mercoledì 15 ottobre 2014

Isabella, l'avventuriera dell'estremo West


Almanacco del 15 ottobre:




Isabella Bird  indossa indumenti cinesi
durante il suo soggiorno in Manciuria, 1899.



Un’antesignana dei moderni reporter che scelse il viaggio e l’avventura invece della sedentaria vita che l’aspettava a casa. Scelse i tramonti dell’oriente, i deserti rocciosi, le campagne sterminate come compagni...questo animo libero, rese onore al suo cognome perchè come un uccello si spostò e viaggiò sempre in quei paesi sconosciuti a volte inospitali ma di cui non riusciva a fare a meno, lei fu, Isabella Lucy Bird.


Nata in Inghilterra il 15 ottobre 1831 da un pastore anglicano costretto a cambiare spesso residenza e così la sua famiglia, Isabella non ricevette un’istruzione costante ma questo non le impedì di poter conoscere e interpretare il mondo.

Alla fine del 1800 il suo nome era una firma che garantiva ai periodici e ai giornali un racconto avvincente, “un marchio di garanzia” dopo decenni di resoconti e reportage.
Fu la prima donna ad essere introdotta nel 1892 nella Royal Geographical Society e qualche anno più tardi, nel 1897, eletta membro della Royal Photographic Society.

Il suo primo viaggio venne dall’occasione che le diede un’operazione alla schiena nel 1850 quando andò a visitare dei parenti emigrati negli Stati Uniti e da lì, l’anno dopo si spostò, anche in Canada. Da questa esperienza di diversi mesi prese spunto per scrivere la sua prima opera “The Englishwoman in America”, pubblicato però solo sei anni dopo e in forma anonima.
La famiglia si trasferì poi ad Edimburgo, nel 1858, dopo la morte del padre ed Isabella cominciò a viaggiare per la Scozia, rivendendo i suoi articoli ai periodici.
La sorella Hanrietta, di carattere opposto ad Isabella, molto sedentaria e riservata decise di trasferirsi sull’isola di Mull nel 1868 alla morte della loro madre. Isabella intollerante ad una vita di regolarità e formalità decise invece di sovvenzionare la sua vita girovaga con opere ed articoli da rivendere a periodici e quotidiani specializzati. Così nel 1872 salpò in direzione dell’Australia dove però non si sentì particolarmente attratta dai luoghi, proseguì il viaggio per le isole Sandwich, oggi le Hawaii, dove scalò il vulcano Mauna Loa e rese omaggio alla regina Emma Kaleleonalani; queste esperienze e molte altre vennero racchiuse nel suo secondo libro “The Hawaiian Archipelago”.

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Il ricovero di Isabella Bird nelle Montagne Rocciose.
La sua esperienza negli Stati Uniti proseguì poi in Colorado, l’ultimo stato unitosi alla Federazione, di cui Isabella aveva sentito parlare come un luogo dall’aria salubre e terapeutica, qui nel 1873 a cavallo, cavalcando alla maniera maschile, volle vedere e saggiare il deserto roccioso nelle Montagne Rocciose. Il suo legame con la sorella rimasta in Inghilterra fu, nonostante la differenza di carattere e di stili di vita, sempre molto buono e solido e proprio in questo periodo la loro corrispondenza fu molto fitta tanto che fu inizialmente pubblicata sul periodico ‘Leisure Hour’ e poi convogliò nel suo terzo libro, il più conosciuto, “A Lady’s Life in the Rocky Mountains”. Durante il soggiorno in questa regione del Colorado conobbe anche l’avventuriero e losco ‘Rocky Mountain Jim’, per gli amici "Mountain Jim", Jim Nugent di cui parlerà anche in più di una lettera alla sorella descrivendolo come l’uomo di cui ogni donna si innamorerebbe ma che nessuna sana di mente sposerebbe, in effetti poi Jim rimase ucciso in una sparatoria pochi mesi dopo la partenza di Isabella: "Mi ripeteva alcuni poemi di grande merito che aveva composto, e mi raccontava di più della sua vita. Sapevo che nessun altro avrebbe potuto parlargli così, e per l'ultima volta lo misi sull' avviso di cambiare il suo stile di vita, cominciando dall'abbadonare il whisky , cominciando dal dirgli che disprezzo uomini con questo vizio. 'Troppo tardi! Troppo tardi!, mi rispondeva sempre. [...] l'ho visto con un'eccezione singolare, una gentilezza, una correttezza e una squisitezza di modi che sorprenderebbe in ogni uomo, ma specialmente in un uomo associato solamente alla rudezza dell'uomo del West" tanto che all'ufficio postale aspettando i francobolli, un' avventrice  " creò un' occassione per chiedermi se era vero che il gentleman con me  fosse "Mountain Jim", e aggiunse che una persona così gentile non poteva essere colpevole dei misfatti attribuitigli".
Isabella si innamorò però effettivamente di questi posti per quanto impervi, poco accoglienti e disadorni di ogni comodità, così scriveva infatti alla sorella in Settembre: " Non so davvero come andare avanti, non c'è un tavolo, un letto, non una vasca, nè asciugamani, nè bicchieri, nè finestre, nè fissaggio alla porta, il tetto ha buchi, i tronchi non sono stati tagliati, e  dulcis in fundo una delle estremità della capanna è stata parzialmente rimossa! La vita è stata ridotta ai minimi termini" ,  ma i sogni hanno un prezzo e Isabella lo sa bene: " Qui la vita è rude, più ruvida di quella che ho mai visto prima, e le persone hanno facce e modi che mi repellono, ma se posso resistere qualche giorno, potrei, ho pensato, andare a vedere i canyons e tutte le altre difficili zone a Estes Park, che sono diventate lo scopo del mio viaggio e delle mie speranze. Quindi ho deciso di restare". E Isabella riesce ad avere ciò che cercava se dopo pochi giorni scrive alla sorella descivendo le Montagne, i canyons e il paesaggio circostante:
"Lo scenario da qui su é glorioso, combina sublime e bellezza...Non é una regione per turisti nè donne, solo per qualche cacciatore di alci ed orsi, e questa freschezza improfanata mi da nuova vita". ed ancora: "E' una vista a cui non c'è bisogno di aggiungere altro. E' davvero 'la loggia nella vasta zona selvaggia' per la quale spesso si sospira quando si è in pieno trambusto sordido e banale'. Diversamente dal Dott. Johnson, 'queste mostruose protuberanze' 'infiammano l'immaginazione ed elevano la comprensione'. Questo scenario soddisfa la mia anima. Ora, le Montagne Rocciose realizzano, anzi, il sogno della mia infanzia"*.

Non paga nonostante tutto dell’avventura statunitense, si imbarcò dagli Stati Uniti per far rotta verso l’estremo oriente. In Giappone,  dove regnava il filo occidentale imperatore Meiji, percorse a cavallo la parte settentrionale dell’isola di Hokkaido, soggiornando per sette mesi nel 1878, presso la popolazione degli Aiun, per poi dirigersi verso Hong Kong, Canton, Saigon e Singapore. Da questa lunga esperienza tra il Giappone, la Cina, il Vietnam, Singapore e la Malaysia, nacque il libro “Unbeaten tracks in Japan” del 1880.
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Rientrando finalmente in Inghilterra apprese della salute inferma della sorella che morì di lì a poco, solo allora nel 1881, quasi cinquantenne, decise di sposarsi con il medico della sorella, John Bishop.
Il matrimonio durò fino alla morte di lui nel 1886, qualche anno dopo, nel 1888 pur non essendo in buona salute e forse proprio per riprendersi volle visitare un altro paese che le interessava molto, l’India. Negli anni precedenti, avendo da sempre una salute precaria, aveva voluto studiare medicina e in questo ulteriore viaggio voleva mettere a frutto queste nozioni, proponendosi anche come missionaria. Qui fondò l’Henrietta Bird Hospital ad Amritsar in onore della sorella e il John Bishop Memorial Hospital a Srinigar in memoria del marito. Si spinse fino in Kashmir e a Ladakh al confine con il Tibet, anche se durante il tragitto cadde e si fratturò le costole. Nel percorso conobbe il maggiore Herbert Sawyer che era diretto in Persia, così si aggregò alla spedizione e insieme attraversarono il deserto arrivando a Tehran dove lasciò il suo compagno di viaggio e proseguì a settentrione, per il Kurdistan e la Turchia. L’esperienza di questo viaggio convogliò nel libro “Jouneys in Persia and Kurdistan” e nel 1894 uscì anche “Among the Tibetans”, il suo resoconto del viaggio in Tibet, in cui descrive gli abitanti dell'area come le persone più piacevoli mai incontrate, e donandoci una descrizione dettagliata, come solo lei può fare, delle loro cerimonie, dei loro templi, delle loro usanze, descrivendoci di fatto un tempo ormai perduto.


"Generali di Pyongyang catturati vivi", 
di Migita Toshihide, October 1894
Nel 1894 partì nuovamente per il Giappone e poi per la Corea dove rimase per mesi , fino allo scoppio della guerra sino- giapponese. Si rifugiò in Manciuria dove riuscì a scattare delle foto ai soldati diretti al fronte, tornò quindi in Corea per documentare la devastazione della guerra e nel 1896 risalì il fiume Yangtze e Han, in Cina l’uno e in Corea l’altro, ma nella provincia del Sichuan fu imprigionata in una casa che poi fu data alle fiamme dalla folla, si salvò in extremis grazie all’intervento di una truppa di soldati, quindi riuscì ad arrivare in Tibet dove si diresse in patria nel 1897 e dove ebbe la tranquillità per poter riportare questa inquietante esperienza nel libro “The Yangtze valley and Beyond” del 1900. L’anno seguente volle visitare il Marocco dove rimase per alcuni anni e dove visse con le comunità berbere e dove il sultano volle regalarle uno stallone nero. Tornò quindi in Inghilterra nel 1904 in vista di un altro viaggio in Cina, ma si ammalò e morì il 7 ottobre ad Edimburgo. Finì così il lungo cammino di colei che scelse una vita fatta di tracciati, percorsi e tragitti, si spegneva nella sua patria dopo una vita di avventura solitaria in giro per il mondo.

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Opere:

“The Englishwoman in America”, 1856;
“The aspects of religion in the United States of America”, 1859;
“Pen and Pencil Sketches Among The Outer Hebrides”, in ‘The Leisure Hour’, 1866;
“Notes on Old Edinburgh”, 1869;
“The Hawaiian Archipelago”, 1875;
“The Two Atlantics”, in ‘The Leisure HourT’, 1876;
“Australia Felix: Impressions of Victoria and Melbourne”, in ‘The Leisure Hour’, 1877;
“A Lady's Life in the Rocky Mountains”, 1879;
“Unbeaten Tracks in Japan”, 1880, Volume 1
“Sketches In The Malay Peninsula”, in ‘The Leisure Hour’, 1883;
“The Golden Chersonese and the Way Thither”, 1883;
“A Pilgrimage To Sinai”, in ‘The Leisure Hour’, 1886;
“Journeys in Persia and Kurdistan”, 1891;
“Among the Tibetans”, 1894;
“Korea and her Neighbours”, 1898
“The Yangtze Valley and Beyond”, 1899;
“Chinese Pictures: notes on photographs made in China”, 1900;
“Notes on Morocco”, in ‘The Monthly Review’, 1901


Opere tradotte in lingua italiana:

“Una Lady nel West. Tra pionieri, serpenti e banditi sulle Montagne Rocciose”, EDT editore, Torino, 1998.




* Tutti i brani sono tratti da "A Lady's Life in The Rocky Mountains"; traduzione a cura di Silvia Palandri.


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giovedì 9 ottobre 2014

L'astratta realista


Almanacco del 9 Ottobre:




Carla Accardi
Fonte: Unione Femminile 






Oggi nasceva colei che riuscì a "realizzare" l'astrattismo: Carla Accardi. Figura emblematica dell'arte italiana del secondo dopo guerra, impresse un nuovo corso all'arte italica, come artista e come donna.


Nacque il 09 Ottobre 1924 a Trapani, dopo il liceo si trasferì a Palermo per frequentare l'Accademia di Belle Arti e nel 1946 a Roma, dove frequenta l'intellighenzia dell'epoca, venendo a contatto con illustri rappresentanti della vita intellettuale romana. L'anno seguente, con un gruppo di colleghi quali Attardi, Guerrini, Turcato, Perilli, Dorazio, Maugersi e Sanfilippo, che diventerà suo marito, firma, sola donna, il Gruppo Forma 1, movimento dell'astrattismo italiano che cerca di coniugare realismo e astrattismo, che cerca cioè di andare  oltre ogni forma di astrattismo puramente formale.

Il Gruppo Forma 1, 1947.
Fonte: Wikipedia


Due anni dopo inizia per lei l'esperienza delle mostre, dapprima con il gruppo e poi la sua prima personale a Roma nel 1950, viaggia poi in italia e all'estero, a Parigi frequenta l'Accademia e i più importanti artisti dell'epoca.


La sua produzione artistica, improntata all'astrattismo dei segni,  richiama ad un rifiuto del linguaggio, un linguaggio che non appartiene ma viene ed è stato imposto, è un linguaggio atavico di tradizione patriarcale nel quale l'artista non si sente rappresentata, e da qui la necessità di un percorso personale alla ricerca di una propria capacità espressiva che culminerà, negli anni '60,  nella ricerca di colore che caratterizzerà la sua produzione artistica, emblema di una ricerca di se stessa, di un se' sommerso a cui non è stata data la possibilità di esprimersi e di cercare un proprio linguaggio comunicativo. 



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Questa ricerca artistica si affianca, in questo periodo della sua vita, al movimento femminista e dall'incontro con Carla Lonzi nascerà nel 1970 "Rivolta Femminile" ma già pochi anni dopo, nel 1973, le loro posizioni, divergenti su come vivere ed interpretare il mondo artistico, si evidenzieranno al punto tale che la Accardi lascerà "Rivolta Femminile" e con la Colucci, la Santoro e altre artiste fonderà nel 1976 la Cooperativa Beato Angelico che diventerà subito un punto di riferimento importante per la creatività romana al femminile ma che vede anch'essa una fine molto rapida, infatti già nel 1978 anche l'esperienza della Cooperativa terminerà.


Negli anni '80 la produzione artistica della Accardi si riavvicina al dipinto su tela, lasciato in disuso negli anni addietro in favore di altre tecniche espressive come grandissimi teli e geometrie, negli anni '70, quelli del suo coinvolgimento nel movimento femminista, e strumenti invece più materici, nella fattispecie la plastica, negli anni ancora prima, gli anni '60.


La sua continua evoluzione artistica si mostra ancora una volta nel 1993 alla Biennale di Venezia a cui partecipa al Padiglione Italia, nel 1996 poi viene eletta membro dell'Accademia di Brera e l'anno seguente viene nominata tra gli esperti incaricati di realizzare la XLVII Biennale di Venezia, per poi vedersi dedicare l'anno seguente, dalla propria città, una retrospettiva personale.



Sentitasi male e ricoverata all'ospedale, Carla Accardi muore nel febbraio 2014. Le sue esequie sono state svolte in Campidoglio a Roma dove si è spenta una grande rappresentante del mondo artistico italiano, del movimento femminista italiano, che ha saputo con la sua arte, sempre in itinere, sollevare e proporre questioni artistiche e sociali ancora aperte, alle quali essa stessa, il suo cammino artistico, mai concluso, non hanno trovato risposte certe, la certezza, infatti era per lei una prerogativa dell'ansia maschile come si legge nel ricordo di Maria Luisa Boccia, ma a cui certamente una valida risposta ha dato: il conciliare una grande figura d'artista con quella di grande donna del suo tempo.



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mercoledì 8 ottobre 2014

La Lady di ghiaccio, Mary Engle Pennington

Almanacco del 08 ottobre:


Credits: Wikipedia


Lo usiamo tante volte al giorno, per molti è uno scrigno che cela meraviglie vicine e lontane, è un sollievo per alcuni e una sofferenza per altri ma senza di lui non si può proprio stare e la sua storia è strettamente legata a quella di una donna, la dottoressa Mary Engle Pennington.

Mary Pennington nacque a Nashville nel 1872,  l’8 ottobre, e si trasferì con i suoi in Pennsylvania ancora da piccola. Iscrivendosi nel 1890 all’università della Pennsylvania poté approfondire l’amore per la chimica che l’aveva portata sin dall’adolescenza ad interessarsi della materia. Integrò gli studi con gli insegnamenti di botanica e zoologia e nel 1892 terminò gli studi ma non poté laurearsi poiché all’epoca quell' università non riconosceva appieno l’iter degli studi alle donne e quindi, a Mary, poté essere semplicemente dato un attestato di frequenza.
Solo qualche anno dopo, nel 1895 l’università concesse il titolo di dottore di laurea anche alle donne e Mary fu finalmente insignita del titolo di studio ma non solo, fu nominata anche professoressa per l’anno accademico 1895-96 della cattedra di botanica. L’anno successivo vinse inoltre una borsa di dottorato di ricerca biennale all’università di Yale per approfondire i processi fisiologici e dove seguì progetti di ricerca insieme a Lafayette Mendel.
Nel 1898 divenne direttrice del Laboratorio Clinico alla Women’s medical College della Pennsylvania e fino al 1901 fu ricercatrice presso l’Università della Pennsylvania nel dipartimento di igiene e come batteriologa presso L’ufficio della Sanità di Philadelphia. Queste esperienze le permisero di accumulare conoscenza ed esperienza in ambito alimentare e igienico che userà quando, dopo il Food and Drug Act, per il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, si occuperà, come chimica, del Food Research Laboratory nel 1907 in forza del quale riuscirà a far adottare maggiori sicurezze alimentari per i polli destinati all’alimentazione umana, e farà migliorare il trasporto e la conservazione, sempre in termini di norme igieniche, dei prodotti lattiero-caseari.

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Il suo grandissimo contributo però lo diede quando per la United States Food Administration sotto la guida di Herbert Hoover, si occupò della progettazione di un carro merci refrigerato che ben presto la spinse ad occuparsi dell’intero processo di conservazione degli alimenti in un’ epoca in cui ormai la città stava diventando estremamente urbanizzata e i prodotti arrivavano da località vicine o lontane ma non più dall’orto di casa.
Fonte: Internet
Quando nel 1906 fu approvato il Food and Drug Act, Mary divenne lo strumento più proficuo con il quale la legge poté dare i suoi frutti. Questa legge infatti fu emanata per venire incontro alle nuove esigenze del mercato che si era ingrandito, de localizzato e offriva ormai ai cittadini prodotti su larga scala, nasceva quindi l’esigenza di assicurare sì un giusto rifornimento delle merci ma soprattutto un processo di norme igieniche e salutari dei cibi deperibili, come formaggi, uova, pesce o carni. La sua attenzione quindi si spostò presto dalla refrigerazione nel trasporto a quella casalinga. Così nel 1919 lavorò per l’azienda American Balsa e nel 1922 si mise in proprio con attività di consulenza, fondando l’Household Refrigeration Bereau con lo scopo di predisporre una serie di campagne e procedure di sensibilizzazione ed educazione della popolazione riguardo la refrigerazione domestica. Pubblicò quindi una serie di opuscoli sulla sicurezza alimentare anche grazie all’aiuto e supporto della ‘NAII’ National Association of Industries Ice, che le valse l’appellativo di ‘ The Ice Lady’.


"Carretto dei gelati", Ottorino Garosio.
A dispetto del suo nomignolo però in realtà Mary fu un’instancabile ricercatrice e divulgatrice che non rimase al chiuso dei suoi laboratori ma cercò di divulgare anche di persona l’importanza delle sue scoperte, così ad esempio quando i parametri per la preparazione del gelato furono messi a punto si recò nelle strade dai rivenditori di gelato per far vedere loro come fare a preservare igienicamente il prodotto preparato secondo standard sanitari.
Nel 1923 fu riconosciuta dalla Società ingegneristica americana dell’aria condizionata e della refrigerazione quale autorità assoluta come tecnico degli impianti frigoriferi di tutti gli Stati Uniti; nel 1940 ricevette il più alto premio riservato alle donne dalla American Chemical Society di cui faceva parte, la Medaglia Garvin-Olin e fu la prima donna iscritta nel 1959 alla Poultry Historical Society Hall of Fame.
Andò in pensione nel 1952, anno in cui la Lady di Ghiaccio, l’inventrice del moderno frigorifero, e anche dell’imballaggio in cui ancora oggi troviamo e compriamo le uova, morì, il 27 dicembre, a New York.
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