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mercoledì 8 dicembre 2021

Racconti di Natale- Marchesa Colombi





Racconti di Natale- Marchesa Colombi. Maria Antonietta Torriani, la futura Marchesa Colombi, é una donna dal temperamento vivace e curioso. E' intraprendente, quando arriva in giovane età a Milano da Novara, senza contatti e con una modesta somma di denaro si propone alle nascenti riviste, giornali e case editrici e non si fa problemi a regalare le sue composizioni pur di farle pubblicare e diventare nota né a riutilizzarle, modificate ad hoc. E' curiosa delle abitudini e della cultura altrui, pur da autodidatta, legge i grandi scrittori d'Oltralpe e soprattutto d'Oltremanica che sembra apprezzare notevolmente e che non mancherà dapprima di insegnarli come professoressa presso l'Istituto femminile da lei creato insieme ad Anna Maria Mozzoni a Milano, il liceo Maria Gaetana Agnesi, e in seguito di citarle nelle sue opere ormai come Marchesa Colombi.
Se é pur vero che fu attenta lettrice ed estimatrice di autorevoli firme straniere anche le sue opere videro continue ristampe e traduzioni in particolare in Inghilterra dove il suo stile sarcastico fu molto amato e paragonato a quello di Jane Austen.
La Marchesa Colombi se da una parte contribuiva ad una cultura italica di prima formazione con i suoi scritti improntati alla descrizione della condizione femminile con l'intento di migliorare gli aspetti quotidiani delle donne, ricordiamo che ad esempio il suo romanzo "In Risaia. Racconto di Natale" sulla vita delle mondine fu citato in Parlamento per denunciarne le difficili condizioni di lavoro, dall'altra attingeva anche alle tradizioni straniere come quella inglese del Christmas Book inventato da Charles Dickens proprio in quegli anni. La Marchesa Colombi non si sottrae ma anzi coglie l'occasione a sua volta largamente sfruttata dai primi editori italiani di partecipare, ormai in qualità di nota firma letteraria, a quella che qui prende il nome di Strenna di Natale.
Scrive così nel 1873 Racconti di Natale, una silloge di quattro racconti brevi molto diversi tra loro, ognuno con un chiaro scopo educativo rispetto ai lettori e soprattutto alle lettrici.
Il riferimento stilistico al padre della tradizione inglese del genere é presente ma si arricchisce di elementi propri dello stile "marchesiano" nonché verista. 
La produzione natalizia della Marchesa Colombi durerà un arco di dieci anni e rappresenterà quindi una parte importante della sua intera produzione letteraria. Oltre il libro Racconti di Natale scriverà infatti altri racconti brevi oltre a quelli dedicati all'infanzia. 

Racconti di Natale comprende, come originariamente pensato dalla Marchesa Colombi, quattro racconti: "Sogni dorati", "Carmen", "Chi prima non pensa in ultimo sospira" e "Cavar sangue da un muro" un racconto macabro che come racconto natalizio proprio non ci si aspetterebbe. Ma la caratteristica della produzione letteraria di Natale della Marchesa Colombi, come detto, ha delle sue specificità che se da una parte possono destabilizzare chi legge dall'altra danno conto dell'abilità e capacità produttiva del talento letterario della Marchesa Colombi sempre attenta alle tendenze sociali sia che riguardino la moda e i costumi, ricordiamo anche la sua attività di giornalista di costume, sia che interessino i gusti del pubblico. La così detta Strenna Natalizia fu infatti per la Marchesa Colombi l'occasione di cimentarsi in vari generi letterari dal patetico al noir dal macabro alla letteratura per l'infanzia. 
Racconti di Natale editi ora dalle Edizioni Croce, presentano anche altri brani natalizi come "Suor Maria", "il Curare" e il racconto per l'infanzia "Il Segreto" che vede come protagonista l'irrequieta Giorgina.
La vasta composizione natalizia viene in questa edizione infatti per la prima volta proposta in un'unica opera che vede appunto anche Racconti di Natale, ripubblicati dopo quasi centocinquanta anni per la prima volta. Come potete leggere nella nota introduttiva ho rielaborato il testo per rendere la lettura più fruibile ed agevole, alle lettrici e ai lettori di oggi, commutando vocaboli ormai in disuso e di difficile comprensione come ad esempio Carnovale o Candelliere e inserendo note per spiegare e chiarire termini per l'epoca ricercati e raffinati che invece sono ormai per noi termini acquisiti o completamente desueti e il cui significato si è perso. 

Quando i Racconti di Natale uscirono ebbero molte critiche positive ma anche negative rispetto proprio alle scelte linguistiche usate dalla Marchesa Colombi che oltre a dimostrare una grande dimestichezza con termini stranieri, largamente utilizzati nel testo, a volte peccava invece di ingenuità con espressioni italiane non sempre contestualizzate correttamente come quando usa "Arrivederci" al posto di "Ciao" (nel testo anche questo è stato corretto 😉). 
Nonostante però alcuni limiti linguistici, d'altronde l'Italia come nazione era appena nata e ancora da forgiarsi anche nella sua identità linguistica ben definita, la Marchesa Colombi fu molto apprezzata e addirittura definita dagli stessi critici 'La Carlo Dickens d' Italia'
In questi racconti inoltre si possono scoprire le tradizioni natalizie che erano assai diverse dalle nostre ma ben presenti anche all'epoca; in ogni regione c'era infatti un modo diverso di aspettare e vivere le festività in cui ancora non esisteva l'albero di Natale ma il Dono del ceppo, che vedeva un albero addobbato con i regali da donare e ricevere, doni  soprattutto di vestiario e pochi dolciumi, i chicchi, per i bambini. Non c'era ancora neanche Babbo Natale ma era Gesù bambino che portava i regali. Il panettone era una squisitezza sconosciuta alla maggior parte del popolo italiano ed aveva un significato simbolico riferito alla vita campestre... 
Non sappiamo bene quale sia stato l' animo natalizio della Marchesa Colombi visto le vicende private che l'hanno toccata, il suicidio della nipote, il divorzio dal marito e la mancanza di una sua prole ma molte storie nascevano proprio dagli incontri con i suoi nipoti a cui dobbiamo quindi la verve creatrice della Marchesa che evidentemente si divertiva a scrivere per le feste natalizie racconti per intrattenere la sua famiglia e che dovevano riscuotere molto apprezzamento se poi si sentiva di scriverne altri. 
Nella nota dedicatoria ai Racconti di Natale lei stessa scrivendo a suo zio Baldassarre Torelli, descrive i suoi Natali in famiglia, quelli della sua infanzia. Natali mesti che rieccheggiavano dei ricordi del suo padrino: "Ho serbato l'abitudine di famiglia di dare grande solennità a questa festa, di celebrarla con auguri e doni. Ma ne ho serbato pure quel senso di commozione e di raccoglimento che mi ispirava nella mia prima giovinezza".  Il Natale è quindi come per  ciascuna-o di noi una festa molto privata che le ricorda momenti familiari trascorsi con i suoi cari come ci racconta appunto nella dedica firmata esclusivamente e confidenzialmente solo come Maria. 
Lei stessa poi ci dà conto, sempre nella nota dedicatoria iniziale, dell'intento con cui ha scritto ogni racconto del libro.

Infine nell'aver curato questa raccolta, ma com visto anche riedizione, che comprende appunto Racconti di Natale e gli altri brani natalizi, la maggior parte della produzione natalizia della Marchesa Colombi, ho voluto analizzare al di là dello stile letterario, la volontà con cui la Marchesa Colombi anche nella sua produzione natalizia ha un chiaro obiettivo educatore nei confronti delle donne, nonché delle bambine, attraverso cui spera di cambiare la condizione femminile partendo dalla concezione che le donne stesse hanno della realtà in cui vivono e si trovano ad agire e che è data dai condizionamenti sociali a cui sono sottoposte. Questo facendoci incontrare protagoniste diverse accumunate dalla condizione patriarcale in cui vivono e da cui riescono o meno a sottrarsi.









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sabato 17 maggio 2014

La curva stregata di Maria Gaetana


Almanacco del 16 Maggio:

ritratto di Maria Gaetana Agnesi, Museo della Scala, Milano.



MARIA GAETANA AGNESI
È
LA FAMOSA
DI SCIENZE E DI LETTERE DOTTRINE
LA ELETTA
LETTRICE DI MATEMATICHE
NEL CELEBERRIMO MASSIMO ARCHIGINNASIO
DI BOLOGNA
LA DONNA CHE INVECE
DI SEDERSI PLAUDITA
SU CATTEDRE IN AULE MAGNE
AMÒ
CELARSI BENEDETTA PIETOSA
NELL’AURE MESTE DI OSPEDALI
ASSISTENDO CONSOLANDO CURANDO
INFERMI
__________
AD ENCOMIO
DI VITA DAL CIELO SI CAREZZATA
BASTA IL NARRARE



Così inizia l’Elogio scritto per lei nel 1800 nell’opera Elogio alla celebre italiana Maria Gaetana Agnesi dal Marchese Carlo Pepoli, quindi accogliendo il suo invito, passiamo a narrare.
e alla sua curva
Il doodle di Google dedicato alla studiosa


Maria Gaetana Agnesi, nasce a Milano il 16 Maggio 1718, la sua nascita è foriera di una famiglia numerosa, numerosissima, avrà infatti altri venti tra fratelli e sorelle, tra cui la altrettanto nota compositrice Maria Teresa Agnesi Pagnotti. La sua è una famiglia benestante grazie al commercio della seta e anche se, come da tradizione l’istruzione era stata riservata ai maschi,  Maria Gaetana dimostrandosi da subito quello che oggi si chiamerebbe un enfant prodige, ancora adolescente studiò ben sei idiomi arrivando a conoscere l’inglese, il francese, l’ebraico, il greco, il latino e lo spagnolo, oltre alla sua madre lingua italiana.

Queste sue capacità straordinarie richiamarono in casa gli ospiti più importanti che amavano frequentare il salotto di casa Agnesi anche attirati dalle doti eccezionali della piccola Maria Gaetana che, “con una fermezza e costanza che sembra interdirsi al suo sesso,[1] riusciva a spiegare i passi più difficili degli autori classici, arrivando appena diciannovenne a stendere ben 191 tesi in materia di filosofia, botanica, matematica, logica, meccanica che verranno prima decantate al cospetto del salotto di casa Agnesi per intrattenere, stupire e meravigliare gli illustri ospiti e poi date alle stampe con il titolo di “Propositiones Philosophicae” nel 1738 e che spesso rivendicavano anche per le donne il diritto allo studio di cui Maria Gaetana diventava emblema reale.

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A ventanni si dedicò prettamente agli studi di natura matematica, dopo che aveva espresso il desiderio di entrare in convento per farsi monaca ma che le fu impedito solo dalla malattia del padre, Pietro Agnesi, professore di matematica all’Archiginnasio di Bologna, che fu sostituito proprio da Maria Gaetana almeno per un periodo, infatti Maria Gaetana per accudire suo padre nella malattia rinunciò ai voti e optò per una vita riservata e comunque in relazione con la Chiesa.
Frontespizio delle "Istituzioni Analitiche".
Così grazie anche ai contatti di illustri prelati come il professore Ramiro Rampitelli si avvicinò alle più moderne tesi di algebra e matematica dell’epoca che le permisero di stendere altrettante tesi che le valsero il plauso europeo, con le  “Istituzioni Analitiche ad uso della gioventù italiana” infatti Maria Gaetana ricevette i più alti onori e riconoscimenti, l’opera edita in Italia nel 1748, fu tradotta nel 1775 in francese e in inglese nel 1801. Collegata al traduttore della versione inglese dell’opera di Maria Gaetana, c’è un errore che ha fatto nascere un imprecisione riguardo ad un’altra opera di Agnesi, l’introduzione al “Trattato analitico delle sezioni coniche” del marchese de l'Hôpital che tuttavia Maria Gaetana aveva scritto sì ma mai voluto pubblicare. La sua traduzione ha creato un falso “storico” se così si può dire, in questa opera infatti Maria Gaetana discuteva una curva che ribattezzò Versiera, probabilmente riprendendo un termine matematico già usato a Pisa agli inizi del 1700, ma fu interpretata come “avversiera” e in inglese di conseguenza tradotta come strega, witch, ma l’errore si diffuse e anche nella traduzione spagnola, che riprende non l’originale ma la traduzione inglese, la curva di Agnesi è denominata Witch of Agnesi. Ancora oggi.
L’opera "Le Istituzioni analitiche" fu dedicata alla regina Maria Teresa, infatti la Milano in cui Maria Gaetana nacque si trovava allora sotto l’impero asburgico, e ciò le valse l’invio di un anello di diamanti e lodi dal Papa Benedetto XIV , che le offrì la cattedra a Bologna che però Maria Gaetana rifiutò perché dopo la morte del pare scelse di abbandonare gli studi “pose in non cale, e libri e penna e carta;”[2] .
la curva denominata Witch of Agnesi.


Si dedicò da questo momento in poi alla vita ritirata, alla meditazione, allo studio delle Sacre Scritture, alla preghiera e soprattutto alla vita caritatevole, infatti vendette molti suoi averi, tra cui proprio l’anello di diamanti della Regina Maria Teresa d’Austria per finanziare l’apertura di un ospedale per persone con problemi psichici, dovendo rinunciare invece alla casa paterna che nel frattempo aveva adibito a rifugio di malati e indigenti.
Con l’apertura del Pio Albergo Trivulzio, nel 1771, a Milano per opera del principe don Antonio Tolomeo Trivulzi, l’arcivescovo di Milano, Pozzobonelli offre a Maria Gaetana il ruolo di direttrice del reparto femminile del Pio Albergo, così divenne Visitatrice e Direttrice delle Donne, specialmente inferme.
Spese quindi nella carità e cura dei più poveri e ammalati il resto dei suoi anni senza però rinunciare allo studio seppur delle Sacre Scritture che le valsero altrettanto rispetto tanto che lo stesso arcivescovo di Milano a volte si confrontava con Maria Gaetana stessa che rifiutò però sempre invece ogni altro coinvolgimento nello studio e divulgazione delle matematiche:  “Quanto perdette la scienza da questo suo volontario abbandono, non può disconoscerlo chi si è addentrato nelle opere sublimi sortite dal suo ingegno![3] “... quindi ci resti solo il cordoglio del danno immenso che desse soffrirono da quel suo volontario abbandono, ...[4].

Maria Gaetana si spense a Milano, al servizio del Pio Albergo e dei suoi ospiti, nel 1796, il 9 Gennaio. Si spense una delle più illustri, amate e onorate figure che l’Italia abbia mai avuto, colei che dotata di intelletto straordinario lo mise al servizio di tutti portando lustro alla patria sì ma soprattutto al genere femminile: “ volossene colla sua bell’anima nel regno de’ giusti, lasciando nell’angoscia e nel lutto non solo la Patria, ma tutta Europa![5], “Voi gentili progressiste di Europa stupefatte e meravigliate rimarrete, nel leggere le virtù sublimi che adornarono Una del vostro gentil sesso, intendo dire dell’Agnesi, onore non solo delle Femmine Italiane, ma del mondo civilizzato”.[6]


 
busto di Maria Gaetana Agnesi, al Palazzo di Brera.




[1]Ricciarelli R. M. – “Elogio alla celebre italiana Maria Gaetana Agnesi” (1860), pag. 6.
[2] Ivi, pag. 10.
[3] Ibidem..
[4] Ivi, . 11.
[5] Ibidem.
[6] Ivi, pag. 1.

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