lunedì 31 dicembre 2018

Buon Capodanno

Buon Capodanno, buona fine e buon principio. Che il nuovo anno sia pieno di Opportunità di ridere, di gioire, di leggere, di correre, di scrivere, di cantare, di amare, di consapevolezza, di stare con chi ci ama e rispetta. Opportunità di Genere vi augura un 2019 pieno di voi stesse-i.






COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

venerdì 28 dicembre 2018

Scelto da voi-- The Secret Garden di Frances Hodgson Burnett







Proprio a Natale di un anno fa Opportunità di Genere OG partecipava all'iniziativa “52 films by Women” con “Un film di una donna a settimana per un anno” scegliendo la magia di Beatrix Potter per le giornate natalizie. Quest'anno per 'Scelto da voi', ovvero i vostri suggerimenti che ho ricevuto durante 'Un film di una donna a settimana per un anno', continuiamo con la magia... perché non festeggiare questi momenti speciali in cui ci si ritrova con gli affetti più importanti e veri con un buon film? Questo ce lo suggerisce Daniela che con il suo blog Infuso di Riso si occupa di lifestyle e buona moda.



L'autrice del libro “Il giardino segreto” è Frances Hogdson Burnett nota scrittrice anglo americana di storie per ragazzi, suo anche “Il piccolo Lord” ad esempio.

Burnett scrisse il romanzo nel 1909, pubblicato inizialmente su giornali americani, divenne un libro nel 1911. Non fu subito amato quanto i suoi lavori precedenti ma ormai è considerato un classico della letteratura inglese e molte sono state negli anni le trasposizioni teatrali, televisive e cinematografiche.

Ma lascio la parola a Daniela, e grazie ancora...se avete un film di o su una donna che volete suggerire scrivete anche voi a  opp.genere@gmail.com  



The Secret Garden di Frances Hodgson Burnett






Trama:

La piccola Maria Lennox, una bambina dispettosa, viene cresciuta dalla sua bambinaia perché i genitori sono assenti e superficiali. Quando resta orfana di entrambi si trasferirà dallo zio, il nobile Lord Craven, scontroso e introverso, che vive in un castello desolato a Misselthwaite. Da subito farà amicizia con Dickon suo coetaneo , un ragazzino sveglio e “ruspante” che le farà apprezzare la vita di campagna e le insegnerà a coltivare ogni tipo di fiore e pianta. E qui subentra l’incantevole scoperta di un giardino segreto: lo zio lo ha fatto chiudere perché vi morì la moglie, cadendo dall’altalena. Causa della sua depressione e sfiducia nel prossimo, tanto da scappare ogni volta lontano dal palazzo e lontano perfino dal figlio . Maria, però, ritrova la chiave del giardino scoprendo un luogo meraviglioso e ne fa il suo rifugio segreto. Nel frattempo, scopre e conosce suo cugino, Colin, rinchiuso in una stanza del castello perché malaticcio. Da subito Maria lo aiuterà a capire la bellezza del mondo e a guarire dai suoi mali più psicologici che fisici. E i tre bimbi: Maria, Colin e Dickon diventeranno grandi amici , complice il giardino segreto, splendido nelle sue fioriture estive e gli animaletti che lo popolano.


Scelto perché:

E’ una storia che parla di amicizia e sullo sfondo uno scenario romanticamente british a partire dal “sinistro” castello immerso nella spettacolare e indomabile brughiera inglese, fino all’incantevole giardino che da abbandonato e incolto rinasce in tutto il suo splendore di un tempo grazie alle cure degli animi buoni e genuini dei bambini. Esso stesso è il protagonista del romanzo, chiave di volta poiché capace di fugare le sofferenze del corpo e della mente delle persone.
                                                                                                  Daniela




Titolo: Il Giardino segreto
Titolo originale: The Secret Garden
Nazionalità: USA/UK
Durata: 101 min.
Anno: 1993
Regia: Agnezska Holland
Sceneggiatura: Caroline Thompson
Cast: Kate Maberly, Maggie Smith, Andrew Knott



Per chi volesse approfondire OG consiglia:

  • Carmela Giustiniani, La mia anima è un giardino. Vita di Frances Hodgson Burnett, flower-ed 2017. ISBN 978-88-85628-13-7



COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

lunedì 17 dicembre 2018

Gabrielle Émilie Le Tonnelier de Breteuil- La marchesa scienziata


Almanacco del 17 dicembre:

Il 17 dicembre 1706 nasceva a Parigi Gabrielle Émilie Le Tonnelier de Breteuil, dopo il matrimonio marchesa Du Châtelet.  Grandiosa matematica, filosofa, scrittrice e divulgatrice nella Francia del Re Sole.

Nata da un’importante famiglia aristocratica che godeva le simpatie del Re di Francia alla cui corte il padre di Gabrielle Émilie lavorava, si dimostrò da piccolissima un prodigio nelle scienze conquistando le attenzioni del padre che contrariamente alle regole dell’epoca incoraggiò e incentivò l’educazione e la cultura della figlia contravvenendo alla disperazione e disapprovazione della moglie, nonché madre di Gabrielle, che la voleva rinchiudere in un convento proprio per limitare il carattere refrattario, ribelle e poco consono alle buone maniere femminili che si addicevano alle donne dell’epoca.

Gabrielle invece riuscì a studiare Latino, Greco, Storia, Tedesco, Inglese ed Italiano, si interessava alle arti della danza, della musica, del teatro, fu stimolata dall’incontro di grandi intellettuali dell’epoca e incoraggiata nelle sue letture scientifiche da grandi personaggi dell’epoca come Fontenelle, Eulero, Clairaut, Maupertuis, Voltaire e molti altri con i quali ingaggiava conversazioni e scambi intellettuali al pari dei suoi interlocutori più famosi.

Si dedicò seriamente ai suoi studi anche come autodidatta e si investì del ruolo di divulgatrice di importanti testi scientifici di Leibniz e Isaac Newton, a lei va il merito infatti di aver tradotto da un latino alquanto farraginoso, i “Principia” di Newton, e ancora prima gli “Elementi della filosofia di Newton” in cui spiegava, commentava e criticava le teorie dello scienziato inglese,  nel 1740 poi espose le teorie di Leibniz nelle “Istituzioni di fisica” per avvicinare anche chi non era avvezzo alle materie più complesse.
A queste opere prese parte anche Voltaire con cui Émilie ebbe una lunga storia sentimentale e con cui convisse nel Castello di Cirey per molti anni, dopo aver lasciato il marito sposato a diciannove anni per consuetudine dell’epoca sulla base del censo e della famiglia aristocratica. In questo castello, Émilie e Voltaire porteranno avanti i loro studi su Newton in vista della pubblicazione del libro; parteciperanno anche ad un concorso dell’Accademia delle Scienze, a cui arrivò prima Émilie, aggiudicandosi una pubblicazione da parte dell’Accademia, la prima volta per una donna.
Difese contro gli attacchi del presidente dell’Accademia, in occasione della pubblicazione delle “Istituzioni di fisica”,  le sue teorie sull’esattezza di una formula già considerata da Leibniz, quella che poi sarà affermata e convalidata secoli dopo da Einstein sulla relatività.*

Scrisse anche trattati sulla Bibbia e il Nuovo Testamento, tradusse la Favola dei Fagioli, nella premessa della quale si indirizzò alle donne e soprattutto reclamò per loro educazione ed istruzione alla pari dei giovani maschi negli istituti. La mancanza di istruzione delle donne infatti impoveriva la società non dando alle donne la possibilità di emergere e diventare delle eccellenze. 

La vita di Émilie fu caratterizzata dalla sua attività intellettuale che si viveva, soprattutto a Parigi, nel salotti e caffè parigini, arricchendo la sua cultura ma anche la sua fama di fine intellettuale.
A dispetto di quello che si pensa nonostante i suoi studi richiedessero tempo e fatica, a volte studiava per giorni interi senza riposare presa dall’impeto delle scoperte, era anche una donna che voleva dedicare tempo a divertirsi e a se', al proprio aspetto, che amava le feste, i balli, i gioielli e le scarpe,  poteva passare ore per decidere come vestirsi. Riusciva ad avere una vita ritenuta dai contemporanei bizzarra poichè piena e ricca di soddisfazioni da ogni punto di vista professionale e personale.

Ebbe tre figli dal marito, il marchese Châtelet, pare sia stato Voltaire che lo introdusse con questo nome, originariamente Chastellet i cui avi si potevano rintracciare fino all’epoca della Carta Magna. Ebbe varie relazioni,  con il Conte de Guébriant, con  il Duca de Richelieu, Voltaire e l’ultima con il poeta Saint-Lambert da cui ebbe una figlia che morì però solo pochi giorni dopo essere nata e che causò la morte stessa della madre, Gabrielle Émilie de Châtelet il 10 settembre 1749.

Opere (alcune):
1737 "Dissertazioni sulla natura e la propagazione del fuoco;
1737 “Elementi della Filosofia di Newton”;
1740  “Istituzioni di fisica”;
1759 “Principia matematica”; (pubblicata postuma a cura di Voltaire)
1779 Discorso sulla felicità  (Discours sur le bonheur, 1779);

Bibliografia:
“Discorso sulla felicità”, Madame du Châtelet, A cura di Maria Cristina Leuzzi,
Editore Sellerio, 1992;

* fonte 3w.unaqualunque.it




COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

mercoledì 31 ottobre 2018

Natalie Clifford Barney da strega ad Amazzone




Almanacco del giorno 31 ottobre:

Natalie Clifford Barney é
nata il 31 ottobre 1876 in Ohio, il giorno delle streghe, in una importante famiglia americana frequentò una delle scuole più ambite dall'élite americana la "Les Ruches", fondata dalla femminista Marie Souvestre e che vide un'altra illustre scolara in Eleanor Roosevelt.
Il suo amore per la lingua e cultura francese la portarono a trasferirsi in questa nazione dove intraprese la sua attività di filantropa.

Divenne, per sessant'anni un punto di riferimento per tutta l'intellighentia francese e non solo , nel suo salotto di Rue Jacob n.20 a Parigi passarono nomi del calibro di : Colette, Gertrude Stein, Isadora Duncan, Auguste Rodin, T.S. Eliot, F. Scott Fitzgerald, Tagore , Peggy Guggenheim, Marguerite Yourcenar, Greta Garbo. Una volta, agli inizi del'900, danzò anche Mata Hari nei panni di Lady Godiva.
Mata Hari


Conosciuta con il soprannome di "Amazzone", che le rimarrà per tutta la vita, datole dallo scrittore Remy de Gourmont che la vide cavalcare al Bois de Boulogne, Natalie sostenne la creatività femminile e aprì in risposta alla Académie Française che ammetteva solo gli uomini, una Accademia delle donne (Accademie des femmes) nel 1927 per incoraggiare le donne ad esprimersi. Sfortunatamente però la sua Accademia non ebbe importanza istituzionale come quella fondata secoli addietro da Luigi XIII ma fu costituita da una serie di incontri letterari durante i suoi "Venerdì", appunto gli incontri con cadenza settimanale nel suo importante salotto parigino.

Pacifista convinta durante la Prima Guerra Mondiale offrì il suo Salotto a tutti coloro che sentivano la necessità di manifestare per la pace, organizzò presso la sua dimora anche un Congresso delle Donne per la Pace.
La sua prima opera fu una raccolta di poesie "saffiche" in cui apertamente dichiarava il suo orientamento sessuale; fu la prima donna che, dai tempi di Saffo, pubblicava e parlava apertamente di amori tra donne.

Nel 1920 in "Pensieri di un'Amazzone" sviluppa i temi del femminismo e della pace, descrivendo la guerra come un involontario suicidio collettivo ordito dall'uomo.
Rubens, La battaglia
delle Amazzoni, 1600.


Ha lasciato una ricca produzione letteraria, teatrale ed epistolare che è rimasta per lo più sconosciuta sennonché sparute traduzioni in lingua inglese delle sue opere e citazioni artistiche come nell' istallazione dell'artista femminista Judy Chicago "The Dinner Party", hanno consentito di farla conoscere in modo un pò più vasto.
Morì nel 1972 per un attacco cardiaco a Parigi.

Opere:
1900: Quelques portraits-Sonnets de femmes, Ollendorf, Paris.
1901: Cing petits dialogues grecs, La Plume, Paris ; edite con lo pseudonimo "Tryphe".
1910: Actes et entr'actes, Sansot, Paris .
1910:Je me souviens, Sansot, Paris .
1910: Èparpillements, Sansot, Paris .
1920: Poems & Poèmes: Autres alliances, Emile Paul, Paris & Doran, New York, . Raccolta di versi in francese e inglese.
1920:Pensées d'une Amazone, Emile Paul, Paris . Le risponde Marina Cvetaeva con la celebre Lettera all'Amazzone.
1929: Aventures de l'ésprit, Emile Paul, Paris .
1939: Nouvelles pensées de l'Amazone, Mercure de France, Paris .
1960: Souvenirs indiscrets, Flammarion, Paris .
1963: Traits et portraits, Mercure de France, Paris .





COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

martedì 29 maggio 2018

La Ragazza delle Storie - Lucy Maud Montgomery



Vitttorio Corcos, In riva al mare, 1910.



Il buon esempio per le donne nella letteratura è un tema storicizzato in quella che nel XV secolo prende il nome di querelle des femmes. Le donne andavano indottrinate grazie a libri, scritti da uomini, che dessero modelli sociali e comportamentali in cui le donne, madri e mogli, dovevano non solo riconoscersi ma accettare e soprattutto mettere in pratica. Loro dovere era infatti corrispondere a quei modelli valoriali che la società, maschile, dettava loro a riprova e rafforzamento di uno status quo legittimo.

Così soprattutto tra cinque e seicento si assiste ad un proliferare di Elenchi di vite di donne, pie e sante; storie la cui chiave di lettura era quella modificata da un autore con lo scopo di indottrinamento tutt'altro che emancipatorio per il ruolo femminile.
Questa tendenza si ravvisa anche nel primo settecento in cui tuttavia numerosi nomi di letterate che pure avevano energicamente contribuito al dibattito cercando di difendere una “questione femminile” intesa come condizione svantaggiata in cui le donne erano tenute non per incapacità o minorità biologica ma per condizionamenti sociali, scompaiono.

Ai nostri giorni poi c'è ora invece una grande necessità di dare modelli “eversivi” alle bambine; libri che anch'essi potrebbero rientrare negli “Elenchi” seicenteschi che propongono biografie di donne ma tutt'altro che pie. Sono donne infatti così dette forti, modelli femminili che ce l'hanno fatta, guadagnandosi un posto lì dove non ce ne era per una donna: scienziate, atlete, scrittrici, imprenditrici...insomma degli Elenchi 2.0.

Tuttavia scrittrici che hanno sempre cercato di proporre con le loro opere e nelle loro opere una loro idea di ruolo femminile ce ne sono sempre state anche prima delle “ribelli”. Tra queste Lucy M. Montgomery con il suo “A Story Girl” in cui ha dato voce ad una ragazzina in grado di far nascere storie amate da coloro che l'ascoltavano e non solo, con il suo carattere, la sua fantasia e le sue doti oratorie riesce a spiccare sulla più bella della comitiva.
Un bel messaggio che Lucy M. Montgomery nella sua ottocentesca isola di Principe veicola attraverso storie e racconti affascinanti e avvincenti.

Per sua stessa ammissione questa era la sua opera preferita ed è ora in uscita per la prima volta tradotta anche in lingua italiana, "La ragazza delle Storie", per le edizioni Flower-ed, da Riccardo Mainetti già traduttore anche de "Il sentiero Alpino







COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente indicato

mercoledì 11 aprile 2018

Da Keplero alla materia oscura attraverso la storia di scienziate






Da Keplero alla materia oscura- attraverso la storia di scienziate. Questa è stata l'occasione in cui si è parlato di scienziate che hanno dato un contributo rivoluzionario alla astronomia e alla fisica come Vera Rubin, Kovaleskaya, Williamina Fleming o le "refrigerator ladies" il tutto partendo da Keplero e da sua madre che era una strega.



Un incontro sul binomio donne e scienza all'Accademia dei Lincei non si vedeva dal 2009 quando grazie alla Professoressa Alessandra Celletti (link personale), docente di fisica matematica all'Università di Tor Vergata di Roma, fu organizzato "Women and Space" con Margherita Hack, Fabiola Ganotti e Vera Rubin. E anche questa volta si è parlato di Vera Rubin sempre grazie alla professoressa.
A Rubin  si deve l'aver dimostrato l'esistenza della materia oscura senza tuttavia ricevere per questa notevole scoperta il premio Nobel come invece fu  per altri scienziati in passato per scoperte di altrettanta importanza e come per la verità successe purtroppo anche per altre donne. 
Rubin riuscì a dimostrare l'esistenza della materia oscura, già formulata da un altro scienziato, Zwicky, misurando la velocità orbitale delle stelle che avrebbe dovuto rispettare la Terza Legge di Keplero, trovando invece che la velocità è costante con la distanza.
Vera Rubin riesce a scardinare lo scetticismo del mondo scientifico andando contro tutti i pregiudizi di chi faticava a credere nella materia oscura, cioè ignota, dimostrando  qualcosa che  però il mondo scientifico in quel momento non è propenso ad accettare. 


Quando Johannes Keplero enunciò le sue tre leggi in realtà era lungi dal vivere un periodo calmo e tranquillo nel quale dedicarsi allo studio e alla riflessione, era infatti in quel periodo impegnato nella difesa di sua madre, accusata di stregoneria.

Katharina Keplero era stata denunciata da una vicina che l'accusava di essere una strega e per il solo fatto che durante i processi e gli interrogatori non piangeva mai e non portò testimoni a processo per difendersi, fu condannata. Il figlio decise quindi di assumersene la difesa, pretese la trascrizione di tutto il processo e studiando in seguito le carte riuscì a controbattere all'accusa. Dimostrò che sua madre era solo una donna anziana,  che inventava bevande perché troppo curiosa e parlava troppo. I suoi figli inoltre erano troppo piccoli per testimoniare. Dopo più di un anno, riuscì a far scagionare sua madre.

Katharina Keplero però morirà pochi mesi dopo per le torture subite.

Quindi è in questo clima che Keplero pensa ed elabora le sue tre leggi. Il suo "Problema dei due corpi" enuncia che in un sistema con due corpi celesti, ad esempio Sole e Terra, la velocità decresce tanto più ci si allontana dal piano di gravità ma i risultati diventano imprecisi se si applicano a sistemi più complessi, (anche solo a tre corpi). Con la teoria della perturbazione si arriva ad una buona soluzione che però non è precisa. Da questo problema ripartono altri scienziati e scienziate come Poincarè e Sofia Kovaleskaya. Il primo arriva alla conclusione che il problema dei tre corpi non ha soluzione ma anche la russa Sofia studiando il moto di una trottola cerca di dare una risposa al moto di un corpo intorno ad un punto fisso, arrivando anche lei alla conclusione che non c'è una soluzione esatta che descriva il moto dei pianeti.
Poincarè però cercando di risolvere il problema kepleriano dei tre corpi, trova il CAOS con il quale stabilisce che un sistema è impredicibile ma non per forza è instabile.
Sofia Kovaleskaya
credit: Wikipedia
La teoria del Caos viene abilmente adottata anche da Kovaleskaya che oltre ad essere una brava scienziata ama scrivere poesie, racconti, opere. Proprio un suo scritto vede applicata la teoria del caos "La Lotta per la Felicità".Questo racconto narra la vita di due coppie che si assortiscono male e quindi scivolano in situazioni sempre più ingarbugliate ed infelici. L'autrice però partendo dalla stessa situazione iniziale dà al lettore una seconda versione in cui le coppie invece si assortiscono questa volta bene, risolvendo il caos. Sofia imposta la sua opera con un doppio canovaccio, una sorta di 'come è' e 'come sarebbe se' per questo molti vedono la sua opera come un'antesignana del più noto e conosciuto film moderno "Sliding Doors".

Siamo alla fine dell'ottocento e altre donne lavorano con la testa nelle 'nuvole' e il naso all'insù. Scoperte stellari e non per modo di dire sono dovute a scienziate che tuttavia non vedranno mai ufficialmente riconosciuti i loro meriti.
Si tratta di scienziate come Williamina Fleming che diventa inizialmente governante presso la casa del noto astronomo Pickering occupato all'Osservatorio di Harvard che ben presto la assume come aiutante proprio all'Osservatorio. Pickering aveva infatti bisogno di persone per inserire dati e fare calcoli; decise quindi di impiegare quaranta donne, manodopera ben più economica di quella maschile.
Ma tra loro ci saranno Williamina Fleming che diventa direttrice del laboratorio di fotografia e in seguito membro della Royal Astronomical Society di Londra e dell'Astronomical Society del Mexico perché scoprirà tra l'altro più di trecento stelle e quasi sessanta nebulose...


Annie Jump Cannon dopo dieci anni dalla laurea decide di tornare come assistente al college dove si era laureata e studia spettroscopia per poi nel 1896 diventare una delle assistenti di Pickering all'Osservatorio. E' ricordata per la sua velocità nel classificare le stelle, riusciva a catalogarne fino a trecento in un'ora!
A lei si deve un importante metodo di classificazione delle stelle basato sulla temperatura (spettrale) in base alla quale appunto si suddividono le classi di stelle: O, B, A, F, G, K, M, che ha dato origine anche all' acronimo  (Oh Be A Fine Girl, Kiss Me ).

Henrietta Leavitt invece elabora un rapporto tra i periodi e la luminosità di una stella; grazie a questo sarà possibile calcolare la distanza delle stelle e di lì la grandezza della Via Lattea (Shapley).
Nonostante questo suo grandissimo contributo però anche  lei non riceverà il premio Nobel neanche quando, ormai morta, altri grandi scienziati la proporranno per il premio.
Infine, Antonia C. Maury riprende ed affina la classificazione delle stelle fatta da Fleming.

Il contributo scientifico femminile però fu apprezzato anche in campo militare soprattutto durante la seconda Guerra mondiale quando l'esercito statunitense chiamò alcune matematiche per effettuare dei calcoli complicati.

Tramite questi calcoli di "bombing and firing" le matematiche dovevano prevedere la traiettoria dei proiettili e ricavare delle tabelle.
Anche quando nel 1946 viene introdotto il primo computer, l'ENIAC, sei donne sono tra le programmatrici. Le prime della storia se si esclude Ada Lovelace.


Nonostante i loro grandi risultati e l'efficienza del calcolatore però queste donne non ebbero alcun riconoscimento, né un ufficio, né l'onore delle celebrazioni pubbliche a cui non furono neanche invitate.
Alcune programmatrici vicino all'ENIAC
credit by Wikipedia

Il loro ruolo viene riscoperto per caso solo negli anni ottanta del  novecento grazie ad una foto in cui compaiono vicino all'ENIAC ma sulle prime nessuno sa chi siano queste donne e molti archiviano la cosa come un fatto meramente propagandistico, come si faceva con gli elettrodomestici, la presenza femminile era solo un fatto estetico, erano messe lì solo per bellezza, come le "refregirator ladies".


I loro nomi erano: Fran Bilas, Betty Jean Jennings Bartik, Ruth Lichterman, Kay McNulty, Betty Snyder, Marlyn Wescoff.





Per approfondire, Opportunità di Genere OG, vi suggerisce
Bibliografia: 
''Scienziate nel tempo - 100 biografie" di
 Sara Sesti, Liliana Moro
Editore: Ledizioni
Pubblicato nel: luglio 2018
Formato: brossura con alette, 230 p.
ISBN: 9788867057733


"The Astronomia and the Witch Johannes Kepler' s fight for his mother" Ulinka Rublack,  OUP Oxford, 2006.


COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

mercoledì 28 marzo 2018

Virtù più che virili. Le lettere di Beatrice Caetani Cesi (1557-1608)









Come visto con il volume Autografa II  sulle scritture di donne come Artemisia Gentileschi, Vittoria Colonna ed altre l'esercizio della scrittura femminile nel Cinquecento non era appunto mero esercizio ma concreto scambio di vedute, sentimenti racconti del vissuto proprio e dei propri cari ma le epistole autografe sono anche fonte di ulteriori spunti storici, sociali e culturali.

La presentazione del libro Virtù più che virili Le lettere di Beatrice Caetani Cesi (1557-1608) a cura di Caterina Fiorani si è svolta alla Biblioteca di Storia Contemporanea in Via Michelangelo Caetani nel palazzo Mattei di Giove che insieme ad altri edifici appartenevano ad un complesso proprio della famiglia Caetani.

Questo libro è il tredicesimo volume edito dalla casa editrice Viella della collana La memoria restituita- Fonti per la storia delle donne, diretta da Marina Caffiero e Manola Ida Venzo e che prende vita da un'iniziativa dell'Archivio di Stato e dell'Università La Sapienza di Roma sulle orme di un progetto del 2001: L'Osservatorio per la scrittura delle donne nel Lazio patrocinato dalla Regione Lazio.

Il volume si occupa di cinquantanove lettere di Beatrice Caetani, di cui quarantotto solo sono autografe, conservate all'Archivio di Stato di Roma. Onorato Caetani, infatti non volle bruciare le lettere di Beatrice che oggi sono quindi potute essere oggetto di studio. In queste lettere Beatrice parla poco dei figli ma lascia spazio comunque all'educazione da impartire mentre parla di suo marito, Angelo Cesi che morirà in Ungheria contro il turco in data ancora sconosciuta tra il 1569 e il 1570, e di lui ne esce il ritratto di un marito violento, violenza di cui tuttavia i suoi parenti sono a conoscenza. Beatrice sposa il Cesi, famiglia nobile molto importante, a diciassette anni. La sua data di nascita è stata finalmente identificata ed è il 1544, bambina dal carattere ribelle non è acquiescente con il suo precettore tuttavia si adegua a corrispondere all'educazione che si confà alla sua classe sociale e alla sua condizione di donna del Cinquecento.
La sua scrittura ci dice molto oltre che della sua vita, degli aspetti intimi, ci rivela anche però un sentore del tempo Beatrice infatti risulta avere confidenza con la scrittura ma usa molte univerbazioni (cioè l'unione grafica di due differenti parole in origine separate) soprattutto all'inizio della sua corrispondenza, molto meno invece saranno nelle ultime, questo denota senz'altro un'evoluzione che però non si nota in altri aspetti come ad esempio il linguaggio d'altronde alle donne veniva insegnato a leggere ma non si insisteva tanto nella scrittura.
Le lettere di Beatrice riportano i canoni dell'epoca, formule di apertura e chiusura ma questa rigidità formale non si riscontra però nei contenuti e nei temi trattati. L'epistolario d'altronde era un mezzo colloquiale e così Beatrice passa dal parlare di un cane bracco ricevuto in regalo ad un aborto per poi tornare a parlare del cane, questa disinvoltura di argomenti senza un filo per noi logico rende allo-a studioso-a di oggi molto difficile l'analisi. Si tratta infatti di un italiano parlato e non è quindi anomalo ritrovare elementi sintattici difficilmente costruiti proprio perché ci si trova di fronte a lettere che surrogavano un colloquio e nel parlato quindi non si può strutturare troppo un pensiero complesso a meno di perdere il filo del discorso.
La lingua usata da Beatrice nelle lettere che come detto sostituiscono un dialogo, è un italiano colorito da elementi regionali si presentano infatti in realtà in quello che si può definire un romanesco antico.
La Porta di Sperlonga
con lo stemma della famiglia Caetani
Il volume è poi introdotto da saggi di Manuel Vaquero Piñeiro che affronta la gestione dei territori della famiglia Caetani evidenziando come questa si sia evoluta con l'ascesa della casata e come altrettanto sia coincisa questa altolocatezza con l'aumento delle spese di 'casta' che hanno poi di fatto portato al lastrico la famiglia. Nel saggio “Terre e acque nella signoria dei Caetani di Sermoneta” Vaquero Piñeiro mette bene in evidenza le capacità gestionali della famiglia Caetani e dei loro sforzi “imprenditoriali” in favore di risorse che producessero una rendita e per incrementare i profitti, risorse che tuttavia non basteranno alla famiglia nel momento di massima ascesa sociale.

L'altro saggio introduttivo è affidato a Rita Cosma con la nota paleografica d'altronde come ricorda la direttrice della collana Marina Caffiero l'idea vincente della collana è proprio quella di far lavorare settori disciplinari diversi, l'archivista con lo storico e il linguista...














COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

martedì 20 marzo 2018

Autographa II.1 Donne, sante e madonne (da Matilde di Canossa ad Artemisia Gentileschi )







Autographa II.1 Donne, sante e madonne (da Matilde di Canossa ad Artemisia Gentileschi), è una raccolta che ci offre una lettura di figure di donne molto variegate tra loro, come il sottotitolo dice “Donne, Sante e Madonne”. E' una finestra ampia di vissuti femminili che abbraccia ogni ceto sociale in un ampio spettro temporale e che ridona un quadro di vita e società complesso. Biografie difficili da trattare per la scarsità della documentazione esistente e per la difficoltà strutturale che è la scrittura privata in sé. Il risultato sono quaranta ritratti femminili.

Il testo è stato curato da Giovanna Murano (pagina personale) che a partire dallo studio di Matilde di Canossa ha ampliato l'analisi ad altre donne dal Medioevo al Rinascimento con l'apporto delle storiche più accreditate, Giovanna Zarri, Elissa Weaver,.., per scoprire figure di donne che sono state importanti nella cultura e nella storia del nostro paese ma che non hanno posto nella nostra memoria storica.
Spesso sono donne che hanno contribuito all'edificazione della nostra cultura, che erano letterate, poete ma anche “solo” mecenate di artisti/e o di biblioteche che curavano, preservavano, ampliavano.
Come suggerisce il titolo, l'opera tramite epistolari e le opere autografe mette in luce profili di donne come ad esempio Ippolita Maria Sforza Visconti o Giovanna e Maria D'Aragona, Vittoria Colonna, Veronica Franco o Artemisia Gentileschi.

Spesso quando parliamo di figlie o mogli di sovrani, parliamo di donne che hanno avuto un ruolo incisivo nella storia ma che non compaiono nei libri se non per il loro aspetto fisico o per aver subìto atti forzati ma mai sono ricordate per le loro idee, il loro carattere o le loro capacità politiche.
Sono donne colte che sanno leggere di scienze, arte e letteratura, sanno comporre, conoscono più lingue, dipingono, cantano, ballano e sanno andare a cavallo.
Tramite la loro scrittura però ci raccontano anche altro. Spesso hanno una struttura disordinata che rivela non certo una mancanza di educazione ma piuttosto che non hanno tempo. Una mancanza di tempo dovuta alla impellenza, il più delle volte, delle urgenze regnanti.

Prendendo ad esempio Ferdinando d'Aragona che educa le figlie con un'educazione raffinata anche per dimostrare dopo il matrimonio alla Corte destinataria della Sposa che l'unione è stata un buon investimento, vediamo che Bianca Maria sarà messa all'asta tra i condottieri di Ferdinando come premio per chi riuscirà a conquistare Venezia. Andrà in sposa a Francesco Sforza. Bianca sarà una moglie capace di governare Milano quando il marito sarà lontano, impegnato in altre battaglie.

Molte altre poi sono le figure di donne interessanti che la storia e le loro carte autografe ci hanno lasciato da investigare come Ippolita Maria Sforza dal cui carteggio con il padre si scopre un rapporto molto tenero e bello. O ancora il rapporto tra l'illustre letterata Vittoria Colonna e Bembo che se l'ha scoperta ha ricavato anch'egli molti benefici dal loro rapporto. E poi ancora Sofonisba, Plautilla Nelli, Artemisia Gentileschi (ne abbiamo parlato molte volte, l'ultima qui) ma anche testimonianze di donne comuni, suore, badesse, povere, la cui voce è possibile ora ritrovare nei loro scritti.



Il volume è stato presentato alla Biblioteca del Senato da Elisabetta Mori, archivista presso l'Archivio Storico capitolino che ha curato tra l'altro il riordinamento e l' archiviazione dei documenti di antiche famiglie romane come i Cenci, i Ghisleri, i Piccolomini, i Boccapaduli,... e la cui ultima opera è dedicata a Isabella de'Medici "L'onore perduto" ed. Garzanti (link per l'acquisto).

Tra i presentatori anche il Prof. Luca Marcozzi, docente di Letteratura Italiana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università Roma Tre che ha incentrato il suo intervento proprio sugli intrecci letterari avvenuti tra le più note letterate dell'epoca come Acciaiuoli o Scrovegni e Petrarca e Boccaccio.

Ha mediato gli interventi Julia L. Hairston, direttrice del Centro Studi di Roma della Università della California, membro dell' Institute for the Advanced Studies e Presidente della Society of Early Modern Women.



Autographa II.1 Donne, sante e madonne (da Matilde di Canossa ad Artemisia Gentileschi)
A cura di Giovanna Murano
editrice La Mandragora

pagg. 280
anno 2018

Link  per l'acquisto
Feltrinelli

Mondadori 






COPYRIGHT dei contenuti quando non diversamente specificato


venerdì 16 marzo 2018

Fiera dell'editoria delle donne- feminism









La Fiera dell'editoria delle donne- feminism si è svolta la scorsa settimana dall'8 all'11 marzo, per celebrare la Giornata Internazionale delle donne, a Roma alla Casa Internazionale delle donne.

Alla Fiera hanno partecipato quasi settanta case editrici provenienti da tutta Italia che pubblicano libri su o di donne o approcciano tematiche di genere, che si occupano di studi di settore come l'editrice Viella che pubblica le ricerche e gli studi della Società Italiana delle Storiche o DWF.

Ma ci sono anche libri di editori maggiori come Mondadori o Rosenber&Sellier o chi ha delle collane dedicate in una più ampia proposta di offerte come “Le Ginestre”, la collana “fiorita” dalla scelta editoriale della Herald Editore o ancora come le guide di Iacobelli editore “Roma percorsi di genere femminile” voll. I-II per scoprire proprio partendo dalla Casa Internazionale delle Donne i luoghi più significativi della città, sulle tracce delle donne che hanno fatto la storia di Roma.

E c'è stato spazio anche per i bambini con case editrici come Milena edizioni che propone, tra le altre, la fiaba “Il segreto delle principesse” in cui una delle sorellastre di Cenerentola, Genoveffa, è triste perché convinta che solo la bellezza possa portarle l'amore ma quando invece decide di reagire e di dedicare un po' di tempo a se stessa con lunghe passeggiate, costruendosi una bicicletta...scoprirà che “la vera bellezza che porta all'amore e alla gioia è solo quella interiore” e non nei falsi miti e aspettative sociali.


Ci sono poi delle case editrici minori delle vere e proprie chicche come l'Ortica edizioni (ne avevamo già parlato qui) o Editoria&Spettacolo che si occupa di pubblicazioni artistiche su teatro, cinema, musica...ma ci sono anche le edizioni “storiche” come Eidos o Leggendaria.


Tante poi le novità editoriali come il libro “Tinissima” di Elena Poniatowska su Tina Modotti, edito da Nova Delphi o la nuova rivista letteraria “Didala” di Del Bucchia editore o ancora i divertenti libri epistolari de L'Ombra che si presentano con copertina richiudibile, affrancabile e spedibile e che sono particolari anche nei temi proposti da Jean Austen a Virginia Woolf a Anna Kulisciov e le sue lettere d'amore a Turati “Io in te cerco la vita”, presentato proprio in fiera l'8 marzo.

E tante altre sono state le presentazioni in questa tre giorni editoriale da “Austenmania” con Ginevra Bompiani e Lidia Ravera, alle anticipazioni di libri come “Piuttosto m'affogherei. Storia vertiginosa delle zitelle” di Valeria Palumbo per L'enciclopedia delle donne o ancora “Scrivere con inchiostro bianco” di Maria Rosa Cutrufelli per Iacobelli editore, presentato da Mariastella Luppolis presente anch'essa con il suo ultimo romanzo “Raccontami tu” edito da L'Iguana, espositrice presente alla fiera.

E poi ancora tanti approfondimenti giornalieri con ospiti del settore editoriale e letterario per parlare e confrontarsi sui perché e sui per come: perché puntare sulle donne per fare libri? L'importanza delle biblioteche ma anche delle traduzioni. 

Ma anche momenti di confronto su temi da sempre presenti alla Casa come la violenza maschile sulle donne con la presentazione della raccolta italiana de #quellavoltache Storie di molestie, i cui brani sono stati letti anche da Asia Argento o l'incontro sul libro di Naomi Alderman "Ragazze elettriche. Il mondo nelle mani delle donne" curato da Nottetempo e InQuiete Festival di scrittrici a Roma con Barbara Leda Kenny e Laura Marzi.


Insomma una tre giorni ricca di spunti, argomenti per lettrici, lettori e personale del settore editoriale.

Un'esperienza che ha coinvolto realtà editoriali e visitatrici venute da tutto il paese e che si spera venga ripetuta e ampliata ancora di più per un prossimo anno con l'augurio che possa svolgersi sempre nei locali e nel chiostro della Casa che ha visto affluire ai suoi piani donne che abituate a cercare un aiuto e un conforto in quei giorni hanno potuto trovare anche quello di un buon libro dedicato a loro.








COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato


mercoledì 7 marzo 2018

Marzo il mese della Storia delle Donne- The Women's History Month








Il mese della Storia delle Donne 'The Women's History Month' è iniziato con il 1 marzo; celebrato soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Australia, Uk e Canada seppur in Ottobre.

Questa ricorrenza, le cui origini sono rintracciabili sin dal 1911 data della prima Giornata Internazionale delle donne, è diventata una Celebrazione formale negli Stati Uniti grazie alla legge del Congresso n. 100-9 nel 1987 che negli anni è stata poi confermata ed ampliata direttamente per volere dei vari Presidenti degli Stati Uniti susseguitesi nel tempo.

Si è scelto il mese che vede protagonista la Giornata Internazionale delle Donne, Marzo anche in Australia e in Uk anche se la loro adesione è molto più recente e risale solo all'inizio dell'attuale millennio.

Questo mese è quindi dedicato ad iniziative di ogni tipo volte a far conoscere l'apporto che le donne hanno dato alla collettività e che vede l'impegno di associazioni, enti privati e pubblici, mezzi di comunicazione, scuole, biblioteche ed aziende, tutte con un'attenzione particolare all'ottica di genere. 
L'intento è quello di celebrare e incoraggiare lo studio e la conoscenza del ruolo propulsivo delle donne nella società e nella storia.


Ogni anno è dedicato ad un tema, il primo del 1987 era quello sulle “Generazioni di coraggio, compassione e convinzione” o nel millennio “Un secolo straordinario per le donne 1900-2000” o ancora nel 2007 “Generazioni di donne che hanno portato avanti la storia” e ancora temi come le donne e l'arte o le donne e la tecnologia.

Quest'anno il mese è dedicato alle storie delle donne che non si arrendono e combattono contro le discriminazioni che colpiscono le altre donne.

In Canada invece si è pensato all'hastag #claimyourplace con il quale interagire con le iniziative e far sentire la propria testimonianza o scoprirne di nuove. 

Il paese ha scelto di dedicare il mese della Storia delle Donne però in Ottobre per celebrare un riconoscimento storico per le canadesi: l'eleggibilità al Senato.


Allora ecco la storia delle 'Valenti Cinque':

Nel 1916 l'attivista Emily Murphy cercando di difendere una donna dall'accusa di prostituzione fu cacciata dal tribunale di Alberta perché non era concesso alle donne assistere ad argomenti ritenuti scabrosi in presenza di uomini. Emily protestò facendo riconoscere la necessità di istituire quindi tribunali femminili. Divenne una giudice essa stessa ma durante la sua prima udienza fu delegittimata da un avvocato che appellandosi all'Atto della legge britannica per l'America del Nord non riconosceva le donne come delle persone. Emily fece ricorso e nel 1917 ebbe ragione dalla Suprema Corte che ricomprese le donne nella parola 'persone' presente nell'Atto.

Emily Murphy però volle che questa sentenza venisse riconosciuta in tutto il Paese così si candidò al Senato ma la sua candidatura fu bocciata in base alla legge del 1876 per cui le donne potevano essere soggette esclusivamente a dolori e a pene ma non a diritti.


Nel 1927 Emily cercò allora supporto in altre donne influenti e davanti ad un buon tè a casa sua propose una petizione con la quale si chiedeva al Governo federale se il Parlamento o il Governatore Generale in base alla legge britannica avevano il potere di nominare una donna al Senato.

Queste donne Emily Murphy, Nellie McClung, Louise McKinney, Henrietta Edwards e Irene Parlby firmarono l'atto e passarono così alla storia come le 'Valenti o Famose Cinque'.

Il Governo si appellò alla Corte Suprema chiedendo semplicemente se nella parola 'persona' si potessero intendere incluse anche le donne. La Corte si espresse nel 1928 affermando che sì le donne erano da considerare delle persone e in quanto tali eleggibili al Senato Canadese.

Emily tuttavia non si candidò ma l'anno dopo la prima senatrice fu eletta, Cairine Reay Wilson.

Emily e le altre Valenti invece sono state nominate Senatrici onorarie solo nel 2009.






COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente indicato



lunedì 26 febbraio 2018

"Il fronte delle Donne"- Maria Rosaria Omaggio, Lucilla Galeazzi, Levocidoro







Il Fronte delle donne”, uno spettacolo potente che parla di donne...uno spettacolo coraggioso perché parla di donne al fronte. Uno spettacolo che può spaventare ma l'esperienza e la bravura non si improvvisano e così per la regia di Maria Rosaria Omaggio e le capacità di Lucilla Galeazzi, con il gruppo vocale Levocidoro, ci raccontano una storia scomoda, anzi la Storia delle donne che vissero e subirono la Prima Guerra Mondiale.

Dalla ricerca storica di Maria Rosaria Omaggio ci avviciniamo ai testi di Ungaretti sì ma per introdurci alla realtà femminile che non fu meno grave durante la Grande Guerra, grazie alle parole di Matilde Serao che con il suo “Diario di Guerra” ci porta ad un'altra grande scrittrice come Ada Negri che altrettanto magistralmente ci declina “poeticamente” la devastante arbitrarietà bellica.

Forse loro furono più brave di altre a descrivere quel periodo ma in realtà ci sono rimaste testimonianze nei diari e nelle lettere, recuperate dalla regista che ci accompagnano nelle proiezioni che illustrano le varie voci di donne, otto straordinarie interpreti teatrali e vocali, che hanno recuperato testimonianze orali e canti popolari che ci descrivono la vita dura, durissima delle italiane, rimaste nelle loro case, nelle loro città, nei loro paesi senza possibilità di scelta, costrette a subire la violenza della guerra che portava via loro, figli, mariti, padri...e la loro dignità.


Anche le donne sono state in trincea...


Le donne per la prima volta si affacciano al mondo del lavoro ma sono sottopagate, sfruttate e alla fine della guerra rimandate a casa senza scuse, ritenute “usurpatrici” di posti legittimamente spettanti agli uomini quando invece il paese è andato avanti solo grazie a loro. Si alternano quindi testimonianze reali di tabacchine, cinturine, operaie...
Quando non lavoravano per le montagne, caricate come muli per rifornire gli eserciti e sottoposte al fuoco nemico, quando non lavoravano nei bordelli di guerra per soddisfare “la carne al fronte” . Un'organizzazione precisa, bordelli migliori per gli Ufficiali, bordelli inferiori per la truppa con donne obbligate ad avere anche più di cento rapporti al giorno; quando non sono volontarie come le Crocerossine, donne istruite che accudiscono i soldati nelle ferite del corpo e dell'anima, anche scrivendo per loro le lettere da spedire a casa.

Un continuo dialogo tra uomini e donne che si trovavano loro malgrado a subire conseguenze dure, durissime, uno spettacolo che è testimonianza di un'unica tragedia, quella della guerra che ha colpito tutti, anche le donne di cui poco però si parla.


Grandi emozioni che il canto riesce a convogliare, è difficile infatti rimanere fermi e non unirsi ai canti con una strofa o con le mani, così all'improvviso dal pubblico qualcuno si unisce e poi qualcun'altra e poi ancora un altro...chi canta e chi accompagna con le mani. Uno spettacolo coinvolgente, che riesce a catturare tutta la platea...ci sono anche bambini che nella loro innocenza non possono rimanere però fermi davanti alla partecipazione che questo spettacolo così complesso e così magistralmente congegnato produce nei suoi stessi spettatori e spettatrici; anche le scolaresche dovrebbero vederlo.

Un'alternarsi di canti popolari, tradizionali intrecciati con storie personali, come le testimonianze delle nonne della Regista Omaggio e di Lucilla Galeazzi a cui questo spettacolo è dedicato.

Cercatelo nella vostra città, e se non lo trovate...reclamatelo!







COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente indicato
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...