mercoledì 22 febbraio 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #17




credits: screenshot by Opportunità di GenereOG
in base all'art.70  Legge sulla protezione del diritto d'autore 633/41
 e successive modifiche.



#17 Mona Lisa Smile


Il film di questa settimana si occupa di istruzione femminile, si svolge infatti in un college che esiste veramente, fondato nel 1870  vicino a Boston,  a Wellesley da cui prende il nome. Un istituto di educazione femminile creato perché preparasse le donne “ai grandi conflitti e cambiamenti della società”, tra le sue allieve si ritrovano: Hillary Rodaham Clinton, Madaleine Albright e la ex first lady cinese Soong Mei-Ling. Un film infelicemente passato in sordina che merita di essere riscoperto e visto e non solo per le attrici che danno volto e personalità alle giovani donne del college, Julia Roberts, Kirsten Dunst … ma anche per la tematica emancipazionista e per come è trattata, molto ben pensata per nulla scontata e anche ben realizzata.

Trama: Al college femminile di Wellesley nel 1953 arriva una nuova insegnante di Storia dell’Arte: Katherine Watson, californiana emancipata e anticonformista che trova all’interno dell’istituto un clima affatto accogliente, chiuso e conservatore in cui si fanno riti e feste collettive per vedere quale ragazza si sposerà prima o chi avrà prima prole e in cui le sue allieve, tutte ragazze di ottima famiglia, sono molto preparate e saccenti . Dopo un primo momento di difficoltà l’insegnante saprà far breccia nel cuore e nella testa  delle allieve proprio grazie all’arte che lei stessa sceglierà di proporre loro andando fuori dai soliti schemi con le avanguardie di Pollock o il sentimento di un Van Gogh e dalla domanda Cosa è arte? Chi stabilisce cosa è arte?, in realtà la professoressa riuscirà a far intraprendere a ciascuna un proprio percorso personale che andrà oltre la realizzazione sociale del matrimonio come era prospettato a tutte le ragazze di buona famiglia del college la cui educazione si interrompeva in vista del sospirato sì che avrebbe realizzato le loro vite. Kathrine Watson invece riuscirà a scardinare le aspirazioni personali delle sue allieve aprendo le loro menti e i loro cuori come tanti girasoli, sì ma di Van Gogh!.


credits: screenshot by Opportunità di GenereOG
in base all'art.70  Legge sulla protezione del diritto d'autore 633/41
 e successive modifiche.
Scelto perché: La vita delle donne è un capolavoro da qualsiasi prospettiva la si guardi. Giocoliere ed equilibriste la società chiede loro sempre qualcosa in più o di diverso da quello che ci si aspetta da loro. Questo film ci ricorda la realtà vissuta delle nostre nonne ma anche che le vere artefici delle nostre tele siamo noi qualsiasi pennellata vogliamo usarci su!.




Titolo: Mona Lisa Smile
Nazionalità: USA
Anno: 2003
Durata: 114 min
Produzione: Deborah Schindler, Elaine Goldsmith Thomas, Paul Schiff, Joe Roth
Scenografia: Jane Musky, Susan Bode 
Regia: Mike Newell
Cast: Julia Roberts, Kirsten Dunst, Julia Stiles, Maggie Gylenhaal




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venerdì 17 febbraio 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #16




Squadra femminile di baseball nel 1945.

Fonte: http://baseballhall.org




#16 Ragazze Vincenti



Le donne durante le Grandi Guerre  si sono rivelate ottime sostitute del genere maschile nelle mansioni più disparate. La mancanza di manodopera impiegata al fronte fece sì che le donne venissero “arruolate” al posto degli operai, netturbini, tranvieri e anche nello sport. Il film di questa settimana ci parla proprio di questo, della storia di una squadra femminile di baseball con Geena Davis e Madonna, ispirato ad una storia vera quando durante la Seconda Guerra Mondiale non c’erano più uomini per giocare il campionato di baseball così se ne svolse solo uno tutto al femminile.

Trama: Siamo in Oregon nel 1943 e tutte le manifestazioni sportive sono sospese perché gli uomini sono impegnati al fronte ma proprio per questo nasce e si afferma la Lega femminile delle sportive americane in cui rientra a pieno titolo anche quella di baseball delle “Pesche”.

Due sorelle, Dotti e Kit, sono i  nuovi fenomeni sportivi e tuttavia dovranno combattere con un allenatore, ex campione ed alcolizzato, molto scettico sulle capacità delle donne in ambito sportivo. A questa diffidenza si unisce poi la iniziale insoddisfazione del pubblico sorretta dai tanti pregiudizi ma la bravura e l’impegno delle ragazze farà presto cambiare loro idea.  Sullo sfondo degli allenamenti e delle partite si svolgono le vite delle ragazze e soprattutto delle due sorelle rivali in campo e nella vita ma che a distanza di tanti anni si ritroveranno unite nei ricordi di una stagione sportiva e di vita straordinaria ma ormai lontana.

Scelto perché: Proprio questa settimana la Società Italiana delle Storiche ha presentato due volumi sul ruolo delle donne nella Grande Guerra e questo film ci restituisce un esempio proprio di quello che accadde nella società in cui le donne dovettero sostituirsi agli uomini nei vari settori tra cui appunto anche in quello sportivo anche se alla fine dell’emergenza molte vollero o furono costrette a tornare alla sola vita privata e coloro che invece, ormai emancipate, vollero rimanere coinvolte nella società che avevano contribuito a pieno titolo a salvare trovarono nuove sfide davanti a loro.



Titolo: Ragazze vincenti
Titolo originale: A League of Their Own
Nazionalità: USA
Anno: 1992
Durata: 128 min.
Regia: Penny Marshall
Cast: Geena Davis, Madonna, Tom Hanks




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martedì 14 febbraio 2017

Le donne nella Grande Guerra


Operaia britannica a lavoro in una fabbrica
 durante la Grande Guerra.
fonte: Wikipedia


La scorsa settimana si è svolta alla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma la presentazione di due volumi che riguardano la presenza delle donne nella Guerra: “La Grande Guerra delle italiane. Mobilitazioni, diritti, trasformazioni” a cura di Stefania Bartoloni* e il numero monografico di ‘Genesis’  XV/1, 2016, la rivista della Società Italiana delle Storiche, SIS, curata da Roberto Bianchi* e Monica Pacini*: “Donne ‘comuni’ nell’Europa della Grande Guerra”. 

All’incontro sono intervenute le storiche Marina d’Amelia**, Alessandra Staderini** ed Emilio Franzina**, coordinati da Rosanna De Longis**.

Entrambi i libri ci ridanno la differente natura dell’impegno bellico femminile rispetto a quello internazionale, soprattutto inglese; una differenza che rispecchia la diversa organizzazione sociale che in Italia vedeva le donne  nettamente subordinate agli uomini a differenza invece della situazione degli altri paesi europei come ad esempio l’Inghilterra. A queste differenze si devono le diverse conseguenze che ebbe il dopoguerra sulla condizione femminile che se fu propulsivo per le società già più inclusive, fu nullo o quasi in quella italiana in cui ad esempio le donne ‘comuni’: “In Italia a differenza che in altri paesi, le donne  comuni non sono in condizioni di fare di più che estendere alla sfera pubblica mansioni di cura”[1]. E proprio l’aspetto di assistenza nel cause- study italiano è quello che più emerge nei saggi.

Spesso la maggior parte delle italiane, il ceto umile contadino e urbano, non si schiera a favore della Guerra con quelle èlite interventiste che invece rappresentano nel nostro paese l’associazionismo femminile, da Teresa Labriola, nazionalista, Beatrice Sacchi, maziniana, Margherita Sarfatti, socialista…, che arriveranno a propagandare, almeno in un primo momento, l’intervento armato suscitando il disprezzo delle suffragette inglesi, come chiaramente si ritrova in “La Grande Guerra delle italiane” in cui le attiviste inglesi usano parole mortificanti verso le femministe italiane, lasciate sole alla manifestazione davanti al Milite Ignoto a cui erano state invitate. Insomma una “sorellanza” difficile e controversa le cui difficoltà si evidenzieranno anche oltre il periodo bellico come sottolineato da D’Amelia nel suo intervento[2].

Margherita Sarfatti
fonte: Wikipedia
La Guerra quindi, si chiede Staderini, è stata un’opportunità di emancipazione per le donne? Come visto l’esperienza femminile nella Guerra si concretizza, in questi volumi, in un atto per lo più di cura ed assistenza che perderà d’importanza nel dopoguerra ma, secondo la storica, è proprio in questo momento che cambia comunque la società mentre a livello storiografico il salto di qualità è stato fatto con l’interessamento degli storici a queste tematiche. Come ricordano gli stessi curatori dell’opera  a questa domanda che per lungo tempo è stata affrontata in Italia e anche all’estero, si è risposto con la consapevolezza che è “caduta ogni illusione di giungere a una conclusione univoca”, l’unica realtà nel rapporto guerra-emancipazione è la ricchezza di nuovi punti di vista che l’elemento di genere introduce nella ricerca storica (visione sociale, culturale,…), (classi di età, classe sociale,…)[3]. Questo viene altrettanto sottolineato anche nell’introduzione de “La Grande Guerra delle italiane” dalla curatrice Stefania Bartoloni “Negli ultimi anni il rapporto tra le donne e il conflitto mondiale sembra divenuto più articolato. La prospettiva offerta dalla storia delle donne e di genere ha accresciuto la storia della Grande Guerra”.[4] In effetti il volume da lei curato affronta in modo comparativo da una parte la posizione delle pacifiste, soprattutto straniere, dall’altra delle interventiste italiane che in nome di un’unità nazionale, di un sentire comune spinsero per la resistenza belligerante con la speranza anche di una ricompensa sociale che tardò ad arrivare ed infine l’ultima parte del volume che affronta proprio gli effetti postumi della partecipazione femminile alla guerra nella società post-bellica.

Secondo Franzina ci sono ancora poche testimonianze di donne dopo la guerra un po’ per ragioni editoriali, sostanzialmente per la mancanza di un pubblico interessato, ma soprattutto perché per la maggior parte delle donne dell’epoca l’istruzione e quindi la capacità di trasporre in diari la propria esperienza era una abilità ancora per poche. Rimane così in ombra quindi proprio quella storia comune del femminile che andrebbe recuperata ma che per la mancanza di fonti è di difficile investigazione. In questa chiave di straordinarietà si inserisce il saggio in francese di Christine Daringe sul rapporto epistolare intercorso in una famiglia di contadini francesi durante la guerra tra moglie e marito, divenuto un prigioniero. Un’esperienza fattuale ritenuta, da tutti gli storici intervenuti, di difficile riproduzione nella storiografia italiana per le serie difficoltà di reperimento di fonti simili; difficoltà dovuta alle condizioni in cui da una parte erano i detenuti di guerra italiani e dall’altra quelle in cui versavano le famiglie contadine che non favorivano di certo scambi epistolari in una situazione complessiva già molto difficile.

Sita Meyer Campiero,
una delle fondatrici delle infermiere volontarie
 della CRI.
Fonte: Bibliografia
Possiamo concludere con l’auspicio e l’invito che i curatori delle due opere, Roberto Bianchi e Monica Pacini per “Donne ‘comuni’ nell’Europa della Grande Guerra”e Stefania Bartoloni per “La Grande Guerra delle italiane. Mobilitazioni, diritti, trasformazioni”, fanno a conclusione delle rispettive introduzioni. Un’esortazione non solo a studiare ad un livello verticale le relazioni sociali tra i vertici e il popolo (le élite e masse femminili) ma anche ad approfondire le relazioni interne ai gruppi (sociali, generazionali, …), così quelle tra i gruppi femminili/ femministi e la politica, l’esercito, le istituzioni dell’epoca per recuperare la più ampia prospettiva dei fatti nella Guerra e nelle sue conseguenze.  





[1] A. Molinari, “Donne sospese tra pace e guerra”, in “Donne comuni dell’Europa della Grande Guerra”, Roma, Ed. Viella, 2016, pag. 64.
[2] Si veda nello specifico il saggio di Ingrid Sharp “Una difficile ‘sorellanza’ L’internazionalismo come sfida e impegno (1914-1924), contenuto in “La Grande Guerra delle Italiane. Mobilitazioni, diritti, trasformazioni”, a cura di Stefania Bartoloni, Roma,  Ed. Viella Libreria Editrice, 2016.
[3] R. Bianchi “Donne ‘comuni’ nell’Europa della Grande Guerra. Saggio Introduttivo”, in “Donne ‘comuni’, Op. Cit., pag. 12.
[4] S. Bartoloni, “Introduzione” in “La Grande Guerra delle Italiane”, Op. Cit.


Testi:

- "Donne 'comuni' nell'Europa della Grande Guerra", a cura di Roberto Bianchi e Monica Pacini, Roma, Viella, 2016.
- "La Grande Guerra delle Italiane. Mobilitazioni, diritti, trasformazioni", a cura di Stefania Bartoloni, Roma, Viella, 2016.

*I Curatori:

Stefania Bartoloni insegna Storia Contemporanea all'Università di Roma Tre.
Roberto Bianchi insegna Storia Contemporanea all'Università di Firenze.
Monica Pacini insegna Storia Contemporanea all'Università di Firenze.


**I Presentatori:

Marina D'Amelia ha insegnato Storia Moderna all'Università Sapienza di Roma.
Alessandra Staderini ha insegnato Storia Contemporanea all'Università di Firenze
Emilio Franzina insegna Storia Contemporanea all'Università di Verona

Rosanna De Logis ha diretto la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma



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