giovedì 25 febbraio 2016

Non tremate ma firmate!


il diritto di voto per le donne porta al suffragio femminile



Abbiamo appena annunciato l’uscita del film sulle Suffragette, da qui il titolo di questo post, che uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 3 marzo ma che c’è da scommetterci ci rimarrà anche per l’8 data in cui possiamo festeggiare perché no proprio andando a vederci questo bel film ma non tutti sanno che nello stesso mese, il 10, ricorre anche il nostro anniversario di voto, del voto delle donne italiane e dopo che abbiamo appena finito di lamentarci, nel post precedente, perché siamo indubbiamente un paese che non rende di certo memoria né onore alle proprie suffragette che ecco che la Fondazione Nilde Iotti lancia una serie di iniziative a riguardo, dal libro “Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia” edito da Ediesse: “Le tappe e i contenuti delle conquiste legislative- dall’inizio della Repubblica alla conclusione dell’ultima legislatura- che hanno cambiato la vita delle donne e l’assetto economico, sociale e culturale del nostro Paese”, alla raccolta firme della Petizione per richiedere appunto la data del 10 marzo quale giornata nazionale del diritto al voto delle donne “come momento emblematico per continuare ad approfondire il tema dei diritti civili e politici per uomini e donne”.

Petizione che dalla piattaforma di Change.org si rivolge direttamente alle più alte cariche del Paese dal Presidente della Repubblica Mattarella al Presidente del Governo Renzi, ai Presidenti della Camera e del Senato alla Ministra per le Riforme Costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Boschi. Sono state già raccolte più di quattrocento firme ma ne mancano ancora veramente poche per raggiungere la soglia delle cinquecento, l'iniziativa é stata lanciata a fine gennaio dalla Presidente della Fondazione, Livia Turco e da eminenti politiche (una per tutte Silvia Costa), intellettuali e studiose (Fiorenza Taricone)… bene quindi andare al cinema per festeggiare magari l’8 marzo dando un senso profondo a questa giornata che non è stata istituita certo per far vendere mimose o far lavorare spogliarellisti ma è bene anche agire, fare qualcosa di concreto per la nostra memoria storica delle conquiste civili e politiche delle donne italiane così da creare nuovi simboli necessari alla memoria ma anche da stimolo per nuove riflessioni, proprio come dovrebbe essere, partire dal passato per poi arrivare ai nostri giorni per vedere che le cose sono sì cambiate ma per essere altrettanto consce che non bisogna abbassare la guardia perché basta poco per perdersi; ecco il valore e la necessità di questi nuovi simboli che spetta a noi ora reclamare e creare, quindi forza su firmate!.



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la proposta del 10 marzo come ricorrenza nazionale del suffragio femminile

martedì 23 febbraio 2016

Tremate tremate le Suffragette sono arrivate




Sì, tremate perché finalmente le Suffragette, dopo tanti inspiegabili tentennamenti, visto anche il cast stellare, sono arrivate anche in Italia. Ovviamente si parla del film di Sarah Gavron  che ripercorre, come il titolo esplicitamente suggerisce, gli  inizi degli avvenimenti, le vite delle attiviste inglesi nel primo novecento e la loro battaglia per i diritti politici in favore delle donne. 
Abbiamo detto un cast stellare non tanto per enfatizzare ma perché nei panni di Emmeline Pankhurst c'è Meryl Streep ma troviamo anche Helena Bonham Carter, Carrey Mulligan già in 'Orgoglio e Pregiudizio' del 2005 e in 'Il grande Gatsby' del 2013, e attrici dal nome forse meno altisonante ma molto brave con carriere teatrali e collaborazioni importanti alle spalle come Anne Marie Duff o Romola Garai, insomma un cast di affermate professioniste e di brave talentuose promesse. Eppure questo film, in uscita però diciamolo ora il 3 Marzo, ha faticato ad essere distribuito nel nostro paese, è stato più volte annunciato, prima a settembre, poi a novembre tanto che si sospettava che non sarebbe mai arrivato sugli schermi e perché? Forse perché si riteneva una storia insignificante, chi in Italia avrebbe avuto l'interesse ad andarsi a vedere un film sulle Suffragette?Ancora una volta sottovalutando la storia delle donne che non può riguardare solo qualcuno e qualcun'altro no. Vero è che siamo un paese dimentico e ingrato verso la nostra stessa storia, quante conoscono la nostra storia, gli avvenimenti, i fatti, i nomi di quelle donne che hanno manifestato e lottato per noi, per il nostro diritto di voto?.

Il timore era che ancora una volta che si fosse dato per scontato il disinteresse di questa che solo all'apparenza sembra la storia che appartiene a qualcun'altro se per chi invece scrive è vero ciò che sosteneva la Woolf e che cioè ciascuna è allo stesso tempo erede e creatrice di una tradizione per conto di qualcun'altra che a sua volta prenderà il testimone. Ma se è bastata la presenza di un grande nome di richiamo per far decidere alla fine la sospirata uscita del film anche nel nostro paese, benvenga il nome della Star che aiuta alla causa. Allora forse non ci meritiamo questo film e quindi non perdiamoci questa occasione e buona visione... 




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venerdì 29 gennaio 2016

Si tratta solo e sempre di Barbie




"Saint Barbie", Mark Ryden, 1994.
http://www.markryden.com/paintings/two/index.html

La Mattel ha annunciato la commercializzazione di una nuova Barbie con nuove corporature e colori di pelle, ci sarà quella bassa, la curvy, la rossa, la alta, la robusta, la mora, la magra, la bionda, la nera, quella con i fianchi larghi, la diafana e tutte, tutte con piedi “reali”, cioè proporzionati alle diverse corporature. A parte la contestazione che si potrebbe muovere per cui nella realtà non sempre tutto, ahinoi, è proporzionato nella corporatura degli individui, c’è chi a prescindere non è contenta e si lamenta del cambiamento, dopo anni di lotte, di litri di inchiostro, di letteratura sul “valore simbolico della Barbie”  ora si riaffaccia, nel mondo anglossassone e in particolare negli USA, patria di ogni inizio ma anche subito di opposizione così come la polemica sulla necessità del Femminismo di qualche tempo fa, la necessità di mistificare il cambiamento perché è senza dubbio meglio la tradizione, quella difficile da abbandonare, quella dei più profondi stereotipi che ci appartengono, ci formano e ci tranquillizzano, c’è chi infatti non è contenta perché la Barbie deve essere la Barbie, deve essere quella bionda, dagli occhi indaco, dal corpo “perfetto” (sproporzionato in avanti), dalla pettinatura platinata e dalla messa in piega inamovibile, dai piedi minuscoli che non la fanno restare neanche in piedi, squilibrata verso i suoi enormi seni, ma che importa Cenerentola non aveva anche lei un piedino piccolo e grazioso e la sua scarpina non era d’oro o al più di cristallo?, e a lamentarsi non è colei che con impegno, forza e risorse, per fortuna lei economicamente ne ha molte seppur ereditate, ha fatto di tutto per incarnarne l’immagine, la stra-nota Paris Hilton che non a caso è l’idolo dei più giovani, non lei che invece avrebbe effettivamente da lamentarsi con la Mattel e da ridire, paventando magari anche un’azione per risarcimento danni ma delle giornaliste, donne quindi che fanno delle loro capacità intellettuali la loro espressione e il loro mezzo di sostentamento economico ma che non hanno saputo e non sanno fare a meno dei loro stereotipi.

Noi invece che preferiamo Alice a Barbie siamo contente di questo cambiamento che riflette una nuova sensibilità, un mondo che sta cambiando, lentamente se volete ma questo è un cambiamento epocale, c’è un nuovo messaggio non facile certamente perché scardina sessant’anni di mentalità culturale della donna bella e scema che ora viene trasformato in bambole più affini invece alla realtà corporale di ciascuna e ciascuno di noi e in cui ogni bambina e bambino può in qualche modo rivedere se stessa e l’altro perché la Barbie non è solo una Barbie se “ il modo in cui il gioco si esprime, le sue regole, i suoi oggetti sono indubbiamente il prodotto di una cultura” [1].
Alcune giornaliste statunitensi invece gridano all’orrore,c’è chi  invoca il ritorno  alle origini, chi deride l’iniziativa dicendo che se si volesse la Barbie veramente specchio del reale dovrebbe avere i capelli arruffati la mattina, il rimmel che si sbafa, e il bucato rosa perché ha dimenticato un calzino rosso all’interno, insomma “accuse” infondate, giustificazioni che come la vecchia Barbie non stanno in piedi. Anche in un paese quindi dove un nero è diventato Presidente e l’uomo più potente del mondo e dove ora una donna si candida al suo posto, lì dove tutto è nato nella lotta femminile, lì allo stesso tempo nello stesso luogo, ora, c’è bisogno di tornare ad un confronto serio, vero in spazi importanti, perché  tutto viene oggi rimesso in discussione e dalle stesse donne, perché assistiamo ancora alla vecchia storia di donne che lottano per le donne e altre donne che deridono e mistificano “Non conta. Non conta, si diceva trent’anni fa, quando si sottolineava che, senza  l’azione sul mito e sui simboli, una stagione di riflessioni, di battaglie, di entusiasmi, sarebbe rifluita come l’acqua”[2], e purtroppo sembra davvero passata tanta acqua sulle pagine di una Betty Friedan o di una Germaine Greer, acqua che ha lavato via quel periodo di riflessioni, di denuncia, quella necessità di confronto con se stesse e gli altri e le altre per superare quegli stereotipi che subdoli ci condizionano ma la realtà è ancora, per concludere,  che “per confutarli e distruggerli occorre non solo una notevolissima presa di coscienza ma anche il coraggio della ribellione che non tutti hanno”[3].

Credits: Pinterest







[1]  BELOTTI GIANINI E., “Dalla Parte delle Bambine”,Universale economica Feltrinelli, 2004, pag. 82.
[2]  LIPPERINI L., "Ancora dalla parte delle bambine", Feltrinelli, 2007, pag. 57.
[3] Ivi, pag. 58.




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