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venerdì 11 novembre 2016

Beatrix Potter dopo 100 anni arriva in libreria con una nuova favola inedita

Kitty in Boots, la nuova storia di Beatrix Potter.


A settembre come annunciato agli inizi dell'anno in questo post a cui vi rimando "Kitty in Boots"  è arrivata in libreria e sulle piattaforme librarie anche in e-book.
La nuova favola di Beatrix Potter che dopo più di cento anni era rimasta nascosta è ora realtà grazie ai disegni di uno dei più noti e apprezzati illustratori dei nostri tempi, Quentin Blake per l’editore che per primo le credette e permise a Beatrix Potter di diventare un punto di riferimento non solo per milioni di bambine e bamibini in tutto il mondo ma anche per tante artiste, disegnatori e scrittrici di storie per l’infanzia, al punto che per il suo 150°anniversario dalla nascita, proprio in questo mese di Novembre, alcuni dei più importanti ed affermati illustratori di libri infantili pubblicheranno un libro commemorativo di loro disegni e lettere per testimoniare quanto questa artista, unica nell’aver avuto talento sia per lo scrivere che per il disegno, abbia ispirato generazioni di illustratori ed illustratrici.
Il libro, appunto edito dalla originaria casa editrice di Beatrix, "Warne" è dotato anche di un cd in cui la favola viene narrata dall’attrice premio Oscar, Hellen Mirren.

La storia parla di una comune gatta nera che la sua padrona, un’anziana signora, chiama Kitty ma che si fa chiamare Miss Catherine St. Quintin, conosciuta anche più semplicemente come Q o Squintums.

La copertina del libro +cd letto da Helen Mirren

Insomma una gatta un po’ speciale che conduce una doppia vita infatti di giorno si gode le cure casalinghe e di notte dopo essere andata ufficialmente a dormire si fa sostituire dall’amico Winkiepeeps, gatto anch’egli comune e di colore nero che volentieri si scambia con Kitty per riposare e apprezzare le cure della vecchia padrona ignara dello scambio. Kitty la notte infatti preferisce andare a cacciare e richiamata dal chiaro di luna si prepara a vivere l’avventura con dei grandi stivali e una giacca in realtà da gentleman che la porterà ad avere fraintendimenti ed equivoci; un’eroina dalla doppia vita insomma ben educata e tranquilla di giorno, cacciatrice in incognito di notte.


Dopo più di un centinaio di anni Beatrix Potter si presenta  a noi nel XXI secolo con una storia che possiamo definire di parità di genere in cui la protagonista è una gatta che non si fa problemi a travestirsi da gatto la notte, senza poterlo neanche immaginare Beatrix Potter è più attuale che mai in una società globale sempre in tensione sui temi di parità e che si inserisce in una polemica tutta italica, del conflitto sull’introduzione di testi e storie che parlino di parità di genere anche per l’infanzia, anche se ha ricevuto critiche soprattutto oltreoceano proprio per l’ambiguità del personaggio, gatta di giorno, gatto di notte, e per la confusione dei nomi con cui viene chiamata o si fa chiamare.

La storia era stata iniziata nel 1914 ma poi terminata la trama e una sola illustrazione, l’autrice dovette fermarsi di fronte ad eventi che condizionarono la sua vita, la Prima Guerra mondiale, il suo matrimonio e non ultima la sua malattia ma questa favola vede il compendio del suo lavoro perché oltre a questa nuova eroina, Kitty, ritroviamo i tanti personaggi più conosciuti ed amati di sempre da Mr Tod a Miss Tabitha Twitchit perfino Peter Rabbit, più anziano e per questo un po’ più lento, che nelle sue avventure notturne Kitty incontrerà di volta in volta.


Ma non solo potremmo quindi di nuovo poter sfogliare delle pagine ricche di disegni e leggere o ascoltare una storia tutta nuova catapultandoci ancora una volta nel meraviglioso mondo potteriano, nella primavera 2018 potremmo anche vederlo, uscirà infatti un film che vedrà tutti i suoi personaggi protagonisti, un ulteriore modo di rendere omaggio a questa artista che dopo tanto tempo riesce ancora a sorprenderci e farci tornare ogni volta al sapore dell'infanzia grazie alla sua arte, al suo talento con cui regala ancora romanticismo, arte ed ispirazione ai nostri tempi un pò più aridi.  



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venerdì 2 settembre 2016

L'altra Cilento



"Simonetta Vespucci e Fioretta Gorini amanti di Giuliano de' Medici",
di Elena Vilkov;

 dalla mostra d'arte "Personaggi femminili di Opere di Ruggero Leoncavallo",
 a cura di Marisa Russo.

Le vacanze sono finite e anche il tempo inclemente ce lo ricorda ma abbandonare i nostri ricordi non è mai semplice, al ritorno. Ecco quindi il resoconto delle ferie in cui l'ottica di genere non mi ha mai abbandonata.

Il Cilento è terra antica e da sempre è stata terra di sacrificio ma allo stesso tempo di grande produttività da cui attingere nutrimento e così è rimasto, il Cilento, terra di nutrimento di spirito e corpo.

La passeggiata inizia a Celso paese del comune di Pollica che offre un gran palazzo baronale, inserito nel patrimonio UNESCO, da cui, oltrepassato l’arco, si arriva al centro della piazza. Proseguendo e prendendo la via della Valle ci si imbatte in tante piccole case in cartapesta lasciate negli anfratti del paese e che ogni anno a Natale ritrovano vita e calore in un presepe che attraversa tutto il paese e che conduce ad una sagra ai piedi della fonte…nella Valle. L’antica Fonte, si dice, fu luogo abitato dalle streghe e adibito agli antichi sabba, le memorie degli abitanti le ricordano ancora, ancora c’è chi dice di averle viste come lo zio di una delle nostre guide che è riuscito a sventare un rapimento di un bambino, c’era infatti lì, lui lo sa, una strega che rubava i bambini, c’è poi lo spettro di una ragazza uccisa a diciassette anni che si manifesta dietro una porta in un piccolo vicolo ma non si sa chi fosse né perché la sua giovane vita fu spezzata così presto; chissà forse vorrebbe solo che le sue ragioni fossero ascoltate e il suo ricordo è ancora vivo nelle persone che mettono in guardia le bambine dallo spirito di questa povera ragazza.

E’ affascinante vedere come i miti resistano e si tramandino e ancora siano così forti e radicati. Il mito della strega che tanto il femminismo degli anni ’70 ha recuperato in chiave di protesta e di denuncia sia qui ancora una credenza viva, impregnata di verità con fonti antiche e legittimanti, poiché queste non erano streghe qualunque bensì le famose streghe di Benevento che qui venivano a ristorarsi e le memorie popolari sono ancora qui a testimoniarcelo, esse ancora fino a poco tempo fa erano lì, alla Fonte.
La Fonte Valle dove gli abitanti del paese dicono
si verificassero i Saba delle Streghe, le "janare"
Come ogni aspetto folkloristico l’ancestrale si sovrappone però nel tempo a nuovi aspetti sociali e così oggi lì dove le streghe si riunivano nei sabbat, a Natale ci si incontra per festeggiare, e l’emblema di questo incontro è testimoniato qualche luogo più in là, verso il Monte Stella dove è stato ritrovato un sito risalente al neolitico e dove in tempi moderni fu costruito un convento oggi solo un accumulo di rovine ma tutto è testimonianza e sta lì a dar credibilità che le storie antiche sono degne di verità e che le streghe esistono ancora eccome*…e noi anche ne siamo convinte certo quel tipo di streghe che vedono nelle donne indipendenti e savie una minaccia che la società stessa nei secoli ha messe a morte, quelle figure di donne demonizzate dalla cultura popolare e che hanno ricevuto giustizia solo grazie alla storiografia che le ha scoperte e volute soggetto di inchiesta storica.




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Proseguendo il viaggio si arriva alla poesia di Maria Mazziotti a cui il suo paese di origine ha dedicato una targa nella piazza principale e con cui ha voluto instaurare un percorso che congiunge due continenti e sorpassa gli oceani. Maria è infatti figlia di emigrati italiani che come tanti dal sud Italia sbarcarono anni fa negli Stati Uniti e così dal prossimo anno organizzerà un workshop con studiosi americani che hanno imparato a conoscere questi luoghi amando la poesia dell’autrice.  Le sue poesie sanno di nostalgia e di un ritorno a casa, di quella semplicità tipica di questi posti veri e autentici come semplici ma dirette sono le sue illustrazioni, in cui la natura e le donne sono i soggetti, figure femminili che si liberano e prendono immagine dalle “numerose donne che vengono dal mio ventre”.
La targa dedicata alla poeta in Piazza San Nicola
Nel tempo Mary ha recuperato anche il piacere e l’orgoglio di essere semplicemente Maria, italo- americana.


E nell’arte ritroviamo anche figure di donne a cui è stata data un’immagine da altre donne, ragazze che hanno interpretato
La locandina della mostra d'arte
organizzata da Marisa Russo
personagge delle opere liriche di un grande Maestro della musica proprio vissuto da quelle parti, Ruggiero Leoncavallo. Ecco allora quadri con Zaza, Mimì, Nedda, Simonetta Vespucci, Delia Terzachi… 


La musica è, come tutte le arti, specchio della realtà da cui prende forma ma da cui si discosta per restituirle sogno e bellezza, quella maestria che la natura regala a pochi eletti come il Maestro Peppe Barra che in concerto, a San Mauro Cilento, nella sua musica fatta di poesia, di fiaba, di storia  e di allegria ma anche dolore, insomma di cultura non ha mancato una dedica alle donne, una dedica per far riflettere sulla violenza contro le donne, ecco allora una poesia di Salvatore Di Giacomo “O’ Munnasterio” perché 'una volta le pene d’amore si risolvevano riflettendo e i rifiuti si accettavano e venivano presi come momenti di crescita, dolorosa, ma non si aveva paura del dolore, l’amata non si uccideva' :

“Jettaje 'stu core mio 'mmiez'a la strata

E 'ncopp'a 'na muntagna mme ne jette

E, pe' 'na passiona disperata,

Monaco 'e San Francisco mme facette.


– Tuppe-tù! – Chi è?

– Ccà ce stess'uno

Ca ll'è caduto 'o core 'mmiez'â via?

– Bella figliò, ccà nun ce sta nisciuno,

Va', jatevenne cu Gesù e Maria!



Se ne jette cantanno: "Ammore, ammore,

Cchiù nun te vò zi' monaco vicino!"

E p' 'a muntagna se purtaje 'stu core,

Arravugliato dint' 'o mantesino. “     (1887)

E poi arriva lei, la “Tammurriata Nera”, la tammurriata che serve ad esorcizzare le paure, i dolori, le difficoltà, il male, che qui si richiama agli atti di violenza che i soldati afro-americani fecero contro le donne napoletane nel secondo dopoguerra. La canzone scritta nel 1944 parla di una donna che nonostante tutto ama il proprio figlio e lo chiama Ciro, Peppe… 
La Tammurriata che esorcizza grazie alle percussioni, strumenti ancestrali che catturano e riportano alla nostra natura perchè fatti con elementi di esseri viventi, la pelle.
Fu una canzoncina scritta apposta in modo lieve, allegra per sdrammatizzare un male profondo che però Peppe Barra in più di vent’anni ha reso sua, drammatizzandola in un grido di dolore, quel dolore che la violenza che ancora tocca le donne inevitabilmente produce in tutta la società, ecco allora che coinvolge tutto il pubblico in un grido collettivo, una conta del tempo da cinque a sette, affidata al pubblico che risponde ai suoi 1,2,3,4 e poi un grido di dolore, una preghiera che come un afflato raggiunge il cielo, perché, come sostiene, l’unica arma che abbiamo in questa società ormai abituata a tante brutture e barbarie, è la cultura.

Da questo grido che diventa preghiera che si innalza, la cultura avvicina le anime e le fa incontrare...l’altra Cilento mi ha regalato anche questo e anche se le ferie sono finite e bisogna recuperare la solita routine, i sensi rimangono lì rapiti da tanta bellezza con cui vedere e interpretare ogni nostro piccolo mondo quotidiano, come un incantesimo…  








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* Per approfondire sul tema delle Streghe a Celso, riporto l'intervento pubblicato sulla pagina fb del Comune di Pollica dove la Professoressa Rita Oranges, originaria del luogo, ha raccolto dalla popolazione locale le testimonianze ed i ricordi delle storie delle janare:


UNA FAVOLA VERA
 


"C’era una volta, negli anni cinquanta, un magico paesino sulle pendici del Monte Stella, dove la domenica mattina tutti andavano alla messa celebrata da monsignore. Le donne, rigorosamente col velo in testa, si sedevano avanti, vicino all'altare, gli uomini,invece, stavano negli ultimi banchi in fondo alla chiesa. Quando iniziava la predica tutti gli uomini uscivano sul sagrato per non ascoltare il sermone. Monsignore tuonava dal pulpito contro le usanze pagane della popolazione, ma la gente continuava a farsi togliere il malocchio quando soffriva di mal di testa e a credere al monaciello che faceva i dispetti. Ad aiutare monsignore nel suo operato c'erano Caterina ed Ernestina che si opponevano fortemente alle credenze pagane del popolo, ma, nelle sere d'inverno passate davanti al fuoco, le persone continuavano a parlare di licantropi e di streghe.

immagine presa dal giornale web
www.mozzafiato.info/
Caterinella racconta che un tempo viveva a Celso un lupo "pompinaro". Era nato nella notte di Natale e, quindi, ogni volta che c'era la luna piena, era costretto a subire delle mutazioni che lo rendevano irriconoscibile agli occhi dei suoi compaesani .Una sera un contadino stava ritornando a casa quando sentì l'ululato del lupo e lo imitò. Il lupo "pompinaro", offeso, con pochi balzi raggiunse la casa del contadino che fece appena in tempo a chiudere la porta alle sue spalle altrimenti sarebbe stato sbranato. Caterinella parla anche della chioccia dai pulcini d'oro che si nascondeva vicino alla sua abitazione, situata poco dopo la chiesa del paese, e ci racconta delle fate che abitavano in via Velino e tessevano delle tele meravigliose.

Nel magico paese del Cilento non c'erano solo le fate ma anche le" jnare" che provenivano dai paesi del Beneventano e spesso soggiornavano a Celso per lunghi periodi di tempo. Queste streghe erano in grado di volare perché possedevano un unguento che mettevano sotto le ascelle rendendole atte al volo. Si racconta che i figli di una di queste "jnare" avessero sostituito l'unguento con l'acqua per non fare uscire la madre di notte, ma il mattino successivo trovarono la donna morta, caduta dalla finestra, perché non era riuscita a volare. I sabba di queste streghe si tenevano al Piano del noce oppure alla fontana della Valle e il fracasso che veniva fuori dai loro riti si sentiva per tutto il paese, ma nessuno osava avvicinarsi.

Rosa racconta che una notte una famiglia dormiva nella propria casa quando una "jnara" entrò e cercò di prendere uno dei bambini ma il padre se ne accorse e prese la "jnara" per i capelli e alla domanda: " Che hai in mano?" l'uomo rispose:"Ferro e acciaio". Così la strega sparì e lasciò il bambino ai genitori.
Nell’eterna lotta fra il bene e il male Celso ha vinto la sua battaglia conservando nelle persone anziane il ricordo di queste splendide leggende e dando loro la possibilità di poterle tramandare ai figli ed ai nipoti facendo in modo che non si cancelli la memoria del mondo magico in cui vivevano i loro antenati che per sopravvivere alla miseria e agli stenti si rifugiavano in questa dimensione fantastica popolata di fate, streghe e chiocce dai pulcini d'oro".


Rita Oranges



mercoledì 27 gennaio 2016

La sorprendente Beatrix Potter: due fiabe inedite, una in uscita






Una storia vecchia di cento anni fa in un mondo globalizzato  come il nostro non ha nessun appeal ormai ma se è inedita ci si chiede come possa essere possibile e se sarà mai possibile ma per fortuna i casi, il caso, ancora nel XXI secolo può agire indisturbato e far ritrovare storie che nessuno aveva ancora letto, il caso riesce ancora a sorprenderci, piacevolmente se grazie a persone che ricercano alla vecchia maniera tra le carte e i fogli ingialliti del tempo che, ci e, si raccontano trovano nuove ed inedite fiabe di Beatrix Potter che riportate alla luce nel nostro XXI secolo vengono a portare ancora, oggi come allora, un po’ di romanticismo e di incanto grazie al suo immenso talento.

Beatrix Potter nasce a Londra nel 1866 e riceve un’istruzione privata ed estremamente razionalizzata al suo rango sociale e alla sua condizione di donna, i suoi genitori infatti appartenevano a famiglie benestanti da cui avevano ereditato grosse somme di denaro con le quali vivevano, di mentalità estremamente tradizionalista le vietarono studi ed attività non consone al suo ruolo di donna e soprattutto di futura moglie, di un buon partito possibilmente.
Beatrix però lottò sempre per la sua indipendenza personale, rifiutando “buon- partiti in cerca di moglie”, e per la sua realizzazione professionale, incarnazione “woolferiana” finché non riuscirà a mantenersi da sola grazie al suo lavoro, alle sue storie e ai suoi disegni, finché quindi non avrà una sua indipendenza economica, una stanza tutta per se', dovrà stare sotto lo stesso tetto dei suoi genitori subendo ricatti, sabotaggi, umiliazioni ai quali non cederà mai, continuando a portare avanti la sua passione per la natura, gli animali e il disegno anche quando la sua candidatura come studente al Royal Botanic Gardens verrà respinta in quanto donna e quando, con la stessa motivazione, anche la Società Reale di Scienze britanniche rifiuterà di pubblicare i suoi disegni botanici nonostante, grazie alla sue illustrazioni, in particolar modo di licheni e funghi, conquista il rispetto e la stima di micologi per il contributo allo studio e alla conoscenza che le sue illustrazioni avevano apportato alla biologia.


Una volta però avuto il giusto riconoscimento Beatrix acquista dei terreni in campagna da cui creerà una fattoria e diventerà imprenditrice di se stessa, delle sue capacità e anche delle sue proprietà creando Hill Top Farm che volle destinare ad una gestione eco solidale, come diremmo oggi, accrescendo nel tempo il latifondo con appezzamenti di terra limitrofi per evitare una possibile urbanizzazione della zona e preservare il paesaggio e la collina; oggi i suoi terreni sono il Parco Nazionale del Distretto Dei Laghi.


La sua favola più conosciuta è senz’altro Peter Coniglio anche se rimangono indimenticabili personaggi come Mr. Tod o Samuel Baffetti, Jeremy Pescatore, Jemima Anatra De’ Stagni, Timmy Punttapié.

Beatrix Potter cominciò però intorno agli anni ’20 ad avere problemi di vista e smise progressivamente di scrivere è infatti del 1916 il ritrovamento di un’altra sua favola, incompiuta per volontà dell’autrice stessa che abbandonò il progetto non convinta dell’originalità del soggetto, ma che ella stessa seppur in via anonima aveva chiesto al disegnatore Ernest Aris di illustrare, intitolata “The Oakmen” (Gli Gnomi). Beatrix mandò ad Aris un set di matite di disegno con le istruzioni sui colori e la composizione ma poi ci ripensò e la storia non fu mai realizzata. Oggi queste illustrazioni, ritrovate negli archivi del disegnatore Aris, sono visibili nella mostra permanete alla Galleria 102 del Victoria&Albert Museum che fino al 22 Luglio rimarrà ad ingresso libero.  Ma l’ultima fiaba di Baetrix Potter viene pubblicata nel 2016 ed è l’inedito “Kitty in Boots” (Il Gattino con gli stivali), sì avete letto bene Beatrix Potter è ancora con noi, ancora si fa leggere, ancora è pronta a regalarci magia, emozioni e bellezza.

La storia inedita che potremo tutti per la prima volta trovare negli scaffali delle librerie del XXI secolo è stata trovata dalla editrice Jo Hanks che rileggendo una biografia della Potter ha colto il riferimento a questa favola nelle lettere scritte al suo editore dell’epoca. Ricercando quindi negli archivi della Victoria&Albert Museum, i detentori del materiale della Potter e come visto anche di Aris, è venuto alla luce il manoscritto. La particolarità della storia è la contemporanea presenza di altri noti personaggi cari ai lettori come Mr. Tod, Ribby & Tabitha Twitchit e perfino Peter Coniglio anche se più anziano e lento.

"Kitty in Boots",
 l'illustrazione originale di Beatrix Potter;
(Frederick Warne&Co. & The V&A Museum)
La fiaba, del 1914, non è mai stata pubblicata perché per ammissione della stessa autrice si sono susseguite interruzioni su interruzioni, dalla Prima Guerra mondiale, al matrimonio con l’Avvocato William Healis nel 1913 e non per ultimi i suoi problemi di salute.


“Kitty in Boots” , di cui nel link c'è un estratto della casa editrice Penguin, narra di un gatto nero, ben educato che vive una doppia vita ma bisognerà aspettare Settembre 2016 per saperne di più e svelare questa doppia identità intanto un po’ di suspense non manca come da tradizione e potremo attendere l’uscita del libro, illustrato dall'espertissimo Quentin Blake, riguardando il film sulla vita di Beatrix : “Miss Potter” con Renée Zellweger del 2006 oppure rileggendo le sue indimenticabili fiabe o il suo diario, “The Journal of Beatrix Potter: 1881-1897” a cura di Leslie Linder, nel quale, parlando di se stessa, ci lascia un ricco quadro dell’epoca vittoriana,  della società del suo tempo, profondamente cambiata, per certe cose, dalla nostra ma non nel gusto e nell’ amore per il suo talento, per le sue opere, per il suo esempio.



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