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lunedì 11 ottobre 2021

Il Global Gender Gap e il mito dei Paesi Nordici- Francesca Vitelli


Il Global Gender Gap e il mito dei Paesi Nordici

di Francesca Vitelli 

Presidente di EnterprisinGirls, Associazione nazionale di imprenditrici e libere professioniste

 

L’ Islanda va alle urne e - per una manciata di ore - sembra che il numero delle elette superi quello degli eletti, poi il riconteggio dei voti ridimensiona il numero e le donne elette tornano ad essere meno degli uomini, di poco, lo stacco è minimo. Ma se i risultati avessero mostrato una maggioranza di donne elette cosa sarebbe cambiato? Il Global Gender Gap elaborato dal World Economic Forum vede, nel 2021, al primo posto l'Islanda seguita dalla Finlandia. Per trovare l'Italia bisogna far precipitare il cursore lungo la colonna giù fino al 63simo posto. Il mito dei Paesi nordici lo abbiamo coltivato leggendo - negli anni - le statistiche, era un po’ come lo scudetto del campionato calcistico, si sapeva già chi lo avrebbe vinto, se la battevano in pochi.  Fondamentale è partire da un assunto: il Global Gender Gap si propone di stilare una classifica dei Paesi in base alla parità di condizione tra gli uomini e le donne e non di porre in cima quelli in cui le donne vivono meglio. Sembra scontato, basta leggere dice qualcuno, ma non lo è, ribadirlo aiuta a focalizzare l’argomento. Altrettanto importante è tener presente che stiamo leggendo una elaborazione basata su dati forniti dai singoli Stati che scelgono i loro set di indicatori, le modalità di rilevazione, di trattamento e di analisi dei dati, le fondamenta della costruzione sono, pertanto, poggiate su un terreno scivoloso perché eterogeneo. Il sistema, inoltre, è regolato dall’attribuzione di punteggi che risulta penalizzante per alcune nazioni, è il caso dell’Italia dove il maggior numero di ragazze laureate - in tempi brevi e con ottimi risultati – non può spostare la bilancia più di un tot facendo da contrappeso alla scarsa presenza di donne in ruoli istituzionali.

Il terreno scelto dal World Economic Forum è suddiviso in aree di indagine chiamate dimensioni latenti composte da indicatori elementari. Le dimensioni latenti sono: partecipazione e opportunità economiche, educazione – nel senso inglese del termine quindi istruzione, salute e presenza nell’agone politico. È tanto evidente, a guardar bene, la scivolosità, che simulando un ricalcolo che tenga presente alcune delle eterogeneità il risultato scompiglia la classifica. I numeri, le statistiche, vanno interpretate e la ricerca sul campo - arricchita dal confronto con i soggetti che vi operano - aiuta a comprendere. In Islanda e Finlandia c'è il maggior numero di donne elette e questo le fa svettare in cima però... però vanno considerati altri indicatori - come i contratti di lavoro atipici e il ricorso al part time, i percorsi e le progressioni di carriera, i casi di violenza domestica, la presenza di migranti - e non bisogna dimenticare la ponderazione rispetto alla popolazione. Già la popolazione, l’Islanda ha 369.000 abitanti, la Finlandia 5.538.000[1] e l’Italia 59.258.000 [2].

Di ritorno da un seminario tenutosi ad Helsinki, nell’ambito di un progetto Erasmus sullo scambio di buone prassi in materia di parità di genere, una domanda mi si è parata innanzi: data l'alta percentuale di donne che ricoprono ruoli istituzionali e la contenuta numerosità della popolazione non dovremmo, in Finlandia, aspettarci una maggior capacità di incisività da parte delle donne nelle politica? Non dovremmo trovarci di fronte a un mercato del lavoro caratterizzato da minor segregazione - verticale e orizzontale - femminile?  

Se hai la possibilità di scendere in campo ad osservare, ascoltare, intervistare e approfondire puoi scoprire dinamiche, caratteristiche e monoliticità che aiutano a comprendere. Incontrare alcune delle attrici istituzionali  - e non -  dell’ambito del mercato del lavoro, dell’associazionismo, del supporto ai migranti, dell’assistenza alle vittime di violenza domestica di Finlandia, Italia, Francia, Romania e Olanda ha significato aggiungere una lente attraverso la quale guardare al campionato del Global Gender Gap, campionato che ha l’indubbio merito di aver posto sul tavolo la parità di genere intesa come driver di sviluppo. Non è cosa da donne, è roba economica. Parlarne significa ragionare su punti di PIL. 

Ho deciso, perciò, nelle mie giornate finlandesi di tracciare un ideale perimetro dato dal rapporto tra l’estensione territoriale[3] e la popolosità entro il quale considerare variabili chiave come la legislazione vigente nei settori d’interesse, il livello di infrastrutturazione del territorio, la natura e la misura dello sviluppo delle aree metropolitane e di quelle periferiche, la tipologia di servizi sociali, la presenza di soggetti del Terzo settore, la mobilità sociale e il/i modello culturale prevalente di riferimento.

Allontanando il punto d’osservazione, inserendo una lente altra di lettura e ascoltando le esperienze concrete la fotografia è cambiata, la classifica si è rimescolata e se non vinciamo la coppa, per quanto mi riguarda, non meritiamo neanche il 63esimo posto. Questo non vuol dire che in Italia abbiamo raggiunto la parità di genere, il traguardo rimane lontano, ma ci sono aspetti sui quali non siamo così indietro come si potrebbe pensare guardando la classifica. Penso, ad esempio, all’obbligo dell’adozione del bilancio di genere[4], alla vivacità del dibattito sul linguaggio di genere, al proliferare di iniziative e la nascita di comitati, associazioni e organismi informali che approfondiscono e divulgano aspetti legati al dibattito di genere e alla collettiva, meticolosa, attenta opera di “scavo” che scrittrici, giornaliste, ricercatrici e cultrici della materia stanno compiendo per riportare alla luce la vita e la storia di donne sepolte sotto la polvere dei secoli. Scienziate, musiciste, compositrici, pittrici, scultrici, danzatrici, atlete, architette, poete, scrittrici, drammaturghe, giornaliste, esploratrici, botaniche, inventrici, attiviste politiche, amministratrici della giustizia, filosofe, astronome, matematiche, guerriere e donne che - in ogni ambito e settore - hanno compiuto scelte coraggiose e contro corrente sostenute dalla tenacia e la determinazione stanno emergendo dall’oblio in cui erano state relegate. C’è una pattuglia di donne competenti che impegna tempo, energia e risorse per restituire memoria e dignità ad altre donne. A questo pensavo quando in aereo ritornavo dal Nord Europa. Abbiamo molto lavoro da fare ma tante sono le persone, le idee e i progetti in movimento. La parità di genere è un percorso da fare insieme con tutte/i coloro che vogliono partecipare a un processo di cambiamento culturale, un processo dinamico che richiede tempo, pazienza, costanza, competenza, passione e concretezza.

 

 



[1] Fonte: GlobalGeografia.com

[2] Fonte: ISTAT

[3] 102.775 Km², 338.462 Km²,Italia 302.067,75 Km²,

[4] introdotto con la legge n. 15 del 2014 era già stato introdotto in Puglia con la legge Regionale per le pari opportunità n. 7 del 21/03/2007 "Norme per le politiche di genere e i servizi di conciliazione vita-lavoro in Puglia"

 

COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

lunedì 22 febbraio 2021

Le sorelle di Mozart- Beatrice Venezi


Le sorelle di Mozart
di Beatrice Venezi sulle musiciste


Le Sorelle di Mozart , il libro di Beatrice Venezi è davvero uno di quei libri che si lascia leggere come un sorso di vino quando si ha voglia di qualcosa di poco impegnativo, molto scorrevole ha un buon ritmo come di un romanzo storico senza tuttavia soffermarsi su troppi dettagli e particolari se non quelli che ridanno la misura di come il talento e la personalità di queste artiste, non solo musiciste o compositrici, furono calpestati e annichiliti ma anche della loro tempra oltre che del loro talento. E' interessante nelle sue piccole e grandi rivelazioni.


“Questa è la storia di alcune donne uniche, in un mondo di uomini”.


“Le sorelle di Mozart” ci porta a spasso in tempi e luoghi diversi per (ri) scoprire le famigerate figlie di , sorelle di, mogli di .

In effetti Nannerl Mozart è, nonostante non rimanga di lei neanche una sola nota composta, la più conosciuta delle povere ma talentuose disgraziate di cui si è persa tra le genti ma anche nei libri di testo l'estro e la genialità musicale.

Nella dedica iniziale leggiamo “Dedico questo mio lavoro anche a tutte le donne- sorelle, mogli, madri o figlie che siano...non permettiamo a nessuno di dirci che non siamo adatte...

Si sbagaliano noi possiamo essere tutto ciò che desideriamo”.


Qui puoi leggere il post
 su Francesca Caccini
Ogni capitolo è dedicato ad un'artista di cui cogliamo la personalità legata indissolubilmente alla musica e al proprio estro creativo; vengono ricordate le loro opere e la 'carriera' o quanto meno il successo ma soprattutto si capisce la condizione umana e femminile che le abita e le vincola.

Così sappiamo che Clara Wieck Schumann aveva un diario che in realtà le scriveva il padre e anche quando lei decise di scriverlo da se' , lui pretese di approvarglielo.

Ancora prima di lei incontriamo Ildegarda di Bingen e le seicentesche compositrici Maddalena Casulana che è stata la prima donna a pubblicare le sue opere o ancora la più nota Francesca Caccini, la musicista più pagata, o Barbara Strozzi per poi passare nei secoli recuperando Nannerl Mozart, Fanny Mendelssohn, Louise Doumont Farrenc che rivendica uno stipendio uguale ai suoi colleghi che nonostante non insegnassero come lei al Conservatorio di Parigi, non facessero così tante tournée come lei, non avessero il suo successo, guadagnavano inspiegabilmente di più. E via via fino a Nadia Boulanger nei primi del novecento e ancora  nei nostri giorni con donne della musica come Callas e a compositrici eclettiche e rivoluzionarie come Björk. 


Un viaggio non esaustivo ma panoramico e neanche originale per la verità anni fa ne aveva scritto già anche Patricia Adkins Chiti, ma comunque attraverso lo spazio lasciato vuoto dalla incuranza, soprattutto a volte dei loro stessi affetti familiari il testo riesce comunque a donare luce a quel talento, in questo caso musicale, del femminile che per secoli è stato depauperato, lasciato sbiadire e soffocato e in ultimo colpevolmente dimenticato.

In Appendice poi una Playlist finale con i consigli d'ascolto che possiamo seguire...


Beatrice Venezi è tra le più giovani direttrici d'orchestra di tutta Europa anche se inspiegabilmente preferisce essere chiamata direttore, lasciando perplessa la sottoscritta anche alla luce di questo libro dedicato alle donne. È esperta, da buona lucchese, di Puccini, è stata inserita tra i 100 under 30 più influenti di Italia dalla rivista Forbes. Ha diretto orchestre in tutto il mondo.

 COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

giovedì 15 dicembre 2016

Un film di una donna a settimana per un anno? #7



Florence Foster interpretata da Meryl Streep
image: comingsoon.it


#7 Florence Foster


E' in uscita questa settimana nei cinema italiani "Florence", il film ispirato alla prima soprano stonata della storia della musica: Florence Foster. Tratto dalla vera biografia di questa donna che negli anni '20-'30 e '40 è riuscita nell'impresa che voleva diventasse la sua vita dopo le difficoltà iniziali, un matrimonio sbagliato, i problemi di salute che le impedirono di suonare il pianoforte, si rimboccò le maniche e portò avanti con determinazione, e molti soldi bisogna ammetterlo, il suo sogno. Fondò un'Associazione dedicata a Verdi per promuovere l'Opera che in pochissimo tempo contò più di quattrocento soci tra i quali anche Caruso. Nonostante i suoi spiccati limiti canori riuscì a dar forma alla sua ambizione e si guadagnò per questo il rispetto, l'affetto e la stima del pubblico e della critica di cui facevano parte Enrico Caruso, Lily Pons, Cole Porter e il compositore Menotti.

Trama: La commedia si basa sulla storia di Florence, nonostante il suo talento sia difficile da trovare, lei non si arrende e cerca di realizzare il suo sogno: diventare una cantante lirica. Supportata dal nuovo compagno che le farà da manager e dal suo insegnante di canto in un periodo in cui la Seconda Guerra Mondiale è uno spettro sempre presente.

Scelto perché: la figura di Florence, interpretata strepitosamente da Meryl Streep candidata a miglior attrice ai Golden Globe come il protagonista maschile Hugh Grant, nonostante il film sia una commedia ci rida la biografia di una donna che nonostante fosse stata vittima di un matrimonio combinato che le inficerà per sempre la salute, il primo marito infatti le trasmetterà la sifilide, nonostante i tradimenti del suo nuovo compagno, si aggrapperà ad una ragione per andare avanti e non arrendersi, un obiettivo tutto suo, solo per lei: il suo sogno e farà di tutta la sua vita la ragione per realizzarlo.

Titolo: Florence 
Titolo Originale: Florence Foster Jenkins
Naz.: UK
Anno:2016
Durata: 111 min.
Regia: Stephen Frears
Cast: Meryl Streep, Hugh Grant



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giovedì 4 dicembre 2014

Giulia che "compose" il battesimo del femminismo, ottenne decorazioni regali e divenne commendatrice della Repubblica


Almanacco del 04 Dicembre:


"A Teatro", Auguste Renoir, 1876-1877.


Fu e resta una delle prime e in certi casi l’unica donna le cui composizioni sono state eseguite nei più importanti teatri del mondo, prodotta anche all’estero, fu decorata per la finezza dei suoi componimenti persino dai reali italiani; lei fu Giulia Recli.


Nata il 4 Dicembre 1884 a Milano, dal commendatore Luigi Recli, tra i membri fondatori del Banco Ambrosiano e da sua madre, la pianista Luisa Biancardi[1], la sua formazione artistica fu affidata ai più importanti maestri dell’epoca come Alessandro Bonci per lo studio vocale o Giovanni Maria Anfossi per lo studio strumentale, nello specifico lo studio del pianoforte e per la composizione ad Ildebrando Pizzetti.
Le sue prime opere risalgono agli anni ’10 del ‘900, nel 1914 la Scala di Milano le commissiona un’opera che troverà la sua realizzazione nel poema sinfonico, eseguito in primavera, dal titolo Alba dell’anima  e nel 1919 viene interpretata una sua cantata, su testo scritto dalla sorella  Maria, poetessa, al Politeama Rossetti di Trieste[2].
Il suo poema sinfonico, eseguito al Teatro Augusteo a Roma, e diretto dal magistrale Maestro Tullio Serafin con l’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, venne definito dal Giornale d’Italia “ una specie di battesimo del femminismo in musica ”, poiché per la prima volta il calendario teatrale proponeva il nome di una compositrice[3].
"La Loggia", Auguste Renoir, 1874.

Negli anni ’30 conosce e instaura con il direttore del coro della Scala, Vittore Veneziani[4], una lunga e proficua collaborazione che sarà interrotta solo dalla guerra mondiale e che riprenderà proficua solo alla fine di quest’ultima.

Durante gli anni ’50 viene eletta VicePresidente del Sindacato dei Musicisti Italiani[5] (SMI) mentre vince numerosi premi a livello internazionale tra cui uno a Basilea per Donne Compositrici con il suo Quartetto e nel 1955 uno a Trieste, “Arte”, con la canzone Campanelle[6]. Negli Stati Uniti le viene riconosciuto secondo e Primo premio nel concorso della Lega Musicale a New York con una lirica per canto e pianoforte dal titolo Canzone Villereccia[7]. Le sue opere furono molto apprezzate negli Stati Uniti, dove furono introdotte da note personalità quali l’illustre direttore d’orchestra Tullio Serafin e addirittura prodotte dalla Schirmer già negli anni ’30, ma non solo perchè furono  amate e suonate in tutto il mondo da importanti personalità musicali e nei più prestigiosi spazi: dal Metropolitan Opera di New York al Royal Albert Hall di Londra, alla Scala di Milano all’Opera di Brema e Budapest.

Dal 1951 al 1966 intanto diventa presidente della Lyceum di Milano e sfrutta la sua carica per organizzare corsi, concerti, premi musicali[8] per dare la possibilità a giovani talentuosi di poter studiare e farsi notare.
Nel 1965 l’esecuzione di uno dei suoi pezzi da parte dell’Orchesta della RAI viene celebrata come una notizia anche dal giornale musicale per eccellenza, Billboard[9] e
sempre in questi anni, i suoi ultimi, vede ricevere importanti riconoscimenti anche dallo Stato italiano per la sua attività artistica e filantropica, dopo essere stata negli anni passati decorata al merito per le sue composizioni perfino dalla Regina d’Italia[10], ora anche la Repubblica esalta e premia il suo lavoro con ben due riconoscimenti, unica compositrice a ricevere l’Ordine di Commendatrice della Repubblica[11]  nel 1964 e ancora nel 1969 pochi mesi prima che la grande compositrice si spegnesse il 19 Dicembre 1970 a Brivio, che ha fondato il gruppo musicale del paese “Giulia Recli”, in suo onore.

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Giulia Recli
Credits: Wikipedia








[1] “Chi è?: Dizionario degli italiani di oggi”, FORMIGGINI A. F., Ed. Formiggini, 1928, pag. 403.
[2] “Le Lombarde in musica”, Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica, Colombo, 2008, pag. 136.
[3] Ivi, pag. 135.
[4] Ivi, pag. 138.
[5] Ivi, pag. 141.
[6] Ibidem.
[7] Il Carroccio- The Italian Rewiev, vol. 18, pag. 70.
[8] “Le Lombarde in musica”, Op. cit., pag. 141.
[9] “Gal Writers are honored”, Billboard”, edizione del 4 dicembre 1965, pag. 22.
[10] “Women of notes: 1000 women composers born before 1900”, LAURENCE A., Ed. R. Rosen Press, 1978 , pag. 79.
[11] “Donne in Musica”, ADKINS CHITI P., Ed. Armando, 1996, pag. 177.

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giovedì 27 novembre 2014

Chiara di merito, Margarita per eccellenza...




Federico Moja, 1821-1885
Credits: La Sacra Musica 

Nasceva oggi, 27 Novembre nel 1602, a Milano, una delle più conosciute ed apprezzate compositrici del 1600 italiano. Margarita Cozzolani infatti nasce in una ricca e benestante famiglia di mercanti e riceve, come tradizione, la sua educazione nell’ambito delle mura domestiche, tra le materie impartitele c’è anche la musica a cui pare già altamente dotata. Le sue capacità artistiche vengono affidate alla famiglia Rognoni, noti e stimati maestri di musica strumentale e vocale dell’epoca. Ma Margarita vedrà la possibilità di sfruttare le sue doti musicali non tanto al chiuso di un buon salotto familiare o maritale quanto al riparo di un chiostro, infatti come altrettanto d’usanza dell’epoca, preceduta da zie e sorella, Margarita si vedrà benedettina del Convento di Santa Radegonda, vicino al Duomo, nel 1620, a diciotto anni, e verrà consacrata con il nome da lei scelto di Chiara.

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Questa nuova condizione di monaca però non le impedì di impiegare i suoi talenti nell’ambito della sua esperienza claustrale, d’altronde non si sa con certezza il valore della sua vocazione che quindi non può essere negata a priori. Nel suo convento Suor Chiara quindi si adoperò ad un lavoro di ritrattazione musicale, riorganizzando i Canti, i Salmi, i Vespri delle funzioni religiose con una tale ricercatezza e complessità da richiamare intere folle al Convento per assistere alle esecuzioni di quelle suore definite da un contemporaneo: “[…] sotto le nere spoglie sembrano à chi le ascolta, candidi, armoniosi cigni, che, e riempiono i cuori di maraviglia, e rapiscono le lingue à loro encomij”[1]



In effetti la fama della sua bravura come compositrice le valse la possibilità di  pubblicare ben quattro opere che purtroppo non sono tutte giunte fino a noi.

La particolarità dei suoi arrangiamenti stava nel fatto che le sue opere presentavano ben tre metriche per altrettanti ritornelli che si andavano a fondere con la sinfonia e i versi in doppi o tripli tempi; Suor Chiara usava molto dividere le sue composizioni in parti che prevedevano due violini, due soprani, due tenori e un basso continuo.[2]



"Visita del Cardinale", Salvatore Frangiamore, 1853.
Credits: Galleria Recta
La sua attività musicale tuttavia si convoglia tra il periodo che va dal 1640 al 1650 poiché eletta Badessa di Santa Radegonda si concentra sugli impegni e responsabilità che la nuova carica le impone e probabilmente  o per sottrarre il suo convento a spiacevoli situazioni o per venire incontro al Cardinale Alfonso Litta che poteva intervenire se non si fosse morigerato l’uso della musica nelle chiese, la sua attività si interruppe.


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Suor Chiara, Maragarita Cozzolani, morirà, in convento, presumibilmente tra il 1676 e il 1678.


Di lei e del lustro che la sua musica portava al suo convento, rimane un panegirico di Filippo Picinelli dell’ “Ateneo dei Letterati Milanesi” nel 1670 in cui scrive:

 “Le monache di Santa Radegonda di Milano, nel possesso della musica sono dotate di così rara isquisitezza, che vengono riconosciute per le prime cantatrici d'Italia. […]. Frà quelle religiose, merita sommi vanti Donna Chiara Margarita Cozzolani, Chiara di nome, ma più di merito; e Margarita, per nobiltà d'ingegno, rara, ed eccellente, che se nell'anno 1620. ivi s'indossò quell'habito sacro, fece nell'essercitio della musica riuscite così grandi; che dal 1640. fino al 1650. hà mandato alle stampe, quattro opere di musica”.





Opere:
  • Primavera di fiori musicali a 1. 2 . 3. 4. voci,dedicata all’Eminentissimo Cardinal Monti Arcivescovo di Milano, Milano, 1640, perduta;
  • Mottetti a 1. 2. 3. e 4 voci al Serenissimo Principe Mathias di Toscana, Venezia, 1642;
  • Scherzi di Sacra Melodia, Venezia, 1648;  perduto;
  • Salmi à otto voci concertati con Mottetti et dialoghi a 1. 2. 3.4.e 5. voci all’Illustrissimo Monsignor Badoaro Vescovo di Cremona, Venezia, 1650.


Bibliografia:


PICCINELLI F., “Ateneo dei Letterati Milenesi”, Ed. F. Vigone, 1670.

KURTZMAN J., a cura di, “Vesper and Compline Music for Four Principal Voices: Agostino Agazzari, Giovanni Francesco Anerio, Giovanni Battista Biondi da Cesena, Maurizio Cazzati, Antonio Cifra, Chiara Margarita Cozzolani, Bonifazio Graziani, Giovanni Legrenzi, Isabella Leonarda, Tarquinio Merula, Lodovico Viadana”, Ed. Routledge, 2014.



[1] PICCINELLI F., “Ateneo dei Letterati Milenesi”, Ed. F. Vigone, 1670.
[2] KURTZMAN J., a cura di, “Vesper and Compline Music for Four Principal Voices: Agostino Agazzari, Giovanni Francesco Anerio, Giovanni Battista Biondi da Cesena, Maurizio Cazzati, Antonio Cifra, Chiara Margarita Cozzolani, Bonifazio Graziani, Giovanni Legrenzi, Isabella Leonarda, Tarquinio Merula, Lodovico Viadana”, Ed. Routledge, 2014.

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venerdì 3 ottobre 2014

Elisabeth Chèron, l'accademica che non chiese il permesso


Almanacco del 03 ottobre:


Elisabeth Sophie Chèron, autoritratto 1672.
Credits: wikipedia


In pieno Rinascimento le arti non erano solo appannaggio degli artisti alcune donne riuscirono ad eccellere e in quanto tali arrivarono lì dove non era consentito.
Anni prima che l’Accademia dei Ricovrati di Padova, oggi Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti, fondata nel 1599 da Federico Baldissera Bartolomeo Cornaro, discutesse sulla opportunità o meno di permettere alle donne di essere membri dell’Accademia, nel 1694 Elisabeth Chéron fu ammessa con il nome di Erato, la musa della musica e della poesia.


Tanti erano infatti i talenti di Elisabeth Sophie Chèron , oggi per lo più è ricordata come pittrice ma era anche una fine musicista, suonava magistralmente i maggiori strumenti a corda e a tastiera dell’epoca e fu anche una apprezzata poetessa che non mancò di scrivere testi per composizioni musicali di altri autori. Studi degli anni 1930 hanno ipotizzato che Elisabeth Chèron avesse infatti scritto le parole per la musica composta da Jean-Baptiste Drouard de Bousset e da Antonia Bembo, musicista, compositrice e cantante italiana ma anch’essa assodata alla Corte di Luigi XIV.
D’altronde Elisabeth Chèron condivise la sua abilità e bravura con importanti personalità d'eccellenza, le faceva compagnia all’Accademia dei Ricovrati ad esempio Galileo Galilei; fu apprezzata inoltre dall’artista di Corte Charle Le Brun che la volle come membro dell’Accademia di Pittura e Scultura di Parigi nel 1672 per l’ammissione della quale preparò un ritratto della prima donna ad essere ammessa alla scuola: Catherine Girardon. In questa occasione esce, seppur in forma anonima, l’opera “La Coupe du Val- de- Grâce” in risposta all’opera “ La Gloire du Val- de- Grâce” di Molère , che esalta l'omonimo affresco fatto dall'amico Mignard, acerrimo rivale del suo maestro Le Brun.


Fu anche una attenta e accurata traduttrice, sapeva infatti sapientemente l’ebraico, il greco ed il latino.
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A corte conoscerà il marito, l’Ingegnere del re, Jacques Le Hay che sposerà nel 1692 e da allora sarà conosciuta anche come Madame Le Hay. Si dice che il matrimonio, avvenuto in tarda età, più che quarantenne, sia dovuto al fatto che il suo protettore politico, il Colbert, avesse ormai perso la sua influenza presso la Corte ed il Re e che quindi la signora Le Hay avesse bisogno di nuovi referenti politici. Questo matrimonio d’altronde non mancò di suscitare in effetti sorpresa e stupore tra le sue conoscenze, perché in tanti anni Elisabeth non aveva mai accettato proposte matrimoniali neanche da più giovani e avvenenti uomini. Essa stessa d’altronde definirà il suo matrimonio come “un’unione filosofica”.



Crebbe a Parigi dove nacque il 3 ottobre 1648 da Henri Chèron un calvinista che inculcherà il culto riformato alla figlia che tuttavia, anche spinta dalla madre, Marie Lefebvre, invece fervente cattolica, dopo un anno passato in convento decise di abbracciare la fede cristiana e nel 1668 di abiurare il calvinismo, suo fratello invece, anch’esso pittore, non volendo convertirsi dopo che il Re Luigi XIV aveva revocato l’Editto di Nantes, dovrà scappare e trovare rifugio in Inghilterra.
Il padre comunque sarà colui che la inizierà all’abilità di ritrattista e miniaturista, capacità che poi le valse la nomina a ritrattista di Corte.
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Ritratto di Elisabeth Sophie Chèron,
di  Étienne-Jehandier Desrochers.
Credits: Wikipedia
Morirà a Parigi nel 1711 a sessant’anni, quando ormai però riceveva già, tra i pochi, una pensione dalla Corte.
Sulla sua tomba, che si trova nella Chiesa di San Sulpizio a Parigi si può leggere: “Il possesso straordinario di due formidabili talenti renderà Chèron un ornamento della Francia in ogni epoca. Niente poté, tranne la grazia del suo pennello, euguagliare le eccellenze della sua penna”.
















Opere:


"Livre des Principes à Dessiner", 1706; (Libro sui principi del disegno).
"Psaumes et Cantiques mis en vers", 1694 ; (Salmi e Cantici messi in versi).
"Le Cantique d'Habacuc et le Psaume, traduit en vers" ; (Il Canto di Habacuc e I Salmi, tradotti in versi).
"Les Cerises Renversées", piccolo poema pubblicato postumo nel 1717 e poi messo in “Versi Latini” di Rauxa nel 1797.


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mercoledì 18 settembre 2013

Francesca Caccini- La musicista più pagata






Nel 1587, oggi 18 settembre nasceva a Firenze la figura carismatica della “Cecchina”, Francesca Caccini, musicista, compositrice, poetessa e cantante.
Suo padre era il famoso Giulio Caccini, compositore e musicista alla corte dei Medici a Firenze, creò una vera e propria compagnia artistica grazie alle doti canore e musicali della moglie Lucia Gagnolanti e dei figli: Settimia, Pompeo e appunto Francesca, nonché della seconda moglie Margherita Benevoli della Scala.
E’ l’epoca del fasto e delle feste barocche presso la Corte medicea che splende e ammalia per la sua raffinatezza e fastosità, in questo clima di sfarzo e magnificenza si collocano anche i successi artistici di questa famiglia di musicisti e cantanti. Francesca però grazie sia alle sue capacità artistiche ma anche intellettuali in qualche modo si affrancherà dalla protezione familiare e riuscirà a conquistarsi fama, soldi e rispetto grazie alla sua "sola" opera di poetessa, letterata, compositrice, cantante, musicista: liuto, arpa, clavicembalo, fino ad arrivare ad aprire una sua scuola di canto.
A tredici anni canta, con la famiglia, nell’Euridice, composta dal padre durante il “Concerto Caccini” davanti a Maria dei Medici ed Enrico IV, re di Francia in occasione delle loro nozze, guadagnandosi da subito l’attenzione e la stima della regina Maria che qualche anno più tardi la vorrà in Francia presso la sua corte  godendone però solo per pochi mesi, dopo i quali il Granduca di Toscana Ferdinando la reclamerà a gran voce, revocandole il permesso.
D’altronde Francesca conosceva il latino, il greco e la matematica e aveva studiato anche le lingue e sapeva quindi cantare in spagnolo e francese, così che il re di Francia Enrico IV definì il Concerto Caccini migliore di ogni altro e Francesca Caccini superiore a ogni altra cantante francese.
Cameo di Francesca Caccini
Fu compositrice di ballate, musiche per voce, madrigali, collaboratrice negli spettacoli di corte come autrice di musiche profane e sacre, si esibì anche durante le rappresentazioni di musiche sacre nella chiesa di San Nicola a Pisa, tanto che nel 1607 entra stabilmente nell’organico di corte come la musicista più pagata. Il suo debutto come compositrice avverrà l’anno seguente, nel 1608 per il Carnevale di corte per il quale comporrà “La Stiava”. Collabora con lei, per la stesura dei libretti delle sue opere, Michelangelo Buonarroti, il Giovane, pronipote del più noto Michelangelo, con il quale ebbe sempre una grande amicizia testimoniata da una fitta corrispondenza.
Nel 1610 assiste ad una sua rappresentazione anche Claudio Monteverdi, il padre della musica barocca italiana, che ne rimarrà conquistato tanto da menzionare la sua bravura come cantante e musicista di liuto, chitarra e clavicembalo in una sua lettera al Cardinale Ferdinando Gonzaga.
Nel 1615 organizza il Carnevale a Palazzo Pitti per la Corte medicea, rappresentando “Il Ballo delle Zigane” interamente musicato dalla Caccini, di cui ci è pervenuto solo il libretto.
Compose, prima tra le donne, un’intera opera melodrammatica “La liberazione di Ruggero dall’isola di Alcina” nel 1625 che fu anche l’unica opera di una donna ad essere portata in tournée all'estero. Rimase nella storia la rappresentazione in Polonia, a Varsavia in onore del principe ereditario Ladislao Sigismondo a cui sarà dedicata. Oggi l’opera è conservata a Santa Cecilia.
Nel 1618 pubblicherà inoltre il suo “Primo libro di musica ad una e due voci”, e aprirà anche una sua scuola di canto frequentata da numerose allieve.


Si sposa con il cantante, anch’esso di Corte, Giovan Battista Signorini che l’accompagnerà nei suoi viaggi all’estero ma che rimarrà sempre nella sua ombra poiché poco dotato di ingegno, i due ebbero una figlia nel 1622, Margherita. Alla morte del marito, le notizie riguardo la vita di Francesca diventano sfuocate e difficili da ricostruire. Per alcuni continuerà solo per pochi anni, fino al 1628, a prestare la sua opera presso i Medici, per poi ritirarsi, secondo altri invece si risposa a Lucca con Tomaso, Tommaso, Raffaelli da cui avrà un figlio anch’esso chiamato Tomaso nel 1628 ma due anni dopo morirà anche il secondo marito. Lei continuerà a comporre ed ad insegnare a Corte fino al 1638 e probabilmente morirà per un tumore alla gola nel 1640, secondo alcuni, ma più verosimilmente morì nel 1647 quando la custodia di suo figlio Tommaso passerà allo zio Girolamo Raffaelli.
Francesca riposa, con il padre e la sorella, nella Chiesa di San Michele Visdomini a Firenze dove riposa anche il pittore Filippino Lippi.
Il suo soprannome tipicamente toscano, “Cecchina” deriva dall’uccello canoro che tanto le si addiceva per la bellezza della sua voce e che divenne quasi il suo nome più conosciuto, così è infatti scritto nella sua unica raffigurazione sul medaglione posto a Pistoia nel Palazzo Rospigliosi e che narra: “CECHINE PULCHRITUDINIS IMMORTALITATI”1.


1 C. Rostand, “L'ispirato apporto delle donne compositrici del Rinascimento e Barocco italiano”, in “La voce del Popolo”, 27 Giugno 2012, Anno VII, n. 60.




Opere di Francesca Caccini :
“La stiava”, ballata, 1607
“Il ballo delle Zigane”, ballata, 1615
“Il Primo Libro delle Musiche a una e due voci”, testo didattico, 1619
“Dove io credeva” , aria in “La Ghirlandetta amorosa” di Fabio Costantini, 1621
“La liberazione di Ruggiero dall’isola d’Alcino”, melodramma, 1625
“Ch’io sia fedele”, aria, 1629


Biografie e studi su Francesca Caccini:
“Francesca Caccini's Il primo libro delle musiche of 1618:A Modern Critical Edition of the Secular Monodies”, Ronald James Alexander - Richard Savino, Indiana University Press, 2004;
“Francesca Caccini: florilegio musiche, libro I, Firenze 1618 ”, Nella Anfuso, Fondazione centro studi Rinascimento musicale, 2006;
“Francesca Caccini at the Medici Court: Music and the Circulation of Power”, Suzanne G. Cusick, University of Chicago Press , 2009.

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