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lunedì 29 febbraio 2016

Samantha che vale solo due giorni






Ci siamo domani esce l’atteso documentario-film sulla Samantha Nazionale, “Astrosamantha”, la donna dei record nello spazio. Evento speciale solo il 1 e 2 marzo al cinema: “La voce dell’attore Giancarlo Giannini accompagna lo spettatore negli ultimi tre anni della vita di Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana nello spazio”, “un documento straordinario che racconta “la donna” Samantha e l’ “astronauta” Cristoforetti. Un film per tutti, il ritratto di una donna unica, protagonista di un evento che rimarrà nella storia”.
Dunque un documentario sulla straordinaria presenza di una donna, la prima italiana, nello spazio, la sua lunga preparazione, la sua esperienza, tuttavia saltano agli occhi alcuni punti della  presentazione che lasciano perplesse innanzitutto il rivolgersi allo spettatore, maschio, poiché la parola spettatrice esiste ma non viene usata perché si preferisce usare il maschile inclusore-includente anche qui che si parla di un film che celebra una donna e la sua impresa e che viene fatto uscire proprio nel mese dedicato alle donne, interessante è poi la dicotomia “astronauta” e “donna”, rigorosamente tra virgolette come si fa scientificamente con le categorie ben delineate, delimitate e ferme, e ancor più interessante sarebbe vedere come viene sviluppata questa differenziazione nel film-documentario ma appunto questo resterà nelle sale solo per due giorni, un po’ poco per permettere a tutti gli interessati di riuscire a vederlo in barba all’omaggio e soprattutto alla finalità istruttiva anche se almeno per le scuole le proiezioni resteranno attive.




Sarebbe stato bello anche ampliare la figura di Samantha che non arriva ad essere un’astronauta per caso ma alla base c’è a priori una scelta determinata per un percorso in Accademia portato avanti con dedizione e sacrifici, un percorso che delinea già una strada di impegno e volontà. Chissà se Samantha fin dal suo ingresso in Accademia sognasse, anche solo come una qualunque di noi può fare, di arrivare a “toccare il cielo con un dito” letteralmente o se le sue erano aspirazioni di aviatrice comune ma certo è che quando se ne è presentata l’occasione, ci ha riflettuto, ponderato e scelto e combattuto ma almeno su questo aspetto è plausibile ammettere che si sia voluto sottolineare questo evento straordinario della sua carriera. 



Insomma comunque un po’ di malumore intorno a questa iniziativa che poteva essere un po’ meglio congeniata visto che la festa internazionale della donna è alle porte non sarebbe stato fuori luogo far restare il film più a lungo nelle sale e dare occasione a più persone di andare a vedere un documentario su una delle figure femminili più costruttive dell’attuale panorama italiano visto che l’intento, da quel che si capisce, è mettere in risalto il duro lavoro che Samantha ha intrapreso per lungo tempo, un’occasione quindi per ribadire che una donna può, può farcela egregiamente e che comunque dietro ogni grande successo nella vita c’è una dura preparazione: una lezione per chiunque data da una donna, una come noi, la Samantha nazionale che grazie alla sua forza di volontà, alla dedizione e disciplina, iniziata ancora prima di diventare pilota, è diventata ‘Astrosamantha’, una donna stellare e come lei, grazie a lei, anche noi, donne, rimiriam le stelle per una volta, peccato solo per soli due giorni.




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mercoledì 6 maggio 2015

Espresso… what else??!





"Notte stellata",  Vincent van Gogh, 1889.
La nostra astronauta, la ormai Samantha nazionale, immersa nello spazio da mesi ha avuto in questi giorni i riflettori di importanti quotidiani al suo seguito e questo, si dirà, è un bene e non è una novità, in fondo si tratta di una missione spaziale internazionale e quindi degna di attenzione. Ma qual è l’oggetto di cotanto interesse che ha valso alla nostra astronauta articoli sui più importanti giornali internazionali dal NWTimes al Daily Mail al Hindu.com ? Ma nientepopodimeno che… “na tazzulella 'e cafè” che come ricorda nell'articolo del giornale statunitense una portavoce dell’agenzia che richiede l’anonimato, “rappresenta un elemento caratteristico della cultura italiana” mentre figure tecniche si apprestano a dare al “sorso spaziale” un sapore scientifico che mitighi questo gesto che sa un po’ di provincialismo dicendo che è stato utile per sapere come si comportano i liquidi caldi sotto pressione e di come ovviamente si è dovuta realizzare una macchinetta espresso del tutto particolare, attrezzata per lo spazio,  così come la tazza da cui berlo; a noi rimane comunque un sapore amaro in bocca, di quelli che rimangono quando forse hai assaporato con la mente ancor prima che con i sensi qualcosa di auspicato ma che poi si è rivelato una delusione, un sapore inaspettato che ti lascia amareggiata: “…la prima donna italiana in orbita” sta scritto
"Icaro", Henri Matisse, 1944.
e così pensavamo anche noi di poter rimirar le stelle ma niente anche nello spazio ci tocca preparare il caffè pur se per amore della scienza.
Chissà quale sarà il prossimo obiettivo? Per restare sulla scia…vedere come avere una messa in piega impeccabile in barba all’assenza di gravità; mezzi e strumenti consigliati: uno shampoo effetto capelli a posto in qualsiasi condizione terra- spaziale, altro che effetto anti crespo ; casco per permanete per studiare la reazione di aria calda sotto pressione e bigodini per analizzare la forza rotatoria. E poi di qui via verso nuove astrali avventure da scrivere nel diario di bordo dell’umanità per la nostra e la futura gloria terrestre che non venga mai offuscata da valutazioni di misoginia provinciale che potranno comunque sempre essere buttate tutte a tarallucci e vino, per la vana gloria nazionale e per l’ amore della scienza.




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