lunedì 14 giugno 2021

Pia de' Tolomei- Da storia a Leggenda




Post su Pia de' Tolomei per il Dantedì
Ci siamo già occupate di Pia de' Tolomei per il Dantedì e allora vediamo chi fu veramente e come da storia divenne leggenda, Pia de' Tolomei...






Iʟ ᴍɪᴛᴏ ᴅɪ Pɪᴀ ᴅᴇ'Tᴏʟᴏᴍᴇɪ ᴛʀᴏᴠᴀ ɪʟ sᴜᴏ ᴠᴀᴛᴇ ɪɴ Dᴀɴᴛᴇ ᴍᴀ ʟᴀ sᴜᴀ ғᴀᴍᴀ ᴛʀᴏᴠᴀ ɴᴜᴏᴠᴏ ᴠɪɢᴏʀᴇ ɪɴ ᴘɪᴇɴᴏ Rᴏᴍᴀɴᴛɪᴄɪsᴍᴏ.
Lᴇ sᴄᴀʀsᴇ ɴᴏᴛɪᴢɪᴇ ᴄʜᴇ Dᴀɴᴛᴇ ɴᴇ ᴅᴀ̀ ɴᴇʟʟᴀ Dɪᴠɪɴᴀ Cᴏᴍᴍᴇᴅɪᴀ ᴘᴇʀᴍᴇᴛᴛᴏɴᴏ ᴀʟʟ'ᴇsᴛʀᴏ ᴅɪ sᴄʀɪᴛᴛᴏʀɪ, ᴘɪᴛᴛᴏʀɪ, ᴍᴜsɪᴄɪsᴛɪ ᴅɪ ɪɴᴛᴇʀᴘʀᴇᴛᴀʀʟᴀ ʟɪʙᴇʀᴀᴍᴇɴᴛᴇ ᴇ ɪɴғᴀᴛᴛɪ ᴅɪ Pɪᴀ ᴅᴇ'Tᴏʟᴏᴍᴇɪ ʀɪᴛʀᴏᴠɪᴀᴍᴏ ɴᴜᴍᴇʀᴏsɪ ǫᴜᴀᴅʀɪ ᴍᴀ ᴀɴᴄʜᴇ ᴏᴘᴇʀᴇ ʟɪʀɪᴄʜᴇ ᴇ sᴏɴᴇᴛᴛɪ. C'ᴇ̀ ᴜɴᴀ ᴠᴇʀᴀ ʀɪsᴄᴏᴘᴇʀᴛᴀ ᴅᴇʟʟᴀ ʟᴇɢɢᴇɴᴅᴀ ᴅɪ ǫᴜᴇsᴛᴀ sғᴏʀᴛᴜɴᴀᴛᴀ ᴅᴏɴɴᴀ ᴄʜᴇ ʀᴀᴄᴄᴏɴᴛᴀɴᴅᴏsɪ ᴀ Dᴀɴᴛᴇ ɴᴇʟ V ᴄᴀɴᴛᴏ ᴅᴇʟ Pᴜʀɢᴀᴛᴏʀɪᴏ ᴅɪᴄᴇ ᴘᴏᴄʜᴇ ᴛᴏᴄᴄᴀɴᴛɪ ᴘᴀʀᴏʟᴇ '𝑆𝑖𝑒𝑛𝑎 𝑚𝑖 𝑓𝑒' 𝑀𝑎𝑟𝑒𝑚𝑚𝑎 𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑓𝑒𝑐𝑒' ᴇ ᴘʀᴇɢᴀ ɪʟ sᴏᴍᴍᴏ ᴘᴏᴇᴛᴀ ᴅɪ ɴᴏɴ ᴅɪᴍᴇɴᴛɪᴄᴀʀsɪ ᴅɪ ʟᴇɪ ᴇ ᴅɪ ᴘᴀʀʟᴀʀᴇ ᴀʟ ᴍᴏɴᴅᴏ ᴅᴇʟʟᴀ sᴜᴀ ᴠɪᴄᴇɴᴅᴀ.
Sɪ̀ ᴘᴇʀᴄʜᴇ́ Pɪᴀ ᴅᴇ'Tᴏʟᴏᴍᴇɪ sɪ ᴅɪᴄᴇ ᴄʜᴇ ғᴜ ɢᴇᴛᴛᴀᴛᴀ ᴅᴀ ᴜɴᴀ ғɪɴᴇsᴛʀᴀ Dᴇʟ Cᴀsᴛᴇʟʟᴏ ᴅɪ Pɪᴇᴛʀᴀ ɪɴ Mᴀʀᴇᴍᴍᴀ ᴅᴏᴠᴇ sᴜᴏ ᴍᴀʀɪᴛᴏ Nᴇʟʟᴏ ᴏ Pᴀɢᴀɴᴇʟʟᴏ ʟ'ᴀᴠᴇᴠᴀ ʀɪɴᴄʜɪᴜsᴀ ᴘᴇʀ ɢᴇʟᴏsɪᴀ ᴏ ᴘᴇʀᴄʜᴇ́ ɪɴᴠᴇᴄᴇ ᴠᴏʟᴇᴠᴀ ʀɪᴘᴏsᴀʀsɪ. Iɴ ᴏɢɴɪ ᴄᴀsᴏ ғᴜ ᴜɴᴀ ᴠɪᴛᴛɪᴍᴀ ɪɴɴᴏᴄᴇɴᴛᴇ.


Iɴ ʀᴇᴀʟᴛᴀ̀ ᴅɪ Pɪᴀ ᴅᴇ'Tᴏʟᴏᴍᴇɪ ɴᴏɴ sɪ sᴀ ᴍᴏʟᴛᴏ ᴇ ᴘʀᴏᴘʀɪᴏ ʟᴇ ᴘᴏᴄʜᴇ ɪɴғᴏʀᴍᴀᴢɪᴏɴɪ, ᴜɴ ᴘᴏ'sɪʙɪʟʟɪɴᴇ ɪɴ ᴠᴇʀɪᴛᴀ̀, ᴄʜᴇ Dᴀɴᴛᴇ ᴄɪ ʟᴀsᴄɪᴀ ɴᴇʟʟᴀ Dɪᴠɪɴᴀ ᴄᴏᴍᴍᴇᴅɪᴀ ʜᴀɴɴᴏ sᴏʟᴏ ʀᴇsᴏ ᴅɪғғɪᴄɪʟᴇ sᴛᴏʀɪᴄᴀᴍᴇɴᴛᴇ ᴛʀᴏᴠᴀʀᴇ ᴅᴇɪ ʀᴇsᴘᴏɴsɪ, ᴀʟɪᴍᴇɴᴛᴀɴᴅᴏ ᴄᴏsɪ̀ ʟᴀ ʟᴇɢɢᴇɴᴅᴀ.
Mᴏʟᴛᴇ ɴᴇʟ ᴛᴇᴍᴘᴏ sᴏɴᴏ sᴛᴀᴛᴇ ʟᴇ ɪᴘᴏᴛᴇsɪ, ɴᴇssᴜɴᴀ ᴍᴀɪ sᴜғғʀᴀɢᴀᴛᴀ ᴅᴀ ᴅᴏᴄᴜᴍᴇɴᴛɪ ᴇ ʀɪsᴄᴏɴᴛʀɪ sᴛᴏʀɪᴄɪ ᴘᴇʀ ᴄᴜɪ ʀɪᴍᴀɴɢᴏɴᴏ sᴏʟᴏ ᴛᴇsɪ. Tᴜᴛᴛᴇ sᴜᴘᴘᴏsɪᴢɪᴏɴɪ ᴄʜᴇ ᴀᴅ ᴏɢɢɪ ʀɪᴍᴀɴɢᴏɴᴏ sᴏʟᴏ ɪᴘᴏᴛᴇsɪ. Vᴇʀᴏ ᴇ̀ ᴄʜᴇ Dᴀɴᴛᴇ ɴᴏɴ ᴀᴠʀᴇʙʙᴇ ᴍᴀɪ ɪɴᴠᴇɴᴛᴀᴛᴏ ᴜɴᴀ sᴛᴏʀɪᴀ ᴄᴏsɪ̀ ᴅʀᴀᴍᴍᴀᴛɪᴄᴀ sᴇɴᴢᴀ ᴜɴ ғᴏɴᴅᴏ ᴅɪ ᴠᴇʀɪᴛᴀ̀.
Qᴜᴇʟʟᴏ ᴄʜᴇ ᴄɪ ʀᴇsᴛᴀ sᴏɴᴏ sᴏʟᴏ ᴘᴏᴄʜɪ ᴠᴇʀsɪ ᴅᴀɴᴛᴇsᴄʜɪ ᴇ ᴜɴᴀ ʟᴇɢɢᴇɴᴅᴀ ᴄʜᴇ sɪ ᴘᴇʀᴘᴇᴛᴜᴀ ᴇ ᴄʜᴇ ᴛʀᴏᴠᴇʀᴀ̀ ɴᴜᴏᴠᴀ ᴠɪᴛᴀ ɴᴇʟ Rᴏᴍᴀɴᴛɪᴄɪsᴍᴏ...

Pɪᴀ ᴅᴇɪ Tᴏʟᴏᴍᴇɪ ᴏ ʟᴀ sᴜᴀ ʟᴇɢɢᴇɴᴅᴀʀɪᴀ ғɪɴᴇ ᴅɪᴠᴇɴɴᴇʀᴏ ᴜɴ ᴇʟᴇᴍᴇɴᴛᴏ ɪᴍᴘʀᴇsᴄɪɴᴅɪʙɪʟᴇ ɴᴇʟʟ'ɪᴍᴍᴀɢɪɴᴀʀɪᴏ ᴏᴛᴛᴏᴄᴇɴᴛᴇsᴄᴏ, ɴᴜᴍᴇʀᴏsɪ ғᴜʀᴏɴᴏ ɪ ʀɪᴛʀᴀᴛᴛɪ ᴀ ʟᴇɪ ᴅᴇᴅɪᴄᴀᴛɪ ᴅᴀʟ sᴜᴏ ᴜʟᴛɪᴍᴏ ᴠɪᴀɢɢɪᴏ ᴅᴀ Sɪᴇɴᴀ ᴀʟʟᴀ Mᴀʀᴇᴍᴍᴀ, ᴀʟʟᴀ sᴜᴀ ᴘʀɪɢɪᴏɴɪᴀ, ᴀʟʟᴀ sᴜᴀ ᴅɪsᴘᴇʀᴀᴢɪᴏɴᴇ ᴇ ᴍᴏʀᴛᴇ. Mᴀ ᴍᴏʟᴛᴇ ғᴜʀᴏɴᴏ ᴀɴᴄʜᴇ ʟᴇ ᴏᴘᴇʀᴇ ᴀ ʟᴇɪ ᴅᴇᴅɪᴄᴀᴛᴇ ᴄᴏᴍᴇ ᴀᴅ ᴇsᴇᴍᴘɪᴏ ʟ'ᴏᴘᴇʀᴀ ʟɪʀɪᴄᴀ ᴅɪ Dᴏɴɪzᴇᴛᴛɪ ᴅᴇʟ 1837 .
Sᴇsᴛɪɴɪ ғᴜ ɪʟ ᴘʀɪᴍᴏ ɪɴ ᴇᴘᴏᴄᴀ ᴍᴏᴅᴇʀɴᴀ ᴀ ʀɪᴘʀᴇɴᴅᴇʀᴇ ʟᴀ 'ᴠɪsɪᴏɴᴇ' ᴅᴀɴᴛᴇsᴄᴀ; ᴀ ʟᴜɪ sɪ ᴅᴇᴠᴇ ᴜɴ'ᴀᴍʙɪᴇɴᴛᴀᴢɪᴏɴᴇ ɢᴏᴛɪᴄᴀ ᴅᴇʟʟᴀ sᴛᴏʀɪᴀ ᴅɪ Pɪᴀ ᴅᴇɪ Tᴏʟᴏᴍᴇɪ ᴇ ᴅᴇʟʟ'ᴀᴍᴏʀᴇ ɴᴏɴ ᴄᴏʀʀɪsᴘᴏsᴛᴏ ᴅᴇʟʟ'ᴀᴍɪᴄᴏ ғʀᴀᴛᴇʀɴᴏ ᴅᴇʟ ᴍᴀʀɪᴛᴏ ᴅɪ Pɪᴀ ᴄʜᴇ ᴘᴇʀᴄɪᴏ̀ ʟᴀ ᴄᴀʟᴜɴɴɪᴀ ᴄᴏɴᴅᴀɴɴᴀɴᴅᴏʟᴀ ᴅɪ ғᴀᴛᴛᴏ ᴀʟʟᴀ ᴍᴏʀᴛᴇ. 
Aʟᴛʀᴀ ᴏᴘᴇʀᴀ sᴀʀᴀ̀ ɪɴ sᴇɢᴜɪᴛᴏ ǫᴜᴇʟʟᴀ ɪɴ ᴏᴛᴛᴀᴠᴇ ᴅɪ Gɪᴜsᴇᴘᴘᴇ Mᴏʀᴏɴɪ ᴅᴇʟ 1873 ᴍᴀ ʟᴀ ɴᴀᴛᴜʀᴀ ɪɴ ʀɪᴍᴀ ɴᴏɴ ᴘᴇʀᴍᴇᴛᴛᴇ ᴀʟʟᴏ sᴄʀɪᴛᴛᴏʀᴇ ᴅɪ sᴠɪʟᴜᴘᴘᴀʀᴇ ʟᴀ sᴛᴏʀɪᴀ ʀɪᴘʀᴇɴᴅᴇɴᴅᴏ ᴅɪ ғᴀᴛᴛᴏ ɢʟɪ ᴇʟᴇᴍᴇɴᴛɪ ᴘɪᴜ̀ ᴘɪᴛᴛᴏʀᴇsᴄʜɪ ᴄʜᴇ Sᴇsᴛɪɴɪ ᴀᴠᴇᴠᴀ ᴘᴇʀ ᴘʀɪᴍᴏ ᴘᴇɴsᴀᴛᴏ ᴘᴇʀ ʟᴀ ᴠɪᴄᴇɴᴅᴀ ᴅɪ Pɪᴀ. Qᴜɪ Pɪᴀ ᴇ̀ ᴜɴᴀ ғɪɢᴜʀᴀ ᴀɴɢᴇʟɪᴄᴀᴛᴀ, ғʀᴀɢɪʟᴇ ᴄʜᴇ ᴍᴜᴏʀᴇ ᴅɪ ɪɴᴇʀᴢɪᴀ ʀɪɴᴄʜɪᴜsᴀ ɴᴇʟ Cᴀsᴛᴇʟʟᴏ ɪɴ Mᴀʀᴇᴍᴍᴀ ᴍᴀ ᴄʜᴇ ᴠɪᴇɴᴇ ᴄᴏᴍᴘʟᴇᴛᴀᴍᴇɴᴛᴇ ʀɪᴀʙɪʟɪᴛᴀᴛa ᴅᴀʟʟᴀ ᴄᴏɴғᴇssɪᴏɴᴇ ᴅᴇʟʟ'ᴀᴍɪᴄᴏ ғʀᴀᴛᴇʀɴᴏ ᴅɪ Nᴇʟʟᴏ ᴄʜᴇ ᴄᴏʟᴛᴏ ᴅᴀɪ ʀɪᴍᴏʀsɪ ᴄᴏɴғᴇssᴀ ʟ'ɪɴɢᴀɴɴᴏ. Qᴜᴇsᴛᴀ ʙᴀʟʟᴀᴛᴀ ᴇʙʙᴇ ᴜɴ ᴇɴᴏʀᴍᴇ sᴜᴄᴄᴇssᴏ ᴘʀᴇssᴏ ǫᴜᴇʟʟᴇ ᴢᴏɴᴇ ᴘɪᴜ̀ ʀᴜʀᴀʟɪ ᴅᴏᴠᴇ ᴅɪᴠᴇɴɴᴇ ᴜɴᴀ ᴠᴇʀᴀ ᴇ ᴘʀᴏᴘʀɪᴀ ᴄᴀɴᴛɪʟᴇɴᴀ ᴛʀᴀᴍᴀɴᴅᴀᴛᴀ ᴅɪ ɢᴇɴᴇʀᴀᴢɪᴏɴᴇ ɪɴ ɢᴇɴᴇʀᴀᴢɪone ᴛʀᴀ ɪ ᴄᴏɴᴛᴀᴅɪɴɪ, ʙᴏsᴄᴀɪᴏʟɪ ᴇ ʟᴇ ᴅᴏɴɴᴇ ɴᴇɪ ᴄᴀᴍᴘɪ.

Lᴀ sᴛᴏʀɪᴀ ᴅɪ Pɪᴀ ᴅᴇ'Tᴏʟᴏᴍᴇɪ ᴇ̀ ᴄᴏᴍᴇ ᴠɪsᴛᴏ ᴀɴᴄᴏʀᴀ ᴍᴏʟᴛᴏ ᴠɪᴠᴀ ᴘʀᴇssᴏ ʟᴀ ᴘᴏᴘᴏʟᴀᴢɪᴏɴᴇ ᴅᴇʟʟᴀ ᴢᴏɴᴀ ᴍᴀʀᴇᴍᴍᴀɴᴀ ᴄʜᴇ ᴀɴᴄᴏʀᴀ ᴄᴏɴᴏsᴄᴇ ʟᴀ sᴜᴀ ᴠɪᴄᴇɴᴅᴀ ɢʀᴀᴢɪᴇ ᴀʟʟᴀ ᴄᴀɴᴢᴏɴᴇ ᴅɪ ᴛʀᴀᴅɪᴢɪᴏɴᴇ ᴏʀᴀʟᴇ ᴅᴇʟʟ'ᴏᴛᴛᴏᴄᴇɴᴛᴏ sᴄʀɪᴛᴛᴀ ᴅᴀ Mᴏʀᴏɴɪ ᴄᴏsɪ̀ ᴠɪᴠᴀ ᴄʜᴇ ᴀɴᴄᴏʀᴀ ᴏɢɢɪ ᴇ̀ ғᴏɴᴛᴇ ᴅɪ ɪsᴘɪʀᴀᴢɪᴏɴᴇ. Nᴇʟ 2007 ʟᴀ sᴇɴᴇsᴇ Gɪᴀɴɴᴀ Nᴀɴɴɪɴɪ ʟᴇ ʜᴀ ᴅᴇᴅɪᴄᴀᴛᴏ ᴜɴ ɪɴᴛᴇʀᴏ ᴀʟʙᴜᴍ ᴄᴏɴ ʙᴇɴ 11 ʙʀᴀɴɪ ᴄʜᴇ ɴᴇ ʀɪᴘᴇʀᴄᴏʀʀᴏɴᴏ ʟᴀ ᴅʀᴀᴍᴍᴀᴛɪᴄᴀ ᴠɪᴄᴇɴᴅᴀ ɪɴ 'Pɪᴀ ᴄᴏᴍᴇ ʟᴀ ᴄᴀɴᴛᴏ ɪᴏ' ᴀ ᴄᴜɪ ʟ'ᴀɴɴᴏ sᴇɢᴜᴇɴᴛᴇ ғᴇᴄᴇ sᴇɢᴜɪʀᴇ ᴜɴ Mᴜsɪᴄᴀʟ ɪɴᴛɪᴛᴏʟᴀᴛᴏ 'Lᴀ ᴅᴏʟᴇɴᴛᴇ Pɪᴀ'.


Aɴᴄʜᴇ Cᴀʀᴏʟɪɴᴀ Iɴᴠᴇʀɴɪᴢɪᴏ sᴇᴍᴘʀᴇ ᴀᴛᴛᴇɴᴛᴀ ᴀ ᴄɪᴏ̀ ᴄʜᴇ ᴘᴏᴛᴇᴠᴀ ᴄᴏʟᴘɪʀᴇ ᴇᴅ ɪɴᴛᴇʀᴇssᴀʀᴇ ɪʟ ᴘᴜʙʙʟɪᴄᴏ ʀɪᴘʀᴇɴᴅᴇ ǫᴜᴇsᴛᴏ ᴛᴏᴘᴏs ʟᴇᴛᴛᴇʀᴀʀɪᴏ ᴅᴇʟ Rᴏᴍᴀɴᴛɪᴄɪsᴍᴏ ᴇ ɴᴇ ғᴀ ᴜɴ ᴘɪᴄᴄᴏʟᴏ ᴄᴀᴘᴏʟᴀᴠᴏʀᴏ oggi ripubblicato per  la PUBLISHERSTORY.


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martedì 1 giugno 2021

Paolina Leopardi III Parte


Dal post precedente   
III Parte La vita sentimentale


Paolina Leopardi nel 1863.
foto Alinari


Paolina Leopardi
di Elisabetta Benucci


Un avvenimento imprevisto, a dir poco memorabile per le conseguenze differenti che ebbe su Paolina e su Giacomo, rischiarò come un lampo la vita dei due fratelli nel dicembre del 1817, quando giunse da Pesaro la cugina ventiseienne Gertrude Cassi, ospite in casa Leopardi insieme al marito, il conte Giovanni Lazzari, e alla figlia Vittoria di otto anni.


L’occasione della visita e del breve soggiorno era l’entrata della piccola Vittoria nell’educandato delle Suore Oblate dell’ Assunta di Recanati. Durante la permanenza degli ospiti, dalla sera dell’11 dicembre alla mattina del 14, Giacomo provò un forte sentimento amoroso per la cugina Geltrude, avvenente signora dagli occhi scuri e dai lunghi capelli castani. Per parte sua, l’ormai diciassettenne Paolina si affezionò a tal punto a quella cuginetta di dieci anni più piccola, da andarla spesso a trovare nel collegio recanatese, dove Vittorina rimase per quattro anni. Iniziò così un’ amicizia che si protrarrà per tutta la vita e che si tradurrà in un carteggio a tratti intenso, durato per ben quarantacinque anni, dal 1822 al 1868. Uscire da palazzo Leopardi, lasciarsi alle spalle l’odiata Recanati e la sua gente rozza e pettegola: era questo il desiderio più intenso di Paolina, ma anche il più difficile da realizzare nelle sue condizioni. Molta della sua infelicità fu legata, negli anni giovanili, alle mancate nozze. Il matrimonio infatti era l’unico modo per lasciare le mura domestiche, per liberarsi da quelle catene che l’opprimevano. Sposarsi significava però accettare altre catene, sperando che fossero più lievi. Per lungo tempo, la contessina sperò che il matrimonio, oltre a realizzare il sogno di una ragazza appassionata, le permettesse di cambiare quell’insopportabile sistema di vita. È anche vero che maritarsi per una ragazza del secolo XIX era un passo obbligato, pena l’alternativa di monacarsi o di restare umiliate zitelle. Per questo tutta la famiglia era alla ricerca di un “buon” partito per la contessina.

A quei tempi, soprattutto per una fanciulla di nobile casato, il matrimonio era quasi sempre una questione di interesse, con interminabili trattative sull’ ammontare della dote, sulle garanzie e sulle modalità di pagamento. Il patrimonio dei Leopardi non consentiva di assicurare a Paolina una dote cospicua, che potesse competere con quella di cui erano fornite le sue concorrenti, cioè le altre ragazze nobili in età da marito. Se a questo si aggiungeva la poca avvenenza e la timidezza della ragazza, oltre al requisito che il pretendente dovesse avere origini nobiliari, si capisce quanto la ricerca di un marito per Paolina fosse un’impresa ardua e, alla fine, disperata.

Il primo pretendente fu un certo Pietro Peroli, vedovo trentaquattrenne di Sant’ Angelo di Vado, cittadina nei pressi di Urbino, con il quale i Leopardi furono in trattative nel 1821. Per il matrimonio, dato per certo nel 1821, Giacomo compose la canzone Nelle nozze della sorella Paolina. Il matrimonio sfumerà miseramente per questioni economiche. Anche le successive trattative matrimoniali con il nobile e giovane marchigiano Raniero (Ranieri) Roccetti di Filottrano (l’unico per il quale Paolina provò una certa infatuazione amorosa), con il cav. Marini di Roma, Direttore generale del Censo (uomo di circa quarantacinque anni, vedovo con una figlia, ma pronto a seconde nozze perché desideroso di un erede maschio), con lo squattrinato Leopoldo Staccoli di Urbino, con il giovane marchese Stefano Castellani di Treia (che la rifiuterà soprattutto per il suo aspetto fisico), non andranno a buon fine.

Paolina capì che più nessuno sarebbe venuto a prenderla. Se non la pace, per lei fu almeno la quiete. Per sfuggire alla solitudine e alla disperazione di vivere reclusa nel palazzo di Recanati, Paolina intensificò l’attività intellettuale. La scrittura e la lettura diventarono ben presto il suo mondo: era l’unico modo per sopravvivere all’infelicità, ai mancati matrimoni, al carcere familiare. Ed era l’unico modo per difendersi dalle intrigate e dolorose questioni di famiglia: costrizioni, fughe, liti patrimoniali e parentali, lutti, morti sospette, funerali controversi, questioni legate alla dispersione dei manoscritti del fratello e alla loro pubblicazione, oltre alla presunta conversione di Giacomo in punto di morte. 

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Paolina Leopardi Le opere Elisabetta Benucci


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lunedì 17 maggio 2021

Paolina Leopardi l'infanzia a Recanati II Parte



L'infanzia a Recanati  II Parte

Paolina Leopardi
e
suo fratello Giacomo



Paolina Leopardi

di Elisabetta Benucci



Paolina Francesca Saveria Salesia Placida Polancina Aloisia, così venne battezzata, fu la terzogenita dopo Giacomo (1798-1837) e Carlo (1799-1878). Sarà l’unica figlia femmina dei dodici figli venuti al mondo da Monaldo e da Adelaide.


A quell’epoca, Recanati era uno sperduto borgo dello Stato della Chiesa, molto lontano dai circuiti culturali importanti. Più volte il vivere in quel luogo fu definito da Giacomo Leopardi «soggiorno orrendo», «soggiorno disumano», «prigione». Paolina odiò e disprezzò Recanati non meno di Giacomo, indicandolo come «orribile paesaccio», «soggiorno abbominevole ed odiosissimo», «canile».


Recanati 
La famiglia Leopardi poteva essere considerata tra le più importanti della nobiltà terriera marchigiana, ma si trovava in cattive condizioni patrimoniali, tanto da dover osservare una rigida economia per conservare il decoro che il rango nobiliare imponeva. Monaldo era un uomo colto, che aveva fornito il suo palazzo una notevole biblioteca, ma di cultura attardata e accademica. I suoi orientamenti politici erano fortemente reazionari, ostili alle nuove idee diffuse dalla Rivoluzione francese e dalle campagne napoleoniche.
Paolina, insieme ai fratelli Giacomo e Carlo, crebbe in questo ambiente, che influenzò le sue idee e i suoi orientamenti. La vita familiare era scandita essenzialmente dalla madre Adelaide, donna di una bellezza severa e malinconica, che Paolina definiva fredda e poco sensibile. La giovane donna, infatti, trovava insopportabile il tipo di vita instaurato in casa dalla madre, la quale, quando la poco assennata condotta del marito aveva rischiato di compromettere il patrimonio e il buon nome dei Leopardi, aveva preso in mano le redini dell’amministrazione familiare, stabilendo a palazzo un regime di inflessibile economia e sottoponendo tutti a durissime e persino mortificanti privazioni.
Nonostante ciò, Paolina riuscì a trascorrere un’infanzia spensierata, animata dai giochi con i fratelli; nel gioco dell’altarino ella fingeva di essere un prete e di celebrare la messa, tutta compunta nel suo abito scuro e austero; per il taglio di capelli, che la rendeva più simile a un fraticello che a una contessina, fu soprannominata da Giacomo “don Paolo”.


Recanati
 Palazzo Leopardi
In modo atipico per i costumi dell’epoca, che non riservavano alle figlie femmine una solida istruzione, Paolina fu educata insieme ai fratelli maschi da precettori ecclesiastici, in particolare da don Sebastiano Sanchini, nella grande biblioteca di famiglia.
L’anno scolastico di Giacomo, Carlo e Paolina si concludeva, per volontà del conte Monaldo, con una solenne prova d’esame, che si teneva tra gennaio e febbraio. L’insegnamento era svolto nel corso di due semestri, alla fine dei quali i fratelli dovevano presentare un saggio delle loro cognizioni nella materie nelle quali si erano applicati. Davanti agli invitati e ai membri della famiglia dovevano rispondere in latino alle domande dei pedagoghi.
Paolina si mostrò preparatissima a sostenere, nel febbraio 1810, l’esame su ben quaranta domande di cultura varia; rispose con precisione e prontezza a venti domande sulle scienze – intorno alle meteore, al vento, alla pioggia, al tuono, alla luna, alle stelle cadenti, alle comete, alle eclissi, al flusso e riflusso del mare – e a venti sulla storia, in particolare sulla storia della Spagna, Portogallo, Svezia, Danimarca e Norvegia.

Recanati
Cominciava così a prendere forma quella «dotta grammatica e letterata», «erudita traduttrice di Marco Tullio Cicerone», «erudita Signorina» come, di volta in volta, la definì Giacomo nelle sette odicine a lei dedicate nel 1810. Nei versi puerili di Giacomo la bambina sorella viene chiamata due volte col biblico epiteto di «forte», che vuole alludere alle sue capacità intellettuali. Queste furono davvero notevoli, educate dai buoni studi d’infanzia; e scrivere sotto dettatura del fratello giovò certamente alla sua cultura. Aveva solo dodici anni Paolina quando iniziò la sua attività di «copista», con la sua minuta e saltellante scrittura, prestando a Giacomo la sua mano e molto del suo tempo per copiarne appunti, opere, epistole.
Di riflesso ai «sette anni di studio matto e disperatissimo» che impegnarono Giacomo fra il 1810 e il 1817 circa, all’ombra dei tanti libri che Monaldo acquistava per il primogenito, la sorella, pur continuando a compiere i suoi doveri senza discussioni e a obbedire sempre e comunque ai genitori, si formò un’ampia e profonda cultura, soprattutto se si considerano i tempi e il luogo in cui visse. Imparò il latino, lesse testi classici e biblici, si avvicinò alla prosa straniera, imparando in modo eccellente il francese, oltre a leggere e a tradurre l’inglese e il tedesco. Studiò la storia e si appassionò alla musica. Scriveva, e anche questo è un dato di non poco conto per quell’epoca, in un italiano colto, corretto e preciso, talvolta gradevole con un’essenzialità compositiva che si adattava alle esigenze delle situazioni, come mostrano i suoi scritti in prosa e le sue tante lettere. Anche in questo aveva giocato un ruolo decisivo quella perfezione compositiva che i critici hanno concordemente riconosciuto alla prosa epistolare di Giacomo Leopardi. Paolina insomma assume quelle caratteristiche culturali che la resero «sensibilissima» e «istruita al di sopra di quattro quinti delle vostre pari», sempre secondo il giudizio del fratello, espresso nella lettera del 19 marzo 1823.
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