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mercoledì 19 aprile 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #25




Vanessa Redgrave è Olive, suffragetta bostoniana.
credits: screenshot by Opportunità di GenereOG
in base all'art.70  Legge sulla protezione del diritto d'autore 633/41
 e successive modifiche.



#25  Le Bostoniane 



Il film di questa settimana ci porta a Boston alla fine del 1800 ispirato al romanzo di Henry James da prima pubblicato a puntate su un giornale del 1885 e l'anno seguente edito in un unico libro ma in tre volumi con il titolo “Le Bostoniane” che narra le vicende del movimento suffragista di Boston.

La trasposizione cinematografica è del 1984, la regia è di James Ivory e la co-protagonista, Vanessa Redgrave, fu nominata agli Oscar e ai Golden Globe del 1985 come miglior attrice protagonista.



Trama:

Nella Boston di fine 1800 la rivalsa del movimento femminista sui diritti delle donne è ormai una realtà che interessa tutti gli Stati membri dell'unione e a Boston è ben radicato grazie a donne facoltose che non solo sostengono la "causa" ma che partecipano anche attivamente a far conoscere e radicare il movimento con sempre più sostenitori.
Tra le nuove leve si distingue una giovane ragazza, Verina,  figlia di un guaritore, che viene subito presa nelle grazie della guida del movimento bostoniano, Olive il cui cugino in visita da New York ma proveniente dal sud tradizionalista, l'avvocato Ranson, si intromette nel rapporto tra la giovane Verina e Olive che cerca di istruirla alla causa per il voto alle donne.
Olive decide quindi di prendere le distanze dal suo aitante ma retrogrado cugino che manifesta disapprovazione per le rivendicazioni femministe, così come per la abolizione della schiavitù nel sud del paese, e i due cominciano a contendersi la giovane promessa femminista. 
Verina va a stare a casa di Olivia dove viene istruita secondo le sue raccomandazioni per fare di lei una nuova figura carismatica per il movimento in grado di scuotere l'interesse e l'azione di molti altri cittadini americani, Verina infatti è eloquente e molto graziosa e aggraziata ma per gli stessi motivi il cugino di Olive cerca invece di corteggiarla e allontanarla dalla causa femminista per sposarla.
Olive porta Verina con se' ai raduni di altre suffragiste e con lei spera di creare un movimento sempre più forte e ampio grazie all'appoggio e al confronto con altre veterane come Miss Birdseye, compagna niente meno di Susan B. Anthony, Elisabeth Cady Stanton e Lucretia Mott.
Ma Verina comincia a vacillare quando rivede il cugino di Olive che non ha smesso di cercarla e quando essa stessa confesserà ad Olivia il suo turbamento e difficoltà nell'andare avanti come se lo facesse solo perché incoraggiata dalla stessa Olivia, Verina le chiede di aiutarla a scappare dai suoi stessi sentimenti. Così la giovane femminista in erba sparisce anche perché il grande giorno è arrivato: la Conferenza al Music Hall di New York dove ha già molti proseliti e che la consacrerà una guida non solo per il movimento bostoniano ma per tutta la causa nazionale.

La sera del comizio però tra il pubblico c'è anche Mister Ranson che dopo non poche difficoltà riesce a parlare con Verina che si rende conto che probabilmente il suo amato ha ragione lei fa tutto questo solo per compiacere Olive, suo padre e tutte le altre a cui vuole bene ma lei non è così coinvolta e che quello che le diceva invece Olive che i suoi tentennamenti erano solo l'effetto della sua troppa esposizione alle critiche e ai giudizi maschili non era vero.
I due amanti allora si allontanano dal teatro nascondendosi tra la folla che stanca di aspettare l'orazione di Verina ha intanto iniziato ad abbandonare la Hall.
A questo punto quando tutto sembra perduto però prende la parola la stessa Olive che ormai si sente pronta a prendere lei le redini della rivendicazione  femminile dimostrando doti d'eloquenza perfino maggiori di quelle di Verina che infatti entusiasmano l'intero uditorio.


Scelto perché: Questo film è stato scelto per la trama ma anche perché già dal suo titolo tradisce il maschile-neutrale ancora saldamente intatto negli anni' 80 dello scorso secolo in cui a quei tempi gli Women's Studies erano appena arrivati in Italia, fu tradotto infatti in italiano come “I Bostoniani” ma è chiaro dalla trama che sarebbe stato meglio e più pertinente la traduzione di “Le Bostoniane”.
Il gruppo bostoniano di suffragette:
Olive, Verina e Miss Birdseye

credits: screenshot by Opportunità di GenereOG
in base all'art.70  Legge sulla protezione del diritto d'autore 633/41
 e successive modifiche.
La trama attraverso le vicende di Verina e Olivia rimanda alle vicende e ai personaggi reali del movimento suffragista statunitense e alla situazione storica del periodo in cui lo stesso romanzo, da cui è stato tratto, è stato scritto regalandoci una prospettiva realistica di come vivevano e agivano le appartenenti al movimento femminista del calare del XX secolo.
Olive dapprima fervida sostenitrice della rivendicazione femminile non è pronta però a scendere in prima fila ma grazie all'esperienza che fa attraverso Verina, è capace di superare i suoi stessi limiti e timori così mentre Verina invece non riesce e crolla accettando la proposta di matrimonio di Ranson, Olive invece cresce fino a sentirsi sicura di esporsi e lottare in prima fila.
A differenza del romanzo in cui l'autore esplicitamente condanna la scelta che Verina fa di lasciare il movimento per sposarsi con l'avvocato perché se ne pentirà presto, il film sembra concludersi con la sconfitta del movimento per l'abbandono di Verina il cui prossimo pentimento non è prospettato ma in realtà rilancia un messaggio più grande e cioè che il movimento femminista non ha bisogno di una voce unica ma è un' unica voce che farà sentire “il grido delle donne presenti, passate e future”.

Titolo: Le Bostoniane
Titolo Originale: The Bostonians
Nazionalità: USA\UK
Durata: 122 min.
Anno: 1984
Regia: James Ivory
Sceneggiatura: Ruth Prawer Jhabvala
Cast: Vanessa Redgrave, Madeleine Potter, Christopher Reeve




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martedì 29 novembre 2016

Noi, piccole donne

Jo in Piccole Donne del 1933
 interpretata da Katherine Hepburn.
Da Wikipedia

Oggi ricorre il 184° anniversario della nascita di una delle scrittrici americane più note ed amate che ha saputo farsi apprezzare da intere generazioni da varie parti del mondo, ispirando molte bambine a diventare quello che volevano essere, ad esprimere loro stesse e non solo grazie alle eroine dei suoi romanzi ma anche con il suo esempio; la sua vita fu coerente con i messaggi che lanciava nei suoi scritti, essa stessa fu colei che voleva diventare e lottò per poterlo essere. Louisa May Alcott  fu infatti una femminista convinta, suffragetta attiva che con convinzione appoggiò la lotta per il voto alle donne e fu la prima donna ad essere iscritta nelle liste della sua città per votare, aiutò la lotta alla schiavitù facendo della propria casa una tappa della così detta “Underground Railroad”, la via di fuga degli schiavi neri durante la guerra civile. In questo periodo sarà infermiera volontaria sul fronte causando il motivo che la porterà alla morte nel 1888 per avvelenamento per mercurio con cui era stata curata.
La vita di Louisa non sarà convenzionale, avrà un’istruzione privata ma con personalità che le forniranno tutte quelle qualità che lei stessa cercherà di trasmettere al suo pubblico di lettrici e lettori attraverso le sue opere; lei come la madre e le sorelle cercarono sempre di contribuire al sostegno della famiglia  facendo molti lavori e lavoretti, come insegnante, sarta, governante finchè non pubblicò il suo primo libro che fu una raccolta di fiabe del 1849 “Flower Fables” , pubblicato nel 1855, che le diede subito una certa notorietà ma nonostante ormai fosse avviata alla carriera letteraria le condizioni economiche continuavano ad essere difficili tant’è che nel 1857 arrivò a pensare al suicidio ma la conoscenza con Charlotte Bronte, per mano della biografia di Elizabeth Gaskell, probabilmente le infuse nuovo coraggio, chissà se questa vicenda ispirerà Jo  a dire: ‘Ho scritto due novelle e le ho lasciate ad un giornalista. Il suo giornale è “L’aquila dalle ali spiegate”…Forse non ne sarà nulla; ma non avrei avuto pace finchè non avessi tentato”*1.  Pochi anni più tardi infatti inizia una collaborazione con il periodico Atlantic Mounthly nel 1860 e scrive il suo primo romanzo ‘Mood’ del 1864 tuttavia la sua consacrazione avvenne con “Piccole Donne” pubblicato per la prima volta nel 1868 mentre la sua ultima ristampa risale alla primavera scorsa per le edizioni LeggereGiovane o anche per Edibimbi, Nord-Sud edizioni, Fanucci edizioni o la ancora più attuale edizione realizzata proprio questo inverno per Newton Compton e curata da Chiara Gamberale. 
Doodle di Google dedicato a Louisa Mary Alcott
per il 184° anniversario di nascita.
Dal web
Nota soprattutto per il romanzo “Piccole Donne” in realtà scrisse molti altri racconti altrettanto magistrali come il noir “Dietro la Maschera o la forza di una donna” in cui descrive una natura umana tutt’altro che positiva e propositiva anzi seducente e malvagia, un’altra faccia dell’ universo umano. Uno stratagemma fantasioso per andare oltre la morale della sua epoca con lo pseudonimo di  A. M. Barnard.  Alcott riusciva a lavorare infatti a ritmi frenetici fino a 14 ore al giorno.
Ma la sua opera più conosciuta e amata è “Piccole Donne” con cui già all’epoca trova una sua affermazione lanciandola nell’ambiente letterario da qui “Piccole Donne crescono” , “Piccoli uomini” e “I ragazzi di Jo” e tanti altri racconti che la consacrano definitivamente come scrittrice e non solo per ragazze o ragazzi, tenterà anche scritti per adulti ma abbandonerà l’idea dedicandosi a racconti educativi che però, come il tempo ci ha insegnato, in realtà sono apprezzati anche dagli adulti, chi non è cresciuta con Piccole Donne e non l'ha riletto almeno una volta anche da adulta?.
Inevitabilmente il personaggio di Jo è quello che più ha colpito l’immaginazione di giovani generazioni  e nel quale la stessa May Alcott si identificava, una giovane ribelle, caparbia che voleva fare qualcosa di grande per se stessa: “Scriverò libri e diventerò ricca e famosa: questo è il mio sogno preferito. Io ho la chiave del mio castello ma non so se riuscirò ad aprire la porta"*2 ma anche tutte le altre sorelle March e i protagonisti del più noto lavoro di Alcott sono ben delineati e strutturati, in effetti sono la trasposizione della sua infanzia con le sue tre sorelle, la maggiore Anna, ovvero Mag, Elisabeth, Beth, e Abigail, Amy che come la protagonista del romanzo è l’artista di casa che diventerà una pittrice.
Molti si sono ispirati a questa opera per pièce teatrali e per film che vantano interpretazioni di attrici brave come Elisabeth Taylor nel 1945 o ancor prima Katherine Hepburn che nel 1934 vinse la Coppa Volpi come miglior attrice al Festival di Venezia e  l’ultimo con Susan Sarandon e Winona Ryder nel 1994 ma anche per cartoni animati e  serie tv. 




Note e bibliografia utile :


*1-2   L.M. Alcott, "Piccole Donne", Milano, Ed. Fratelli Fabbri Editori, 1957, pagg. 104, 98.

Louisa M. Alcott, George Eliot, Edith Warthon,Charlotte Perkins Gilman, "Il velo strappato e altre storie. I migliori racconti del Mistero", Milano, La Tartaruga, 2007.

Lurabel Harlow, "Louisa May Alcott. Un ricordo", Roma, Flower-ed, 2016.



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giovedì 25 febbraio 2016

Non tremate ma firmate!


il diritto di voto per le donne porta al suffragio femminile



Abbiamo appena annunciato l’uscita del film sulle Suffragette, da qui il titolo di questo post, che uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 3 marzo ma che c’è da scommetterci ci rimarrà anche per l’8 data in cui possiamo festeggiare perché no proprio andando a vederci questo bel film ma non tutti sanno che nello stesso mese, il 10, ricorre anche il nostro anniversario di voto, del voto delle donne italiane e dopo che abbiamo appena finito di lamentarci, nel post precedente, perché siamo indubbiamente un paese che non rende di certo memoria né onore alle proprie suffragette che ecco che la Fondazione Nilde Iotti lancia una serie di iniziative a riguardo, dal libro “Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia” edito da Ediesse: “Le tappe e i contenuti delle conquiste legislative- dall’inizio della Repubblica alla conclusione dell’ultima legislatura- che hanno cambiato la vita delle donne e l’assetto economico, sociale e culturale del nostro Paese”, alla raccolta firme della Petizione per richiedere appunto la data del 10 marzo quale giornata nazionale del diritto al voto delle donne “come momento emblematico per continuare ad approfondire il tema dei diritti civili e politici per uomini e donne”.

Petizione che dalla piattaforma di Change.org si rivolge direttamente alle più alte cariche del Paese dal Presidente della Repubblica Mattarella al Presidente del Governo Renzi, ai Presidenti della Camera e del Senato alla Ministra per le Riforme Costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Boschi. Sono state già raccolte più di quattrocento firme ma ne mancano ancora veramente poche per raggiungere la soglia delle cinquecento, l'iniziativa é stata lanciata a fine gennaio dalla Presidente della Fondazione, Livia Turco e da eminenti politiche (una per tutte Silvia Costa), intellettuali e studiose (Fiorenza Taricone)… bene quindi andare al cinema per festeggiare magari l’8 marzo dando un senso profondo a questa giornata che non è stata istituita certo per far vendere mimose o far lavorare spogliarellisti ma è bene anche agire, fare qualcosa di concreto per la nostra memoria storica delle conquiste civili e politiche delle donne italiane così da creare nuovi simboli necessari alla memoria ma anche da stimolo per nuove riflessioni, proprio come dovrebbe essere, partire dal passato per poi arrivare ai nostri giorni per vedere che le cose sono sì cambiate ma per essere altrettanto consce che non bisogna abbassare la guardia perché basta poco per perdersi; ecco il valore e la necessità di questi nuovi simboli che spetta a noi ora reclamare e creare, quindi forza su firmate!.



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la proposta del 10 marzo come ricorrenza nazionale del suffragio femminile

martedì 23 febbraio 2016

Tremate tremate le Suffragette sono arrivate




Sì, tremate perché finalmente le Suffragette, dopo tanti inspiegabili tentennamenti, visto anche il cast stellare, sono arrivate anche in Italia. Ovviamente si parla del film di Sarah Gavron  che ripercorre, come il titolo esplicitamente suggerisce, gli  inizi degli avvenimenti, le vite delle attiviste inglesi nel primo novecento e la loro battaglia per i diritti politici in favore delle donne. 
Abbiamo detto un cast stellare non tanto per enfatizzare ma perché nei panni di Emmeline Pankhurst c'è Meryl Streep ma troviamo anche Helena Bonham Carter, Carrey Mulligan già in 'Orgoglio e Pregiudizio' del 2005 e in 'Il grande Gatsby' del 2013, e attrici dal nome forse meno altisonante ma molto brave con carriere teatrali e collaborazioni importanti alle spalle come Anne Marie Duff o Romola Garai, insomma un cast di affermate professioniste e di brave talentuose promesse. Eppure questo film, in uscita però diciamolo ora il 3 Marzo, ha faticato ad essere distribuito nel nostro paese, è stato più volte annunciato, prima a settembre, poi a novembre tanto che si sospettava che non sarebbe mai arrivato sugli schermi e perché? Forse perché si riteneva una storia insignificante, chi in Italia avrebbe avuto l'interesse ad andarsi a vedere un film sulle Suffragette?Ancora una volta sottovalutando la storia delle donne che non può riguardare solo qualcuno e qualcun'altro no. Vero è che siamo un paese dimentico e ingrato verso la nostra stessa storia, quante conoscono la nostra storia, gli avvenimenti, i fatti, i nomi di quelle donne che hanno manifestato e lottato per noi, per il nostro diritto di voto?.

Il timore era che ancora una volta che si fosse dato per scontato il disinteresse di questa che solo all'apparenza sembra la storia che appartiene a qualcun'altro se per chi invece scrive è vero ciò che sosteneva la Woolf e che cioè ciascuna è allo stesso tempo erede e creatrice di una tradizione per conto di qualcun'altra che a sua volta prenderà il testimone. Ma se è bastata la presenza di un grande nome di richiamo per far decidere alla fine la sospirata uscita del film anche nel nostro paese, benvenga il nome della Star che aiuta alla causa. Allora forse non ci meritiamo questo film e quindi non perdiamoci questa occasione e buona visione... 




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martedì 15 luglio 2014

Emmeline Pankhurst: la Suffragetta



Almanacco del giorno: 15 Luglio



Emmeline Pankhurst nel 1909





Emmeline Pankhurst Goulden nasce oggi, 15 Luglio, a Manchester nel 1858 da Robert, commerciante e appassionato di teatro e Sophia Jane Cane i cui antenati  provenivano delle isole irlandesi di Man e per questo era molto sensibile e attenta alle questioni sociali e a quelle delle minoranze, aspetti che cercherà di tramandare anche ai suoi dieci figli.

Nonostante le loro posizioni liberali in realtà i coniugi Goulden non permettono alle figlie di avere un’istruzione formale e strutturata riservata ai soli maschi della famiglia, alle figlie si conviene di più imparare ad essere brave moglie e madri per sposarsi presto e uscire dalla famiglia. Emmeline tuttavia imparerà a leggere, si dice, già all’età di tre anni e si diplomerà in Francia. Tornata in Inghilterra conosce un avvocato già impegnato nel sociale soprattutto nella causa del diritto di voto alle donne, Richard Pankhurst con cui si sposa nel 1879. Nascono i loro primi figli Christabel, Sylvia, Francis, Adela. In accordo con il marito prende ad occuparsi a tempo pieno all’attivismo in favore del diritto di voto alle donne e la famiglia decide di spostarsi a Londra, dopo la morte prematura dell’unico figlio maschio Francis, in Russell Square che diventa un punto di riferimento e di incontro anche per altri attivisti abrogazionisti statunitensi; nasce anche un altro maschio che verrà chiamato come il suo defunto fratello.

Nel 1888 aderisce al nuovo gruppo PSS Parliament Street Society per il diritto di voto femminile che concepiva una affiliazione con alcune parti politiche a differenza di un gruppo originario che era contrario ad ogni accordo, il NSWS National Society for Women’s Suffrage. Nel 1889 però Emmeline crea il Women’s Franchise Leage WFL che rivendica il diritto al voto per tutte le donne non solo per quelle nubili sostenuto invece dal PSS sulla base che per le donne sposate votata il marito. A questo nuovo gruppo aderisce anche la figlia di Elisabeth Cady Stanton: Harriot Stanton.


Emmeline e Christabel, 1908.
Tornata a Manchester con la famiglia dopo i dissesti economici dei loro affari londinesi, aderisce al partito Indipendente dei Labouristi ILP diventando membro di una delle autorità che amministrano le leggi in favore dei poveri, il Board of Guardians (attivo dal 1835 al 1930) grazie a questo incarico cerca di cambiare le condizioni di lavoro in cui si trovavano le donne e i loro figli.
Durante un viaggio in Svizzera per trovare una sua vecchia amica di scuola in Francia, viene raggiunta da un telegramma che la mette a conoscenza delle condizioni critiche di salute del marito, decide quindi di intraprendere il viaggio di ritorno ma non riesce a rivedere vivo  il coniuge. Rimasta vedova e piena di debiti lasciati dal marito, Emmeline trova lavoro e riapre il vecchio negozio di famiglia.
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 Nel frattempo alcuni passi avanti per il diritto di voto alle donne sono stati fatti, o almeno così sembrerebbe, nel 1870 così come nel 1886 e ancora nel 1897 vengono presentate delle proposte di legge in merito che però non portano a nulla, Emmeline allora abbandona l’ILP Indipendent Labour Party e fonda il WSPU la Women’s Social and Political Union aperta solo alle donne e focalizzata ad azioni dirette per conquistare il voto: “La condizione del nostro sesso è così deprecabile che è un nostro dovere infrangere la legge per richiamare l’attenzione sulle motivazioni che ci spingono a farlo”[1].
Così iniziarono le azioni del gruppo tra manifestazioni e proteste che portarono all’arresto delle attiviste tra cui le figlie e la stessa Emmeline nel 1908 per aver voluto entrare a forza in Parlamento per poter dare al Primo Ministro, Asquith, una petizione. Rimase in carcere per sei settimane e rendendosi conto dell’effetto potente della situazione, si fece arrestare altre sette volte poiché: “ Siamo qui non perché infrangiamo la legge ma perché, con le nostre forze, vogliamo fare la legge”[2].

Le dimostrazioni si fecero più serrate e violente, alcune attiviste lanciarono sassi alle finestre di Downing Street e furono di nuovo arrestate, e di nuovo la detenzione fu usata come rilancio e lo sciopero della fame a cui la polizia carceraria rispose con la nutrizione forzata, provocò l’atteso clamore. Un clamore che spaccò l’opinione pubblica e i giornali tra coloro che appoggiavano i metodi del WSPU e chi auspicava una moderazione, ed è in questo frangente che nasce il termine di suffragette: un giornalista del Daily infatti usa questa parola per distinguerle dalle richiedenti il voto alle donne più moderate, una differenza che piace alla stessa Emmeline che adotta il termine proprio con lo stesso scopo.

Emmeline Pankhurst nel tour negli Stati Uniti, 1913.
Nel frattempo anche Francis, il secondo figlio maschio erede del primo defunto, si ammala e rimane paralizzato così Emmeline per racimolare fondi per le cure decide di vendere la casa a Manchester e di intraprendere un tour di conferenze e discorsi  in Inghilterra e negli Stati Uniti, però sarà costretta a tornare nel 1910 per la morte del figlio. Nello stesso anno si arriva per la prima volta ad un accordo con 54 membri del Parlamento appartenenti a diversi schieramenti con il Comitato del Concilio per il Suffragio delle Donne grazie al quale per il momento Emmeline e le sue militanti accettano una tregua per permettere l’ accordo. Ma la tregua dura poco perché non si arriva all’accordo sperato e così gli scontri riprendono con una marcia davanti al Parlamento di trecento donne che viene però soffocata dalla Polizia e dal Segretario Winston Churchill, provocando la morte di due donne e l’arresto di altre duecento e che passò alla storia con il nome di Venerdì Nero, era il 18 Novembre 1910. 
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Emmeline viene arrestata nel 1914.
Questi episodi di violenza repressiva provocarono imbarazzo al governo per i suoi metodi violenti ripresi e denunciati da tutti i giornali, così la Conciliation Bills fu ammessa alla lettura nelle Camere ma al secondo turno, fu insabbiata. La reazione del WSPU non si fece attendere e gli assalti delle attiviste alla proprietà privata con lanci di sassi alle finestre riprese tanto da indurre la polizia a perquisire i locali della sede della WSPU:  Emmeline fu arrestata di nuovo mentre sua figlia Christabel fugge in Francia da dove continua a coordinare il movimento. Le detenute riprendono lo sciopero della fame ma vengonoo alimentate a forza, nutrite tramite i cavi nasali o auricolari.
Le azioni del gruppo tuttavia diventano sempre più intense con ordigni rudimentali, roghi e acidi sui muri per imprimere slogan suffragisti ma tutto questo allontana anche molte altre attiviste tra cui le altre figlie di Emmeline, Sylvia avvicinatasi al socialismo ed Adela, mandata in Australia per permetterle di capire e scegliersi un futuro ma le due, madre e figlia, non si rivedranno più. Adela non tornerà neanche per il funerale della madre.


Emmeline viene portata in prigione, 1914.
 Allo scoppio della Prima Guerra mondiale Emmeline decise di deporre “l’ascia di guerra”, la questione del Suffragio femminile e soprattutto le azioni militanti in favore della necessità di un’unione nazionale resa necessaria dalla guerra. Questa presa di posizione però lascia perplesse alcune iscritte che creano due distinti correnti il Suffragettes of the Womens Social and Political Union SWSPU e l’ Indipendent Women’s Social and Political Union ognuno dedicato a mantenere alta l’attenzione verso il voto alle donne.

Emmeline invece continua nella sua nuova professione nazionalista e continua i suoi tours per spronare le lobbies a prendersi cura delle donne, dei bambini nati mentre i loro padri sono al fronte, crea infatti un’istituto con l’idea di dare loro un’istruzione su modello della Montessori ma è costretta a chiuderlo poco dopo per mancanza di fondi. Induce anche il governo ad impiegare le donne nei lavori lasciati improduttivi dall’assenza degli uomini impiegati in guerra.

Parte per la Russia con il benestare del Primo Ministro, David Lloyd George per cercare di convincere la Russia a non accettare le condizioni di Pace con la Germania e di continuare la Guerra ma l’ambasciata non riesce e l’incontro lascia una brutta impressione sia ad Emmeline che al Primo Ministro russo. Tornata però in patria scopre con piacere che finalmente il voto alle donne era stato riconosciuto con la Rappresentation of the People Act con cui si rimuovevano i limiti patrimoniali al voto maschile e si riconosceva il voto alle donne con più di trent’anni di età e seppur con molte limitazioni.
Raggiunto a questo punto lo scopo Emmeline aderisce al Women’s Party aperto alle sole donne e che auspicava leggi che garantissero parità all’interno del matrimonio, parità di retribuzione a parità di incarico e parità di opportunità lavorative per le donne. Subito dopo le elezioni tuttavia il Partito cessò di esistere data la sconfitta seppur per pochissimi voti della candidata, la figlia prediletta di Emmeline, Christabel.
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Emmeline Pankhurst nel 1913.

Emmeline si trasferisce quindi in Canada dove dopo tantissimo tempo compra una casa ma subisce i lunghi inverni canadesi e comincia ad avere problemi finanziari, quindi dopo poco tempo si trasferisce ancora una volta in Inghilterra nel 1925. Nel frattempo Christabel ha abbracciato la fede avventista e dedica ormai tutta la sua vita alla chiesa, così alle elezioni del 1926 si candida la stessa Emmeline ma incredibilmente con il Partito Conservatore.

Gli anni tuttavia e soprattutto le esperienze passate cominciano a farsi sentire ed Emmeline si ammala soprattutto dopo lo scandalo della figlia Sylvia che ha un bambino fuori dal matrimonio e che chiama Richard Pankhurt in memoria di suo padre.
Ricoverata, chiede di essere assistita dallo stesso medico che la curava in prigione; le sue condizioni si aggravano e muore il 14 Giugno 1928, a 69 anni. Viene sepolta in uno dei cimiteri più antichi e prestigiosi di Londra a Brompton e nel 1930 le viene dedicata una statua commemorativa nei Giardini dell’ala sud- ovest di Westminster, il Victoria Tower.

La Statua a Victoria Tower di
 Emmeline Pankhurst,
by Fin Fahey.

Il Time l’ha riconosciuta come uno dei cento personaggi più importanti del XX secolo ed indubbiamente lo è stata e ancora lo è visto che le donne inglesi e di riflesso tutte noi,  dobbiamo a lei e al suo attivismo il diritto di voto, a volte dato per scontato, a volte non usato e a cui a volte ignobilmente ci si appella solo in campagna elettorale.


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[1] Bartley Paula, “Emmeline Pankhurst”, Routledge, 2002, pag. 98.
[2] Ivi, pag. 100.


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