giovedì 12 febbraio 2015

Katharine che dipinse e raccontò il proibito

Almanacco del 12 Febbraio:

Katharine in abiti cinesi.



Naceva oggi, la pittrice che raccontò e dipinse anche il proibito, scegliendo per sé una professione scomoda, non riconosciuta, che studiò con i grandi e che portò il suo talento al servizio dei reali del mondo ma che fu vittima dei pregiudizi della sua epoca che non seppe apprezzare mai fino in fondo la sua opera, pregiudicando il suo nome ai posteri. Lei fu, Katharine Augusta Carl.

Katharina A. Carl nasce il 12 Febbraio 1865 a New Orleans dal capitano Francis Augustus Carl e da Mary Breadon parente di Hester Bredon moglie di Sir Robert Hart a cui Katharina dedicherà le sue memorie cinesi.

Katharine aveva un fratello, Francis Augustus Carl, ufficiale del governo, lavorò fino alla sua pensione, nel 1912, per la Dogana della Imperiale Marina Cinese, intervenendo come delegato per la Cina nella Commissione internazionale dell’Oppio nel 1909 a Shanghai e ancora nel 1911.[1]

Rimasta orfana di padre, dopo la guerra di secessione, si sposta con la madre e il fratello a vivere in Tennessee, a Memphis ma partirà di lì a poco per Parigi dove è intenzionata a studiare arte per diventare pittrice. Nel 1878  quindi frequenta i corsi di Charles Louis Müller, membro dell’Accademia di Belle Arti di Parigi e dell’Istituto dei Francesi, da cui apprende soprattutto la tecnica ritrattistica. Dopo circa due anni però torna in Tennessee dove perfeziona i suoi studi presso l’Accademia Femminile Statale diplomandosi “Master of Art” nel 1882. Apre quindi un suo studio e laboratorio dove tiene anche lezioni d’arte. Nel 1884 tuttavia è di ritorno a Parigi per frequentare l’ Accadémie Julien, l’unica scuola di arte aperta alle donne e che consentiva di frequentare a uomini e donne, seppur in corsi separati, le stesse materie fin dalle basi: disegno e pittura, nudi inclusi. 
"In the Studio", in 'The Accademie Julien in Paris',
Marie Bashkirtseff, 1881. 

L’Accademia infatti preparava alla prestigiosa scuola delle Belle Arti che però rimaneva preclusa alle donne; mentre l’Accademia tuttavia riusciva ad offrire a tutti, uomini e donne, corsi di elevata qualità con i più importanti pittori ed insegnanti, così da diventare essa stessa un punto di riferimento per artisti ed artiste di tutto il mondo, acquisendo fama, prestigio e adesioni a livello internazionale.

Katharine, all’Accademiée Julien, perfezionò ancora di più la tecnica ritrattistica nello stile accademico, classico studiando con insegnanti della fama di William Bouguereau, Tony Robert- Fleury, Hector Le Rox e Gustave Courtois.



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La sua notorietà come ritrattista la portò quindi in giro per il vecchio continente dove a Londra diventa membro della Società Internazionale delle donne pittrici nonché della Società parigina degli Artisti francesi per la quale esponeva le sue opere nei Salon; dal 1886 al 1889 e dal 1895 al 1899.[2]

In Africa dipinge il ritratto del Principe algerino El Hadj ma il suo ritratto più noto sarà quello che riuscì a farsi commissionare in Cina.

Partita nel 1903, al suo arrivo a Pechino le viene chiesto se fosse interessata a ritrarre l’Imperatrice cinese, ma l’artista in quel momento non ne aveva la possibilità ma solo la speranza, visto che nessun occidentale, né cinese, poteva entrare nella Città Proibita e tanto meno ritrarre l’Imperatore o l’Imperatrice viventi, poiché per i cinesi il ritratto era un’usanza riservata ai defunti e quando anche Sir Richard Hart, di cui Katharine era ospite, liquidò la cosa come impossibile, la questione fu chiusa. Dopo però sei mesi la proposta fu di nuovo messa in cantiere dalla Signora Conger, moglie del ministro della Lega Statunitense in Cina, istituzione nata dopo la rivoluzione dei Boxer, che riuscì a far accettare la proposta all’Imperatrice Cixi per un dipinto da mostrare poi all’Esposizione Universale di Saint Louis del 1904.

Katharine sarà pittrice disegnatrice artista della Corte Imperiale cinese dell'Imperatrice Katharine così fu accolta nel Palazzo Imperiale all’interno della Città Proibita, dove visse per quasi un anno, ospite dell’Imperatrice che la accolse e la ospitò sempre con tutti i maggiori riguardi, tanto che alla sua partenza la fregiò dei titoli dell’Ordine del Doppio Dragone e della Perla Fiammeggiante, oltre che di un cane pechinese scelto tra i suoi personali cani da compagnia.




L’impatto iniziale per Katharine non fu semplice nonostante la bellezza dei luoghi, degli appartamenti, la sontuosità dell’ambiente e le cortesie a lei riservate, Katharine sentiva infatti tutto il peso dell’importanza di essere lì: “La prima straniera a domiciliare in una residenza del Figlio del Paradiso dai tempi di Marco Polo[3] . Ma il suo soggiorno fu subito ricco di emozioni, e soprattutto relazioni umane, caratterizzate dalle mille attenzioni che l’Imperatrice le riservava: “Dubito che un Cinese alla Corte Europea, perfino alla nostra Casa Bianca, sarebbe trattato con la stessa considerazione da tutti, servitù compresa .[4]



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La sua opera tuttavia nell’Esposizione nonostante sia l’unica immagine dell’Imperatrice regnante di un paese, la Cina, con cui il resto del mondo, Stati Uniti in primis, intrattengono legami politici ed economici, non suscita il meritato riconoscimento; vittime entrambe degli stereotipi, artista e Imperatrice cinese, suscitano curiosità ma non il dovuto rispetto, come ci testimonia una voce dell’epoca: “ Il mio stupore fu grande quando mi fu detto che quello era il lavoro della signora americana. Sembra che l’imperatrice abbia dato un suo tocco personale allo stile. E’ rappresentata rivolta direttamente verso lo spettatore, con una faccia larga e paonazza appartenete ad una trentenne, artificialmente dipinta, e assolutamente piatta, senza alcun gioco d’ombra. Il risultato generale comunque non sembra possa aumentare la sua reputazione come pittrice [5].

Colpita dalle tante dicerie sull’Imperatrice cinese, l’ultima della dinastia, Katherine decide di scrivere le sue memorie che verranno pubblicate nel 1907 dal titolo “Con l’Imperatrice Dowager di Cina” pur sapendo che avrebbe infranto quel senso di riservatezza tipico dello stile e cultura cinesi ma “ Dopo il mio ritorno in America ho costantemente visto o sentito, riportate da giornali, dichiarazioni a me attribuite che io non ho mai fatto. Sua Maestà era rappresentata come se mi avesse minacciata e forzata a dipingerla giovane e bella! [6].
l'Imperatrice cinese Cixi Dowager


Ho deciso dunque che in giustizia della mia Augusta Patrona, nonché verso me stessa, devo correggere queste affermazioni e scrivere una relazione veritiera e completa della mia vita a Palazzo e della mia esperienza nel dipingere il ritratto di Sua Maestà, l’Imperatrice Dowager e questo mi sembra che sia l’unico modo[7], sebbene: “So che pubblicando questo resoconto corro il rischio di offendere la sensibilità dei miei amici cinesi (…) Facendo questo, trasgredirò un’altra regola di lungo corso della ‘convenienza’ cinese, che fa di ogni commento, positivo o negativo, sulla Sacra Persona di Sua Maestà, uno strappo all’etichetta[8] ma “Ho deciso di correre il rischio di incorrere nella loro disapprovazione e riprovazione, perché sono sicura che quello che ho da dire, servirà a chiarire certe incomprensioni e a mettere Sua Maestà l’Imperatrice Dowager sotto una luce più favorevole[9].



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Queste memorie senza poterlo sapere sono la testimonianza degli ultimi anni di un Impero che non resisterà all’impatto con la modernità. 
L'artista Katharine ci delinea infatti un quadro completo della vita di corte dai riti, alle audizioni, dalla vita quotidiana fatta di passeggiate o gite sul lago alle cerimonie religiose, dalle descrizioni folkloristiche accompagnate da indicazioni antropologiche a descrizioni culinarie, dalla composizione della società cinese in generale ai loro usi e costumi come quello di vendere i propri figli o portare le proprie figlie a far servizio a corte con la speranza di dar loro una vita migliore. Così apprendiamo che nella Cina di inizio novecento le vedove non possono risposarsi e devono portare il lutto a vita, potendo però scegliere di adottare un figlio non loro, e che le ragazze che scelgono di non sposarsi alla loro morte vengono onorate con monumenti pubblici, eretti con l'aiuto di tutta la comunità se la famiglia è indigente, perché le vergini sono venerate.[10]La dinastia dell'Imperatrice Tzu-Hsi, Cixi, dei Qing apparteneva all'etnia dei Manchu le cui caratteristiche sociali sono ben delineate da Katharine come ben distinte da quelle dei cinesi. L'esempio importante che la pittrice porta é l'usanza dei cinesi di fasciare i piedi alle donne, un' usanza che tuttavia le donne manchu: "Loro non solo non hanno mai fasciato i loro piedi ma ne hanno orrore tanto quanto gli europei. Le donne manchu sono meno circoscritte e godono di più libertà individuale di ogni altra donna orientale. Di fatto, le donne della Manciuria sono agli occhi delle altre donne orientali l'equivalente di quello che le donne americane sono per le sorelle europee"[11] . 

Completato il suo ritratto per l’Esibizione, Katharine viene invitata dall’Imperatrice stessa a rimanere ancora a Palazzo per farle altri ritratti; in tutto l’artista ne farà ben quattro prima di decidere che ormai la sua strada era fuori dalle dorate mura imperiali.

Tornata nel Tennessee, fonda con altri, il Museo delle Arti Brooks a Memphis nel 1916 entrando nella sua amministrazione e giuria anche se continuerà saltuariamente a recarsi in Cina dove nel frattempo la società era cambiata tanto che  Katharine verrà anche invitata a tenere lezioni universitarie dove porterà la sua testimonianza di vita dall’impero alla modernità che la Cina stava vivendo[12].

Aprì infine un suo studio a New York dove decise di vivere e dove portò avanti il suo lavoro fino alla sua morte avvenuta nel 1938, il 7 Dicembre.

L'opera più famosa di questa straordinaria artista, pittrice, è, e resta, proprio il ritratto dell’ultima Imperatrice Cinese, Tzu Hsi, Cixi, “Dowager”, che fu regalato a Roosevelt proprio per volere della Regnante Cinese[13] e che fu poi donato alla collezione dell’Istituto Smithsonian, dove tutt’ora risiede.

"Ritratto dell'Imperatrice Dowager Cixi"


Traduzioni a cura di Silvia S. G. Palandri




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[1]  SHAVIT David, “The United States in Asia: A Historical Dictionary”, Ed. Greenwood Publishing Group, 1990, pag. 80.
[2]" Kate Augusta Carl- The Tennessee Encyclopedia of History and Culture" - Published » December 25, 2009 | Last Updated » January 01, 2010  http://tennesseeencyclopedia.net/entry.php?rec=199
[3] CARL K., “With The Empress Dowager”, New York, The Century Co., 1905, pag. 14.
[4] Ivi, pag. 61.
[5] RUXTON C. I., a cura di , “The Semi- official Letters of British Envoy Sir Ernest Satow from Japan and China (1895- 1906)”, Ed. Lulu.com, 2007., pag. 407.
[6] CARL K., “With The Empress…”, Op. Cit., pag. XXI
[7] Ivi, pag. XXII.
[8] Ivi, pag. XXIII.
[9] Ivi, pag. XXV.
[10] Ivi, pag. 45.
[11] Ivi, pag. 63.
[12]  Si veda il suo contributo presso l’Università di Clarke: "Una valutazione personale del carattere dell'ultima Imperatrice Dowager, Tze- Hsi"  by Katharine A. Carl, pittrice del ritratto dell'ultima Imperatrice Dowager"  (http://library.uoregon.edu/ec/e-asia/read/carl-3.pdf).
[13] CARL A. K., “With The Empress…”, Op. Cit. pag. 299.



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venerdì 23 gennaio 2015

Gertrude, la bambina affamata di conoscenza che vinse il Nobel

Almanacco del 23 Gennaio:

credits Wikipedia




Gertrude  Belle Elion nasce il 23 Gennaio 1918 a New York City  e sarà tra le poche donne a conquistare il mondo, soprattutto quello scientifico. La sua famiglia ha origini lituane da parte del padre e russo-polacca da parte della madre. Entrambi immigrati negli Stati Uniti in età ancora adolescenziale, il papà di Gertrude riuscì ad avere un’istruzione adeguata diplomandosi in odontoiatria e aprendo un suo studio medico in casa.

Dopo un’adolescenza felice trascorsa con il fratello minore a giocare per la strada insieme ai bambini del vicinato, Gertrude perde il suo adorato papà a causa di un tumore quando lei aveva solo 15 anni e questo nefasto avvenimento probabilmente la porterà a scegliere al College la specializzazione in Chimica.

Dopo il crack del 1929 la famiglia si ritrova in difficoltà e Gertrude deve optare per una scuola pubblica che comunque le permette di ricevere un’educazione primaria. Quello che Gertrude ricorda di quei giorni è che : “Ero una bambina con un’insaziabile fame di conoscenza e mi ricordo che mi piacevano tutti i corsi[1]

Gertrude nel 1991
Credits: Wikimedia
 Gertrude tuttavia coglie, e ci fa cogliere, il clima dell’epoca soprattutto quello che si pensava nei confronti delle ragazze che in quanto future moglie avrebbero inesorabilmente lasciato gli studi , sacrificando conoscenza e carriera e molti, anche nella sua scuola, tra i professori erano prevenuti sul futuro di quelle ragazze. Gertrude frequentò una scuola femminile:  Era una scuola di sole ragazze e penso che molti dei nostri professori fossero incerti su quante di noi avrebbero davvero proseguito la carriera. Sta di fatto che molte delle ragazze andarono invece avanti diventando chi insegnante e alcune anche scienziate[2].

Nel clima della grande depressione, Gertrude non poté però iscriversi per proseguire gli studi e cercò allora di entrare all’Università con delle borse di studio.
Anche le occasioni di lavoro erano scarse, si rese ben presto conto di quanto fosse difficile per una donna intraprendere un lavoro in campo scientifico: “Non mi resi conto che fosse una direzione inusuale all’epoca. Me ne resi conto presto dopo il diploma, quando nessuno mi dava retta.(…) Ovunque andassi- era un periodo di depressione, era un periodo in cui non c’era molto lavoro, e dove c’era non c’era motivo alcuno di prendere una donna. (…) Poi mi dicevano: pensiamo che saresti un motivo di distrazione in un laboratorio[3] e così Gertrude dovette accontentarsi di tenere un corso di tre mesi alla Scuola per Infermiere dell’Ospedale di New York dove insegnava biochimica per poi accettare di fare l’assistente di laboratorio senza una paga vera e propria ritenendo comunque l’esperienza un fattore importante per il suo curriculum. Dopo qualche anno ricevette una piccola somma con la quale, grazie anche ai risparmi e l’aiuto della sua famiglia, riuscì ad iscriversi all’università di New York nel 1939 : “ Ero l’unica donna del mio corso di Chimica ma nessuno sembrava farci caso e io stessa non lo consideravo affatto strano[4].

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Gertrude Elion e George Hitchings in laboratorio, 1948.
Dopo gli studi Gertrude trovò lavoro come insegnante di Scienze, Chimica e Fisica in una scuola secondaria, impegnando la notte e i week end nel lavoro di ricerca necessario a laurearsi. Così nel 1941 si laureò in Chimica presso l’Università di New York.
Di lì a poco Gertrude iniziò a cercare lavoro e nonostante in piena guerra mondiale ci fosse necessità di chimici, preferì scegliere di lavorare come assistente nei laboratori di George Hitchings dove imparò molto e crebbero le sue conoscenze al pari delle responsabilità all’interno del laboratorio. La sua professionalità si accrebbe facendo esperienza nell’attività della sintesi microbiologica. Allo stesso tempo Gertrude non aveva smesso però di studiare, seguiva infatti un dottorato all’Istituto Tecnico di Brooklyn che tuttavia dopo anni, la reclamò a tempo pieno, costringendola a scegliere tra la carriera universitaria e quella in laboratorio; tra le due vinse quest’ultima. Ma moltissimi anni dopo si rifece ricevendo ben tre dottorati onorari da tre università: Washington, Brown e  Michigan.

Il lavoro di Gertrude si specializzò maggiormente sulle purine, rendendo possibile ad altri l’impiego di queste scoperte in campo farmacologico.

Nel 1967 diventa capo del Dipartimento di Terapia Sperimentale, mentre è contemporaneamente anche membro dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Presidente dell’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro e membro del Comitato dell’OMS per la ricerca sulle malattie tropicali, fino al 1983 quando si ritirò in pensione ma non dal lavoro di ricerca.
Divenne infatti Ricercatrice e Professoressa all’Università di Duke in Medicina e Farmacologia dove il suo continuo confronto con le nuove generazioni di scienziati e scienziate era per lei fonte di soddisfazione soprattutto nell’incoraggiare la presenza delle donne in ambito scientifico, creò per questo una borsa di studio all’Hunter College per ragazze laureate in Chimica e divenne consulente e ricercatrice emerita presso il Dipartimento Maggiore della Wellcome Burroughs.

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credits: Wikipedia
Fu membro della Società Chimica americana, della Reale Società della Chimica biologica, della Società Americana di Farmacologia e Terapia Sperimentale, dell’Associazione americana per la Ricerca dei Tumori, della Società Americana di Ematologia, dell’Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze, dell’Associazione Americana degli Scienziati Farmaceutici, nonché socia dell’Accademia delle Scienze di New York.

Per i suoi alti meriti nella ricerca scientifica, Gertrude, la bambina con un’insaziabile fame di conoscenza, ricercatrice senza un dottorato, figlia di emigranti nonché donna, vinse il Premio Nobel per la Medicina nel 1988. Quinta donna al mondo.

Sebbene per lei non fosse mai stato un problema essere una donna, o meglio non si creò mai il problema di esserlo, riuscì con le sue capacità, determinazione e volontà ad andare oltre gli ostacoli anche grazie all’esempio di un’altra grande donna che la ispirò da sempre, Madame Curie: “Il suo esempio mi diceva che una donna poteva farlo” e grazie alle parole di sua madre che la incitavano sempre a non desistere: “ Non lasciarti turbare, tu sai che puoi farlo[5].  Essa si rendeva però conto che la carriera era incompatibile con il matrimonio, lei infatti non si sposò mai, anche perché il fidanzato morì anch’egli di una malattia allora incurabile che la spinse a dedicarsi ancora di più alla ricerca, ma poté godere della sua condizione di zia e dell’amore delle nipoti, le figlie del fratello, non per questo però non esorta le donne ad ambire ad avere entrambi le cose: “Alla mia generazione  era veramente impossibile avere entrambe. In parte perché le persone non volevano neanche farti un colloquio se eri sposata. Se avevi bambini …Ora è cambiato, e penso sia possibile ora per le donne avere entrambi ma è difficile. Penso che qualcuna di loro sottovaluti la cosa[6].


Fondamentale per tutti noi fu la sua ricerca in campo medico contro la leucemia, soprattutto infantile, nei farmaci per i trapianti d’organi, nella chemioterapia, nella ricerca di una medicina contro l’AIDS.
Gertrude morì nel 1999  a 81 anni.

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[1] Jewish Women's Archive. "Gertrude Elion." (Viewed on January 21, 2015) <http://jwa.org/womenofvalor/elion>.
[2] Idem
[3] “Gertrude  Elion -- Academy of Achievement." Academy of Achievement. 08 Nov. 2007.   http://www.achievement.org/autodoc/page/eli0int-1.
[4] Jewish Women's Archive. "Gertrude Elion." (Viewed on January 21, 2015) <http://jwa.org/womenofvalor/elion>.
[5] “Gertrude  Elion Biography -- Academy of Achievement." Academy of Achievement.  http://www.achievement.org/autodoc/page/eli0int-1
[6] Idem.

martedì 20 gennaio 2015

Anna, la ceroplasta più famosa di suo marito



Almanacco del 20 Gennaio:












La Città di Bologna si distinse nelle Scienze e nella amena Letteratura, vanta ancora tante donne rendutesi per il loro sapere rinomate, e tra queste dobbiamo adesso parlare di Anna Morandi Manzolini[1] :



Anna Morandi nasce il 20 Gennaio 1714 a Bologna da una modesta famiglia, dal papà Carlo e dalla madre Rosa Giovannini, ma questo non le impedì di essere educata in pittura, studiando arte e scultura con i pittori Francesco Monti e Giuseppe Pedretti. E artista sarà anche suo marito, Giovanni Manzolini, i due si sposeranno nel 1740 e la loro sarà un’unione anche professionale.

Anna Morandi Manzolini, affianca la professione del marito, scultore di parti anatomiche in cera,  e studiando anatomia, anche praticando autopsie, si perfeziona tanto che  alla morte del marito, nel 1755, è in grado di, non solo continuare l’attività di famiglia ma, finirla distinguendosi in bravura e precisione tanto da diventare famosa e richiesta a Londra come in Russia da Caterina II con allettanti offerte economiche che tuttavia Anna rifiutò sempre, preferendo rimanere sul suolo natio. Grande fu la sua fama e la stima che si conquistò, celebre la visita di Giuseppe II d’Austria nel suo studio che rimase affascinato dall’eccellenza del suo lavoro, come scrive Luigi Crespi: “[…] Non passando alcun viaggiatore, che non procuri di vedere le opere sue, che sono moltissime, unite a quelle del marito, […] e non cerchi il modo di conoscerla di persona e di ragionare di una facoltà, di cui con tanta chiarezza, con profondità tanta, e con tanto piacere essa ragiona, onde s’acquista l’amore, e la stima di tutti”.[2]

Anna infatti divenne membro delle più famose Accademie dell’epoca a cominciare dalla Clementina, L’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 1755 e ancora in quella delle Scienze, come in quella del Disegno di Firenze o in quella Letteraria di Foligno. Anna infatti con la sua maestria riuscì a dare un’importante aiuto alla conoscenza scientifica e medica dell’epoca scoprendo l’ esatta collocazione di alcuni organi interni e riproducendone con bravura la struttura tanto che l’Università di Bologna in un primo momento acconsentì che tenesse insieme al marito lezioni in ateneo, e poi che continuasse anche dopo la morte di questo, e anzi le offrì la possibilità, lasciata solo ai più stimati professori, di non recarsi in aula ma di dare lezioni di anatomia presso il suo studio.

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"Anna Morandi Manzolini, l'anatomista e scultrice italiana",
disegno di Cesare Bettini, 1857.
Credits: wikipedia


Anna in effetti con la sua professione, che come visto richiedeva anche disserzioni di cadaveri, fu un esempio importante in un’ epoca in cui il dibattito misogino era al suo culmine, fu un esempio come professionista, come artista, come scienziata e come insegnante riuscì a rispondere concretamente a quelle insinuazioni tipiche del periodo per cui le donne non erano ritenute al pari degli uomini poiché governate non dal cervello ma dall’utero che condizionava il loro pensiero; ebbene Anna grazie alla sua capacità scientifica ed artistica fu in grado di provare quale fosse la reale anatomia degli apparati riproduttivi femminili e maschili[3] dando un suo personale apporto alla querelle. Neanche Anna si potè sottrarre alle allusioni e miscredenze sul suo operato solo per il fatto di essere donna ma molti invece le riconobbero merito per il suo lavoro: “Ma della verità della straordinaria dottrina e perizia nella Natomia d’Anna Morandi Manzolini, non può esser lecito a veruno muovere il ben che minimo dubbio” e ancora “che in questo (lo studio della Anatomia [Natomia]) sia divenuta dottissima , ed espertissima una donna, per naturale sua tempra d’animo delicato, e gentile; un’Anna Maria Manzolini, questa è veramente gran cosa, ed innanzi a lei inaudita[4].

Nonostante la vita di Anna fu una vita contrassegnata da lutti, su otto figli giunsero in età adulta solo due, nonostante i problemi economici, il primogenito Giuseppe alla morte del marito fu messo in orfanotrofio, dove tuttavia ebbe un destino florido essendo stato estratto per ereditare le fortune del Conte Solimei morto senza eredi, nonostante la precoce vedovanza, e le continue difficoltà economiche che nel 1769 la videro costretta  a vendere tutta la sua produzione, biblioteca e strumentazione al Conte Ranuzzi che volle però anche darle un  appartamento nella Villa di famiglia, riuscì grazie al suo genio e alle sue capacità a raggiungere gli onori della sua terra “ a continuo decoro della nostra città, la quale, a dir vero, riceve da lei, e per lei, quel pregio, che da niun altra donna, fra le moltissime, che l’illustrarono, ricevette giammai ”[5]  o per dirla con il poeta Zannotti: “Qual lingua i pregi tuoi ridir mai puote? Per te la patria, e l’età nostra anch’ella Di nuovo eterno onor più sempre abbonda[6],  e di tutto il resto d’ Europa.

Anna Manzolini, la prima e celeberrima ceroplasta, si spense nel 1774 a Bologna e fu seppellita nella Chiesa di San Procolo.

Le sue opere sono ancora visibili all’Istituto delle Scienze presso la sua antica sede nel Museo di Palazzo Poggi, a Bologna.


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[1]  LOMBARDI A:,primo bibliotecario di Sua Altezza Reale il Sig. Duca di Modena, socio e segretario della Società Italiana delle Scienze,  Storia della Letteratura italiana nel Secolo XVIII”, Modena, Ed. Tipografia Camerale, 1828, pag. 126.
[2] CRESPI Luigi, “Felsina: vita de’ pittori bolognesi”, vol. III, 1769, pag. 310.
[3] Si veda su questo tema FINDLEN P., ROWORTH W.W., SAMA M. C., “Italy’s Eigthteenth Century: Gender and Culture in the Age of Grand Tour”,  2009, pag. 259.
[4] MEDICI M., PARADISI L., “Compendio storico della scuola anatomica di Bologna dal Rinascimento delle scienze e delle lettere a tutto il secolo 18. Con un paragone fra la sua antichità e quella delle scuole di Salerno e di Padova scritto da Michele Medici” , 1857,  pag. 362.
[5] CRESPI L. “Felsina: vita de’ pittori bilognesi” , Op. Cit.,  pag. 313.
[6] CRESPI L., “Vite de’ pittori bolognesi , non descritte ne la Felsina pittrice”, pag. 308.
 

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