfana di padre, dopo la guerra di secessione, si sposta con la madre e il fratello a vivere in Tennessee, a Memphis ma partirà di lì a poco per Parigi dove è intenzionata a studiare arte per diventare pittrice. Nel 1878  quindi frequenta i corsi di Charles Louis Müller, membro dell’Accademia di Belle Arti di Parigi e dell’Istituto dei Francesi, da cui apprende soprattutto la tecnica ritrattistica. Dopo circa due anni però torna in Tennessee dove perfeziona i suoi studi presso l’Accademia Femminile Statale diplomandosi “Master of Art” nel 1882. Apre quindi un suo studio e laboratorio dove tiene anche lezioni d’arte. Nel 1884 tuttavia è di ritorno a Parigi per frequentare l’ Accadémie Julien, l’unica scuola di arte aperta alle donne e che consentiva di frequentare a uomini e donne, seppur in corsi separati, le stesse materie fin dalle basi: disegno e pittura, nudi inclusi. 
"In the Studio", in 'The Accademie Julien in Paris',
Marie Bashkirtseff, 1881. 

L’Accademia infatti preparava alla prestigiosa scuola delle Belle Arti che però rimaneva preclusa alle donne; mentre l’Accademia tuttavia riusciva ad offrire a tutti, uomini e donne, corsi di elevata qualità con i più importanti pittori ed insegnanti, così da diventare essa stessa un punto di riferimento per artisti ed artiste di tutto il mondo, acquisendo fama, prestigio e adesioni a livello internazionale.

Katharine, all’Accademiée Julien, perfezionò ancora di più la tecnica ritrattistica nello stile accademico, classico studiando con insegnanti della fama di William Bouguereau, Tony Robert- Fleury, Hector Le Rox e Gustave Courtois.



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La sua notorietà come ritrattista la portò quindi in giro per il vecchio continente dove a Londra diventa membro della Società Internazionale delle donne pittrici nonché della Società parigina degli Artisti francesi per la quale esponeva le sue opere nei Salon; dal 1886 al 1889 e dal 1895 al 1899.[2]

In Africa dipinge il ritratto del Principe algerino El Hadj ma il suo ritratto più noto sarà quello che riuscì a farsi commissionare in Cina.

Partita nel 1903, al suo arrivo a Pechino le viene chiesto se fosse interessata a ritrarre l’Imperatrice cinese, ma l’artista in quel momento non ne aveva la possibilità ma solo la speranza, visto che nessun occidentale, né cinese, poteva entrare nella Città Proibita e tanto meno ritrarre l’Imperatore o l’Imperatrice viventi, poiché per i cinesi il ritratto era un’usanza riservata ai defunti e quando anche Sir Richard Hart, di cui Katharine era ospite, liquidò la cosa come impossibile, la questione fu chiusa. Dopo però sei mesi la proposta fu di nuovo messa in cantiere dalla Signora Conger, moglie del ministro della Lega Statunitense in Cina, istituzione nata dopo la rivoluzione dei Boxer, che riuscì a far accettare la proposta all’Imperatrice Cixi per un dipinto da mostrare poi all’Esposizione Universale di Saint Louis del 1904.

Katharine sarà pittrice disegnatrice artista della Corte Imperiale cinese dell'Imperatrice Katharine così fu accolta nel Palazzo Imperiale all’interno della Città Proibita, dove visse per quasi un anno, ospite dell’Imperatrice che la accolse e la ospitò sempre con tutti i maggiori riguardi, tanto che alla sua partenza la fregiò dei titoli dell’Ordine del Doppio Dragone e della Perla Fiammeggiante, oltre che di un cane pechinese scelto tra i suoi personali cani da compagnia.




L’impatto iniziale per Katharine non fu semplice nonostante la bellezza dei luoghi, degli appartamenti, la sontuosità dell’ambiente e le cortesie a lei riservate, Katharine sentiva infatti tutto il peso dell’importanza di essere lì: “La prima straniera a domiciliare in una residenza del Figlio del Paradiso dai tempi di Marco Polo[3] . Ma il suo soggiorno fu subito ricco di emozioni, e soprattutto relazioni umane, caratterizzate dalle mille attenzioni che l’Imperatrice le riservava: “Dubito che un Cinese alla Corte Europea, perfino alla nostra Casa Bianca, sarebbe trattato con la stessa considerazione da tutti, servitù compresa .[4]



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La sua opera tuttavia nell’Esposizione nonostante sia l’unica immagine dell’Imperatrice regnante di un paese, la Cina, con cui il resto del mondo, Stati Uniti in primis, intrattengono legami politici ed economici, non suscita il meritato riconoscimento; vittime entrambe degli stereotipi, artista e Imperatrice cinese, suscitano curiosità ma non il dovuto rispetto, come ci testimonia una voce dell’epoca: “ Il mio stupore fu grande quando mi fu detto che quello era il lavoro della signora americana. Sembra che l’imperatrice abbia dato un suo tocco personale allo stile. E’ rappresentata rivolta direttamente verso lo spettatore, con una faccia larga e paonazza appartenete ad una trentenne, artificialmente dipinta, e assolutamente piatta, senza alcun gioco d’ombra. Il risultato generale comunque non sembra possa aumentare la sua reputazione come pittrice [5].

Colpita dalle tante dicerie sull’Imperatrice cinese, l’ultima della dinastia, Katherine decide di scrivere le sue memorie che verranno pubblicate nel 1907 dal titolo “Con l’Imperatrice Dowager di Cina” pur sapendo che avrebbe infranto quel senso di riservatezza tipico dello stile e cultura cinesi ma “ Dopo il mio ritorno in America ho costantemente visto o sentito, riportate da giornali, dichiarazioni a me attribuite che io non ho mai fatto. Sua Maestà era rappresentata come se mi avesse minacciata e forzata a dipingerla giovane e bella! [6].
l'Imperatrice cinese Cixi Dowager


Ho deciso dunque che in giustizia della mia Augusta Patrona, nonché verso me stessa, devo correggere queste affermazioni e scrivere una relazione veritiera e completa della mia vita a Palazzo e della mia esperienza nel dipingere il ritratto di Sua Maestà, l’Imperatrice Dowager e questo mi sembra che sia l’unico modo[7], sebbene: “So che pubblicando questo resoconto corro il rischio di offendere la sensibilità dei miei amici cinesi (…) Facendo questo, trasgredirò un’altra regola di lungo corso della ‘convenienza’ cinese, che fa di ogni commento, positivo o negativo, sulla Sacra Persona di Sua Maestà, uno strappo all’etichetta[8] ma “Ho deciso di correre il rischio di incorrere nella loro disapprovazione e riprovazione, perché sono sicura che quello che ho da dire, servirà a chiarire certe incomprensioni e a mettere Sua Maestà l’Imperatrice Dowager sotto una luce più favorevole[9].



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Queste memorie senza poterlo sapere sono la testimonianza degli ultimi anni di un Impero che non resisterà all’impatto con la modernità. 
L'artista Katharine ci delinea infatti un quadro completo della vita di corte dai riti, alle audizioni, dalla vita quotidiana fatta di passeggiate o gite sul lago alle cerimonie religiose, dalle descrizioni folkloristiche accompagnate da indicazioni antropologiche a descrizioni culinarie, dalla composizione della società cinese in generale ai loro usi e costumi come quello di vendere i propri figli o portare le proprie figlie a far servizio a corte con la speranza di dar loro una vita migliore. Così apprendiamo che nella Cina di inizio novecento le vedove non possono risposarsi e devono portare il lutto a vita, potendo però scegliere di adottare un figlio non loro, e che le ragazze che scelgono di non sposarsi alla loro morte vengono onorate con monumenti pubblici, eretti con l'aiuto di tutta la comunità se la famiglia è indigente, perché le vergini sono venerate.[10]La dinastia dell'Imperatrice Tzu-Hsi, Cixi, dei Qing apparteneva all'etnia dei Manchu le cui caratteristiche sociali sono ben delineate da Katharine come ben distinte da quelle dei cinesi. L'esempio importante che la pittrice porta é l'usanza dei cinesi di fasciare i piedi alle donne, un' usanza che tuttavia le donne manchu: "Loro non solo non hanno mai fasciato i loro piedi ma ne hanno orrore tanto quanto gli europei. Le donne manchu sono meno circoscritte e godono di più libertà individuale di ogni altra donna orientale. Di fatto, le donne della Manciuria sono agli occhi delle altre donne orientali l'equivalente di quello che le donne americane sono per le sorelle europee"[11] . 

Completato il suo ritratto per l’Esibizione, Katharine viene invitata dall’Imperatrice stessa a rimanere ancora a Palazzo per farle altri ritratti; in tutto l’artista ne farà ben quattro prima di decidere che ormai la sua strada era fuori dalle dorate mura imperiali.

Tornata nel Tennessee, fonda con altri, il Museo delle Arti Brooks a Memphis nel 1916 entrando nella sua amministrazione e giuria anche se continuerà saltuariamente a recarsi in Cina dove nel frattempo la società era cambiata tanto che  Katharine verrà anche invitata a tenere lezioni universitarie dove porterà la sua testimonianza di vita dall’impero alla modernità che la Cina stava vivendo[12].

Aprì infine un suo studio a New York dove decise di vivere e dove portò avanti il suo lavoro fino alla sua morte avvenuta nel 1938, il 7 Dicembre.

L'opera più famosa di questa straordinaria artista, pittrice, è, e resta, proprio il ritratto dell’ultima Imperatrice Cinese, Tzu Hsi, Cixi, “Dowager”, che fu regalato a Roosevelt proprio per volere della Regnante Cinese[13] e che fu poi donato alla collezione dell’Istituto Smithsonian, dove tutt’ora risiede.

"Ritratto dell'Imperatrice Dowager Cixi"


Traduzioni a cura di Silvia S. G. Palandri




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[1]  SHAVIT David, “The United States in Asia: A Historical Dictionary”, Ed. Greenwood Publishing Group, 1990, pag. 80.
[2]" Kate Augusta Carl- The Tennessee Encyclopedia of History and Culture" - Published » December 25, 2009 | Last Updated » January 01, 2010  http://tennesseeencyclopedia.net/entry.php?rec=199
[3] CARL K., “With The Empress Dowager”, New York, The Century Co., 1905, pag. 14.
[4] Ivi, pag. 61.
[5] RUXTON C. I., a cura di , “The Semi- official Letters of British Envoy Sir Ernest Satow from Japan and China (1895- 1906)”, Ed. Lulu.com, 2007., pag. 407.
[6] CARL K., “With The Empress…”, Op. Cit., pag. XXI
[7] Ivi, pag. XXII.
[8] Ivi, pag. XXIII.
[9] Ivi, pag. XXV.
[10] Ivi, pag. 45.
[11] Ivi, pag. 63.
[12]  Si veda il suo contributo presso l’Università di Clarke: "Una valutazione personale del carattere dell'ultima Imperatrice Dowager, Tze- Hsi"  by Katharine A. Carl, pittrice del ritratto dell'ultima Imperatrice Dowager"  (http://library.uoregon.edu/ec/e-asia/read/carl-3.pdf).
[13] CARL A. K., “With The Empress…”, Op. Cit. pag. 299.



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