lunedì 24 marzo 2014

Olive, la "sacerdotessa"

Almanacco del 24 Marzo:



diritti donne condizione femminile movimento femminista




Olivia, la sudafricana, per niente colonizzatrice, affatto patriottica, del tutto ribelle.

Olive nasce il 24 Marzo 1855 in Sudafrica, a Wittenberg in una famiglia di metodisti, dal missionario Gottlob Schreiner e dall’inglese Rebecca Lyndall. Nona di dodici figli, visse un’infanzia indigente che la costrinse a diventare un’autodidatta e ricevere un'istruzione formale solo all'età di undici anni ma questo non le impedì di formarsi con le opere di John Stuart Mill o di Eliot. Il clima e l’educazione rigida e formalmente religiosa che condizionarono la sua formazione la indussero a sviluppare un carattere “ribelle” che condizionerà le sue esperienze e di conseguenza le sue riflessioni sociali, politiche e, a scriverne, sconvolgendo la chiusa e pesante società vittoriana, diventando per contro un punto di riferimento dei primi movimenti femministi.
 Fu avviata al mestiere di governante, come si confaceva al suo sesso e ai costumi a suo tempo praticati nella società, per ben sette anni, ma poi la sua indole di natura indomita la portò a cercare a tutti i costi di andare all’università e per questo arrivò a Londra, grazie ad un’amica Mary Brown a cui dedicherà il suo primo libro, ma il suo sogno non durò. Infatti a differenza della sorte riservata ai suoi fratelli, a lei fu preclusa, per motivi economici ma anche di salute, ogni possibilità di poter entrare alla Facoltà di Medicina e allora riprese quella passione che già aveva intrapreso quando ancora nel Karoo, il deserto sudafricano in cui viveva, aveva cominciato a scrivere quelle opere che rimarranno inedite e pubblicate solo postume.
Così uscì la sua prima opera, una delle migliori, nel 1833 sotto però lo pseudonimo maschile di Ralph Iron, “The Story of an African Farm”, in cui già ritroviamo importanti riflessioni sulla condizione della donna. La protagonista, almeno quella che esce in modo più “prepotente”, è Lyndall una ragazza che affronta e sfida le convenzioni sociali e allo stesso tempo le analizza, regalandoci un quadro della società ottocentesca influenzata dalla visione vittoriana.
Olive accentrerà il suo lavoro sulla rivendicazione femminile però con il libro “Woman and Labour”, dove chiaro sarà la sua rivendicazione soprattutto in favore  dell’educazione, un’istruzione volta a preparare le donne al lavoro: “Give us labour and the training which fits for labour!- dateci lavoro e il metodo che è utile per svolgerlo!-”[1] inizia proprio così il suo scritto, quello ritenuto poi la così detta "Bibbia del femminismo".
Olive nel 1889 in un suo viaggio in Francia.

Olivia, partendo dalla sua esperienza si rende conto che l’istruzione per le donne è un qualcosa di fondamentale ma soprattutto la loro preclusione è un condizionamento tanto più forte quanto le rende inattive nella società, e forte infatti è il suo richiamo ai parassiti che nella società non- umana influenzano la loro comunità.
Il libro infatti si concentra sull’analisi di quelle forme parassitarie anche frequenti in natura, e qui Olivie, è figlia del luogo dove è nata e cresciuta, probabilmente è perché vive in un paese “ancestrale” come il Sudafrica che le viene l’idea di partire anche dalla natura per analizzare la condizione umana, in particolare quella della donna nei diversi periodi storici.
Per lei la condizione femminile, delle donne bianche e borghesi, è una situazione limitante e oltraggiosa, spregevole perché le rende improduttive, incapaci di partecipare alla loro stessa società e le soggioga inevitabilmente in una situazione di inferiorità, che le rende incapaci di scegliere la loro natura, di indirizzare la loro vita.
Il parassitismo è un male sociale, destinato a infettare tutta la società, perché le donne sono coloro che hanno il ruolo più importante, quello di far nascere, crescere, sviluppare e portare avanti il creato e quindi la loro impronta dovrebbe essere più decisa, perché è in realtà decisiva per tutto il genere umano: “Ancora e ancora nella storia passata, quando tra le creature umane è stato raggiunto un certo livello di civilizzazione materiale, si è manifestata una curiosa tendenza per le donne umane nel diventare più o meno parassitarie; le condizioni sociali tendono a privarla di ogni forma di attività, coscienza, lavoro sociale, e a ridurla, come la zecca, alla mera funzione sessuale. E il risultato di questo parassitismo è stato l’inevitabile decadimento nella vitalità e intelligenza della donna, seguita subito dopo un periodo più o meno lungo, da quella dei suoi discendenti maschi e dell’intera società.”[2].
Olive, vede nell’inattività, fisica ma anche intellettuale, delle donne, rese tali dall’impossibilità di studiare e lavorare, una forma di parassitismo tanto nociva in natura,“Ovunque, nel passato come nel presente, il parassitismo della femmina annuncia il decadimento di una nazione o di una classe, come le pustole del vaiolo sulla pelle indicano invariabilmente la presenza di un virus purulento nel sistema[3] , quanto per l’intero genere umano: “Così, il parassitismo femminile, che in passato ha minacciato solo una parte minima delle donne della terra, in condizioni esistenti minaccia vaste masse, e può, in condizioni future, minacciare l'intero corpo[4].
Ritrova nella cultura, nei suoi valori dominanti, nei significati e nell’effetto prodotto dall’azione dei significanti la causa della condizione femminile, una carenza che impoverisce tutta la società, perché la donna ha invece un ruolo importante, fondamentale, quello di trasmettere e creare cultura: “E ' la donna che è lo standard finale della razza, dalla quale si deve partire e dalla quale non si può prendere alcuna distanza in nessuno determinato periodo di tempo, in nessuna direzione: come il suo cervello indebolisce, indebolisce l'uomo che lei alleva, come il suo muscolo si ammorbidisce, si ammorbidisce il suo, di lui, come lei decade, decade il popolo[5] poiché: “Come abbiamo detto il potere della donna umana  di imprimere se stessa nella sua discendenza, maschile e femminile, non solo tramite l’ereditarietà dei geni, tramite l’influenza durante il periodo della gestazione, ma soprattutto producendo l’atmosfera mentale nella quale saranno passati i primi anni infantili così impressionabili,  fa della condizione di allevatrice di bambini della donna un interesse preminente per la razza[6]


Il deserto del Karoo




Importante quindi è come la donna stessa si concepisce e come di conseguenza proietta la sua importanza e la sua azione nel mondo, Olive sottolinea come la donna libera di essere e soprattutto messa nelle condizioni di potersi esprimere, grazie anche ad un’adeguata formazione può sorprendere la società stessa, ma sono situazioni che non ssanno valutare poichè le donne non sono libere: “ Il semplice fatto che , le poche donne che, fino ad oggi , hanno ricevuto una formazione e a cui è stato permesso di dedicarsi allo studio astratto , molte si sono distinte nella matematica superiore, non dimostra di necessità nessuna tendenza preminente da parte del sesso femminile in direzione della matematica  rispetto al lavoro nei settori da statista , nell’ amministrazione , o nella legge; visto che in questi campi non c'è stata praticamente alcuna ammissione per le donne . A volte si afferma che, visto che molte donne di genio in tempi moderni hanno cercato di trovare l'espressione per il loro potere creativo nell'arte della finzione , ci deve essere qualche collegamento insita nel cervello umano tra la funzione ovarica e l'arte della finzione . Il fatto è che la narrativa moderna è solo una descrizione della vita umana in ogni sua fase , ed essendo l'unica arte che può essere esercitata senza una formazione speciale o apparecchi speciali , e prodotta nei momenti rubati alle molteplici occupazioni  che riempiono la vita della donna media , questa é stata spinta a trovare questo sbocco per i suoi poteri come l'unico che si presenta . Quale avrebbe potuto essere altrimenti la direzione in cui il loro genio si sarebbe naturalmente espresso, può essere conosciuta solo in parte anche alle donne stesse , ciò che il mondo ha perso da quella espressione obbligatoria del genio , in una forma che non può essere stata la sua forma più naturale di espressione , o solo una delle sue forme , nessuno lo potrà mai sapere[8] .

Ma Olive, vede che anche nella storia la condizione femminile è sempre uguale a se stessa, è rimasta invariata: […]E mentre l'accumulo di ricchezza è sempre stata la condizione antecedente, e la degenerazione e la trivialità del maschio la causa finale ed evidente della decadenza delle grandi razze dominanti del passato,  tra i due è sempre rimasto, come grande medio termine, il parassitismo della femmina, senza il quale il primo sarebbe stato inoperante e l'ultimo impossibile.” Invece: “Nessuna schiavitù, né le più vaste accumulazioni di ricchezza, potevano distruggere una nazione per snervamento, le cui donne rimasero attive, virili, e laboriose.[9].

La prima opera pubblicata con il nome maschile di Ralph Iron.


Vede invece nell’ industrializzazione, nella modernizzazione della società, tramite la nuova organizzazione del lavoro una possibilità per le donne, perchè ormai gli schemi sociali sono antiquati, non più validi , la società è cambiata,  sta cambiando, industrializzandosi, meccanizzandosi e quindi la ricchezza, data dall’ abbattimento del tempo e della forza lavoro necessaria sta riguardando una crescente fetta della società così che però aumenta di conseguenza anche la massa di donne “inette”,  e questo diventa un problema grave per l’intera società: “Al giorno d'oggi, il progresso fatto è stato così enorme nella sostituzione della forza meccanica del rude, e fisico, sforzo umano (la forza meccanica è stata impiegata oggi, anche nella formazione di biberon e nella creazione di cibi artificiali come sostituti del latte materno !), che è ora possibile non solo per una piccola e ricca sezione di donne in ogni comunità civile essere mantenuta senza eseguire alcuna delle antiche fatiche fisiche del loro sesso, e senza dipendere dalla schiavitù, o da qualsiasi notevole aumento del lavoro di altre classi di femmine, ma questa condizione è già stata raggiunta, o tende a essere raggiunta, da quella grande massa di donne nelle società civilizzate, che formano la classe intermedia tra i poveri e i ricchi.[10]. Infatti prima la condizione “parassitaria” femminile era più contenuta: “Tuttavia, nella storia del passato i pericoli del parassitismo legato al sesso femminile non hanno mai minacciato più di una piccola parte delle femmine della razza umana, quella esclusivamente di una relativamente piccola razza dominante o una classe […][11]Ma invece: “Noi, le donne europee di questa età, stiamo oggi dove ancora e ancora, nella storia del passato, hanno resistito  donne di altre razze, ma la nostra condizione è ancora più grave, e di una più ampia portata per l'umanità intera come la loro non è mai è stata.[12].
La società sta cambiando, si sta modernizzando, i vecchi ruoli sociali, la divisione, tra i sessi, l’uno dominante, attivo, l’altro sottomesso, inattivo, “parassita” per dedicarsi alla prole e alla famiglia, non hanno più motivo d’essere: “Durante i prossimi 50 anni, così rapido sarà senza dubbio la diffusione delle condizioni materiali della civiltà, sia nelle società attualmente civile e nelle società attualmente impermeabilizzate dalla nostra civiltà materiale, che le antiche forme di femmina, domestica, del lavoro fisico anche di donne delle classi più povere saranno poco richiesti, il loro posto viene preso, non da altre femmine, ma da sempre sempre più macchine perfezionate per  risparmiare lavoro[13].
Perchè se è vero che: “E’, che, in futuro, i macchinari e le forze motrici della natura prenderanno in gran parte il posto della mano umana e piede nel mercato del lavoro dell’ abbigliamento e dell’alimentazione dei popoli, sono questi i settori dell'industria che non saranno più lavori domestici?, Allora, chiediamo nella fabbrica, nel magazzino, e nel campo, ovunque le macchine hanno usurpato la nostra antica terra di lavoro, che anche noi dovremmo avere il nostro posto, come orientatori, controllori e possessori, perché, “ Sta la cura di bambini  diventando un lavoro di una parte del nostro sesso?-Allora noi chiediamo per quelle tra noi che non sono autorizzate a prendere parte ad essa, di compensare e altrettanto onorare importanti settori della fatica sociale. Sta diventando la formazione di creature umane una professione sempre più onerosa e faticosa, la loro educazione e cultura, sempre più una grande arte, complessa e scientifica?, Se è così, allora, chiediamo quella cultura e quell’ alta  e complessa formazione  che ci è idonea per istruire la razza che portiamo nel mondo.[14].

Quindi: “Le condizioni materiali di vita del passato sono andate per sempre, nessuna volontà umana può rievocarle, ma questa è la nostra richiesta: Chiediamo che, in quello strano mondo nuovo che sta nascendo sopra l'uomo e la donna, dove nulla è come era, e tutte le cose stanno assumendo nuove forme e relazioni, che in questo nuovo mondo anche noi avremo la nostra parte di fatica umana onorata e socialmente utile, la nostra piena metà del lavoro dei Figli della donna. Non chiediamo nulla di più di questo, e non prenderemo niente di meno. Questo è proprio il nostro "Diritto di Donna![15] , ognuna quindi faccia la sua parte: “ Pertanto; noi affermiamo, oggi, tutto il lavoro per la nostra provincia! In quei grandi campi in cui sembrerebbe che il sesso non gioca alcun ruolo, e altrettanto in quelli più piccoli in cui gioca un ruolo[16].



rivendicazione dei diritti delle donne
Olive scrisse la prefazione per l' edizioni del 1886.
Olive Emilie Albertina, da sempre di salute cagionevole, sarà condizionata nei suoi spostamenti ed esperienze dall'asma che l'affliggeva, e spesso dovrà tornare nella sua terra, il Karoo per trovare sollievo per la sua salute. Tuttavia in Europa riuscirà, prima di essere costretta a tornare in Sudafrica per curarsi, a frequentare l'élite londinese dal rinomato sessuologo Hellis al fondatore dell'attivismo socialista e per i diritti dei gay Gray, a Karl Pearson, l'ideatore dei Club di Uomini e Donne dove si affrontavano le relazioni tra i sessi, dal matrimonio alla prostituzione. Ma viaggiò anche in Svizzera, Italia e Francia, collaborando anche con Mary Wollstoncraft, scrivendole la prefazione per l' edizione del 1886 dell'opera "A Vindication of the Rights of Women".  Ma in qualsiasi luogo si trovi troverà sempre un buon motivo, una causa da difendere e far conoscere, tramite la sua professione, dalla lotta al nascente apartheid in Sudafrica, alla difesa degli ebrei, e non per ultimo, come visto dei diritti delle donne. Tornata dopo la Prima Guerra mondiale da Londra nella sua terra per l'aggravarsi delle condizioni di salute, morirà a Città del Capo nel 1920, l'11 Dicembre.



Opere:


  • "The Story of an African Farm",  1883;
  • "Dreams", 1890;
  • "Dream Life and Real Life", 1893;
  • "Trooper Peter Halket of Mashonaland",1897;
  • "An English South African Woman's View of the Situation",1899;
  • "A Letter on the Jew", 1906;
  • "Closer Union: a Letter on South African Union and the Principles of Government", 1909;
  • "Woman and Labour", 1911;
  • "Thoughts on South Africa", 1923 (Postumo);
  • "Stories, Dreams and Allegories", 1923 (Postumo);
  • "From Man to Man or Perhaps Only", 1926 (Postumo);
  • "Undine", 1928 (Postumo)


Opere tradotte in lingua italiana:
SCHREINER Olive, "1899", Roma, Ed. Lavoro, 1988;
SCHREINER Olive, "Storie di una Fattoria Africana", Firenze, Ed. Giunti, 2002;
SCHREINER Olive, "Sogni", Giulianova, Ed. Galaad, 2009.



Traduzione a cura di Silvia Palandri



[1] SCHREINER Olive, “Woman and Labour”, Capo di Buona Speranza, 1911.
[2] Chapter II.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.
[6] Ibidem.
[7] SCHREINER Olive, “The Story of an African Farm”, London , Ed. Chapmann and Hall, 1883, pag. 182.
[8] Chapter IV: Woman and War.
[9]    Chapter II: Parasitism.
[10] Chapter III.
[11] Chapter II.
[12] Ibidem.
[13] Chapter III: Parasitism.
[14] Chapter II.
[15] Chapter I.
[16] Chapter V:  Sex Differences.

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