mercoledì 12 febbraio 2014

Tale madre, tale figlio...

Almanacco del 12 Febbraio:

"Eva, la maga buona che coltiva Iris",  Calvino parlava così della mamma

Iris x barabata
photo by Kurt Stueber




 
Eva Mameli, nasce a Sassari il 12 febbraio 1886, e la sua non sarà una vita “comune”, conquisterà molte mete, precluse alle donne, ingaggerà battaglie prima d’allora mai pensate e con il suo esempio, capacità ed intelligenza influenzerà il più grande scrittore del XX secolo.

La sua famiglia è una famiglia benestante e i suoi genitori, un colonnello dei Carabinieri Gian Battista e Maddalena Cabuddu, le insegnarono sempre la virtù del perfezionamento e della libertà, così come agli altri loro figli, probabile che per questo il fratello Efisio fonderà il partito sardo d’azione nel 1921.

Così Eva, Giuliana Luigia Evelina, frequenta un liceo pubblico, tradizionalmente riservato ai maschi e si appassiona alle scienze che vorrà approfondire studiando Matematica all’Università di Cagliari, dove si era trasferita con la sua famiglia al pensionamento del padre, e  dove si laureerà nel 1905.
L’anno seguente però viene a mancare proprio quel padre molto amato e Eva e sua mamma decidono di andare a Pavia, raggiungendo il fratello maggiore Efisio. Qui frequenta l’Università, dove il fratello era già professore, seguendo il corso del Professor Briosi in Scienze Naturali e ancora studente pubblica la sua prima opera scientifica: “Sulla flora micologica della Sardegna. Prima contribuzione” a cui fece seguito l’anno seguente una seconda contribuzione, ormai già da dotoressa, essendosi già laureata nel 1907. 
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Giuliana Luigia Evelina Mameli in Calvino
Contemporaneamente accetta di assistere il prof. Briosi alla sua cattedra di scienze naturali e di seguire anche il laboratorio crittogamico di Pavia,  ma consegue anche il Diploma Magistrale e dopo un periodo a Londra, nel 1910 finalmente ottiene l’abilitazione all'insegnamento. Inizia così ad insegnare alle scuole superiori ma nel 1911 diventa assistente di botanica e decide di fare ciò che ama di più, la ricerca.
Nel 1915 per la prima volta, ottiene
la Cattedra di libera docenza all’Università di Pavia, prima donna in assoluto ad attivare un corso di Botanica che avrà come tema “La tecnica microscopica applicata allo studio delle piante medicinali e industriali”.

Interviene però il periodo della Prima grande guerra ed Eva mette a disposizione la sua persona per soccorrere i soldati feriti, entrando a far parte delle Crocerossine, ricevendo una medaglia d’argento dalla Croce Rossa e una di bronzo dal ministero dell’Interno. Finita la guerra Eva riprende i suoi amati studi e la sua ricerca nelle scienze naturali meritandosi l’attenzione e il premio dell’Accademia dei Lincei di Roma, nel 1919.
Rimasta ormai sola a Pavia, il fratello, tornato in Sardegna, era stato trasferito ad altra Università e il professore Brioso nel frattempo era scomparso, Eva nel 1920 viene raggiunta da Cuba, da un italiano ricercatore e naturista come lei che voleva conoscerla: Mario Calvino.
Era innegabile che la sua fama e i suoi studi erano conosciuti e apprezzati anche all’estero e così, Calvino, padre, bisognoso di un aiutante per la Stazione sperimentale agronomica a L’Avana, volle conoscerla e da quell’incontro nacque più di una collaborazione professionale. I due si sposarono per procura e poi a Cuba qualche mese dopo.


 
Italo, Giovanni, Calvino, primogenito di Eva e Mario
Dal loro matrimonio nacquero due figli, il maggiore nato a L’Avana nel 1923, Italo e Floriano, nato a San Remo nel 1927.

A Cuba, i coniugi fondarono una scuola agricola per i contadini e le loro famiglie. Trasferitisi poi alla stazione agricola di Chaparra, fondarono la rivista La Chaparra Agricola.

Dopo un devastante uragano che rovinò la stazione agricola nel 1925, però Eva e Mario decisero di tornare in Italia, nella città natale di Mario, San Remo ed aprire un loro laboratorio di floricultura. A questo scopo comprarono Villa Meridina, dotata di un ampio giardino adatto per le loro ricerche.

Eva scelse però anche di riprendere l’insegnamento e per questo partecipò, vincendolo, al concorso per la cattedra all’Università di Cagliari che tenne per ben due anni, dal 1926 al 1928, facendo la pendolare tra San Remo e Cagliari, dove, oltre la Cattedra in Botanica dirigeva anche il giardino botanico, riportandolo all’antico splendore dall’abbandono assoluto in cui versava dopo la guerra, rintroducendo specie rare di piante e vegetazione.
Fu la prima donna a ricoprire i due prestigiosi incarichi.
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Alla nascita del secondo figlio però Eva decise di stanziarsi a San Remo, dove continuerà in modo assiduo il lavoro alla Stazione di San Remo a cui parteciperà sempre in modo attivo. Fonderà con il marito la Società Italiana amici dei fiori e due riviste scientifiche, tra cui Il Giardino fiorito, nel 1931 in cui sarà promotrice delle prime iniziative protezionistiche della natura, soprattutto in favore degli uccelli utili per l’agricoltura.
Collaborerà con l’Enciclopedia Italiana e con quella dell’Agricoltura, pubblicherà in tutto, alla fine della sua carriera, 200 articoli scientifici.

Anti fascisti, negli anni '30 ospitarono dissidenti e nascosero ebrei, mentre i loro due figli, riluttanti alla Repubblica di Salò parteciparono alla Resistenza. I coniugi Calvino però furono catturati ed arrestati ma non cedettero mai alle torture subite per strappare loro informazioni; subirono anche almeno due finte fucilazioni a cui a turno uno dei due coniugi dovette assistere e subire.

Quando nel 1951 Mario Calvino si spense, Eva prese il suo posto alla direzione della Stazione di San Remo, fino al 1959 quando ritenne di essere ormai troppo anziana per occuparsi di un impegno così importante e gravoso ma passò comunque i numerosi altri anni di vita a riordinare, riscrivere e archiviare la numerosa produzione scientifica che sarà poi donata dai figli alla biblioteca civica di San Remo alla sua morte il 31 marzo del 1972, alla veneranda età di 92 anni.


Biografia (più recente):

¨  Forneris P. - Marchi L., Il giardino segreto dei Calvino. Immagini dall'album di famiglia tra Cuba e Sanremo, De Ferrari, Genova 2004;
¨  Elena Macellari, Eva Mameli Calvino, collana Le farfalle, Ali&no Editrice, Perugia 2010;
¨  Elena Accati, Fiori in famiglia. Storia e storie di Eva Mameli Calvino, Donne nella scienza, Editoriale Scienza 2011;
¨  Eva Mameli Calvino, Mario Calvino, 250 quesiti di giardinaggio risolti, Introduzione di Tito Schiva, collana Virgola, Donzelli editore, Roma 2011.

   

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lunedì 10 febbraio 2014

La Tersicore che inventò il tutù


Almanacco del 10 Febbraio:

Virginia Zucchi ritratta da Georges Clairin, 1884.


Nata il 10 febbraio a Parma, Virginia Zucchi, diventerà la 'Divina Virginia', per aver portato nel mondo la sua arte.



Stella del Balletto nell’Italia dell’Ottocento, Virginia fu allieva del direttore della Scala di Milano, Carlo Blasis, l’ideatore della struttura della lezione di danza classica che tutt’oggi vige inalterata, colui che voleva non solo creare danzatori ma veri artisti e concepiva il suo insegnamento arricchito dalle materie artistiche quali la pittura, la musica, la letteratura per forgiare una sensibilità oltre la mera tecnica.
Virginia Zucchi, ritratta da Fedor Bronnikov, 1889.
Virginia fu tra le sue allieve anche se non entrò mai alla Scuola della Scala vera e propria ma seguì i suoi insegnamenti come quelli del suo assistente Lepri. Proveniente da una famiglia di danzatori, i suoi zii erano apprezzati professionisti, Virginia debuttò  a Varese nel 1864 a soli quindici anni.
Da qui iniziò la sua carriera che la portò in giro per l’Italia, da Roma a Napoli…, e dieci anni dopo, nel 1874, finalmente anche alla Scala di Milano. La sua fu una carriera però internazionale, fu invitata e reclamata anche all’estero da Berlino, dove il noto Paolo Taglioni rivisitò per lei l’opera La Fille mal gardée,  a Parigi, a Londra, a Madrid e nel 1885 a Pietroburgo dove la sua carriera e fama toccherà il suo apice massimo.

Virginia fu accolta a Kin Grust, il teatro che in estate apriva i suoi battenti per sostituire la programmazione del Balletto Nazionale di Pietroburgo, e qui fu osannata ed acclamata, avendo incantato la platea russa anche lo Zar Alessandro III in persona la volle a corte e le presentò un ingaggio che la tenne a San Pietroburgo per tre anni durante i quali si meritò l’epiteto di  “Virginia la divina” per i suoi virtuosismi tecnici. In seguito continuò la sua carriera in Russia ma con una sua Compagnia.
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Virginia Zucchi, fu una grande artista che perfezionò con la sua tecnica la scuola di danza russa, facendola crescere e acquisire quel prestigio che noi oggi ancora le riconosciamo. Fu una donna che seppe imporsi ed impose la sua bravura diventando un esempio da emulare e raggiungere.

Virginia Zucchi in "La Esmeralda", 1886
A Virginia Zucchi si devono performance memorabili, entrate nella storia, come quelle de “La Figlia del Faraone”, “La Fille Mal Gardée” e “La Esmeralda”, tutte del grande coreografo Marius Petipa, nonché il balletto “Excelsior” di Luigi Manzotti, eseguito alla Scala di Milano nel 1883 e “Sieba” eseguito a Parigi nello stesso anno.


Dopo l’esperienza e lo strepitoso successo russo, tornò in Europa dove danzò ancora a Parigi nel 1885 all’Opéra e poi ancora a Nizza nel 1898, ritirandosi poi dalle scene pochi anni dopo nel 1900.
Scelse Monte Carlo come sua dimora stabile e lì aprì una sua scuola di danza dove volle insegnare essa stessa.
Morì a Nizza il 12 ottobre 1930.
 
A Virginia Zucchi si deve l’aver portato ed esportato la qualità d’esecuzione del balletto italiano nel mondo, dalla Francia alla Russia, l’aver contribuito alla crescita dell’arte tersicorea potenziandone la tecnica e l’esecuzione, arricchendola dell’espressività propria di un’ artista; a lei si deve anche la creazione del moderno tutù che Virginia volle fosse accorciato, ritenendolo troppo lungo e troppo antiquato.

La sua influenza nella tecnica di Tersicore è oggi innegabile come lo fu alla sua epoca, poiché grandi danzatrici sue contemporanee da subito ne ammisero la grandezza e l’abilità; di lei,  Mathilde Kschessinska, quella che diventerà, anche grazie ai suoi insegnamenti ed al suo ascendente, la prima ballerina in assoluto del Balletto russo, pochi anni dopo la Zucchi, dirà: “Avevo quattordici anni quando la famosa Virginia Zucchi venne a San Pietroburgo. Dal giorno in cui Virginia Zucchi apparse sui nostri palcoscenici, cominciai a lavorare con fervore, energia e dedizione: il mio unico sogno era di emularla.  (…)”[1].
 




[1] SCHOLL TIM, “From Petipa to Balanchine: classical revival and the modernization of ballet” , 1994, Ed. Routledge.

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venerdì 7 febbraio 2014

La Saffo pisana

Almanacco 7 Febbraio


Jean Raoux, Donna che legge una lettera, 1734

Nasceva oggi nel 1654 a Pisa, Maria Selvaggia Borghini, dalla nobile famiglia di Pier Antonio e dalla fiorentina Caterina Cosci.

Fin dall'infanzia Maria Selvaggia poté aspirare ad un'istruzione equiparata a quella di suo fratello Cosimo e quindi fu seguita nei suoi studi da illustri docenti dell' Università di Pisa come il matematico Alessandro Marchetti, Francesco Maria Poggi o Farinati Ubaldi, rettore del Collegio Ricci. Maria Selvaggia divenne quindi una colta intenditrice di materie umanistiche e matematiche, eccelse soprattutto in studi latini, filosofici, matematici, greci,teologici e in storia sacra.

Divenne amata ed apprezzata dal Granduca toscano Ferdinando II e ancor di piu dalla sua consorte Vittoria della Rovere che la volle come sua prima dama di Corte, tuttavia Maria Selvaggia non lascerà spesso né per lunghi periodi Pisa se non per andare a trovare la regnante,sua protettrice, mecenate e indirizzataria di alcuni sonetti. Ma la sua fama andrà ben oltre i confini del Granducato, incontrando il favore e l'apprezzamento del re di Francia Luigi XIV nonché di Gilles Ménage e di Régnier.

La sua fama non ebbe euguali e fu iscritta all' Accademia dell'Arcadia di Roma, con il nome di Filotima Innia, come all'Accademia degli Innominati di Bra quale Adattabile, come a quella degli Stravaganti di Pisa, a quella degli Apatisti di Firenze e a quella dei Ricovrati di Padova.
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Nei suoi scritti tratterà di argomenti vari, dal sacro al profano tuttavia avendo ricevuto un' educazione rigidamente cattolica, volle coltivare una vita morigerata senza lussi né sfarzi e decise di non volersi sposare. A Capannori acquistò una dimora, dove soprattutto in età avanzata  si ritirò, che divenne un fulcro di riferimento per la comunità religiosa locale soprattutto grazie all'abate Lorenzo Borghini, suo padre spirituale.

A Pisa divenne comunque famoso il suo salotto che vide gli interventi di numerosi brillanti intelletti dell'epoca con i quali spesso Maria Selvaggia instaurò rapporti di amicizia. Il piu importante fu certamente quello con il matematico, naturalista, letterato Francesco Redi, il quale si prodigo' molto per far conoscere i suoi lavori in Toscana, in Italia e anche fuori, convinto che il suo talento fosse splendore per tutta l'Europa. La riteneva superiore perfino alla, forse, più famosa Vittoria Colonna, poiché riteneva che ci fossero le glorie di Saffo "nella Sig. Maria Selvaggia Borghini, fanciulla pisana".

Allevera' Caterina, figlia del fratello, che diventerà anch'essa una poetessa apprezzata. Morirà a Pisa il 22 Febbraio 1731 e verrà sepolta nella Chisa di Santa Maria del Carmine a Corso Italia.


La sua opera più importante sarà la traduzione dal latino alla lingua toscana dell' opera morale di Tertulliano che verrà però pubblicata solo postuma a Roma da Bottari con il titolo "Opere di Tertulliano tradotte in toscano dalla signora Selvaggia Borghini, nobile pisana".


Al Signor Redi
Canzone:

"Desio dove mi guidi, ed a quel alto-
Segno portare il velo
Vuoi mio folle pensiero?
Grande é il periglio, e fia mortale il salto;
Poiché sicuro e solo

' Gir tu non puoi per si dubbio sentiero,
Deh ferma il volo altero,
Scendi in te stesso, e ascolta i detti miei,
Pensando quel che tenti, e quel che sei.

[...]

da "Saggio di Poesie di Selvaggia Borghini nobile pisana e testimonianze del di lei volere" di Selvaggia Borghini, Domenico Moreni.

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