Visualizzazione post con etichetta giornalista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giornalista. Mostra tutti i post

mercoledì 10 aprile 2024

PublisHERstory nuova casa editrice di Storia delle donne


PublisHerstory è una nuova casa editrice indipendente che si occupa esclusivamente di Storia delle donne. Le sue pubblicazioni riguarderanno figure di donne, le loro gesta, i loro scritti, le loro storie. Come il logo già mette in evidenza (Ogni donna ha la sua storia) nel catalogo, che si arricchirà di nuove uscite e da tenere sott'occhio, si potranno trovare scritti inediti di grandi scrittrici italiane e straniere, biografie, romanzi, saggi. 

La casa editrice PublisHERstory infatti essendo vocata totalmente ed esclusivamente agli Women's Studies presenta varie collane, ognuna delle quali dedicata a figure femminili emblematiche e a volte comunque poco conosciute. 

La giovane casa editrice si prefigge di dare spazio, voce, visibilità alle grandi, e piccole, imprese delle donne che hanno interessato, da sempre, l'intera società in tutti i tempi. Ma non solo, la casa editrice indipendente, vuole essere un punto di riferimento per quante si occupano di queste tematiche. Le donne non solo come oggetto di studio ma anche come soggetto grazie al lavoro di studiose, ricercatrici, scrittrici, giornaliste... 

Il suo logo mette al centro una figura classica di donna, al centro di uno strumento temporale che si è evoluto con la società ma che spesso ha lasciato indietro proprio l'apporto femminile. Uno spazio che va recuperato in ogni settore sociale, da qui la mission della casa editrice PublisHERstory.

Il suo nome, come si intuisce, è un gioco di parole in cui è preponderante la storia dal di lei punto di riferimento, non più solo 'history' quindi.

Benvenuta allora PublisHERstory da scoprire e seguire nelle prossime uscite anche sulle pagine ufficiali dei social. 

 www.publisherstory.com

 

 

 












COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

lunedì 14 marzo 2022

Giana Anguissola, Una giornalista, una scrittrice e molto altro ancora- Anna Maria de Majo




Ad inizio gennaio è stato l'anniversario della morte di Giana Anguissola (1906-1966), poco nota ma molto apprezzata scrittrice e giornalista. Poliedrica scrittrice di opere per ragazze e ragazzi ma anche adulti, scenografa, illustratrice, sceneggiatrice di teatro, radio e tv.
Donna indipendente e capace lo dimostrò da subito quando a soli sedici anni abbandonò Piacenza e il tipico destino riservato alle donne, quello di maestra, e si propose come giornalista nella fervente Milano.

Ce ne scrive Anna Maria de Majo, curatrice del convegno a lei dedicato nel 2014 e della pagina facebook: La Signora A dallo pseudonimo con cui compare in Violetta la timida.


Giana Anguissola, una giornalista, una scrittrice e molto altro ancora- Anna Maria de Majo

La carriera di giornalista e di scrittrice di Giana Anguissola, nata a Piacenza il 24 gennaio 1906, cominciò a soli sedici anni quando con assoluta “sfacciataggine” , come ricorda lei stessa, si presentò a Luigi Albertini, direttore del Corriere della Sera , per sottoporgli una sua novella.

Il direttore, che sapeva ben valutare le capacità e le potenzialità di giovani talenti, l’assunse subito come collaboratrice agli “illustrati” del Corriere della Sera. La novella infatti fu pubblicata sulla Domenica del Corriere.

Su suggerimento dello stesso Albertini, Giana incontrò poi Silvio Spaventa Filippi, direttore del Corriere dei Piccoli, iniziando con la rivista settimanale, una collaborazione che sarebbe durata per oltre trent’anni.

Giana pubblicò sul “Corrierino” racconti di vario genere, spesso poi riuniti in libri.

Cominciò con la storia di tre fratelli discoli (I tre. Storia di tre ragazzi, Mondadori, 1937) e continuò con le puntate de Gli eredi del Circo Alicante che, nell’edizione riveduta, pubblicata da Mursia nel 1953 vinse il premio Soroptimist.

Seguirono storie di animali (Nel bosco, Hoepli, 1935), racconti polizieschi (La polizia indaga, UPA, 1936), storie di evoluzione (Gli animali al principio del mondo, Garzanti, 1938), storie di oggetti parlanti e di trasformazioni fantastiche (Il Carretto del mercante, Hoepli, 1942), spesso illustrate dalla stessa Giana che era brava a disegnare quelli che lei chiamava i suoi “pupazzi” avendo preso lezioni dal pittore piacentino Francesco Ghittoni.

Sempre a puntate sul Corriere dei Piccoli vennero pubblicati i suoi romanzi più famosi, da Priscilla (Mursia, 1958, Premio Presidente della Repubblica) a Violetta la timida, ove interpreta se stessa nella figura della giornalista che sceglie Violetta per una collaborazione con Il Corriere dei Piccoli, (Mursia, 1964, Premio Bancarellino) fino a Daddi e Giogi sempre edito da Mursia e pubblicato postumo nel 1968.

Violetta la timida


Suoi articoli comparvero su vari giornali d’epoca e teneva anche su La Lettura, supplemento del Corriere della Sera, una rubrica di moda firmandosi Gianola ed avvalendosi della collaborazione di Brunetta (pseudonimo di Bruna Moretti Mateldi) per quello che riguardava i figurini.

Giana Anguissola fu anche scrittrice per adulti.
Il suo primo libro Il romanzo di molta gente, ambientato nella sua Piacenza ed in parte autobiografico, edito da Mondadori, vinse il premio Viareggio come opera prima nel 1931. Nel romanzo l’autrice disegna una galleria di indimenticabili figure femminili che si muovono nella cornice della Piacenza degli anni '20, una città della provincia italiana che si stava avviando verso una prima industrializzazione fatta di fabbriche, botteghe, mode provenienti dalle grandi città del Nord. Una storia di “donne, amore, lavoro, partenze e ritorni a Piacenza" come recita il sottotitolo del lavoro teatrale, tratto dal romanzo e messo in scena il 27 agosto 2021; 
una riduzione curata e diretta da Carolina Migli Bateson e Roberto Dassoni nella splendida cornice del cortile di Palazzo Farnese a Piacenza. E così prendono vita i personaggi di donne incredibilmente moderne e padrone della propria esistenza, dalla sarta che va a Milano a vendere le sue toilette, alla ragazza madre abbandonata dal fidanzato che, nonostante la promessa di matrimonio, fugge in America senza assumersi le sue responsabilità, alla giovane e talentuosa pittrice che in parte richiama nel carattere la stessa autrice.
 


Il romanzo di molta gente       A questo seguirono altri romanzi come Trovar marito, Rizzoli, 1933, Una ragazza, Casa Editrice La Prora, 1935, La giornata del Diavolo, Garzanti, 1939, I demoni vestono come noi, 1955 dove la scrittrice affronta il problema della presenza di persone apparentemente comuni ma che sono invece  «[...] abitate e mosse da spiriti malefici, i quali traviano i deboli e combattono strenuamente, ferocemente quanto sottilmente, le nature angeliche» .

Dopo la seconda guerra mondiale, in concomitanza con il sodalizio stretto con la casa editrice di Ugo Mursia alla cui moglie, Giancarla Mursia Re, Giana fu anche legata da profonda amicizia, l’autrice si dedicò quasi esclusivamente alla letteratura per ragazzi, ritenendo fondamentale per uno scrittore, ed anche per un editore, impegnarsi in una missione di alto spessore pedagogico nel rivolgersi ai giovani in particolare nel delicato momento dell’adolescenza.

Oltre ai romanzi già citati, ne pubblicò molti altri sempre con la stessa casa editrice da Marilù a Lolli, da L’inviata specialissima, a Coda di cavallo per citarne solo alcuni. In questi romanzi le protagoniste sono generalmente ragazzine di un’età compresa tra i 12 ed i 16 anni, pre-adolescenti ed adolescenti alle prese con i piccoli problemi quotidiani della scuola e della famiglia, viste in un momento della loro vita che rappresenta la maturazione ed il passaggio dall’età della spensieratezza a quella della consapevolezza. Ragazzine che hanno già un precisa determinazione nell’ immaginare il loro futuro non più e non solo limitato alla loro realizzazione come mogli e come madri ma proteso ad un’affermazione personale in campi come il giornalismo, la medicina, l’ingegneria , antesignane di una volontà e consapevolezza che le porterà ad affermarsi in campi considerati riservati agli uomini, come del resto aveva fatto la loro creatrice.

Profonda conoscitrice dei problemi dei giovani, venne spesso chiamata a tavole rotonde della radio, dove venivano dibattuti i temi ed i problemi dell’adolescenza. Rendendosi conto dell’importanza che andavano assumendo i nuovi mezzi di comunicazione fu pronta a collaborare con la nascente TV dei ragazzi per la quale sceneggiò, nel 1954, le 21 puntate de Il Diario di Giulietta, un grande affresco della vita di una famiglia milanese con un padre burbero, una madre dolce ma ferma, una figlia maggiore, Giulietta, alle prese con la scuola e con i primi innamoramenti e due terribili fratelli minori. A grande richiesta del pubblico, successivamente l’autrice ne ricavò la trilogia Il Diario di Giulietta, Giulietta e i sedici anni (= Giulietta ha preso zero), Giulietta se ne va, pubblicato dalla Casa Editrice La Sorgente nel 1954 .

Giana Anguissola si occupò anche di Teatro, mettendo in scena nel 1938 all’Arcimboldi di Milano la sua opera: Il Paese delle bugie ed al Teatro dell’Opera di Roma, nel 1956, Le Avventure di Pinocchio.

Si cimentò anche con il cinema, con due cortometraggi Bacicin diventa milionario del 1944 e Bacicin poliziotto del 1945, basati su di un personaggio del suo romanzo I tre. Purtroppo tra il fallimento della casa cinematografica Ancora e gli anni di guerra, di questi lavori si sono perse le tracce.

Senza farsi vincere dal dolore per la morte dell’amatissimo marito Rinaldo Kuferle, giornalista, slavista traduttore e compositore che aveva sposato nel 1933, sostenuta dall’amore per il figlio Riccardo, continuò a scrivere anche per l’editore e fumettista Tristano Torelli. Dal loro sodalizio nacquero personaggi come Il piccolo sceriffo e Sciuscià, passati poi dal fumetto al romanzo.

Collaborò con vari settimanali quali La vispa Teresa fondata e diretta da Lia Pierotti Cei, Mignon, Grand Hotel e Sogno su cui teneva una rubrica “La posta di Giana” in cui dava consigli, spesso all’avanguardia rispetto ai tempi, alle giovani lettrici che le scrivevano.

Fu anche inviata speciale per “La Gazzetta Lombarda” in Polesine, descrivendo, con la consueta maestria, le disastrose conseguenze dell’alluvione che aveva colpito quelle zone nel 1951. I suoi articoli comparvero su vari giornali soprattutto sul quotidiano “La lettura” di Piacenza che li conserva in un archivio a lei dedicato.

La sua passione per lo scrivere non fu vinta neppure dalla malattia. In clinica ricoverata per una recidiva di tumore al seno, aveva sul comodino il suo ultimo romanzo Aniceto. o la bocca della verità, uno dei pochi in cui il protagonista è un ragazzo e non una ragazza. Morì a Milano, il 13 febbraio 1966 senza averlo completato. Fu la sua amica Giancarla Mursia Re a finirlo, pubblicandolo postumo nel 1972.

Un altro suo libro incompiuto Buona tavola e belle lettere, un originale ricettario di piatti tipici lombardi ed emiliani, nato su suggerimento del giornalista Orio Vergani che aveva fondato, nel 1953 l’Accademia Italiana della Cucina, fu completato dal figlio Ricardo Kufferle e pubblicato nel 2007 dalla Casa Editrice Tipleco grazie all’interessamento della stessa Accademia e del Soroptimist Club di Piacenza.

Piacenza le ha intitolato la sezione per i ragazzi della Biblioteca Passerini Landi, ed a lei è dedicato un Parco cittadino.

A Travo, sul fiume Trebbia, il luogo delle sue vacanze, viene ogni anno organizzato un Concorso per giovani scrittori emergenti nel campo della Letteratura per Ragazzi, giunto alla XII edizione e realizzato in collaborazione con la Rivista Andersen tra i più noti mensili italiani dedicato alla cultura per bambini e ragazzi.

A Roma, nel 2014 si è svolto un Convegno: "Giana Anguissola alla riscoperta di una grande scrittrice per ragazzi" nella cornice di Explora, il Museo dei bambini di Roma. Gli Atti, curati da Claudia Camicia, Presidente del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile, e da Anna Maria de Majo sono stati pubblicati dalla Casa Editrice Mursia grazie alla liberalità della Banca di Piacenza.

E’ allo studio il progetto di creare in sua memoria, un Parco Letterario per far riscoprire i luoghi presenti nei suoi romanzi, dal titolo Giana Anguissola e la Val Trebbia. 



Anna Maria de Majo:

Laureata in Scienze Naturali all’Università La Sapienza di Roma è stata per 35 anni assistente di Antropologia Fisica.

Dal 2010 fa parte del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile in qualità di consigliere e redattore della rivista del Gruppo, Pagine Giovani.

Ha partecipato all’organizzazione di vari Convegni come quello su Giana Anguissola del 2014 tenutosi a Roma a novembre 2021 sulla scrittrice Emma Perodi.

E’ anche membro di Toponomastica femminile e coordinatrice organizzativa presso Illustramente, partecipando negli ultimi tre anni al Festival omonimo.

Gestisce su Facebook alcune pagine quali:

La signora A dedicata a Giana Anguissola,

Emma Perodi,

Sirene nel mito e nella Fiaba

Fiabe, leggende e miti d’Italia

Lazio in fabula.







COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

mercoledì 15 ottobre 2014

Isabella, l'avventuriera dell'estremo West


Almanacco del 15 ottobre:




Isabella Bird  indossa indumenti cinesi
durante il suo soggiorno in Manciuria, 1899.



Un’antesignana dei moderni reporter che scelse il viaggio e l’avventura invece della sedentaria vita che l’aspettava a casa. Scelse i tramonti dell’oriente, i deserti rocciosi, le campagne sterminate come compagni...questo animo libero, rese onore al suo cognome perchè come un uccello si spostò e viaggiò sempre in quei paesi sconosciuti a volte inospitali ma di cui non riusciva a fare a meno, lei fu, Isabella Lucy Bird.


Nata in Inghilterra il 15 ottobre 1831 da un pastore anglicano costretto a cambiare spesso residenza e così la sua famiglia, Isabella non ricevette un’istruzione costante ma questo non le impedì di poter conoscere e interpretare il mondo.

Alla fine del 1800 il suo nome era una firma che garantiva ai periodici e ai giornali un racconto avvincente, “un marchio di garanzia” dopo decenni di resoconti e reportage.
Fu la prima donna ad essere introdotta nel 1892 nella Royal Geographical Society e qualche anno più tardi, nel 1897, eletta membro della Royal Photographic Society.

Il suo primo viaggio venne dall’occasione che le diede un’operazione alla schiena nel 1850 quando andò a visitare dei parenti emigrati negli Stati Uniti e da lì, l’anno dopo si spostò, anche in Canada. Da questa esperienza di diversi mesi prese spunto per scrivere la sua prima opera “The Englishwoman in America”, pubblicato però solo sei anni dopo e in forma anonima.
La famiglia si trasferì poi ad Edimburgo, nel 1858, dopo la morte del padre ed Isabella cominciò a viaggiare per la Scozia, rivendendo i suoi articoli ai periodici.
La sorella Hanrietta, di carattere opposto ad Isabella, molto sedentaria e riservata decise di trasferirsi sull’isola di Mull nel 1868 alla morte della loro madre. Isabella intollerante ad una vita di regolarità e formalità decise invece di sovvenzionare la sua vita girovaga con opere ed articoli da rivendere a periodici e quotidiani specializzati. Così nel 1872 salpò in direzione dell’Australia dove però non si sentì particolarmente attratta dai luoghi, proseguì il viaggio per le isole Sandwich, oggi le Hawaii, dove scalò il vulcano Mauna Loa e rese omaggio alla regina Emma Kaleleonalani; queste esperienze e molte altre vennero racchiuse nel suo secondo libro “The Hawaiian Archipelago”.

TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT

Il ricovero di Isabella Bird nelle Montagne Rocciose.
La sua esperienza negli Stati Uniti proseguì poi in Colorado, l’ultimo stato unitosi alla Federazione, di cui Isabella aveva sentito parlare come un luogo dall’aria salubre e terapeutica, qui nel 1873 a cavallo, cavalcando alla maniera maschile, volle vedere e saggiare il deserto roccioso nelle Montagne Rocciose. Il suo legame con la sorella rimasta in Inghilterra fu, nonostante la differenza di carattere e di stili di vita, sempre molto buono e solido e proprio in questo periodo la loro corrispondenza fu molto fitta tanto che fu inizialmente pubblicata sul periodico ‘Leisure Hour’ e poi convogliò nel suo terzo libro, il più conosciuto, “A Lady’s Life in the Rocky Mountains”. Durante il soggiorno in questa regione del Colorado conobbe anche l’avventuriero e losco ‘Rocky Mountain Jim’, per gli amici "Mountain Jim", Jim Nugent di cui parlerà anche in più di una lettera alla sorella descrivendolo come l’uomo di cui ogni donna si innamorerebbe ma che nessuna sana di mente sposerebbe, in effetti poi Jim rimase ucciso in una sparatoria pochi mesi dopo la partenza di Isabella: "Mi ripeteva alcuni poemi di grande merito che aveva composto, e mi raccontava di più della sua vita. Sapevo che nessun altro avrebbe potuto parlargli così, e per l'ultima volta lo misi sull' avviso di cambiare il suo stile di vita, cominciando dall'abbadonare il whisky , cominciando dal dirgli che disprezzo uomini con questo vizio. 'Troppo tardi! Troppo tardi!, mi rispondeva sempre. [...] l'ho visto con un'eccezione singolare, una gentilezza, una correttezza e una squisitezza di modi che sorprenderebbe in ogni uomo, ma specialmente in un uomo associato solamente alla rudezza dell'uomo del West" tanto che all'ufficio postale aspettando i francobolli, un' avventrice  " creò un' occassione per chiedermi se era vero che il gentleman con me  fosse "Mountain Jim", e aggiunse che una persona così gentile non poteva essere colpevole dei misfatti attribuitigli".
Isabella si innamorò però effettivamente di questi posti per quanto impervi, poco accoglienti e disadorni di ogni comodità, così scriveva infatti alla sorella in Settembre: " Non so davvero come andare avanti, non c'è un tavolo, un letto, non una vasca, nè asciugamani, nè bicchieri, nè finestre, nè fissaggio alla porta, il tetto ha buchi, i tronchi non sono stati tagliati, e  dulcis in fundo una delle estremità della capanna è stata parzialmente rimossa! La vita è stata ridotta ai minimi termini" ,  ma i sogni hanno un prezzo e Isabella lo sa bene: " Qui la vita è rude, più ruvida di quella che ho mai visto prima, e le persone hanno facce e modi che mi repellono, ma se posso resistere qualche giorno, potrei, ho pensato, andare a vedere i canyons e tutte le altre difficili zone a Estes Park, che sono diventate lo scopo del mio viaggio e delle mie speranze. Quindi ho deciso di restare". E Isabella riesce ad avere ciò che cercava se dopo pochi giorni scrive alla sorella descivendo le Montagne, i canyons e il paesaggio circostante:
"Lo scenario da qui su é glorioso, combina sublime e bellezza...Non é una regione per turisti nè donne, solo per qualche cacciatore di alci ed orsi, e questa freschezza improfanata mi da nuova vita". ed ancora: "E' una vista a cui non c'è bisogno di aggiungere altro. E' davvero 'la loggia nella vasta zona selvaggia' per la quale spesso si sospira quando si è in pieno trambusto sordido e banale'. Diversamente dal Dott. Johnson, 'queste mostruose protuberanze' 'infiammano l'immaginazione ed elevano la comprensione'. Questo scenario soddisfa la mia anima. Ora, le Montagne Rocciose realizzano, anzi, il sogno della mia infanzia"*.

Non paga nonostante tutto dell’avventura statunitense, si imbarcò dagli Stati Uniti per far rotta verso l’estremo oriente. In Giappone,  dove regnava il filo occidentale imperatore Meiji, percorse a cavallo la parte settentrionale dell’isola di Hokkaido, soggiornando per sette mesi nel 1878, presso la popolazione degli Aiun, per poi dirigersi verso Hong Kong, Canton, Saigon e Singapore. Da questa lunga esperienza tra il Giappone, la Cina, il Vietnam, Singapore e la Malaysia, nacque il libro “Unbeaten tracks in Japan” del 1880.
TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT

Rientrando finalmente in Inghilterra apprese della salute inferma della sorella che morì di lì a poco, solo allora nel 1881, quasi cinquantenne, decise di sposarsi con il medico della sorella, John Bishop.
Il matrimonio durò fino alla morte di lui nel 1886, qualche anno dopo, nel 1888 pur non essendo in buona salute e forse proprio per riprendersi volle visitare un altro paese che le interessava molto, l’India. Negli anni precedenti, avendo da sempre una salute precaria, aveva voluto studiare medicina e in questo ulteriore viaggio voleva mettere a frutto queste nozioni, proponendosi anche come missionaria. Qui fondò l’Henrietta Bird Hospital ad Amritsar in onore della sorella e il John Bishop Memorial Hospital a Srinigar in memoria del marito. Si spinse fino in Kashmir e a Ladakh al confine con il Tibet, anche se durante il tragitto cadde e si fratturò le costole. Nel percorso conobbe il maggiore Herbert Sawyer che era diretto in Persia, così si aggregò alla spedizione e insieme attraversarono il deserto arrivando a Tehran dove lasciò il suo compagno di viaggio e proseguì a settentrione, per il Kurdistan e la Turchia. L’esperienza di questo viaggio convogliò nel libro “Jouneys in Persia and Kurdistan” e nel 1894 uscì anche “Among the Tibetans”, il suo resoconto del viaggio in Tibet, in cui descrive gli abitanti dell'area come le persone più piacevoli mai incontrate, e donandoci una descrizione dettagliata, come solo lei può fare, delle loro cerimonie, dei loro templi, delle loro usanze, descrivendoci di fatto un tempo ormai perduto.


"Generali di Pyongyang catturati vivi", 
di Migita Toshihide, October 1894
Nel 1894 partì nuovamente per il Giappone e poi per la Corea dove rimase per mesi , fino allo scoppio della guerra sino- giapponese. Si rifugiò in Manciuria dove riuscì a scattare delle foto ai soldati diretti al fronte, tornò quindi in Corea per documentare la devastazione della guerra e nel 1896 risalì il fiume Yangtze e Han, in Cina l’uno e in Corea l’altro, ma nella provincia del Sichuan fu imprigionata in una casa che poi fu data alle fiamme dalla folla, si salvò in extremis grazie all’intervento di una truppa di soldati, quindi riuscì ad arrivare in Tibet dove si diresse in patria nel 1897 e dove ebbe la tranquillità per poter riportare questa inquietante esperienza nel libro “The Yangtze valley and Beyond” del 1900. L’anno seguente volle visitare il Marocco dove rimase per alcuni anni e dove visse con le comunità berbere e dove il sultano volle regalarle uno stallone nero. Tornò quindi in Inghilterra nel 1904 in vista di un altro viaggio in Cina, ma si ammalò e morì il 7 ottobre ad Edimburgo. Finì così il lungo cammino di colei che scelse una vita fatta di tracciati, percorsi e tragitti, si spegneva nella sua patria dopo una vita di avventura solitaria in giro per il mondo.

TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT

Opere:

“The Englishwoman in America”, 1856;
“The aspects of religion in the United States of America”, 1859;
“Pen and Pencil Sketches Among The Outer Hebrides”, in ‘The Leisure Hour’, 1866;
“Notes on Old Edinburgh”, 1869;
“The Hawaiian Archipelago”, 1875;
“The Two Atlantics”, in ‘The Leisure HourT’, 1876;
“Australia Felix: Impressions of Victoria and Melbourne”, in ‘The Leisure Hour’, 1877;
“A Lady's Life in the Rocky Mountains”, 1879;
“Unbeaten Tracks in Japan”, 1880, Volume 1
“Sketches In The Malay Peninsula”, in ‘The Leisure Hour’, 1883;
“The Golden Chersonese and the Way Thither”, 1883;
“A Pilgrimage To Sinai”, in ‘The Leisure Hour’, 1886;
“Journeys in Persia and Kurdistan”, 1891;
“Among the Tibetans”, 1894;
“Korea and her Neighbours”, 1898
“The Yangtze Valley and Beyond”, 1899;
“Chinese Pictures: notes on photographs made in China”, 1900;
“Notes on Morocco”, in ‘The Monthly Review’, 1901


Opere tradotte in lingua italiana:

“Una Lady nel West. Tra pionieri, serpenti e banditi sulle Montagne Rocciose”, EDT editore, Torino, 1998.




* Tutti i brani sono tratti da "A Lady's Life in The Rocky Mountains"; traduzione a cura di Silvia Palandri.


TUTTI I CONTENUTI DEI POST SONO SOTTO COPYRIGHT