lunedì 9 agosto 2021

Il Pensionante -Marie Adelaide Belloc Lowndes- Gilgamesh Edizioni

Il Pensionante
Marie Adelaide Belloc Lowndes
Gilgamesh Edizioni







Il Pensionante- Marie Adelaide Belloc Lowndes- Gilgamesh edizioni- Marie Adelaide Belloc Lowndes fa sicuramente parte delle firme d'oro dei mistery dei primi del  Novecento che possono ormai definirsi classiche. I loro lavori infatti sono apprezzati  da centinaia di anni e fanno scuola.
Nelle sue opere Marie A. Belloc Lowndes inserisce elementi che saranno ripresi da altrettante grandi firme e più note scrittrici.
Marie Adelaide Belloc Lowndes
illustrazione dal libro
Il Pensionante
Gilgamesh Edizioni
Per prima inventò un investigatore francese, Hercule Popeau...vi ricorda qualcuno? Sì d'accordo l'altro, l' Hercule più famoso, era belga.
Il suo stile molto British ci fa entrare poco a poco non solo nella storia che fagocita l'interesse di chi legge ma anche nella cultura inglese delle buone abitudini e del politically correct. Nessun efferato delitto viene mai descritto ne Il Pensionante ma lasciato solo immaginare, aumentando di fatto l'impressione di orrore che se ne ricava.

Questo giallo, edito ora da Gilgamesh edizioni, uscì per la prima volta nel 1913 e vendette più di un milione di copie! Questa edizione ci offre in più affascinanti illustrazioni che incorniciano gli avvenimenti che si susseguono scorrevolmente.
La traduzione, affidata a Luigi Antonio Garrone, è molto piacevole e rispetta l'età del libro scegliendo qua e là pochissimi ma accurati termini vetusti nonché la traduzione italianizzata dei nomi dei protagonisti principali, i signori Bunting, Roberto ed Elena.
La trama è molto avvincente nonostante ruoti intorno a soli sei soggetti principali,  i coniugi Bunting che affittano le camere, la  figlia e il suo spasimante, ispettore di Polizia, il Pensionante e il Vendicatore, colui che macchierà di sangue una Londra Ottocentesca nelle buie e fredde notti uccidendo solo donne...ubriache!

La storia gira intorno ad una quiete familiare e casalinga di due camerieri in pensione che per arrotondare aprono una piccola pensione. Dopo i primi anni di successo una epidemia li costringe a chiudere e a ripetere l'esperienza di affittuari,  in un ambiente più dismesso, che non sembra avere particolare fortuna finché non bussa uno strano ma rispettabile signore disposto a pagare in contanti e in anticipo...il nuovo, ed esclusivo, Pensionante!
Intanto a Londra proseguono gli efferati delitti che volta dopo volta incuriosiscono sempre più persone e attirano la curiosità della stampa e la fortuna di avere un ispettore di polizia incaricato delle indagini che frequenta la casa, in realtà perché interessato alla giovane e bella Daisy, non può sfuggire a Roberto Bunting estremamente curioso di questi omicidi.
Quindi scopriamo il rapporto di coppia dei locatari e di questi con la figlia e il giovane ispettore e non da ultimo con Il Pensionante. Soprattutto Elena Bunting, che avrà a che fare quasi esclusivamente con il loro stravagante pensionate, ci porterà con poche ma calde descrizioni in giro per una Londra di fine ottocento, tra i vicoli e le nebbie che come un'osmosi arrivano a turbarla e con lei chi legge e a voler sapere se chi ospita al piano di sopra sia quello di cui ormai tutti i giornali londinesi parlano, colui che uccide impunemente donne perdutamente dedite all'alcol, lasciando poi sulle loro sottane macchiate di sangue un biglietto con scritto 'Il Vendicatore'.
Fino all'ultima pagina davvero rimarremo con il dubbio su chi sia il Vendicatore e soprattutto su chi sia Il Pensionante. Marie Adelaide Belloc Lowndes ci terrà fino alla fine incollati al libro perché' non tutto quello che si vede può essere come è ma non è detto che non lo sia.
Quindi chi sarà davvero Il Pensionante?
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Il Pensionante: Un capolavoro del giallo classico
Marie Adelaide Belloc Lowndes
Gilgamesh edizioni
2021
pagg. 151 
Il Pensionante Marie Belloc Lownden






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lunedì 2 agosto 2021

Paolina Leopardi VII Parte La seconda vita di Paolina Leopardi





Continua dal post precedente
VII Parte La seconda vita di Paolina Leopardi

PAOLINA LEOPARDI 
di
Elisabetta Benucci 

La seconda vita di Paolina Leopardi

Con la morte della madre, per Paolina iniziò una seconda vita; ormai in tarda età, riuscì a vivere la sua «stagion lieta» e a realizzare i suoi sogni. Di fatto, Paolina è stata la protagonista di una storia triste e insieme straordinaria. La sua, si potrebbe pensare, è un’esistenza emblematica fra le mortificanti esistenze di donne gentili dell’Ottocento, nate da nobili casati, sorelle o figlie di geni illustri. Invece, la condizione di Paolina fu per molti versi anche peggiore, nello stato di estrema severità di vita nel quale la segregò il sistema familiare. Ma la sua è anche la storia di un riscatto, quando, liberatasi dalle catene, conobbe così il piacere della libertà, dei viaggi, delle relazioni affettuose, delle vanità. Quasi sessantenne, quindi “vecchia” per quell’epoca, Paolina prese il coraggio a due mani e con grande forza d’animo si aprì a un nuovo destino, affrontando l’ignoto.

Era un vero e proprio “miracolo” per Paolina questa nuova vita. Decise di fare tutto quello che finora le era stato impossibile realizzare: comprare tanti libri, rinnovare il guardaroba (che diventerà quello di una signora elegante e raffinata), programmare una serie di viaggi che la porteranno in molti luoghi degli stati della penisola, poi dell’Italia unita, visitando le principali città centro-meridionali e soggiornando piuttosto a lungo in alcune di quelle dove Giacomo aveva vissuto: Bologna, Firenze, Napoli, Roma, Pisa. Una specie di itinerario del cuore sulle orme del fratello, alla scoperta dei luoghi a lui cari o che avevano pesato sulla sua vita, e dove, chissà, avrebbe potuto incontrare qualcuno che Giacomo lo aveva conosciuto davvero: a Firenze e a Pisa succederà. 


Questa nuova libertà le aveva permesso di iniziare un’amicizia piena di affetto e di confidenza con Marzio Politi, giovane colto, raffinato bibliofilo e antiquario, di nobile famiglia recanatese. A lui Paolina aprirà il suo cuore; chiederà consigli, racconterà le sue ansie, commissionerà riviste e libri. Marzio la accontenterà in tutto, perché aveva molto a cuore l’amicizia con quella nobildonna, probabilmente così diversa dalle tante altre signore che conosceva. 

Insieme a Marzio Politi, Paolina poteva adesso godere della vicinanza e dell’affettuosa amicizia di Teresa Teja (1826-1898), la vedova torinese che il fratello Carlo sposò in seconde nozze l’8 luglio 1858. Per l’ occasione Paolina prestò alla futura cognata un anello a due file di brillanti, appartenuto ad Adelaide, perché Carlo desiderava che durante la funzione Teresa indossasse la fede nuziale che era stata di sua madre.

Nonostante i rapporti tesissimi per questioni di denaro con il nipote Giacomo, l’erede universale, Paolina cominciò nel 1858 a compiere i primi viaggi e ad allontanarsi da Recanati. Visitò inizialmente Senigallia, San Benedetto, Ancona, Ascoli Piceno, Pesaro; andò a Foligno e ad Assisi; poi a Modena, a Parma e a Reggio Emilia. A Modena incontrò per la prima volta le sorelle Brighenti con le quali aveva carteggiato tutta la vita, ma che mai aveva fino ad allora conosciuto di persona.

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Paolina Leopardi Le opere Elisabetta Benucci



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lunedì 26 luglio 2021

Margherita Porete Un libro che conduce al rogo- Tommasina Soraci





Beghina come Margherita Porete



Margherita Porete Un libro che conduce al rogo Tommasina Soraci Edizioni Era Nuova- Nella Francia medievale delle mistiche ecco che si fa strada una teologa: Margherita Porete, misconosciuta ai nostri giorni ma la sua opera "Lo specchio delle anime semplici annichilite" era nella sua epoca tra le più diffuse in Francia ed in Italia.

Margherita Porete rientra in pieno in quelle figure femminili in attesa di giustizia, non fu, infatti, di meno di Giovanna d'Arco sulla quale tuttavia la Chiesa ha fatto ammenda e beatificata, ma tante donne ingiustamente mandate al rogo dopo un processo, sommario o meno, reclamano come lei almeno di essere ricordate.

Il libro di Tommasina Soraci le rende giustizia dopo secoli d'oblio e dopo anni dal lavoro di Romana Guarnieri del 1946 in cui attribuiva a Margherita Porete la maternità di quello straordinario testo che rimane anche ai nostri giorni "Lo specchio delle anime semplici annichilite"

Margherita era un'eretica, parlava infatti in pubblico e per di più predicava e lo faceva partendo dalla Bibbia che spiegava tra la folla degli spazi comuni.
Nel suo scritto "Lo specchio delle anime semplici annichilite" afferma, tra l'altro, "la così detta vita cristiana non ha più alcun valore, se l'Anima ha conseguito la liberta nel divino..."
e si capisce quindi che la sua opera, così come la sua esistenza, non poteva avere una lunga vita.
Durante il processo, che inevitabilmente arriva, sceglie di non difendersi perché già sa di non avere scampo o forse perché come afferma ne "Lo specchio... " "Là dove si tiene la scuola divina, a bocca chiusa, che senso umano non può mettere parola" e infondo a se' è convinta della sua visione mai mistica, come ben delinea Soraci, ma teologica e infatti durante il processo alcuni teologi, ben pochi per la verità, apprezzeranno il suo lavoro anche se non le servirà a salvarsi la vita. 
Margherita Porete
Un libro che conduce al rogo
Tommasina Soraci
Edizioni Era Nuova

Margherita è una beghina e come tale vive e veste ma allorché anche queste donne, che si sostentano del loro lavoro artigianale che promuovono spostandosi e ricercando una loro verità spirituale, vengono rinchiuse e normate in comunità dalle istituzioni e religiose e sociali, sceglie, ancora una volta sceglie, di diventare beghina "irregolare", come sottolinea Soraci pseudomulier e "affida al suo libro un compito essenzialmente divulgativo a fini pedagogici" (pag. 35).










Come scrive Tiziana Bartolini, a cui è affidata la prefazione, Soraci riesce a delineare questa straordinaria figura medievale cogliendo due aspetti essenziali, l'eresia e la ricerca di se stessa che offre a tutte le donne, e uomini.
Per Margherita "l'Anima ha tutto e non ha niente, vuole tutto e non vuole niente, non desidera né disprezzo né povertà..." e si spinge ancora più in là affermando come si legge nel libro di Soraci che "lei sola è autorizzata da Dio (il Fine Amour) a parlare di cose di cui nessun chierico, per quanto dotto, potrebbe trattare perché superano la comprensione della Chiesa" va da sé che la Chiesa- intermediaria diventa superflua nella sua teologia-speculativa, noi siamo tutto in Dio e Dio è tutto in noi, in ogni creatura.

Il presente, come sottolinea Soraci, è l'unico vero tempo interiore non deve esistere un Paradiso futuro, proiettato ed offerto come ricompensa o al contrario come punizione, l'opera di Margherita Porete è un inno alla libertà.
Il cammino di libertà, conclusosi come tanti in quegli anni su un rogo (1308), viene quindi ripercorso da Soraci arricchendolo di altre voci di colleghe, beghine, mistiche che di fatto proprio negli stessi anni e soprattutto in Francia percorrevano una nuova strada che ahiloro, e ahinoi, si fermò davanti ad un catasto di legna incendiata che non ha potuto però spegnere il fulgore del loro esempio e, come in questo caso, delle loro parole.

La loro voce la sentiamo forte e chiara!


"Voi che in questo libro leggerete/ Se ben capirlo volete/ Pensate a quanto direte/ poiché è duro da capire/ Umiltà dovete avere/..."







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