lunedì 10 agosto 2026

Figlie Selvagge Cinzia Giorgio- Rizzoli




Figlie Selvagge di Cinzia Giorgio
è un romanzo storico ma anche un thriller, è una trama che si dipana parola dopo parola e si schiude davanti a noi, inaspettatamente.
Come una novella Eco, Cinzia Giorgio costruisce la storia intorno a tre figure femminili che ci porta nei luoghi delle streghe beneventane, ridandoci un'epoca segnata da un'Inquisizione che assoggetta, giudica, condanna ciecamente finanche e soprattutto le donne sole. 
Rosa e le sue figlie, Maria, la rossa, e Bianca vivono infatti nei boschi e conoscono l'uso delle erbe. Sanno accogliere, ascoltare e proporre rimedi non solo per lo spirito ma anche per il corpo, fino al giorno in cui le loro azioni e il loro stile di vita suscita disprezzo, paura, invidia e vendetta.
Ricco di personaggi, riferimenti storici e locali, colpi di scena che non permetteranno a chi legge di capire, fino alla fine, chi sia il/la colpevole che condizionerà le vite delle tre donne ma anche dell'intera comunità che da sempre le conosce, le appoggia e le sostiene.
Una storia familiare ma anche di luoghi e di comunità. Un romanzo storico, con tanto di bibliografia finale tanto apprezzabile data dalla preparazione dell'autrice che è una storica delle donne, ma anche un giallo che vede protagonisti un territorio, i suoi abitanti, i suoi potenti e il popolo nonché le sue 'streghe', in un turbinio di eventi e malefici che vi terranno lì a leggere fino all'ultima pagina perché quando penserete di aver capito da che parte va la storia, ci sarà qualcosa che rimescolerà la trama, ben congeniata, ricca e mai banale.
Bello poi il formato e la copertina che sembra un quadro dai toni delicati come i fiori e le erbe conosciute e maneggiate dalle 'figlie selvagge' di un sapere lontano che si è tentato poi di recuperare nei secoli successivi.
Una storia antica che ci guida in un sapore perso, come tante storie di donne accusate di stregoneria o anche solo schernite di esserlo per sapere usare erbe, fiori e piante in modo savio.
Non solo un bel racconto, scritto bene, scorrevole, accattivante o un romanzo storico o un giallo ben congeniato, ma tante storie in un solo libro molto piacevole e coinvolgente che ci ricorda quanto sia importante scrivere, raccontare storie di donne che ci raccontano ancora oggi di verità occultate ma necessarie e liberatorie da conoscere.










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mercoledì 18 febbraio 2026

Racconti Popolari di Marchesa Colombi- PublisHERstory

Racconti Popolari di Marchesa Colombi
PublisHERstory 2025.


Racconti Popolari di Marchesa Colombi è la nuova uscita, pensata nella sua versione con copertina rigida e un bel colore rosso festa, di PublisHERstory per celebrare le passate festività (pubblicata a Dicembre) e questa scrittrice di fine Ottocento che sta riscoprendo un meritato e nuovo riscontro di interesse tra il pubblico moderno.
Quando la Marchesa Colombi scrisse i suoi Racconti Popolari (1900) si era già ritirata nelle campagne novaresi. La sua opera è il risultato di racconti che lei pensava e scriveva per la gente del luogo; gente semplice. Nonostante la fatica degli anni, della solitudine, delle amarezze che avevano contorniato la sua vita coniugale e familiare, sentiva ancora forte il desiderio di scrivere.
Raccontare in forma scritta la realtà era evidentemente per lei un bisogno primario. I suoi Racconti Popolari sono quindi realisti, parlano di sacrificio, quello che lei vede in campagna dove ormai vive, della speranza ma anche di disillusione e sofferenza. Storie di riscatto sì ma solo per chi non si lascia traviare dalle illusioni o dall'ingenuità.
La Marchesa Colombi parla di emigrazione, ancora fine osservatrice della società italiana, ridandoci un quadro desolante del fenomeno storico che lei in quel momento vive e che non ha potuto, saputo e voluto non testimoniare, probabilmente come monito, ancora una volta come faceva con i suoi racconti sul cambiamento sociale in atto in Italia e con le nuove professioni che si venivano a creare.  Così anche in questa sua ultima opera, la Marchesa Colombi non ha saputo perdere l'occasione per informare il suo numeroso pubblico che il 'sogno americano' aveva un prezzo e a volte era molto alto. In Verso l'ignoto viviamo infatti le speranze, le angosce, la disillusione e l'ingiustizia di una intera famiglia che lascia tutto per l'America e le sue promesse.
In Umani Errori invece la storia di un'insegnante, categoria che sta a cuore alla Marchesa, è la vicenda tutta umana che va a buon fine con la protagonista che avrà una rivalsa morale per un torto subito.
Ci sono poi le storie tutte agresti di due personaggi e dei loro familiari, Sandro in  Apparenze  e Margherita in  La Balia che conclude la raccolta e ricorda da vicino, per l'amarezza della delusione, il finale di Un matrimonio in provincia; un finale ideale che congiunge la vetta della brillante carriera di scrittrice della Marchesa con la sua ultima opera edita. A chiudere un cerchio ideale.
A corredare prestigiosamente l'opera la Prefazione di Maria Teresa Cometto, un ulteriore regalo da farvi e fare, al di là delle feste natalizie o meno. Leggere un'opera della Marchesa Colombi, riportata alla luce dopo 125 anni è già una grande festa di per sé.   









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lunedì 17 novembre 2025

Diciotto anni di Opportunità di Genere OG


Quanta strada ha fatto questo blog, tra i primi nati all'epoca in cui era una novità in Italia aprire un blog. Ne nascevano su ogni argomento, dagli hobbies a quelli più seri e giornalistici, da quelli letterari a quelli di cucina ma ognuno con la volontà di essere una finestra sul mondo e nel mondo. Io scelsi di occuparmi di Storia delle Donne e in seguito degli Women's Studies. Dall'intuizione degli ultimi anni di università di un giornalino dedicato a questa, allora, nuova branca della Storiografia, a questo posto virtuale che mai è stato però più concreto di così, essendo diventato una bella realtà di riferimento per chi è del settore o per semplici curiose-i ed appassionate-i e che viaggia sulle 2000 visite al mese da ogni parte del mondo.
Continuiamo questo incredibile viaggio oggi diventando la voce ufficiale della Casa Editrice di Storia delle donne PublisHERstory, ma occupandoci sempre ancora di donne e storia, di voci dimenticate o non valorizzate.
Buon cammino a tutte noi, ancora insieme 🥂













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mercoledì 9 luglio 2025

Quello che so di te- Nadia Terranova






Quello che so di te di Nadia Terranova è la ricostruzione di quello che accadde alla bisnonna dell'autrice ma non è il tipico romanzo storico famigliare né un mero racconto di ricordi personali. La sua struttura offre vari livelli di lettura.
La vicenda si snoda intorno a Venera e alla memoria storica della sua famiglia che nel racconto acquisisce una  propria personalità come Mitologia famigliare, la memoria collettiva racconta infatti che Venera fu internata in manicomio a Messina nella prima metà del Novecento e alle ricerche che Nadia Terranova fa per rintracciare gli avvenimenti reali; c'è poi la vicenda contemporanea testimoniata dalla vita quotidiana dell'autrice che è sempre in dialogo con i fatti che riguardano la sua antenata.
Chi legge si trova quindi a ripercorrere le vicende che colpirono Venera ma allo stesso tempo anche quelle storiche del manicomio messinese e delle cure usate sulle pazienti, probabilmente un po' in tutta Italia. Le donne infatti sono, da tempo indefinito e indefinibile, soggette privilegiate di un rapporto, quello tra follia e femminile, molto forte.
Venera fu forse sottoposta ad elettroshock anche se il suo uso formale risale solo a pochi anni dopo ma molte donne ancora negli anni '40-'50 del Novecento vennero torturate cercando di essere curate solo perché ritenute esuberanti, per aver voluto vestirsi più colorate di altre, subito additate come ninfomani e donne di poco conto, da curare. Io ne ho conosciuta una che ancora nella sua vecchiaia veniva indicata come una 'povera scema ' e magari lo era diventata davvero visto che gli effetti di queste 'cure' non li conosceva nessuno. Li hanno scoperti dopo, sulla pelle delle donne. Chissà se anche la stessa Venera dovette il suo 'musso cuciutu', 'muso cucito', che la caratterizzerà da lì in avanti come una persona scostante che parlava a mugugni a quello che subì lì? Senza dimenticarsi di tutte quelle donne che ancora negli anni '80, sempre del '900, venivano curate per isterismo, per essere irritabili, suscettibili e nervose, con la cura del sonno. In pratica venivano dati loro sonniferi per dormire, qualche giorno, qualche settimana e perfino qualche mese salvo poi decretare fuori legge una pratica così pericolosa ma intanto...
Il saggio-romanzo di Nadia Terranova è in realtà una serie di viaggi che ci portano in giro nel tempo; un tempo che ci coinvolge e richiede empatia e riflessione anche verso noi stesse e soprattutto la memoria storica della nostra famiglia. Un passato ed un presente in continuo dialogo. Ma questo libro è soprattutto un libro che parla di maternità. Venera aveva due bambine di cui chiedeva spesso mentre era ricoverata in manicomio, la sua maternità sarà forse la causa del suo ricovero mentre l'autrice ci porta alla scoperta della sua maternità, come non ritrovarsi nelle difficoltà fisiche ma anche lavorative che l'autrice ci confessa, nelle assurdità che si riversano sulle neo mamme? Ma è un libro che parla di maternità anche per quel filo invisibile ma costantemente presente che Nadia Terranova riesce a tessere in questa storia principalmente di donne, ma anche di padri, in una trama che unisce le donne in una grande tela comune che si nutre delle esperienze di ciascuna oltre il tempo e lo spazio. 














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mercoledì 9 aprile 2025

Donna Paola- La funzione della donna in tempo di guerra- PublisHERstory






Donna Paola- La funzione della donna in tempo di guerra- PublisHERstory, Introduzione di Anna Maria Isastia e prefazione di Silvia S.G. Palandri. Il ventennio del '900 ha portato ad uno scombussolamento degli equilibri umani, a scontri mai visti prima e a dover far fronte ad una situazione inimmaginabile nella dinamica militare fino a quel momento. Una condizione che ha rivoluzionato il mondo e da cui non si è tornati mai più indietro. Un riflesso che viviamo ancora oggi, in un nuovo ventennio di un nuovo secolo.

Uno sconvolgimento politico e sociale che ha riguardato anche le donne. Quando non si è potuto più evitare, le donne sono state chiamate in causa. Ed è questo che Donna Paola, scrittrice dei primi del '900, ci testimonia: l'ampio impegno delle donne per il proprio paese. Un paese in difficoltà per la mancanza degli uomini impegnati al fronte. E l'attività femminile avrà pieno successo grazie all'opera del femminismo come spiega Donna Paola.

Si ritrovano quindi le italiane occupate non solo nel lavoro di cura ed assistenza, necessario poiché, come ci ricorda Anna Maria Isastia nell'introduzione, non esisteva alcun sistema organizzato a livello nazionale che si occupasse della salute della popolazione, ma le donne si trovano ad emanciparsi in ruoli completamente nuovi sino a quel momento per loro. Eccole in banca, sui tram come autiste, nei porti, in tutte quelle attività produttive, aziendali, da cui erano state lasciate fuori.

I tempi erano infatti cambiati, come sottolinea Donna Paola ma è altrettanto vero che per arrivare a questo, seppur in modo temporaneo, si sono dovute adeguare anche quelle disposizioni discriminanti e coercitive che limitavano e controllavano la quotidianità delle donne. Come cita Anna Maria Isastia per un periodo si è dovuto sospendere il permesso maritale poiché era impensabile che un padre, un marito lontano potesse autorizzare la 'sua donna' a lavorare, comprare, vendere, gestire.

Questa è un'opera che è molto utile per capire come era la situazione, come si è prospettata in quegli anni la condizione femminile e come poi tutto questo sia stato in qualche modo dimenticato, dato per scontato quando invece le capacità delle donne sono state da sempre messe in discussione, nel momento in cui invece ce n'è stato bisogno si sono usate, sfruttate per poi essere dimenticate. Le donne infatti finita la Grande Guerra tornarono alla loro quotidianità esaltata dalle faccende domestiche e filiali.

Donna Paola nelle sue opere invece rivendicherà sempre un altro ruolo per le donne, un ruolo diverso, da protagoniste.















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lunedì 23 dicembre 2024

Tragedie Comiche di Louisa e May Alcott- PublisHERstory


Tragedie Comiche di
Louisa May e Anna Alcott 




Tragedie Comiche di Louisa May e Anna Alcott della PublisHERstory è la nuova uscita della casa editrice votata alla Storia delle donne.
Questa opera è la prima traduzione italiana per quella che può essere considerata l'appendice di Piccole donne, racchiude infatti le commedie che Louisa scriveva per lei e le sorelle che poi recitavano nella loro soffitta e che in seguito inserirà nel capolavoro amato ancora da generazioni di Piccole donne in giro per il mondo.
L'opera è introdotta proprio da Anna B. Alcott poiché la raccolta uscì dopo la scomparsa della nota scrittrice e fu curata dalla sorella che partecipava oltre che come attrice anche come scenografa.
Tanti i temi trattati dall'amore, alla vendetta, alla catarsi; sono opere scelte da Anna, da dare alle stampe, che mettono in evidenza le grandi abilità di Louisa come scrittrice e si rimane in effetti sorpresi di come potesse immaginare tematiche, ruoli e nomi dei personaggi per lei che in fin dei conti era una adolescente.
Anna Alcott sottolinea proprio di avere preferito quelle più mature che Louisa scrisse scevre da patetico sentimentalismo e romanticismo ed in effetti, come sottolineato nella prefazione, quello che emerge da una lettura più attenta sono le figure femminili di queste commedie dove l'azione, la vendetta, l'amore ma anche un gusto per l' oriente, la magia, le antiche epoche rendono questi testi adatti agli adulti ancor prima che per le bambine e bambini, in effetti non sono prettamente dedicati all'infanzia ma come per ogni grande opera portano i più piccoli a contatto con realtà ricche e stimolanti.
Testi che ci invitano anche alla recita vera e propria, potremmo anche noi insieme alle nostre figlie, nipoti, amiche divertirci ad interpretare Norna la strega, la dolce Leonore, la coraggiosa principessa araba Zara, la schiava greca Ione o il perfido Rodolfo, l'ingrato Adrian...
Disponibile nelle librerie online e sul sito della casa editrice.

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mercoledì 23 ottobre 2024

Dieci giorni in manicomio ed altri inediti articoli d'inchiesta - Nellie Bly- PUBLISHERSTORY


Dieci giorni in manicomio ed altri inediti articoli d'inchiesta di Nellie Bly edito da PublisHERstory.

Quando Nellie Bly decide di entrare in un manicomio femminile di New York per denunciarne le condizioni, era poco più che una ragazza ma già veniva da anni di giornalismo d'inchiesta prima a Pittsburgh sua città natale dove per il giornale locale scrive di lavoro, investigando la realtà del mondo lavorativo soprattutto dal punto di vista delle donne e poi all'estero. Il suo lavoro infatti è scomodo e le propongono di dedicarsi alla moda ma lei preferisce fare l'inviata dal Messico ma anche lì racconta le condizioni di vita ed economiche dei più fragili, spesso sempre donne. Diventa un soggetto non desiderato a chi è al potere e viene fatta rientrare in patria, si trasferisce quindi a New York e inizia a lavorare per il giornale di Pulitzer ed è per lui che inventa il giornalismo sotto copertura.
Entra nell'edificio del manicomio di New York, Blackwell Island, oggi una tranquilla area residenziale, fingendosi pazza. Passa la notte a fare le prove allo specchio a lume di candela, progetta un piano e lo mette subito in atto; alla fine viene mandata davanti ad un giudice che deve decidere del suo destino. Con riluttanza Nellie Brown, la sua identità di copertura, viene dichiarata certamente non sana di mente e rinchiusa.
Inizia così il più terribile dei viaggi fisici e mentali che un essere umano possa mai sperimentare...uscirà 'solo' dopo dieci giorni ma convinta che la maggior parte delle sue compagne sia perfettamente sana  e il suo racconto risulta così potente, ma mai patetico anzi a volte piuttosto ironico, al punto che si stanzieranno fondi per la sanità mentale mai visti fino ad allora.

Nellie Bly non rinuncerà mai a mettersi dalla parte dei più deboli che spesso sono  le donne. Prosegue quindi la sua testimonianza giornalistica a favore delle condizioni lavorative femminili. Eccola investigare il lavoro nelle fabbriche di sigari, nella truffa del confezionamento di cravatte, nel richiedere aiuto e sussidi per le mamme lavoratrici e perfino smascherare agenzie matrimoniali o uffici di collocamento. Questi sono tutti articoli inediti, per la prima volta tradotti in italiano e presenti nell'Appendice di questa nuova edizione di Dieci giorni in manicomio, edita da PUBLISHERSTORY. Su Amazon cartaceo ed e-book.





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lunedì 30 settembre 2024

Ugolina di Biella-Jean Webster- PUBLISHERSTORY




Ugolina di Biella: Una storia di emigrazione italiana di Jean Webster - PublisHERstory 

Quanti italiani, tra la seconda metà dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, sono emigrati in America in cerca di prospettive di vita migliori? La nostra penisola, colpita da una profonda crisi economica, non garantiva un salario adeguato ai lavoratori, i quali, con coraggio e spirito d’iniziativa, ma con il cuore straziato, decisero di lasciare le proprie famiglie e origini per trasferirsi e inseguire il sogno americano. Tante furono le difficoltà incontrate, tra cui una severa discriminazione da parte degli abitanti autoctoni che costrinse gli italiani ad accettare spesso condizioni di lavoro innaturali e trattamenti inaccettabili, con la speranza di poter migliorare un giorno la loro situazione.

 

Jean Webster, celebre per il suo capolavoro Papà Gambalunga, visitò il Bel Paese durante il secondo semestre del suo terzo anno al Vassar College per scrivere la tesi Pauperism in Italy, e rimase colpita dai luoghi, dalla storia, dalla cultura e dal colore locale tanto da ritornarci tra l’inverno del 1903 e la primavera del 1904, e nell’estate del 1905. Sempre attiva in campo sociale, Jean Webster prese a cuore la questione della povertà in Italia e dei moti contadini di fine Ottocento. 

 

L'autrice statunitense era vissuta in una famiglia di attiviste, si era interessata alle battaglie per la parità di genere e il diritto all’istruzione - tematiche che emergono dalla maggior parte dei suoi romanzi -, ma anche per la riforma degli orfanotrofi e delle carceri; la sua produzione si prefigge l’obiettivo di trattare con ironia e scrupolosità anche altre tematiche come quella del razzismo (Il mistero di Four-Pools), della salute mentale e dell’alcolismo (Caro nemico), e Ugolina di Biella non fa eccezione.

L'emancipazione femminile è infatti uno dei principi cardine su cui basò la sua vita e le sue opere: da Judy a Sallie, da Marcia a Polly, le donne di Webster sono tutte indipendenti e anticonvenzionali, proprio come Ugolina di Biella.

 

Il racconto, che vede protagonista una delle domestiche che animò casa Webster dal marzo 1905 circa, abbraccia sia la tematica dell'emigrazione che quella dell'emancipazione femminile. Jean Webster si abbandona a un ritratto di Ugolina alternando episodi esilaranti ad aneddoti raccontati dalla domestica stessa che la presentano come una donna testarda, determinata, dedita al lavoro, ma soprattutto emancipata, trasferitasi dall'Italia negli Stati Uniti su consiglio del fratello per assicurarsi l’indipendenza assoluta.

 

All’interno del racconto si mescolano elementi tipici della cultura italiana (come le canzoni popolari cantate da Ugolina, l’amore per la buona cucina e la profonda religiosità, i quali vengono utilizzati come stereotipi tipici del consueto stile ironico che caratterizza la prosa dell’autrice) e di quella americana (come i riferimenti a usi, costumi e luoghi). L’apparato di note previsto nell’edizione PublisHERstory fornisce a chi legge tutte le informazioni necessarie per inquadrare il testo nel periodo storico in cui è stato concepito, oltre a integrare il racconto di Jean Webster con le informazioni che si ricavano dalla bozza scritta dalla madre Annie Moffett dal titolo Enter Ugolina. Quest’ultima riporta molti episodi già presenti in Ugolina of Biella, ma indugia su altri particolari che la figlia ha escluso e che risultano utili per avere un’idea di insieme della vita e dei modi di fare della domestica italiana. Inoltre, il volume è fruibile da tutti, grazie all’utilizzo di un font ad alta leggibilità.

 

Ugolina di Biella viene dato alle stampe oggi per la prima volta in Italia e nel mondo: il dattiloscritto, che rientra tra i Jean Webster Papers del Vassar College (istituto dove lei si formò), fu messo in un cassetto per dare spazio alla stesura di altre opere più importanti, e di fatto non fu più rimaneggiato né proposto ad alcuna rivista. Ciò lo rende un tesoro prezioso da riscoprire per conoscere più a fondo una parte della vita di Webster, date le scarse notizie biografiche riportate nel volume di Alan e Mary Simpson e Ralph Connor Jean Webster: Storyteller.

 

                                                                     Miriam Chiaromonte

                                                                  traduttrice e curatrice                                                                          della unica edizione                                                                          italiana  e mondiale                                                                                                per                                                                              PUBLISHERSTORY.










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mercoledì 12 giugno 2024

Diari da Fruitlands- Louisa May Alcott- PUBLISHERSTORY


Diari da Fruitlands, Louisa May Alcott,
PUBLISHERSTORY




Diari da Fruitlands di Louisa May Alcott e di sua sorella Anna è la nuova uscita della casa editrice PublisHERstory, dedicata alla Storia delle donne.
I diari sono quelli scritti da Louisa ed Anna Alcott quando la famiglia si traferì a Fruitlands, la fattoria  che il padre Amos Bronson comprò per realizzare il suo sogno esistenziale, quello di vivere in completa armonia con il creato. Un'esperienza che tuttavia, come sappiamo, non andò bene e di cui Amos non amò mai parlare se non in sporadiche situazioni e con reticenza, poiché per lui fu davvero penoso accettare il fallimento tanto che reagì chiudendosi nella camera da letto senza più voler mangiare; fu riportato 'alla vita' da sua moglie. Su questo suo stato così prostrato e depresso scrisse una poesia che troviamo, insieme ad altri documenti, in questo libro uscito ora per la PublisHERstory:  Diari da Fruitlands.
I diari di Louisa ed Anna si riferiscono alla loro infanzia, infatti Louisa compirà undici anni proprio a Fruitlands.
A corredo dei diari e delle testimonianze di Amos Bronson ci sono le foto della casa in cui visse la famiglia Alcott durante quell'esperienza.
Ci sono poi quattro racconti che Louisa scrisse per i suoi nipoti, e che decise di far pubblicare in seguito, due dei quali sono inediti  e che furono scritti per sua nipote Lulù, proprio la nipote della Lulù's Library, che però volle tenersi questi due racconti per se' e solo agli inizi del Novecento suo cugino Frederick, erede di Louisa, volle darli alle stampe. Oggi sono per la prima volta tradotti in italiano.
Inoltre troviamo il racconto umoristico di Diogenes Tubb che riguarda Louisa May e di come questa reagì alla conoscenza dell'avvenimento ed infine il necrologio che il collega John Preston True volle scrivere quando apprese della scomparsa dell'autrice che per lui fu un punto di riferimento; in questa occasione infatti mette a disposizione di tutti gli scrittori emergenti i consigli che Louisa gli diede ai suoi inizi, e che sono ora tradotti per la prima volta in italiano.

Diari da Fruitlands, Louisa ed Anna Alcott, PublisHERstory.
Disponibile su Amazon cartaceo ed ebook.




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giovedì 23 maggio 2024

Pia de' Tolomei- Carolina Invernizio- PUBLISHERSTORY


Pia de'Tolomei di Carolina Invernizio.
Edizioni PublisHERstory. Su Amazon.





Pia de' Tolomei è il secondo romanzo che Carolina Invernizio ha scritto nella sua prolifica carriera ed é come dice il suo sottotitolo un romanzo storico perché affronta la storia, romanzata, di Pia de' Tolomei ma lo arricchisce con il suo inconfondibile stile.
Abbiamo già parlato altre volte di Carolina Invernizio  ma questa volta ne parliamo per l'uscita di Pia de' Tolomei edita da PublisHERstory, la casa editrice votata agli Women's studies, che ha deciso di pubblicare questo romanzo di difficile reperimento, dopo quasi ottant'anni dalla sua ultima pubblicazione ed ora disponibile su Amazon.
Qui puoi leggere i post dedicati
a Carolina Invernizio
Dei suoi romanzi Carolina Invernizio stessa dirà che sono storico-sociali e dunque questo, degli inizi, è il primo e uno dei pochi romanzi storici che ha scritto. Dedicato appunto alla figura di una donna dalla storia drammatica, Pia de' Tolomei, che proprio in questo periodo trova una fortuna narrativa particolare perché viene riscoperta dal Romanticismo che ne fa una delle sue protagoniste preferite.
In questo Ottocento sono molti anche i quadri che diversi pittori dedicheranno alla leggenda di Pia dei Tolomei ritraendola nella sua prigionia o in viaggio verso la sua ultima destinazione, ignara della tragica fine che l'attende. La figura di Pia dei Tolomei è riconducibile a Dante che nella Divina Commedia ne ridà un affresco volutamente scarno e che è alla base di tante congetture ma anche della fortuna che questa figura femminile dal destino tragico suscita soprattutto in un'epoca votata al Romanticismo.
Proprio di inizio Ottocento è la prima opera dedicata a Pia de' Tolomei che cerca di immaginarsi la vicenda dietro alla legenda con elementi storici inquadrati nei pochissimi elementi geografici che Dante ci lascia nei suoi versi. Così Bartolomeo Sestini nel 1822 descrive Pia vittima di un marito geloso, ingannato in realtà da un suo amico fraterno segretamente innamorato di Pia, sorella e figlia di un guelfo senese ma sposa di un ghibellino. E poi l'opera lirica di Donizetti del 1878 .
Carolina Invernizio quindi sempre attenta osservatrice di cosa poteva cogliere l'attenzione dei lettori e delle lettrici sceglie un topos letterario noto e suggestivo che avrebbe fatto sicuramente breccia.

Qui puoi leggere Pia de' Tolomei  Dantedì
Riprende quindi gli elementi ormai consolidati e inserisce Pia nella sfida eterna tra guelfi e ghibellini a Siena, riprende la trama dell'inganno che il 'fedele' amico del marito compone ai danni dei due sposi e ne immagina la fine in Maremma ma lo fa con già quegli elementi che diventeranno tipici del suo stile e della sua scrittura.

Nella realtà non si sa se Pia de' Tolomei sia mai esistita, storicamente infatti non c'è traccia di una Pia nata dalla famiglia dei Tolomei a quell'epoca. Le più recenti ricerche vogliono invece Pia dei Tolomei essere Pia Malavolti andata in sposa ad un esponente de' Tolomei e che venne fatta morire sempre per volere del marito ma per mano di Nello Panancchieschi in uno dei suoi sperduti castelli in Maremma ma rimangono tutte congetture mai verificate. 

La Pia dei Tolomei di Carolina Invernizio si trova a Siena, sposata al ghibellino e signore della città, Rinaldo che lascerà la sua amata sposa al Castello quando sarà chiamato a difendere la città attaccata da Firenze sollevata anche dai guelfi senesi che vi si sono rifugiati dopo l'esilio. Tra questi ci sono proprio il padre e il fratello di Pia che si trova coinvolta emotivamente in una guerra tumultuosa senza mai tuttavia venir meno all'amore per il suo sposo neanche quando l' amico fraterno di quest'ultimo, Ugo, le dichiara il suo amore. Ugo è stato nominato guardiano del Castello da Rinaldo partito in guerra, e a guardia di Pia che passa tutto il giorno nella sua stanza a pregare per i suoi cari e a pensare ai suoi ricordi. 
Ugo, segretamente innamorato di Pia, dopo anni di sospiri e illusioni si dichiara all'ignara Pia che però rifiuta lo spasimante e con fermezza lo scaccia dalla stanza e dalla sua vista. 
Troviamo qui una Pia de Tolomei non più donna angelicata ma volitiva e risoluta, donna bellissima,  solo all'apparenza delicata e fragile che rivela invece un forte carattere che però non la salverà dal suo destino. Ugo infatti, che di frequente prende tratti demoniaci, si indigna per un rifiuto che non accetta e le giura vendetta. Quando la trama si infittisce come solo Carolina Invernizio sa fare, Ugo coglie l'occasione per tramare la sua vendetta. 
Siamo nel 1266, così Invernizio ci introduce all'ultimo viaggio di Pia verso il Castello di Pietra in Maremma, la zona paludosa e inospitale e Pia, compatita da tutti i pochi abitanti e dal burbero guardiano del Castello rimasto per ordine del Signore a custodia della moglie e dell'espiazione delle sue colpe coniugali, un giorno incontra un frate eremita a cui confessa la sua innocenza, chiedendo al frate di raccontare al marito la verità.
Pia infatti di lì a poche ora morirà proprio quando il marito incontrato l'eremita e saputa la verità a cui si aggiunge una rocambolesca confessione dell' 'amico- traditore' corre da lei sperando non sia troppo tardi...


Pia de'Tolomei di Carolina Invernizio
Edizioni PublisHERstory.
Disponibile cartaceo e e-book su Amazon.








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mercoledì 10 aprile 2024

PublisHERstory nuova casa editrice di Storia delle donne


PublisHerstory è una nuova casa editrice indipendente che si occupa esclusivamente di Storia delle donne. Le sue pubblicazioni riguarderanno figure di donne, le loro gesta, i loro scritti, le loro storie. Come il logo già mette in evidenza (Ogni donna ha la sua storia) nel catalogo, che si arricchirà di nuove uscite e da tenere sott'occhio, si potranno trovare scritti inediti di grandi scrittrici italiane e straniere, biografie, romanzi, saggi. 

La casa editrice PublisHERstory infatti essendo vocata totalmente ed esclusivamente agli Women's Studies presenta varie collane, ognuna delle quali dedicata a figure femminili emblematiche e a volte comunque poco conosciute. 

La giovane casa editrice si prefigge di dare spazio, voce, visibilità alle grandi, e piccole, imprese delle donne che hanno interessato, da sempre, l'intera società in tutti i tempi. Ma non solo, la casa editrice indipendente, vuole essere un punto di riferimento per quante si occupano di queste tematiche. Le donne non solo come oggetto di studio ma anche come soggetto grazie al lavoro di studiose, ricercatrici, scrittrici, giornaliste... 

Il suo logo mette al centro una figura classica di donna, al centro di uno strumento temporale che si è evoluto con la società ma che spesso ha lasciato indietro proprio l'apporto femminile. Uno spazio che va recuperato in ogni settore sociale, da qui la mission della casa editrice PublisHERstory.

Il suo nome, come si intuisce, è un gioco di parole in cui è preponderante la storia dal di lei punto di riferimento, non più solo 'history' quindi.

Benvenuta allora PublisHERstory da scoprire e seguire nelle prossime uscite anche sulle pagine ufficiali dei social. 

 www.publisherstory.com

 

 

 












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domenica 2 luglio 2023

Il Castello di Bracciano- La sua storia al femminile





Il Castello di Bracciano- La sua storia al femminile
Il Castello Orsini- Odescalchi, meglio conosciuto come il Castello di Bracciano, sorge a pochi kilometri da Roma ma in passato non ha avuto bisogno  del suo lustro per rifulgere poiché fu una dimora molto ambita e fulcro di potere papalino e aristocratico. Questo luogo infatti racchiude uno scrigno di bellezze non solo paesaggistiche, sorgendo sul lago, architettoniche o di preziosità antiche ma anche di aspetti di Storia delle donne non ancora troppo conosciuti o approfonditi.

Il castello venne costruito da Napoleone Orsini nel 1470. Leggenda vuole che tutta la famiglia discenda da certo Ursus che venne allattato da un'orsa, che diventa il simbolo araldico, insieme ad una rosa,  di questa antica e prestigiosa famiglia aristocratica romana.
E ancora oggi è proprio un orso con lo stemma familiare ad accogliere chi arriva al castello, vicino alla grande scala che porta alla Corte principale.In passato era qui un affresco molto grande che raffigurava Virginio Orsini, figlio di Napoleone, che veniva omaggiato da Piero de' Medici, futuro Signore di Firenze. Le due famiglie infatti nel corso dei secoli  rimarranno molto unite e sigilleranno spesso, come all'epoca accadeva, alleanze ed intese con matrimoni. Così fu per Lorenzo de' Medici, il Magnifico e Clarice Orsini o per Piero II e Alfonsina Orsini. Virginio fu un abile stratega e riuscì ad intessere alleanze ed intese con il Papato così con il Regno di Napoli, gli Aragonesi, che gli concessero il permesso di usare il nome di Aragonese ed infine anche con la Firenze dei Medici. A lui abile stratega si deve la fortificazione del Castello per mano del più geniale e capace ingegnere dell'epoca così che quando il Papa Alessandro VI Borgia li attaccò dopo che gli Orsini avevano ospitato Enrico VIII disceso a Roma e diretto contro il Regno napoletano; la fortezza riuscì non solo a resistere e a respingere ma alla fine anche a sconfiggere l'esercito dei Borgia. Tutto questo fu possibile grazie ai ritrovati difensivi voluti da Virginio ma anche a Bartolomea Orsini che quando Virginio fu fatto prigioniero a Napoli nel Castel dell'Ovo dovette andare a combattere e condurre la difesa, come d'altronde era stata istruita nella previsione che le cose, come fu, precipitassero.
A Bartolomea vengono poi attribuiti gli affreschi che si trovano nella così denominata Sala delle donne.
In questa sala del Castello si possono ammirare infatti degli affreschi che rappresentano scene di gruppi di nobildonne impegnate in attività di corte, dalla pesca, al gioco, alla caccia, al pranzo, dal canto al suonare. Tra le tante rappresentazioni, spicca quella di due donne che abbracciano le bandiere con lo stemma degli Orsini  e corrono come per difendere il Castello. 
Molte figure di donne sono accompagnate da nomi come Proserpina, Galatea, Semiramide...che non corrispondono però ai dipinti mostrati. Si è supposto quindi che sotto agli affreschi ci potessero essere degli arazzi ma non avendo fonti sulla committenza, su chi ha eseguito l'opera né lo scopo finale si possono solo fare supposizioni. Tra queste la più considerata è quella che probabilmente queste erano rappresentazioni del volume di Christine de Pisan, La città delle donne, poiché lo stile e l'ispirazione sono precedenti l'epoca perfino della costruzione del Castello.
Post su Christine de Pisan
Altra supposizione è che a volere questi affreschi sia stata invece Felice della Rovere Orsini che ebbe l'occasione di entrare in contatto con quella cultura francese quando assunse al suo servizio come collaboratrici numerose donne per coadiuvarla nel governo dello Stato di Bracciano. Felicia infatti alla morte del marito, Gian Giordano, divenne Gubernatix, governatrice delle terre e dei possedimenti degli Orsini. Si occupava delle leggi, dell'agricoltura delle terre, del Castello, delle strade...e proprio nella sala a lei dedicata nel Castello è ancora visibile il suo trono dal quale esercitava il potere.
Il trono di Felice della Rovere Orsini

 
Anche in questa sala troviamo affreschi raffiguranti molte donne simboliche come le Sibille, Egeria, Lucrezia, Clelia 
ma anche e soprattutto una figura emblematica come Tanaquilla, donna etrusca sposa del re romano Tarquinio Prisco che riuscì con la sua abilità politica a garantire ai propri figli il potere. Infatti anche Felice dovette superare indenne l'assedio del primogenito del marito, Napoleone che reclamava per sé il potere ma che fu sconfitto dal figlio di Felice e Gian Giordano, Girolamo che non solo riuscì, con l'aiuto della madre ad essere scagionato dall'accusa di omicidio ma fu ritenuto il legittimo erede. Sua madre riuscì inoltre a garantirgli un buon matrimonio con Francesca Sforza Santafiora.
Da questa unione nasce Paolo Giordano I, che vede una nonna materna quale Costanza Farnese che nasce da una relazione clandestina di Papa Paolo III e la nonna paterna, Felice della Rovere nata da Papa Giulio II. Felice veniva per questo chiamata la Figlia di Sua Santità. Per il suo matrimonio ricevette dal Papa una cospicua somma di denaro come dote che Felicia volle adottare per riscattare il Castello di Bracciano e farne una Corte che rispecchiasse il suo potere. Felice infatti era una donna estremamente colta, amica di Michelangelo, Bernini, Raffaello, Bramante...negli affreschi della sala a lei dedicata nel Castello la si può infatti vedere raffigurata con in mano dei libri e delle carte. 

Suo nipote Paolo Giordano Orsini d'Aragona,  rimane orfano di padre pochi mesi prima di nascere quando suo padre Girolamo fu trovato ucciso in uno dei vicoli di Roma. Sua madre Francesca Sforza di Santafiora assunse quindi il potere. Poi fu suo zio materno, il Cardinale Santafiora a prendere le redini della sua reggenza e a stipulare con Cosimo de' Medici l'accordo di matrimonio con Isabella de' Medici rinsaldando la vecchia alleanza tra le famiglie. Nel 1560 Paolo Giordano I ottiene dal Papa che il suo feudo diventi Ducato. Il matrimonio con Isabella si formalizza nel 1558 vicino a Firenze.  
La parte sottostante del Castello è quella che vide la bella storia d'amore tra Paolo Giordano ed Isabella, i due seppur spesso lontani, ebbero un matrimonio d'amore. A Firenze però i lutti consecutivi avevano portato Cosimo de' Medici all'esigenza di far rientrare Isabella a corte per occuparsi dei numerosi fratelli essendo venute a mancare la moglie Eleonora, ma anche le altre figlie, Maria e Lucrezia. Così i due sposini ebbero fugaci momenti di felicità insieme.
Isabella era una ragazza colta, intelligente, sensibile, amante delle Arti e del bello, raffinata e che scriveva versi ed era in contatto con i maggiori intellettuali della sua epoca. In un madrigale che scrisse definì suo marito: "il mio bel sole", lui  fece affrescare parte dei suoi appartamenti con panorami della campagna toscana forse per nostalgia della sua sposa lontana o per invogliarla a rimanere più a lungo. Questa lontananza però in realtà alimentò il pettegolezzo per cui Paolo Giordano I fosse la causa della morte della moglie che avvenne nel 1576 a Cerreto Guidi, vicino a Firenze, per gelosia. Questa calunnia si diffuse e si perpetuò per secoli, fino ai nostri giorni quando grazie al lavoro di ricerca di Elisabetta Mori, che ha ritrovato più di settecento lettere che i due sposi si scambiarono negli anni, la verità, cioè quella di un matrimonio felice e amorevole è venuta finalmente alla luce, sconfessando questa odiosa diceria. Isabella de' Medici quindi morì di malattia. Paolo Giordano I ormai vedovo si risposò con madonna Vittoria Accoramboni di assai più umili origini tanto che i due, perseguitati per questo, decisero di fuggire insieme e ripararsi a Venezia ma l'impresa fu assai rischiosa e rovinosa, infatti non giunsero mai, vivi, nella Serenissima. Paolo Giordano I morì a Salò nel 1585 e Vittoria fu vittima di un agguato a Padova. Nel 1571 e 1572 erano nati, da Isabella, Eleonora e Virginio Orsini, erede di Bracciano che diede i natali al Terzo Duca di Bracciano: Paolo Giordano II.
Paolo Giordano II era un mecenate dell'arte e grazie alle sue doti di interessante e brillante conversatore riuscì ad instaurare una prolifica corrispondenza con Cristina di Svezia tanto che quando questa decise di venire a Roma nel 1655, si fermò prima a Bracciano dove fu accolta al castello, nel giorno del suo compleanno, da salve di cannoni in festa e gran cerimoniale. Testimonia questo legame d'amicizia un grande ritratto della Regina Cristina in quella sala che fu di Paolo Giordano II. 
Ritratto di Cristina di Svezia
nella camera di Paolo Giordano II

Con Flavio Orsini, ultimo Duca di Bracciano, la dinastia Orsini si estinse.
Il Castello di Bracciano fu quindi acquistato, nel 1696, dalla prestigiosa famiglia nobile degli Odescalchi che con Livio Odescalchi divennero gli illuminati proprietari di questo Castello e con questo in un certo senso anche eredi di quella nobiltà romana che gli Orsini portavano con loro. La famiglia Odescalchi infatti aveva origini comasche. Flavio Odescalchi era il nipote di Papa Innocenzo XI che era alle prese con la Lega Santa contro il turco. Proprio Livio Odescalchi si distinse  nello scontro contro gli Ottomani a Vienna.  In un secondo momento della sua vita, più tranquillo, si dedicò all'arte e al collezionismo e quando la Regina di Svezia Cristina morì, ne acquisì la collezione d'arte. Fu anche membro importante dell'Accademia dell'Arcadia proprio come la Regina Cristina.
A fine Ottocento Baldassarre Odescalchi, figlio di Livio III e Sofia Branicka, legata alla potente famiglia russa Potemkin e quindi alla cultura russa, si dedicò al restauro del Castello mantenendolo nelle sue architetture e rispettando la fisiologia che Paolo Giordano I aveva dato al Castello quando ormai nel Rinascimento lo aveva reso una residenza di rappresentanza e non più una mera fortezza. Nella stanza delle donne si trova il ritratto suo e della moglie come Regina di Saba: Emilia Rucellai. 
Ritratto di Emilia Rucellai Odescalchi
nella sala delle Donne.
La stessa premura filologica riguarda l'organizzazione del museo voluta dalla Principessa Maria Pace Odescalchi che non vuole adombrare la più antica famiglia a favore dell'attuale ma vuole metterle in comunicazione attivando un percorso storico affascinante che rispecchia le importanti vicende storiche vissute dal Castello e dai suoi tanti  e come visto tante abitanti illustri.



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