Visualizzazione post con etichetta Eleonora d'Arborea Bas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eleonora d'Arborea Bas. Mostra tutti i post

martedì 3 maggio 2022

La Giudicessa. Storia di Eleonora di Arborea- Rita Coruzzi




La Giudicessa.
Storia di Eleonora di Arborea.
Rita Coruzzi.



Abbiamo già parlato di Eleonora d'Arborea tempo fa per la sua straordinaria storia, esempio non solo femminile ma di gran governo in un tempo ed epoca assai difficili per chiunque governasse a maggior ragione per una donna. Eleonora d'Arborea ha incarnato un ruolo politico prima e storico in seguito che da secoli affascina. Ora un nuovo romanzo ne approfondisce la storia e la personalità per mano di Rita Coruzzi
Qui il link del post su 
Eleonora d'Arborea
che ne dà una lettura nuova ma mai avulsa dalla storicità del suo tempo.

Opportunità di Genere OG  ha voluto fare qualche domanda all'autrice di questo interessante romanzo che è solo l'ultimo della produzione storica di Rita Coruzzi.



Il romanzo su Eleonora d' Arborea é solo l'ultimo che hai scritto e che arriva dopo quelli su Matilde di Canossa e Giovanna d'Arco. Come é nato il tuo interesse nel voler raccontare le storie di donne, più in generale per il romanzo storico?

   Il mio interesse per le donne è qualcosa che ho sempre avuto, in quanto fin da adolescente ero convinta che la donna fosse il vero pilastro non solo della famiglia, ma dell’intera società. Poi studiando, leggendo romanzi storici e capendo la storia, mi sono resa conto che da sempre la donna è stata sottovalutata e dimenticata, ma che la sua figura è sempre stata determinante in ogni epoca storica e in ogni evoluzione del genere umano. Così ho capito di essere chiamata a questa missione, valorizzare le figure femminili della storia passata per portarle alla luce nel presente e farle conoscere, ricordare che sono esistite e che sono state forti, coraggiose e volitive e che con la loro storia hanno lasciato un segno nella grande Storia, determinando alcuni eventi fondamentali.


Eleonora d'Arborea, Matilde di Canossa e Giovanna d'Arco, tre grandi donne che hanno in comune la capacità di guidare, comandare...delle guerriere, donne forti é questo che ti ha guidato nell' averle scelte come soggetti dei tuoi scritti?


Sì, assolutamente. Una cosa che cerco nelle mie protagoniste è indubbiamente la loro forza di carattere, la loro volitività, il loro coraggio, ma soprattutto la loro capacità di adattarsi al cambiamento, di sacrificare i loro desideri e sogni personali per qualcosa’altro, per un ideale più alto, per il feudo, il popolo, la nazione. 

 Sono donne che, chiamate a fare qualcosa che sembra impossibile, dopo un momento di smarrimento iniziale, non oppongono resistenza alla chiamata, l’accettano e la incarnano dando il meglio di loro stesse, realizzandosi pienamente in un ruolo che mai avrebbero pensato potessero avere. Il mio desiderio è mostrare non tanto le loro imprese straordinarie, questo lo si può trovare in qualsiasi biografia e saggio storico, ma piuttosto come siano state donne normali, insicure, riluttanti ad accettare il loro destino, con dei loro sogni, dei desideri personali che hanno avuto la forza di mettere da parte. Il mio desiderio è che ai lettori arrivi il messaggio che si possono compiere imprese impensabili e straordinarie pur essendo persone normali. Per strada si può incontrare una Matilde di Canossa, o un’Eleonora di Arborea, una Giovanna d’Arco, solo che nessuno lo sa. Il mio desiderio sarebbe far arrivare ai lettori questa consapevolezza. La straordinarietà vive nella quotidianità. 


Perché per il tuo ultimo romanzo hai scelto proprio Eleonora d'Arborea, cosa ti ha colpito in particolare delle sua storia?


Eleonora di Arborea mi è stata fatta conoscere in Sardegna durante un festival storico avvenuto negli anni precedenti al Covid, Storicamente, a cui io ero stata invitata per presentare L’eretica di Dio, la storia di Giovanna d’Arco. Dopo la presentazione mi è stato fatto il nome di Eleonora di Arborea. Ammetto che non la conoscevo, non sapevo nemmeno della sua esistenza, ma quando mi hanno raccontato in breve la sua storia e cosa aveva fatto, ho capito che era la donna su cui avrei scritto il mio nuovo romanzo. Come spesso accade, non io ho scelto lei, ma lei ha scelto me. 

    Io ero alla ricerca di un nuovo personaggio, ed è stato come se Eleonora mi tendesse la mano, era la storia che cercavo, sconosciuta a molti, di una donna forte e volitiva che è stata guerriera senza mai brandire spada. Ha combattuto con la giustizia e soprattutto è stata un’innovatrice in quanto nel Medioevo ha emanato La Carta de Logu, un codice di leggi che insieme a disposizioni di vario tipo, tra cui agraria, mezzadria, pone particolare attenzione alle donne, soprattutto propone una legge a difesa di quelle stuprate, tema purtroppo ancora attualissimo, che nel Medioevo procurava tante morti, infatti le donne violentate si suicidavano in quanto non avevano futuro. Eleonora di Arborea invece, una volta diventata giudicessa cambia le cose, dà loro la possibilità di un futuro dignitoso, impedendone così la morte e rompendo gli schemi dell’epoca in cui la colpa era attribuita solo alla donna. Una lungimiranza fuori dal comune, una donna che ha visto ben oltre il suo presente, anticipando addirittura secoli futuri, una figura femminile che vale assolutamente la pena di conoscere, leggere, approfondire e amare. 


Quale aspetto in particolare, se c'è, di Eleonora d'Arborea hai voluto mettere in evidenza nel tuo romanzo? Che Eleonora d'Arborea emerge dalle tue pagine?


Di Eleonora ho voluto far emergere la donna dedita alla giustizia, alla legge, alla sua famiglia e alla sua terra di origine più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ed è proprio questa passione, questo amore viscerale che lei ha per la sua Arborea, per il suo popolo, per i suoi genitori e in seguito marito e figli che la spinge a fare cose straordinarie e ad autoproclamarsi giudicessa. Sarebbe facile pensare che si autoproclama tale per auto incensarsi, per essere considerata superiore, ma in realtà è l’opposto, lei lo fa proprio perché non vuole essere considerata la Signora di Arborea, perché quel titolo spetta a suo figlio, il vero erede di cui lei governa in vece prima che lui abbia raggiunto l’età prevista. Prima di lui questo titolo spettava a suo padre, lei si rende conto che non potrà mai essere come un uomo, e non vuole esserlo, lei dà il suo contributo per la sua terra rimanendo se stessa, una donna interessata di legge, che tenta in tutti i modi di essere giusta e imparziale e che vuole migliorare la qualità della vita del suo popolo indistintamente, in modo che il figlio abbia un Giudicato fiorente e solido quando prenderà il suo posto come Giudice e signore di Arborea. 

    Eleonora rimane se stessa ed è proprio per questo che riesce a seguire così bene le sue idee, il suo destino, perché non si sforza di cambiare se stessa, ma mette in gioco se stessa a favore dell’Arborea e dei suoi figli. Questo la rende la prima donna di legge in Italia e in Europa, una donna normale che ha avuto un destino straordinario e al limite del proibitivo, un destino che tutti avrebbero detto impossibile da affrontare. 

Progetti futuri?

Per il futuro continuerò ad occuparmi delle donne che nella loro storia personale abbiano lasciato un segno e dato un contributo alla grande Storia. Per un fatto di prudenza, chiamiamola pure scaramanzia, preferiscono non entrare nei particolari dei miei progetti futuri, ma posso dire che ne ho e riguarderanno sempre la figura femminile. Ormai per me è molto più che un lavoro, è una missione che palpita dentro di me e che è diventato il fulcro propulsivo della mia esistenza. Concludo con una citazione: “La missione di uno scrittore è testimoniare un tempo che non ha vissuto” (Giuseppe Lupo, La breve storia del mio silenzio – candidato al Premio Bancarella 2020). Io continuerò a testimoniare un tempo e una condizione che non ho vissuto, al solo scopo di imparare che ho ancora molto da imparare.



COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato

martedì 27 agosto 2019

Eleonora d'Arborea Bas - La prima Giudicessa di Arborea


Eleonora d'Arborea Bas, Giudicessa di Arborea




Eleonora d'Arborea Bas si proclama Giudicessa di Arborea nel 1383.

Quando suo padre, Mariano IV, viene eletto giudice d'Arborea nel 1347, le guerre tra pisani e genovesi per il possesso dell'isola erano terminate già nel 1284 con la battaglia della Meloria, in cui la Repubblica pisana aveva sostanzialmente perso il suo dominio in favore dei genovesi e soprattutto degli aragonesi che dopo l'accordo con Papa Bonifacio VIII, in cambio di un loro disimpegno in Sicilia nella disputa con gli Angioini, erano stati investiti del Regno di Sardegna. 
Il porto di Livorno
 di fronte la Torre della Memoria
dove avvenne la battaglia
tra pisani e genovesi.

La nuova dominazione spagnola non impiegò molto a voler imporre una sua organizzazione, elargendo a valenziani e catalani nuove terre e titoli che non tenevano conto degli antichi privilegi e tradizioni.

Mariano IV decide quindi di combattere “lo straniero” e difendere gli usi e costumi, nonché le antiche organizzazioni territoriali, ingaggiando una battaglia contro gli aragonesi. Si allea per questo con i Doria, la famiglia genovese presente sull'isola con importanti possedimenti terrieri. 

Le numerose vittorie di Mariano però iniziano a preoccupare lo stesso alleato genovese e la loro alleanza viene meno quando Brancaleone Doria decide di passare dalla parte degli Aragonesi.


La mancanza di una salda alleanza che non si basasse sulla sola strategia fu risolta dal figlio di Mariano IV, Ugone III, quando gli succedette dopo la sua morte nel 1376.

Ugone decide infatti di far sposare sua sorella Eleonora con il Signore di Longodoro, Brancaleone Doria.

Le nozze si celebrarono intorno al 1376 e da quel momento Eleonora diventa la domina di questa alleanza politico-familiare.



Nozze di Eleonora d'Arborea con Brancaleone Doria,
 Antonio Benini. Credit Wikipedia.
E' una madre attenta all'educazione dei figli, segue l'economia della casa, riceve i numerosi contadini e servi che quotidianamente chiedono udienza, fa le veci del marito quando è assente e nel 1383 si proclama Giudicessa d'Arborea.
Suo fratello Ugone III infatti è stato ucciso ad Oristano e il Regno d'Arborea rischia di essere vulnerabile a sommosse interne e all'attacco degli spagnoli. Invocando l'antico diritto regio per cui una donna poteva succedere al padre o al fratello, si porta sul campo di battaglia.
A cavallo si sposta sul vasto territorio per evitare sommosse e rappresaglie, reclama il Regno d'Arborea per suo figlio Federico e vuole che, in modo pacifico questa volta, anche la Spagna lo riconosca e lo accetti legittimamente.

C'è bisogno quindi di un'ambasciata fidata anche per gli spagnoli e chi meglio di suo marito Brancaleone? La famiglia genovese dei Doria anche dopo il matrimonio con Eleonora era rimasta infatti fedele agli Aragonesi, preferendo una posizione neutrale.


Brancaleone si decide quindi a partire alla volta del Re di Spagna che lo accoglie con tutti gli onori. Ma mentre Brancaleone è occupato nel suo viaggio diplomatico, Eleonora non sta ferma ad aspettare.
A capo delle sue milizie difende intanto il suo territorio e conquista castelli e fortezze, costringendo gli spagnoli a rinchiudersi e resistere.

Le sue gesta però non mancano di arrivare puntualmente al Re spagnolo che ora iniziava a dubitare della fedeltà di Brancaleone il quale viene sempre più attenzionato fino ad essere imprigionato.

Eleonora riceve quindi una proposta di scambio: avere indietro suo marito in cambio di suo figlio Federico che sarebbe dovuto crescere alla corte spagnola. Brancaleone stesso avrebbe portato alla moglie l'ambasciata e, per il resto, però avrebbe dimorato, in custodia, nel Castello di Cagliari. 
Il Castello di
Eleonora d' Arborea,
Sanluri.
credit: wikipedia

Nel frattempo Eleonora però aveva riconquistato Oristano, punito gli assassini del fratello e ristabilito l'antica legge ed organizzazione del Regno. Riunita la Corona de Logu, l'assemblea elettiva, le aveva fatto giurare fedeltà al figlio Federico di cui ne aveva assunto la reggenza.

Quando l'anno seguente finalmente Brancaleone propone le condizioni di scambio, Eleonora rifiuta categoricamente di consegnare suo figlio Federico di fatto già investito come futuro sovrano.

Lo scontro d'armi diventa inevitabile. Il re di Spagna pur avendo come ostaggio Brancaleone però si rende conto che non conviene uno scontro diretto, infatti Eleonora nel frattempo aveva riconquistato gran parte del territorio isolano e agli spagnoli non rimanevano che Cagliari ed Alghero. In effetti Eleonora costrinse gli aragonesi ad una dura resistenza asserragliati nel Castello di Cagliari che veniva sorvegliato e depredato in continuazione. Una strategia di attacco e indebolimento che non sfociò mai in guerra aperta, per volontà del re spagnolo, ma che durò ben due anni.

Pietro Alfonso d'Aragona
detto il Cerimonioso
Nel 1836 Eleonora decise quindi di far evadere il marito ma il progetto viene scoperto e la resa diventa l'unica soluzione.
Mentre si trattano le condizioni della pace che in realtà riconoscevano molte delle istanze che Eleonora reclamava per il popolo, le leggi e le tradizioni della sua terra, il re Pietro IV, il Cerimonioso, muore. Gli succede il figlio Giovanni che rivede al rialzo tutte le clausole tra cui la liberazione di Brancaleone Doria condizionata alla piena applicazione delle altre che a differenza del precedente patto risultavano questa volta estremamente dure per Eleonora e il suo feudo.

Eleonora doveva anche restituire tutti i castelli armati e riarredati con i soldi della famiglia Doria prima di riconsegnarli agli aragonesi. Doveva sciogliere il popolo dal giuramento al figlio e pagare il censo feudale dai tempi di suo padre.

Il Regno d'Arborea inoltre veniva riconfermato alle loro concessioni ma se non ci fossero stati eredi, Federico infatti nel frattempo era morto ed era rimasto solo il secondogenito Mariano, il territorio doveva tornare al sovrano spagnolo.

La Pace di Cagliari fu firmata nel 1388.


il Giudicato d'Arborea
L'anno seguente il re di Spagna concede a Violante Carroz, contessa spagnola, la Contea di Chirra, un vasto territorio confinante con il Regno d'Arborea. Questo gesto riaccende malcontenti tra Eleonora e il re spagnolo perché la contea per legge sarebbe dovuta tornare al re che invece preferì darla ad una donna, la figlia di un suo fedelissimo e moglie di un suo esecutore.

Eleonora dopo aver rimostrato ufficialmente le sue contrarietà al re, si muove sul campo.
Dai monti della Barbagia fino al mare di Ogliastra smuove la popolazione che l'acclamava festante, riconquistando i territori persi; di nuovo agli spagnoli non rimangono che Cagliari e Alghero.

Il re spagnolo nonostante avesse proclamato nel 1392 Eleonora e Brancaleone ribelli e condannati a morte, non si decide però a mandare un contingente sull'isola per ristabilire la pace e con lo scoppio di nuovi tumulti in Sicilia perde ancora più tempo che Eleonora sfrutta tutto a suo vantaggio.

Decisa a riunificare l'isola sotto il suo casato, riorganizza politicamente, amministrativamente, giuridicamente il suo territorio. Riprende il progetto di suo padre Mariano IV ma lo modernizza. Scrive una nuova Carta de Logu nel 1395.

La Carta mette per iscritto gli antichi usi e tradizioni locali a cui tuttavia Eleonora non manca di dare una sua personale impronta “riformatrice”.

Stabilisce che le pene previste sia in caso di questioni pubbliche o tra privati siano stabilite da un'autorità pubblica, vietando un accordo di risarcimento privato. Le pene fisiche invece sono previste solo per i casi più gravi come quello di omicidio o lesa maestà.

Introduce il concetto di intenzionalità del reato commesso e quindi la differenza tra dolo e colpa.

Su tutto c'è la volontà di instaurare un principio di sovranità che regoli la pratica privata per quanto antica con l'obiettivo di formare una nazione sarda.

Particolare attenzione pone anche alla condizione femminile, istituisce infatti la comunione dei beni nel matrimonio, la salvaguardia della moglie e dei figli dal marito pignorato e soprattutto riconosce alla donna libertà di rifiutare un matrimonio riparatore dopo una violenza sessuale.

Riorganizzato così il suo territorio Eleonora prosegue la sua battaglia contro gli spagnoli che nel frattempo erano impegnati anche sul fronte siciliano.

Re Giovanni era da parte sua invece sempre più distante dai suoi impegni politici e preferiva cercare rifugio tra i balli di corte e la vita mondana e invece di organizzare una spedizione in terra sarda si sposta a Maiorca dove rimane vittima di una battuta di caccia. Gli succede il fratello Martino che è determinato a risolvere la 'questione sarda'.

Nel frattempo però sull'isola scoppia la peste di cui la stessa Eleonora rimane vittima, morendo intorno al 1404.
Quando nel 1409 gli aragonesi impongono il loro dominio sull'isola, applicano la Carta de Logu su tutto il territorio.

L'opera amministrativa di Eleonora d'Arborea Bas rimarrà in vigore fino al 1800 quando solo il codice promulgato da Carlo Felice la sostituirà definitivamente.

Per più di quattrocento anni Eleonora continuò a governare la sua isola, realizzando il sogno della sua casata: Nos Elionora per issa gratia de Deus Iudicissa d' Arborea, Comtissa de Gociano e biscontissa de Basso.


Ritratto di Eleonora d'Arborea,
Antonio Caboni, 1881.
Credit: Wikipedia


Link affiliato per l'acquisto:

Eleonora d'Arborea prima Giudicessa













COPYRIGHT dei contenuti dove non diversamente specificato