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lunedì 10 agosto 2026

Figlie Selvagge Cinzia Giorgio- Rizzoli




Figlie Selvagge di Cinzia Giorgio
è un romanzo storico ma anche un thriller, è una trama che si dipana parola dopo parola e si schiude davanti a noi, inaspettatamente.
Come una novella Eco, Cinzia Giorgio costruisce la storia intorno a tre figure femminili che ci porta nei luoghi delle streghe beneventane, ridandoci un'epoca segnata da un'Inquisizione che assoggetta, giudica, condanna ciecamente finanche e soprattutto le donne sole. 
Rosa e le sue figlie, Maria, la rossa, e Bianca vivono infatti nei boschi e conoscono l'uso delle erbe. Sanno accogliere, ascoltare e proporre rimedi non solo per lo spirito ma anche per il corpo, fino al giorno in cui le loro azioni e il loro stile di vita suscita disprezzo, paura, invidia e vendetta.
Ricco di personaggi, riferimenti storici e locali, colpi di scena che non permetteranno a chi legge di capire, fino alla fine, chi sia il/la colpevole che condizionerà le vite delle tre donne ma anche dell'intera comunità che da sempre le conosce, le appoggia e le sostiene.
Una storia familiare ma anche di luoghi e di comunità. Un romanzo storico, con tanto di bibliografia finale tanto apprezzabile data dalla preparazione dell'autrice che è una storica delle donne, ma anche un giallo che vede protagonisti un territorio, i suoi abitanti, i suoi potenti e il popolo nonché le sue 'streghe', in un turbinio di eventi e malefici che vi terranno lì a leggere fino all'ultima pagina perché quando penserete di aver capito da che parte va la storia, ci sarà qualcosa che rimescolerà la trama, ben congeniata, ricca e mai banale.
Bello poi il formato e la copertina che sembra un quadro dai toni delicati come i fiori e le erbe conosciute e maneggiate dalle 'figlie selvagge' di un sapere lontano che si è tentato poi di recuperare nei secoli successivi.
Una storia antica che ci guida in un sapore perso, come tante storie di donne accusate di stregoneria o anche solo schernite di esserlo per sapere usare erbe, fiori e piante in modo savio.
Non solo un bel racconto, scritto bene, scorrevole, accattivante o un romanzo storico o un giallo ben congeniato, ma tante storie in un solo libro molto piacevole e coinvolgente che ci ricorda quanto sia importante scrivere, raccontare storie di donne che ci raccontano ancora oggi di verità occultate ma necessarie e liberatorie da conoscere.










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mercoledì 9 febbraio 2022

Medichesse. La vocazione femminile alla cura- Erika Maderna

Medichesse. La vocazione femminile alla cura
Erika Maderna



Medichesse. La vocazione femminile alla cura- Erika Maderna. Questo libro, uscito pochi giorni fa in una nuova edizione sempre per Aboca edizioni, la prima era del 2012,  é un viaggio temporale in cui l'autrice ci fa incontrare le nostre ave, come in un percorso iniziatico corrollato da immagini oniriche che arricchiscono il volume.
Le dee, le maghe , le streghe facce diverse di una stessa realtà quella per cui alle capacità di cura del femminile viene tolta ogni legittimità nel corso del tempo. Così ci ritroviamo a spasso nei secoli per scoprire che le abilità femminili furono da prima relegate e in seguito svuotate della loro solennità ben prima del Cristianesimo.
Medichesse.
 La vocazione femminile alla cura 

 nuova edizione
In basso il link affiliato per l'acquiato

Un affascinante viaggio tra Medichesse, Curatrici, Sibille, Vestali ed Alchimiste, grandi donne capaci di connettersi alla loro natura più profonda e interagire con Madre Natura per ricavarne benefici utili a tutte e tutti, come dice l'autrice "Se gli uomini hanno avuto potere sul mondo della parola, le donne hanno avuto potere sul mondo delle cose" (p.15). Ma questo non ha evitato loro di essere scalzate della loro autorità ben prima dell'avvento del Medioevo, come invece spesso si pensa, queste donne vengono infatti ridimensionate in favore di un sapere maschile che accentra in sé tutte le pratiche anche divinatorie e della cura, della medicina che acquista più legittimità solo in quanto riferita ormai solo al maschile e di fatto delegittimando donne dai saperi millenari.
Erika Maderno ci permette di recuperare  figure di donne, il loro percorso e come si è arrivate a perderle e soprattutto ce ne rende coscienti.
Circe,
  I edizione,  2012
Da Circe e Medea a Canidia e Sogena, da Metrodora a Merit Ptah, da Trotula de Ruggero a Ildegarda di Bingen passando per Cabiola e Radegonda fino alle Alchimiste come Caterina Sforza ed Isabella Cortese come Cleopatra e Maria l'ebrea e non solo.

Un'edizione ricca di illustrazioni antiche e ricette e rimedi con una Prefazione di Rita Pagiotti, docente di Botanica Farmaceutica dell'Università degli Studi di Perugia che così presenta il volume "un libro ricco e assolutamente non ovvio" (p.9).
Un viaggio interessante e piacevole tra l'antropologico e lo storico in cui "si parla di salute, malattia, cura termini che attraverso l'arte, la teologia, la filosofia ... ci offrono una suggestiva visione della donna dedita all'arte della cura nelle varie epoche storiche" (p.10).
Un vero viaggio iniziatico per mano ad Erika Maderna, in punta di piedi per recuperare una memoria tutta femminile ma non solo perché "colei che raccoglieva, seccava ed estraeva principi attivi dalle erbe era considerata una creatura soprannaturale e degna di rispetto, se non quasi di venerazione. Da questo ruolo quasi soprannaturale della medichessa al concetto di stregoneria il passo è brevissimo". (p.10).







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martedì 16 maggio 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #29



Giovanna d'Arco, statua in piazza delle Piramidi, Parigi.
Emmanuel Fremiet, 1874


#29 Giovanna d'Arco


Il 16 maggio del 1920 Papa Benedetto XV canonizza la pulzella d'Orleans, Giovanna d'Arco. Figura storica femminile dall'indiscusso fascino, a lei sono state dedicati libri, saggi, quadri, pièce teatrali e film.

OG vi propone questa settimana il film premio Oscar: “Giovanna d'Arco” del 1948 interpretata da Ingrid Bergman  che fu candidata come miglior attrice ma questo film vinse comunque tre Oscar: fotografia, costumi ed onorario al produttore, Walter Wanger.
Il film però più recente a lei dedicato è quello del 1999 di Luc Besson con Milla Jovovich.

Trama: Siamo in Francia durante la Guerra dei Cent'anni tra Francia e Inghilterra, i numerosi scontri contro gli inglesi mettono in serie difficoltà il popolo francese. Dalle campagne però emerge una ragazza, Giovanna, che guidata dalla fede si impone all'attenzione perfino del Re che dopo averla messa alla prova, convincendosi delle sue capacità, le affida la guida dell'esercito francese contro gli usurpatori.
Giovanna alla guida dei soldati vince lo scontro diventando un'eroina tra i soldati, il popolo e il re ma quando viene catturata dalla fazione dei borgognoni che la vendono agli inglesi, il re Carlo VII non va più in suo aiuto, perchè già in trattative di pace con gli inglesi.
Giovanna confessa che la sua forza e capacità sono riconducibili alle voci divine che sente e che la guidano, così il re stesso decide di lasciarla al suo destino e alla persecuzione dell'Inquisizione che la condannerà al rogo, dopo innumerevoli torture per farle confessare di essere una strega.
Giovanna d'Arco solo dopo la sua morte sarà riconosciuta una martire e un'eroina anche dalle generazioni successive.



Scelto perché: La pulzella d'Orlèans è una figura storica entrata ormai nel mito e nell'immaginario collettivo ma fu “solo” una delle tante donne che subirono l'Inquisizione senza che le sue indiscutibili doti militari la salvarono dal preconcetto e dall'ignoranza. E' la più nota donna finita al rogo di cui si ha memoria storica a cui nei secoli si è cercato più volte di rendere giustizia ma forse l'unica che ebbe fu quella della Chiesa che la proclamò, dopo secoli, patrona di Francia.


Titolo: Giovanna d'Arco
Titolo originale: Joan of Arc
Nazionalità: USA 
Anno: 1948
Durata: 145 min.
Regia: Victor Fleming
Cast: Ingrid Bergman,  Francis, L. Sullivan



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venerdì 2 settembre 2016

L'altra Cilento



"Simonetta Vespucci e Fioretta Gorini amanti di Giuliano de' Medici",
di Elena Vilkov;

 dalla mostra d'arte "Personaggi femminili di Opere di Ruggero Leoncavallo",
 a cura di Marisa Russo.

Le vacanze sono finite e anche il tempo inclemente ce lo ricorda ma abbandonare i nostri ricordi non è mai semplice, al ritorno. Ecco quindi il resoconto delle ferie in cui l'ottica di genere non mi ha mai abbandonata.

Il Cilento è terra antica e da sempre è stata terra di sacrificio ma allo stesso tempo di grande produttività da cui attingere nutrimento e così è rimasto, il Cilento, terra di nutrimento di spirito e corpo.

La passeggiata inizia a Celso paese del comune di Pollica che offre un gran palazzo baronale, inserito nel patrimonio UNESCO, da cui, oltrepassato l’arco, si arriva al centro della piazza. Proseguendo e prendendo la via della Valle ci si imbatte in tante piccole case in cartapesta lasciate negli anfratti del paese e che ogni anno a Natale ritrovano vita e calore in un presepe che attraversa tutto il paese e che conduce ad una sagra ai piedi della fonte…nella Valle. L’antica Fonte, si dice, fu luogo abitato dalle streghe e adibito agli antichi sabba, le memorie degli abitanti le ricordano ancora, ancora c’è chi dice di averle viste come lo zio di una delle nostre guide che è riuscito a sventare un rapimento di un bambino, c’era infatti lì, lui lo sa, una strega che rubava i bambini, c’è poi lo spettro di una ragazza uccisa a diciassette anni che si manifesta dietro una porta in un piccolo vicolo ma non si sa chi fosse né perché la sua giovane vita fu spezzata così presto; chissà forse vorrebbe solo che le sue ragioni fossero ascoltate e il suo ricordo è ancora vivo nelle persone che mettono in guardia le bambine dallo spirito di questa povera ragazza.

E’ affascinante vedere come i miti resistano e si tramandino e ancora siano così forti e radicati. Il mito della strega che tanto il femminismo degli anni ’70 ha recuperato in chiave di protesta e di denuncia sia qui ancora una credenza viva, impregnata di verità con fonti antiche e legittimanti, poiché queste non erano streghe qualunque bensì le famose streghe di Benevento che qui venivano a ristorarsi e le memorie popolari sono ancora qui a testimoniarcelo, esse ancora fino a poco tempo fa erano lì, alla Fonte.
La Fonte Valle dove gli abitanti del paese dicono
si verificassero i Saba delle Streghe, le "janare"
Come ogni aspetto folkloristico l’ancestrale si sovrappone però nel tempo a nuovi aspetti sociali e così oggi lì dove le streghe si riunivano nei sabbat, a Natale ci si incontra per festeggiare, e l’emblema di questo incontro è testimoniato qualche luogo più in là, verso il Monte Stella dove è stato ritrovato un sito risalente al neolitico e dove in tempi moderni fu costruito un convento oggi solo un accumulo di rovine ma tutto è testimonianza e sta lì a dar credibilità che le storie antiche sono degne di verità e che le streghe esistono ancora eccome*…e noi anche ne siamo convinte certo quel tipo di streghe che vedono nelle donne indipendenti e savie una minaccia che la società stessa nei secoli ha messe a morte, quelle figure di donne demonizzate dalla cultura popolare e che hanno ricevuto giustizia solo grazie alla storiografia che le ha scoperte e volute soggetto di inchiesta storica.




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Proseguendo il viaggio si arriva alla poesia di Maria Mazziotti a cui il suo paese di origine ha dedicato una targa nella piazza principale e con cui ha voluto instaurare un percorso che congiunge due continenti e sorpassa gli oceani. Maria è infatti figlia di emigrati italiani che come tanti dal sud Italia sbarcarono anni fa negli Stati Uniti e così dal prossimo anno organizzerà un workshop con studiosi americani che hanno imparato a conoscere questi luoghi amando la poesia dell’autrice.  Le sue poesie sanno di nostalgia e di un ritorno a casa, di quella semplicità tipica di questi posti veri e autentici come semplici ma dirette sono le sue illustrazioni, in cui la natura e le donne sono i soggetti, figure femminili che si liberano e prendono immagine dalle “numerose donne che vengono dal mio ventre”.
La targa dedicata alla poeta in Piazza San Nicola
Nel tempo Mary ha recuperato anche il piacere e l’orgoglio di essere semplicemente Maria, italo- americana.


E nell’arte ritroviamo anche figure di donne a cui è stata data un’immagine da altre donne, ragazze che hanno interpretato
La locandina della mostra d'arte
organizzata da Marisa Russo
personagge delle opere liriche di un grande Maestro della musica proprio vissuto da quelle parti, Ruggiero Leoncavallo. Ecco allora quadri con Zaza, Mimì, Nedda, Simonetta Vespucci, Delia Terzachi… 


La musica è, come tutte le arti, specchio della realtà da cui prende forma ma da cui si discosta per restituirle sogno e bellezza, quella maestria che la natura regala a pochi eletti come il Maestro Peppe Barra che in concerto, a San Mauro Cilento, nella sua musica fatta di poesia, di fiaba, di storia  e di allegria ma anche dolore, insomma di cultura non ha mancato una dedica alle donne, una dedica per far riflettere sulla violenza contro le donne, ecco allora una poesia di Salvatore Di Giacomo “O’ Munnasterio” perché 'una volta le pene d’amore si risolvevano riflettendo e i rifiuti si accettavano e venivano presi come momenti di crescita, dolorosa, ma non si aveva paura del dolore, l’amata non si uccideva' :

“Jettaje 'stu core mio 'mmiez'a la strata

E 'ncopp'a 'na muntagna mme ne jette

E, pe' 'na passiona disperata,

Monaco 'e San Francisco mme facette.


– Tuppe-tù! – Chi è?

– Ccà ce stess'uno

Ca ll'è caduto 'o core 'mmiez'â via?

– Bella figliò, ccà nun ce sta nisciuno,

Va', jatevenne cu Gesù e Maria!



Se ne jette cantanno: "Ammore, ammore,

Cchiù nun te vò zi' monaco vicino!"

E p' 'a muntagna se purtaje 'stu core,

Arravugliato dint' 'o mantesino. “     (1887)

E poi arriva lei, la “Tammurriata Nera”, la tammurriata che serve ad esorcizzare le paure, i dolori, le difficoltà, il male, che qui si richiama agli atti di violenza che i soldati afro-americani fecero contro le donne napoletane nel secondo dopoguerra. La canzone scritta nel 1944 parla di una donna che nonostante tutto ama il proprio figlio e lo chiama Ciro, Peppe… 
La Tammurriata che esorcizza grazie alle percussioni, strumenti ancestrali che catturano e riportano alla nostra natura perchè fatti con elementi di esseri viventi, la pelle.
Fu una canzoncina scritta apposta in modo lieve, allegra per sdrammatizzare un male profondo che però Peppe Barra in più di vent’anni ha reso sua, drammatizzandola in un grido di dolore, quel dolore che la violenza che ancora tocca le donne inevitabilmente produce in tutta la società, ecco allora che coinvolge tutto il pubblico in un grido collettivo, una conta del tempo da cinque a sette, affidata al pubblico che risponde ai suoi 1,2,3,4 e poi un grido di dolore, una preghiera che come un afflato raggiunge il cielo, perché, come sostiene, l’unica arma che abbiamo in questa società ormai abituata a tante brutture e barbarie, è la cultura.

Da questo grido che diventa preghiera che si innalza, la cultura avvicina le anime e le fa incontrare...l’altra Cilento mi ha regalato anche questo e anche se le ferie sono finite e bisogna recuperare la solita routine, i sensi rimangono lì rapiti da tanta bellezza con cui vedere e interpretare ogni nostro piccolo mondo quotidiano, come un incantesimo…  








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* Per approfondire sul tema delle Streghe a Celso, riporto l'intervento pubblicato sulla pagina fb del Comune di Pollica dove la Professoressa Rita Oranges, originaria del luogo, ha raccolto dalla popolazione locale le testimonianze ed i ricordi delle storie delle janare:


UNA FAVOLA VERA
 


"C’era una volta, negli anni cinquanta, un magico paesino sulle pendici del Monte Stella, dove la domenica mattina tutti andavano alla messa celebrata da monsignore. Le donne, rigorosamente col velo in testa, si sedevano avanti, vicino all'altare, gli uomini,invece, stavano negli ultimi banchi in fondo alla chiesa. Quando iniziava la predica tutti gli uomini uscivano sul sagrato per non ascoltare il sermone. Monsignore tuonava dal pulpito contro le usanze pagane della popolazione, ma la gente continuava a farsi togliere il malocchio quando soffriva di mal di testa e a credere al monaciello che faceva i dispetti. Ad aiutare monsignore nel suo operato c'erano Caterina ed Ernestina che si opponevano fortemente alle credenze pagane del popolo, ma, nelle sere d'inverno passate davanti al fuoco, le persone continuavano a parlare di licantropi e di streghe.

immagine presa dal giornale web
www.mozzafiato.info/
Caterinella racconta che un tempo viveva a Celso un lupo "pompinaro". Era nato nella notte di Natale e, quindi, ogni volta che c'era la luna piena, era costretto a subire delle mutazioni che lo rendevano irriconoscibile agli occhi dei suoi compaesani .Una sera un contadino stava ritornando a casa quando sentì l'ululato del lupo e lo imitò. Il lupo "pompinaro", offeso, con pochi balzi raggiunse la casa del contadino che fece appena in tempo a chiudere la porta alle sue spalle altrimenti sarebbe stato sbranato. Caterinella parla anche della chioccia dai pulcini d'oro che si nascondeva vicino alla sua abitazione, situata poco dopo la chiesa del paese, e ci racconta delle fate che abitavano in via Velino e tessevano delle tele meravigliose.

Nel magico paese del Cilento non c'erano solo le fate ma anche le" jnare" che provenivano dai paesi del Beneventano e spesso soggiornavano a Celso per lunghi periodi di tempo. Queste streghe erano in grado di volare perché possedevano un unguento che mettevano sotto le ascelle rendendole atte al volo. Si racconta che i figli di una di queste "jnare" avessero sostituito l'unguento con l'acqua per non fare uscire la madre di notte, ma il mattino successivo trovarono la donna morta, caduta dalla finestra, perché non era riuscita a volare. I sabba di queste streghe si tenevano al Piano del noce oppure alla fontana della Valle e il fracasso che veniva fuori dai loro riti si sentiva per tutto il paese, ma nessuno osava avvicinarsi.

Rosa racconta che una notte una famiglia dormiva nella propria casa quando una "jnara" entrò e cercò di prendere uno dei bambini ma il padre se ne accorse e prese la "jnara" per i capelli e alla domanda: " Che hai in mano?" l'uomo rispose:"Ferro e acciaio". Così la strega sparì e lasciò il bambino ai genitori.
Nell’eterna lotta fra il bene e il male Celso ha vinto la sua battaglia conservando nelle persone anziane il ricordo di queste splendide leggende e dando loro la possibilità di poterle tramandare ai figli ed ai nipoti facendo in modo che non si cancelli la memoria del mondo magico in cui vivevano i loro antenati che per sopravvivere alla miseria e agli stenti si rifugiavano in questa dimensione fantastica popolata di fate, streghe e chiocce dai pulcini d'oro".


Rita Oranges