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mercoledì 18 febbraio 2026

Racconti Popolari di Marchesa Colombi- PublisHERstory

Racconti Popolari di Marchesa Colombi
PublisHERstory 2025.


Racconti Popolari di Marchesa Colombi è la nuova uscita, pensata nella sua versione con copertina rigida e un bel colore rosso festa, di PublisHERstory per celebrare le passate festività (pubblicata a Dicembre) e questa scrittrice di fine Ottocento che sta riscoprendo un meritato e nuovo riscontro di interesse tra il pubblico moderno.
Quando la Marchesa Colombi scrisse i suoi Racconti Popolari (1900) si era già ritirata nelle campagne novaresi. La sua opera è il risultato di racconti che lei pensava e scriveva per la gente del luogo; gente semplice. Nonostante la fatica degli anni, della solitudine, delle amarezze che avevano contorniato la sua vita coniugale e familiare, sentiva ancora forte il desiderio di scrivere.
Raccontare in forma scritta la realtà era evidentemente per lei un bisogno primario. I suoi Racconti Popolari sono quindi realisti, parlano di sacrificio, quello che lei vede in campagna dove ormai vive, della speranza ma anche di disillusione e sofferenza. Storie di riscatto sì ma solo per chi non si lascia traviare dalle illusioni o dall'ingenuità.
La Marchesa Colombi parla di emigrazione, ancora fine osservatrice della società italiana, ridandoci un quadro desolante del fenomeno storico che lei in quel momento vive e che non ha potuto, saputo e voluto non testimoniare, probabilmente come monito, ancora una volta come faceva con i suoi racconti sul cambiamento sociale in atto in Italia e con le nuove professioni che si venivano a creare.  Così anche in questa sua ultima opera, la Marchesa Colombi non ha saputo perdere l'occasione per informare il suo numeroso pubblico che il 'sogno americano' aveva un prezzo e a volte era molto alto. In Verso l'ignoto viviamo infatti le speranze, le angosce, la disillusione e l'ingiustizia di una intera famiglia che lascia tutto per l'America e le sue promesse.
In Umani Errori invece la storia di un'insegnante, categoria che sta a cuore alla Marchesa, è la vicenda tutta umana che va a buon fine con la protagonista che avrà una rivalsa morale per un torto subito.
Ci sono poi le storie tutte agresti di due personaggi e dei loro familiari, Sandro in  Apparenze  e Margherita in  La Balia che conclude la raccolta e ricorda da vicino, per l'amarezza della delusione, il finale di Un matrimonio in provincia; un finale ideale che congiunge la vetta della brillante carriera di scrittrice della Marchesa con la sua ultima opera edita. A chiudere un cerchio ideale.
A corredare prestigiosamente l'opera la Prefazione di Maria Teresa Cometto, un ulteriore regalo da farvi e fare, al di là delle feste natalizie o meno. Leggere un'opera della Marchesa Colombi, riportata alla luce dopo 125 anni è già una grande festa di per sé.   









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mercoledì 5 ottobre 2022

Opportunità di Genere OG e Les Fleur du Mal nuova collaborazione




Opportunità di Genere OG é molto contenta di parlarvi di una nuova collaborazione  con il noto blog letterario Les Fleurs du Mal di Alessandra Micheli. Il primo appuntamento sarà per Halloween quando celebreremo a modo nostro questa giornata. Io parlerò delle scrittrici straniere ma soprattutto italiane dell'Ottocento che hanno attraversato il genere gotico-noir tanto in voga all'epoca. Soprattutto mi occuperò di Marchesa Colombi, di cui ho curato la raccolta di Racconti di Natale per Edizioni Croce, e di Carolina Invernizio, vera maestra del genere di cui ho parlato largamente nel blog; 

Il programma anche quest'anno sarà ricco di argomenti e inizierà dal 22 ottobre. Maggiori informazioni saranno disponibili sul blog di Alessandra, Les Fleurs du Mal, ma anche qui. 
Vi aspetto allora, a presto. 

Silvia S. G. 

Qui potete trovare i link su Carolina Invernizio:
https://opportunitadigenere.blogspot.com/2014/03/carolina-la-giallista-oscurata.html
https://opportunitadigenere.blogspot.com/2017/03/un-film-di-una-donna-settimana-per-un_27.html
https://opportunitadigenere.blogspot.com/2020/07/nina-la-poliziotta-dilettante-carolina.html 













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mercoledì 8 dicembre 2021

Racconti di Natale- Marchesa Colombi





Racconti di Natale- Marchesa Colombi. Maria Antonietta Torriani, la futura Marchesa Colombi, é una donna dal temperamento vivace e curioso. E' intraprendente, quando arriva in giovane età a Milano da Novara, senza contatti e con una modesta somma di denaro si propone alle nascenti riviste, giornali e case editrici e non si fa problemi a regalare le sue composizioni pur di farle pubblicare e diventare nota né a riutilizzarle, modificate ad hoc. E' curiosa delle abitudini e della cultura altrui, pur da autodidatta, legge i grandi scrittori d'Oltralpe e soprattutto d'Oltremanica che sembra apprezzare notevolmente e che non mancherà dapprima di insegnarli come professoressa presso l'Istituto femminile da lei creato insieme ad Anna Maria Mozzoni a Milano, il liceo Maria Gaetana Agnesi, e in seguito di citarle nelle sue opere ormai come Marchesa Colombi.
Se é pur vero che fu attenta lettrice ed estimatrice di autorevoli firme straniere anche le sue opere videro continue ristampe e traduzioni in particolare in Inghilterra dove il suo stile sarcastico fu molto amato e paragonato a quello di Jane Austen.
La Marchesa Colombi se da una parte contribuiva ad una cultura italica di prima formazione con i suoi scritti improntati alla descrizione della condizione femminile con l'intento di migliorare gli aspetti quotidiani delle donne, ricordiamo che ad esempio il suo romanzo "In Risaia. Racconto di Natale" sulla vita delle mondine fu citato in Parlamento per denunciarne le difficili condizioni di lavoro, dall'altra attingeva anche alle tradizioni straniere come quella inglese del Christmas Book inventato da Charles Dickens proprio in quegli anni. La Marchesa Colombi non si sottrae ma anzi coglie l'occasione a sua volta largamente sfruttata dai primi editori italiani di partecipare, ormai in qualità di nota firma letteraria, a quella che qui prende il nome di Strenna di Natale.
Scrive così nel 1873 Racconti di Natale, una silloge di quattro racconti brevi molto diversi tra loro, ognuno con un chiaro scopo educativo rispetto ai lettori e soprattutto alle lettrici.
Il riferimento stilistico al padre della tradizione inglese del genere é presente ma si arricchisce di elementi propri dello stile "marchesiano" nonché verista. 
La produzione natalizia della Marchesa Colombi durerà un arco di dieci anni e rappresenterà quindi una parte importante della sua intera produzione letteraria. Oltre il libro Racconti di Natale scriverà infatti altri racconti brevi oltre a quelli dedicati all'infanzia. 

Racconti di Natale comprende, come originariamente pensato dalla Marchesa Colombi, quattro racconti: "Sogni dorati", "Carmen", "Chi prima non pensa in ultimo sospira" e "Cavar sangue da un muro" un racconto macabro che come racconto natalizio proprio non ci si aspetterebbe. Ma la caratteristica della produzione letteraria di Natale della Marchesa Colombi, come detto, ha delle sue specificità che se da una parte possono destabilizzare chi legge dall'altra danno conto dell'abilità e capacità produttiva del talento letterario della Marchesa Colombi sempre attenta alle tendenze sociali sia che riguardino la moda e i costumi, ricordiamo anche la sua attività di giornalista di costume, sia che interessino i gusti del pubblico. La così detta Strenna Natalizia fu infatti per la Marchesa Colombi l'occasione di cimentarsi in vari generi letterari dal patetico al noir dal macabro alla letteratura per l'infanzia. 
Racconti di Natale editi ora dalle Edizioni Croce, presentano anche altri brani natalizi come "Suor Maria", "il Curare" e il racconto per l'infanzia "Il Segreto" che vede come protagonista l'irrequieta Giorgina.
La vasta composizione natalizia viene in questa edizione infatti per la prima volta proposta in un'unica opera che vede appunto anche Racconti di Natale, ripubblicati dopo quasi centocinquanta anni per la prima volta. Come potete leggere nella nota introduttiva ho rielaborato il testo per rendere la lettura più fruibile ed agevole, alle lettrici e ai lettori di oggi, commutando vocaboli ormai in disuso e di difficile comprensione come ad esempio Carnovale o Candelliere e inserendo note per spiegare e chiarire termini per l'epoca ricercati e raffinati che invece sono ormai per noi termini acquisiti o completamente desueti e il cui significato si è perso. 

Quando i Racconti di Natale uscirono ebbero molte critiche positive ma anche negative rispetto proprio alle scelte linguistiche usate dalla Marchesa Colombi che oltre a dimostrare una grande dimestichezza con termini stranieri, largamente utilizzati nel testo, a volte peccava invece di ingenuità con espressioni italiane non sempre contestualizzate correttamente come quando usa "Arrivederci" al posto di "Ciao" (nel testo anche questo è stato corretto 😉). 
Nonostante però alcuni limiti linguistici, d'altronde l'Italia come nazione era appena nata e ancora da forgiarsi anche nella sua identità linguistica ben definita, la Marchesa Colombi fu molto apprezzata e addirittura definita dagli stessi critici 'La Carlo Dickens d' Italia'! 
In questi racconti inoltre si possono scoprire le tradizioni natalizie che erano assai diverse dalle nostre ma ben presenti anche all'epoca; in ogni regione c'era infatti un modo diverso di aspettare e vivere le festività in cui ancora non esisteva l'albero di Natale ma il Dono del ceppo, che vedeva un albero addobbato con i regali da donare e ricevere, doni  soprattutto di vestiario e pochi dolciumi, i chicchi, per i bambini. Non c'era ancora neanche Babbo Natale ma era Gesù bambino che portava i regali. Il panettone era una squisitezza sconosciuta alla maggior parte del popolo italiano ed aveva un significato simbolico riferito alla vita campestre... 
Non sappiamo bene quale sia stato l' animo natalizio della Marchesa Colombi visto le vicende private che l'hanno toccata, il suicidio della nipote, il divorzio dal marito e la mancanza di una sua prole ma molte storie nascevano proprio dagli incontri con i suoi nipoti a cui dobbiamo quindi la verve creatrice della Marchesa che evidentemente si divertiva a scrivere per le feste natalizie racconti per intrattenere la sua famiglia e che dovevano riscuotere molto apprezzamento se poi si sentiva di scriverne altri. 
Nella nota dedicatoria ai Racconti di Natale lei stessa scrivendo a suo zio Baldassarre Torelli, descrive i suoi Natali in famiglia, quelli della sua infanzia. Natali mesti che rieccheggiavano dei ricordi del suo padrino: "Ho serbato l'abitudine di famiglia di dare grande solennità a questa festa, di celebrarla con auguri e doni. Ma ne ho serbato pure quel senso di commozione e di raccoglimento che mi ispirava nella mia prima giovinezza".  Il Natale è quindi come per  ciascuna-o di noi una festa molto privata che le ricorda momenti familiari trascorsi con i suoi cari come ci racconta appunto nella dedica firmata esclusivamente e confidenzialmente solo come Maria. 
Lei stessa poi ci dà conto, sempre nella nota dedicatoria iniziale, dell'intento con cui ha scritto ogni racconto del libro.

Infine nell'aver curato questa raccolta, ma com visto anche riedizione, che comprende appunto Racconti di Natale e gli altri brani natalizi, la maggior parte della produzione natalizia della Marchesa Colombi, ho voluto analizzare al di là dello stile letterario, la volontà con cui la Marchesa Colombi anche nella sua produzione natalizia ha un chiaro obiettivo educatore nei confronti delle donne, nonché delle bambine, attraverso cui spera di cambiare la condizione femminile partendo dalla concezione che le donne stesse hanno della realtà in cui vivono e si trovano ad agire e che è data dai condizionamenti sociali a cui sono sottoposte. Questo facendoci incontrare protagoniste diverse accumunate dalla condizione patriarcale in cui vivono e da cui riescono o meno a sottrarsi.









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venerdì 14 febbraio 2014

La nobile che non si fece mai chiamare Marchesa ma descrisse comunque la condizione femminile

Almanacco del 14 Febbraio:

J. J. Shannon, "Jungle Tales", 1895.



Clarice Gouzy nasce a Roma, il 14 Febbraio 1868 da papà Giulio e da mamma Maria Luisa ma trascorrerà la sua infanzia prima con il nonno paterno nel pesarese e alla morte di questo con lo zio materno a Novilara, in provincia di Pesaro, infatti i suoi genitori perirono a poca distanza di tempo l’uno dall’altra.

Nonostante questi pesanti e numerosi lutti, la sua infanzia trascorrerà tranquillamente, forse grazie, oltre alle premure dei parenti, anche alla loro posizione sociale che poteva garantire una sorta di agiatezza, discendendo la famiglia dalla piccola nobiltà e per questo il matrimonio dei suoi genitori agli inizi fu osteggiato in quanto suo padre, di origine francese, era protestante e si dovette convertire per poter sposare Maria Luisa.
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 Hamilton Hamilton,
 titolo sconosciuto, 1847- 1928
.
Il suo impegno intellettuale cominciò presto e ottenuto il diploma magistrale si sposa con Vincenzo Tartufari trasferendosi nel Grossetano, dove vivrà per il resto della sua vita. Poco prima però si reca a Roma per curare la stampa di quella che sarà la sua prima opera intitolata “Maestra” del 1887 in cui narra le vicissitudini di una giovane donna che, emblema di speranze per la sua famiglia e soprattutto per la madre, pensa di potersi emancipare tramite la professione di insegnante e aiutare la sua indigente famiglia ma deve fare i conti con la dura realtà. Dapprima la disoccupazione e poi finalmente ottenuto il primo incarico in un paesino sperduto vicino a Frascati, dovrà scontrarsi con le bramosie tutt’altro che intellettuali che le riserva il vecchio sindaco, a lei maestrina che per la prima volta aveva lasciato la città e la sua casa, così alla fine nonostante la sua retta condotta viene tacciata di frivolezza e subisce le male lingue del paese finendo per “scegliere” di conformarsi ai canoni sociali, lasciando il lavoro per crearsi una famiglia, poiché: “[…] La virtù è nelle donne una colpa che difficilmente gli uomini perdonano”[1].

 
Qui puoi leggere il post sulla
Marchesa Colombi
Molto attenta alla condizione delle donne nella società, percorre anch’essa il filone condiviso da altre importanti scrittrici del suo tempo, spesso ancora oggi dimenticate o poco conosciute ed apprezzate come La Marchesa Colombi. E come lei e come altre all’epoca, collabora con note testate giornalistiche e riviste quali “La Donna” di Torino, “ La Ricreazione” e “Il Fanfulla” ma la collaborazione più importante la terrà con “La Nuova Antologia”, che spesso ospiterà i suoi brani.

Clarice all’inizio della sua carriera letteraria si concentra sulla poesia a cui deve il suo vero e proprio esordio con una produzione che vede opere quali “Versi Nuovi” del 1894 e “Vespri di Maggio” del 1896. Ma il suo talento troverà forma più congeniale nella narrativa e nelle pièces di teatro a cui dobbiamo la maggior parte della sua produzione che sarà apprezzata anche all’estero e tradotta in francese e tedesco.
Il filo conduttore delle sue opere sarà la condizione femminile che rileverà sempre una inadeguatezza della donna alle convenzioni sociali che è costretta a subire, come accade nel romanzo “Il miracolo” in cui il bimbo Ermanno:  “Ermanno si fece serio per ammirare con maggiore intensità la mamma così bella, così bianca, intorno alla cui fronte le stille del sudore sembravano perle. Somigliava a una regina o forse anche somigliava a una santa, a una di quelle sante che calano talvolta dal paradiso, prendono per mano i bimbi devoti e con loro passeggiano sopra la terra, vestite di abiti di argento, la chioma incoronata di gemme.”[2] 
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E proprio questa aurea che viene calata dall’alto sulle donne impernia le loro vite e le condiziona nel rapporto anche con loro stesse, che si giudicano e si condannano alla luce di metri sociali che vorrebbero sempre le donne- Madonne, pure e immacolate.
Così nel romanzo “All’uscita dal labirinto” la protagonista Leonetta, riuscirà ad avere quella agognata autonomia ma al prezzo della solitudine riservata a coloro le quali non si conformano ai modelli imposti loro.
   
La produzione letteraria di Clarice è importante e ricca e come detto tocca la poesia come la narrativa, come il teatro e sarà proprio la sua vena più prosaica quella che le meriterà il riconoscimento e il plauso del pubblico e della critica, addirittura Benedetto Croce, che tanto si prodigherà a dar giudizi sugli scritti femminili, la riterrà superiore per capacità di veduta e di resa  alla Deledda.

Clarice vivrà sepre a Bagnore, una frazione di Santa Fiora, nei pressi del Monte Amiata, nel Grossetano, dove morirà nel 1933, il 3 settembre.

Mary Cassat,
"Nurse reading to a little Girl",
 1895.
Clarice Gouzy Tartufari, firmerà tutte le sue opere con il solo cognome del marito, conformandosi ai costumi dell’epoca e non rilevando la contraddizione di fondo ma d’altronde siamo nel periodo di Anna Maria Mozzoni e della Marchesa Colombi così come di Neera e della Serao, un clima di  rivalsa e di battaglia nel complicato mondo della questione femminile, delle prime rivendicazioni, delle prime prese di posizione ed espressione di una questione femminile che inevitabilmente portava con sé passi altalenanti e velocità di pensiero e di rivendicazione diverse, solo un motivo in più per (ri)scoprire dunque queste scrittrici e donne di pensiero che nulla hanno da temere dai loro colleghi maschi, unici protagonisti, finora, della nostra storia.



[1] TARTUFARI Clarice, “Maestra”, Roma, Ed. Tipografia Perino, 1887, pag. 15.
[2] TARTUFARI Clarice, “Il Miracolo”, II ed., preceduto da uno studio di Adriano Tilgher, Roma, Ed. Alberto Stock, 1925, pag.6.

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Opere:

¨ Maestra, Roma, Ed. Tip. Perino, 1887 (Novella);
¨ Versi nuovi, Roma, Ed. Loescher, 1894 (Poesia);
¨ Vespri di maggio, Roma, Ed. Loescher, 1896 (Poesia);
¨ Dissidio, Roma, Ed. Società Editrice Dante Alighieri, 1901 (Pièce teatrale);
¨ Logica, Roma, Ed. Società Editrice Dante Alighieri, 1901 (Pièce teatrale);
¨ Le modernissime, Roma, Ed. Società Editrice Dante Alighieri, 1902 (Pièce teatrale);
¨ Ebe, collana “Biblioteca per la gioventù”, Palermo, Ed. Remo Sandron, 1902 (Romanzo);
¨ L'eroe, commedia in tre atti, Torino-Roma, Ed. Casa Editrice Nazionale Roux e Viarengo, ¨ 1904 (Pièce teatrale) ;
¨ Roveto ardente, Roma- Torino, Ed. Roux e Viarengo, 1905 (Romanzo);
¨ Il volo d'Icaro, Torino, Ed. Sten, 1908 (Romanzo);
¨ Fungaia, Roma, Ed. Voghera, 1908 (Romanzo);
¨ Il miracolo, Roma, Ed. Romagna, 1909 (Romanzo);
¨ La testa di Medusa, Torino, Ed. Unione Editoriale, 1910 (Pièce teatrale);
¨ Eterne leggi, Roma, Ed. Romagna e C., 1911 (Romanzo);
¨ Il giardino incantato, Roma, Ed. Armani e Stein, 1912 (Novelle);
¨ L'albero della morte, Roma, Ed. Enrico Voghera, Editore, per  “Piccola Collezione Margherita” 1912 (Novelle);
¨ All'uscita del labirinto, Bari, Ed. Humanitas, 1914 (Romanzo);
¨ Rete d'acciaio, Milano, Ed. Treves, 1919 (Romanzo);
¨ Il dio nero, Firenze, Ed. R. Bemporad & figlio, 1921 (Romanzo);
¨ Il gomitolo d'oro, collana “Collana di romanzi e novelle per la gioventù serenissima, diretta da Guido Ruberti”,  Milano, Ed. Trevisini, 1924 (Romanzo);
¨ Il mare e la vela, Firenze, Ed. Bemporad, 1924 (Romanzo);
¨ La nave degli eroi, Foligno (Perugia), Ed. Campitelli, 1927 (Romanzo);
¨ Lampade nel sacrario, Foligno, Ed. Campitelli, 1929 (Romanzo);
¨ Imperatrice dei cinque re, Roma-Foligno, Ed. Campitelli, 1931 (Romanzo);
¨ «Ti porto via!», Milano - Roma, Ed. Rizzoli & C. Anonima per l'arte della stampa, 1933 (Romanzo);
¨ L'uomo senza volto, prefazione di Adriano Tilgher, Roma (Pescia), Ed. Tosi (Benedetti), 1941 (Romanzo postumo).
 
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