mercoledì 4 settembre 2013

Donne d'Algeri


Questo breve scritto fu il mio tema di presentazione al Corso di Storia delle Donne nell'A.A. 2001/2002 tenuto dalla Professoressa Ginevra Conti Odorisio alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Roma Tre, il cui titolo all'inizio era "Intervista ad una donna algerina (per scoprire che la situazione italiana di 30 fa non era poi così diversa)" e che fu possibile realizzare grazie alla disponibilità di una mia amica di cui ho mascherato il nome per questioni di discrezione ma che se mi legge ora potrà vedere il risultato di quella chiacchierata anche se dopo un pò di anni!.


Nessun diritto, questo è quello che paradossalmente è un principio che la legge stessa sancisce. “La donna non ha alcun diritto, proprio così “– conferma Hamina, una mia amica algerina che ormai vive in Italia da anni. Ci siamo conosciute in Algeria nel periodo in cui vivevo lì.
“La donna non ha diritti, in caso di divorzio, ad esempio, non le spetta nulla se non i vestiti che ha addosso, se non ha più nessuno della sua famiglia d’origine dove tornare rimane in mezzo ad una strada con i suoi figli perché se sono minorenni vengono affidati a lei anche se non ha nulla neanche un tetto sotto al quale stare e lì, sai bene anche tu, le famiglie sono numerose, si hanno tantissimi figli anche 11-13!”. In effetti, questa è una realtà pressoché sconosciuta almeno che non si conosca bene la situazione algerina, infatti, il Diritto di Famiglia prevede solo per il marito il diritto di domicilio e ancora, in caso di morte del marito alla donna spetta la metà riservata ad un uomo, qualunque sia il suo apporto al patrimonio comune, e se ci sono uomini che concorrono con lei all’eredità succede che arriva a prendere meno dei parenti collaterali maschi del marito e questo vale naturalmente anche per le figlie.
“Sì, e a volte in queste situazioni escono fuori altre mogli, perché anche se il Corano prevede che l’uomo informi la prima moglie dell’intenzione di voler sposare un’altra perché questa può non acconsentire e quindi il marito sarebbe tenuto a divorziare dalla prima moglie per poi poter sposare l’altra, questo non avviene mai e molte, con il fatto che non c’è obbligo di convivenza sotto lo stesso tetto, non sanno che esistono altre moglie, l’una ignora l’esistenza dell’altra o delle altre! ”.
Senza tener poi conto del diritto unilaterale di divorzio riconosciuto appunto solo allo sposo per semplice volontà del marito ovvero il ripudio. (art.48).
“Per non parlare poi– aggiunge ancora – del fatto che la donna non ha una libertà propria, per uscire deve essere sempre accompagnata da un elemento maschile che sia il padre, il fratello, il marito o il figlio e deve chiedere in ogni caso sempre prima il permesso e questo vale anche per una donna di 60 anni anche solo per poter andare a fare la spesa”.

In effetti, il Diritto di Famiglia prevede il dovere di obbedienza al marito in pratica la legge dà il potere al marito di impedire alla moglie qualsiasi attività, lavorativa e non, al di fuori della famiglia. E ancora, si sancisce che la tutela dei figli è a carico del padre anche se alla madre è riconosciuto l’affidamento che in pratica, però, si traduce nel dover chiedere l’autorizzazione al marito per poter iscrivere i figli a scuola o per consentire interventi chirurgici senza questo permesso, infatti, la donna non può autonomamente decidere ed agire.


Questa realtà mi catapulta a non tanti anni fa quando anche da noi, in Italia, i diritti delle donne non erano tutelati, realtà soprattutto del sud dove la moglie non poteva condividere la tavola con il marito durante i pasti e dove non si poteva uscire se non accompagnate, ma questa riflessione mi porta anche a sperare che, così come da noi, anche in Algeria si possano apportare riforme che tutelino le donne anche se in quella realtà ci sono problematiche diverse che complicano il cammino di libertà che qui, invece, non erano presenti, sto parlando della religione. Per l’Islam infatti la donna è una regina, la regina del focolare, della famiglia, della casa peccato però che non abbia il diritto di averne una.  

P.S. Ho trovato nelle varie stesure anche questo altro capoverso che poi decisi di togliere ma che ora voglio riaccorpare al tutto per gli stessi motivi che allora mi fecero decidere di toglierlo, la sua intimità: una mia riflessione dell'epoca sulle Algerine.
Se vi può sembrare strano oggi questa mia ulteriore evidenziatura a mia parziale discolpa dico che mi riferisco alla mia esperienza negli anni '90 in cui eravamo ben lontani da una dimestichezza con queste realtà che oggi per ovvi motivi anche di cronaca ci è invece così vicina e visto la data ero anche molto giovane per cui forse molte impressioni possono sembrare enfatizzate e magari lo sono anche ma non per me a quei tempi.

Questa la situazione in Algeria, che ho potuto conoscere e confutare con i miei occhi nel periodo in cui ho abitato ad Algeri che, anzi, forse, offre situazioni più “felici” di quelle che si potrebbero trovare nei tanti paesini della sua periferia.
I ricordi che ho di queste donne sono contornati da molto affetto, mi ricordo che
un aspetto che mi colpì della donna algerina fu la sua fierezza, una dignità che ogni donna ha negli occhi, al di là della sua condizione, dei suoi problemi, che indubbiamente devono essere affrontati, al di là dei problemi economici di un paese che combatte contro se stesso, contro una parte del suo tessuto malato che infetta la società stessa con il terrorismo oggi purtroppo tanto di moda ma che è presente già da anni, tanti, troppi in questa terra dai tramonti rosso fuoco, dai cieli dalle cromature intense, dal mare blu profondo amato perfino dagli antichi Romani che qui fondarono un loro “villaggio turistico” nell’affascinante Tipaza; per tutto questo, quello che sento è di dover ringraziare queste donne che nella loro disperazione hanno la forza di scendere in piazza apertamente contro il terrorismo, che sfidando le minacce inviate loro a casa andando a lavorare contravvenendo ai diktat dei terroristi, che rifiutano di indossare lo schador per non rinunciare ancora una volta alla loro femminilità, una bellezza che possiamo ritrovare guardandole fisse negli occhi. Occhi intensi come loro, donne d’Algeri, donne fiere della loro cultura, la stessa che nega loro di esistere. Le donne d’Algeri sono questo, sono anche tutto questo ed è proprio questo quello che mi è rimasto di loro.
Non è possibile a mio avviso poter dare una definizione ma piuttosto mi sento di voler fare un elogio pieno di affetto e di nostalgia per una terra che in fondo sento anche un po’ mia.  

sabato 29 giugno 2013

Clotilde Tambroni- La Saffo rediviva





29 giungo… 1758 a Bologna nasce da un cuoco parmense e da Maria Rosa Muzzi una delle donne più colte che l’Italia abbia mai avuto: Clotilde Tambroni. Nipote del diplomatico ed erudito Giuseppe Muzzi, Clotilde dimostra precocemente la sua predisposizione agli studi e alle lettere, tanto che apprese il greco semplicemente assistendo alle lezioni private del grecista, docente all’Ateneo bolognese, Emanuele Aponte che dava lezioni private in casa Tambroni e che notò subito la grande predisposizione della giovane che rispondeva con tranquillità ai quesiti che quest’ultimo faceva in realtà al suo alunno,  un fratello minore di Clotilde, mentre lei assisteva alle lezioni assorta nel cucito, come si voleva ad una giovane dell’epoca, anche per volere della madre contraria alla sua educazione se non per i “donneschi uffici”.
Così Aponte decise di prendere a lezione la stessa Clotilde che gli diede non poche soddisfazioni al punto da volerle insegnare anche il latino. Clotilde apprende velocemente e bene le lingue classiche e comincia perfino a scrivere versi apprezzati a tal punto dal conte Niccolò Fava Ghisilieri, presidente dell’Accademia degli Inestricati da volerla come membro della stessa accademia nel 1790, preludio alla sua entrata in un’altra Accademia quella dell’Arcadia nel 1792, con il nome di Doriclea Sicionia e in seguito socia anche dell'Accademia Clementina e di quella dell'Etrusca di Cortona 1. Divenne poi anche socia corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino e di Parigi 2.
Negli anni i suoi componimenti in puro stile neoclassico, raffinati ed eleganti le varranno il soprannome di “Saffo rediviva”.
Nonostante non fosse laureata per le sue profonde ed ampie conoscenze nelle lettere e culture antiche nel 1793 le fu offerta, dal Senato bolognese, addirittura la cattedra di Lingua Greca all’Università di Bologna, memorabile sarà suo il discorso di apertura nel 1806, memorabile per gli appunti che mosse alla riforma dell'istruzione. 
Insegnerà all’Università di Bologna in un primo momento fino al 1798 quando per rispettare le sue idee politiche si rifiuterà di prestare fedeltà alla neonata Repubblica Cisalpina così che Napoleone le tolse la cattedra. Clotilde allora si rifugerà in Spagna, insieme al suo mentore e ormai amico, Aponte. Ella conosceva infatti anche in modo egregio non solo le lingue morte ma anche lo Spagnolo, il Francese e l’Inglese. In Spagna viene accolta con onori e largamente apprezzata dall’intellighenzia dell’epoca e diventa presto membro della Reale Accademia di Spagna.
In questo stesso anno riceve dal Papa Pio VI il permesso di poter tenere e leggere alcuni libri proibiti contenuti nell’Indice e questo grazie alla stima che godeva presso il Santo Padre dovuta alla sua fama di dotta e alla sua altrettanto comprovata fede.
Nonostante però le sue idee politiche e soprattutto la sua coerenza con queste, Napoleone la richiama in Italia appena l’anno seguente alla sua cattedra di Greco. Tambroni però lascerà l’università definitivamente nel 1808 proprio in seguito alla riforma napoleonica dell’istruzione che privilegiava gli studi scientifici a discapito di quelli umanistici. e anche per questioni di salute sollevate dalla stessa Clotilde, che aveva problemi di vista, inoltre probabilmente aveva capito che di li a poco il suo insegnamento sarebbe stato abolito, come infatti fu,  e quindi venne sollevata dall’incarico e andò in pensione anticipatamente.
A Roma, durante un viaggio nel 1803, conobbe anche la nota Madame De Staël.
Madame de Stael
Clotilde sarà una donna sempre attenta alla presenza e al contributo delle donne nella cultura, infatti nell’oratoria inaugurale dell’anno accademico 1806 all’Università di Bologna, richiamerà illustre predecessore quali Ipazia ed Aspasia così come la neo dottoressa in medicina, ed amica, Maria Dalle Donne, che lei stessa qualche anno prima, nel 1799, accompagnerà alla discussione presso l’Archiginnasio. In alcune lettere che scrisse a Diodata Saluzzo, nel 1796, si legge della sua perplessità riguardo gli uomini e la loro posizione rispetto alle poete, quali lei e la Saluzzo stessa, e si chiede se gli uomini si volessero arrogare il diritto di scrivere di poesia rilegando il sesso femminile agli umili lavori di Aracne, e ancora nel 1797, sempre scrivendo a Saluzzo, parla di “tirannica prepotenza maschile” 3.
Dei suoi scritti didattici e scientifici non rimane, purtroppo, nulla se non qualche lettera dalla quale si può ricavare i suoi metodi di insegnamento e le sue idee, sono invece giunte infatti a noi soprattutto per lo più opere circostanziali per matrimoni o nascite illustri, poesie, odi, spesso in duplice versione sia greca che italiana.
Dopo il pensionamento forzato, Clotilde passa i suoi anni quasi in isolamento, anche se non mancano sue collaborazioni e consulenze. Morirà paralizzata il 2 giugno 1817, nella sua casa, sotto la Chiesa di Sant’Isaia, a Bologna.
Clarissa Tambroni, è sepolta nel cimitero monumentale della Certosa di Bologna.
Il busto marmoreo del suo monumento funebre è stato scolpito, in suo onore, dallo scultore Adamo Tadolini, allievo di Antonio Canova, amico di Clarissa e dallo stesso commissionato e supervisionato.
Di lei si legge, nella Collezione scelta dei Monumenti Sepolcrali del Comune Cimitero di Bologna,. edita da Natale Salvardi nel 1825: “ [...] Il marmoreo sarcofago antico che racchiude il resto dell'esimia donna venne da Roma insieme col busto di lei che vi si ammira sovrapposto: lavoro del rinomato scultore Adamo Tadolini che colà il condusse a perfezione sotto gli occhi stessi dell'immortal Canova, cotanto amico apprezzatore delle virtù dell'estinta, come degli egregi fratelli suoi Cav. Giuseppe, e Gaetano, che curarono sì nobilmente la memoria dell'inclita sorella.”.
E ancora: “Monumento di Clotilde Tambroni […]. Delle cui lodi non fia maraviglia se noi saremo larghi più dell'usato, poiché assai raro interviene, che donna in sì breve spazio di tempo, come diremo, sia salita in tanta chiarezza di fama, in quanta fu, ed è ancora la Clotilde Tambroni non pure per tutta Italia, ma sì bene dovunque hanno stanza, ed onore le buone lettere”.
La sua esperienza di donna, nata tra l’altro da una famiglia non benestante, che aveva raggiunto si tanta cultura ed eccellenza, unita ad una fede integerrima nel Cattolicesimo la resero negli anni successivi un esempio per le altre donne, tanto da scrivere su di lei delle biografie, come usava all’epoca, di indottrinamento per le altre fanciulle, diventando ora un modello di “femminista ante litteram”, nell’opera di Giulia Cavalcanti Cantalamessa del 1899 ora come eroina a fini pedagogici per l’educazione femminile nell’opera dell’abate Luigi Taccani “Clotilde Tambroni, o La più nobile missione della donna” del 1872 .
Il suo epitaffio, nella Aula Magna dell’Università di Bologna, fu scritto e recitato dall’illustre archeologo e creatore di epitaffi Filippo Schiassi all’Archiginnasio e recita: “A Clotilde Tambroni / Eccelsa tra i dottori dell’Archiginnasio / la più fulgida / per altissimo merito nell’insegnamento della lingua greca / ricolma di modestia e d’ogni virtù / colleghi ed allievi / a.D. 1817” 4.
Di lei il filologo Jean Baptiste Gaspard Villoison, insegnante presso l'università di Parigi, affermava: "Vi sono in Europa tre soli uomini capaci di scrivere come la Tambroni ed al più quindici che sappiano capirla."5.




1 Come si legge nel sito della Certosa di Bologna
2 A. Costarelli, “Clotilde Tambroni- Ideali e modernità classica nella Bologna illuminista e napoleonica”, Clamm Magazine, 8/03/2012.
3 Articolo di Letizia Lanza su arabafelice.it
4 Art. Costarelli, cit.
5 S. Bersani, “101 donne che hanno fatto grande Bologna”, Newton Compton Editori, 2012.


Bibliografia:
• “Per le faustissime nozze del nobil uomo il signor conte Niccolo Fava Ghisilieri colla nobil donna la signora Gaetana Marescotti Berselli. Versi di Clotilde Tambroni colla traduzione parafrasata della medesima”, Parma, Bodoni, 1792.
• “Pel felice parto della nobil donna signora contessa Susanna Jenisson Walworth Spencer. Ode greco-italiana”, Stamp. S. Tommaso d’Aquino/ Bologna, Tip. Azzoguidi, 1792 Bologna 1792.
• “Per la ricuperata salute dell'eminentissimo e reverendissimo signor Cardinale D. Andrea Gianetti Degnisssimo Arcivescovo di Bologna e Principe del S. R. I. Ode pindarica”, Bologna, Tip. Azzoguidi, 1793 / stamp. S. Tommaso d’Aquino, Bologna 1793.
• “Al nobile ed eccelso signor conte senatore Ferdinando Marescalchi Fava pel quinto solenne suo ingresso al gonfalonierato di giustizia della città e popolo di Bologna (il secondo bimestre del 1794). Ode saffica greca di Clotilde Tambroni tradotta in toscano dalla medesima”, Crisopoli (Parma), Bodoni, 1794) / Ode saffica greca, co’ tipi Bodoniani, Parma 1794.
• “In onore del celebre tipografo Giambattista Bodoni. Elegia greca”, Tip. Reale Bodoni, Parma 1795. / Elegia greca di Clotilde Tambroni in onore del celebre tipografo Giambattista Bodoni con la versione italiana del padre maestro Pagnini, Parma, Bodoni, 1795
• “In lode del feld-maresciallo conte di Clairfait. Ode”, Stamp. S. Tommaso d’Aquino, Bologna 1796.
• “In morte di Carlotta Melania Duchi Alfieri”, Parma, Bodoni, 1807
Epistolario:
• “Lettere inedite di Clotilde Tambroni pubblicate ed annotate da Maria Fanny Sacchi”, Milano, Ditta di Giacomo Agnelli, 1804.
• “Lettere a Diodata Saluzzo in D. Saluzzo Roero, Poesie postume di Diodata Saluzzo; aggiunte alcune lettere d'illustri scrittori a lei dirette”, Torino, Tip. Chirio e Mina, 1843, pp. 304-402 .
• “Alcune lettere della celebre grecista Clotilde Tambroni”, a cura di F. Raffaello, Tip. Corradetti, San Severino Marche 1870.
• “Lettere di quattro gentildonne bolognesi”, a cura di S. Battistini e C. Ricci, Tip. Monti, Bologna 1883.
• “Lettere inedite a Ireneo Affò presso la Biblioteca Palatina di Parma”, (Cart. Affò)


Biografie:
• A. Levati, “Dizionario biografico cronologico delle donne illustri”, Tip. Bettoni, Milano 1822, ad vocem.
• I. Affò - A. Pezzana, “Memorie degli scrittori e dei letterati parmigiani”, Parma, dalla Ducale Tipografia, 1825-1833 [rist. anastatica: Bologna, Aldo Forni Editore, 1973]
• M. Angelelli, “Vita di Clotilde Tambroni” in “Collezione scelta di cento monumenti sepolcrali nel comune cimitero di Bologna 5”, Bologna, 1826, pp. 1-3.
• Tambroni (Clotilde), in «Nouvelle Biographie Générale depuis les temps les plus recules jusq’a nos jours», t. XLIV, Paris 1865, pp. 858-859.
• F. Raffaelli, “Alcune lettere della celebre grecista Clotilde Tambroni ed altre da illustri personaggi dirette alla medesima pubblicate ed illustrate per il marchese Filippo Raffaelli”, San Severino Marche, Tip. Soc. Editrice, 1870
• Luigi Taccani, “Clotilde Tambroni, o La più nobile missione della donna”, Milano, Muggiani, 1872
• G. B. Janelli, “Dizionario biografico dei Parmigiani illustri e benemeriti nelle scienze, nelle lettere e nelle arti o per altra guisa notevoli”, Genova, Tip. di Gaetano Schenone, 1877 [facs.: Sala Bolognese, Aldo Forni Editore, 1978]
• Giulia Cavallari-Cantalamessa, “Clotilde Tambroni”, Bologna, Tip. Azzoguidi, 1899
• G. Cavallari Cantalamessa, “Una professoressa di greco: Clotilde Tambroni”, Tip. Fossataro, Napoli 1907.
• M. Bandini Buti, “Poetesse e scrittrici, vol. II”, Tosi, Milano 1942, ad vocem.
• Renzo Tosi, “Clotilde Tambroni e il Classicismo tra Parma e Bologna alla fine del XVIII secolo” in 'Alma Mater Studiorum. La presenza femminile dal XVIII al XX secolo. Ricerche sul rapporto donna-cultura universitaria nell'ateneo bolognese', Bologna, Clueb, 1988, pp. 119-134.
• Renzo Tosi, “I carmi greci di Clotilde Tambroni”, in Eikasmos, Bologna 2011.
• S. Bersani, “101 donne che hanno fatto grande Bologna”, Newton Compton Editori, 2012.




COPYRIGHT dei contenuti quando non diversamente specificato

lunedì 9 gennaio 2012

Dalla Conferenza di Pechino alle azioni pratiche- parte 6


Eccoci arrivati alla fine della ricerca sulla violenza maschile sulle donne che presentai nel 2007 e di cui vi rimando alle diverse parti in cui l'ho suddivisa qui per renderla più leggibile e che si concludeva con il confronto con un altro paese europeo, la Spagna anch'esso colpito da questo fenomeno preoccupante. Qui la mia disamina che vi ricordo è aggiornata al 2007 anno dell'analisi che potete trovare dall'inizio nella parte 1 e a seguire. 

Buona lettura 


Dalla Conferenza di Pechino alle azioni pratiche
di Silvia Palandri






La Spagna
I movimenti femministi spagnoli hanno avuto una parte importante fin dagli anni ’80 nella denuncia delle efferate violenze contro le donne.
E’ proprio grazie alla loro continua azione di esposizione del fenomeno della violenza domestica all’opinione pubblica che anche i mass media hanno cominciato a dare visibilità a questo problema sociale. Dopo le prime azioni adottate a livello legislativo intraprese negli anni ’80 e ’90, non si è cessato di trovare soluzioni grazie al fermento dei movimenti femminili-femministi che hanno riportato sempre l’attenzione sull’inefficacia e l’ inadeguatezza delle leggi adottate per far fronte ad una realtà così complessa e che per questo le portarono a richiedere una legge più organica che identificasse la violenza familiare come violenza di genere e ne ritrovasse le cause e adottasse quindi i provvedimenti necessari.
Grazie a questa continua attenzione e vitalità manifestata dalle realtà femminili-femministe, non ci si adagiò sulle iniziative legislative già intraprese ma si arrivò ad una legge organica, la n. 1 del 2004, che portò la Spagna ad essere il paese più all’avanguardia nella legislatura riguardo a questo fenomeno, rispetto agli altri paesi europei.
Brevi accenni alla situazione legislativa
I sempre più numerosi casi di violenza sulle donne registrati dai mass media spagnoli, in particolare dalla tv, hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica l’esistenza di un problema sociale molto presente e radicato nella realtà spagnola, soprattutto dopo la morte di Ana Orantes, una donna che pochi giorni prima di essere uccisa aveva raccontato la sua vita di maltrattamenti e che venne bruciata viva dal marito pochi giorni dopo la testimonianza resa in tv.
Dopo questo efferato avvenimento, accaduto nel 1987, si scatenò, nella società spagnola, una reazione sociale che sollecitò un primo studio monografico sull’argomento in cui per la prima volta, il Difensore civico autore di tale testo, ammette che questo problema non era mai stato sufficientemente preso in considerazione per il ruolo che la donna ricopre nella società. Si diffuse una nuova coscienza sociale che identificava questi atti con il termine di violenza domestica, una parola tuttavia di nuova concezione e non presente nella legislazione spagnola che quindi doveva essere aggiornata.
Così dal 1998 il governo spagnolo ha approntato dei piani di Azione pluriennali per arginare e risolvere il problema della violenza domestica.
Nel primo Piano (1998-2001) che si concretizza con la Legge Organica n. 14 del 1999, si condanna la violenza psichica abituale su membri del nucleo familiare e si introduce il divieto di avvicinarsi alla vittima nonché modifiche anche alla procedura penale.
Il secondo Piano (2001-2004) presenta l’approvazione di numerose leggi come la Legge Organica n. 11 del 2003 che prevede misure di sicurezza dei cittadini, contro la violenza domestica e di integrazione sociale degli immigrati oppure la Legge n. 38 del 2003 che istituisce l’ordinanza di protezione delle vittime di violenza domestica a cui inoltre fornisce un’azione cautelare sia da un punto di vista civile che penale. Tuttavia, nonostante queste iniziative, il fenomeno della violenza all’interno del nucleo familiare non era ancora sufficientemente tutelato per la mancanza di coordinamento delle istituzioni, come anche i movimenti delle donne recriminavano. Così dopo le elezioni del 2004 con il nuovo governo si prese l’iniziativa legislativa per approntare una legge organica che risolvesse queste mancanze.


Alcuni esempi pratici
Nel primo articolo della Legge organica n. 1 del 2004 in materia di Provvedimenti per la protezione integrale dalla violenza di genere, viene stabilito l’oggetto legiferato identificato come “le misure per reprimere la violenza che, come manifestazione della discriminazione della situazione di disuguaglianza e dei rapporti di potere tra uomini e donne, si esercita contro queste da parte di chi è o è stato coniuge o chi è o è stato vincolato alla vittima attraverso un rapporto simile di affettività, anche senza convivenza. Questa legge contiene misure di protezione integrale con la finalità di prevenire, sanzionare e combattere questo tipo di violenza e apprestare sostegno alle vittime”. quindi viene poi identificata la violenza domestica come qualsiasi atto di violenza fisica o psicologica, incluse le aggressioni contro la libertà sessuale, le minacce, coercizioni o la privazione arbitraria di libertà.
La legge prevede anche azioni di sensibilizzazione e di educazione con lo scopo di trasmettere il valore del rispetto delle diversità tra uomini e donne nella più ampia visione di uguaglianza tra i due sessi. Per questo oltre a prevedere l’inclusione di questi concetti nei programmi scolastici, viene prevista una formazione specifica anche per quei soggetti coinvolti nel processo formativo ma anche per il personale sanitario che svolge un ruolo primario venendo a contatto per primo con queste realtà.
I diritti delle vittime vengono rafforzati attraverso il potenziamento dei servizi di accoglienza, aiuto ed informazione, appellandosi alle regioni ed agli enti locali a cui vengono affidate l’organizzazione e il funzionamento di questi servizi, si realizza così quell’integrazione e coordinamento tra istituzioni nazionali e quelle locali.
Nei diritti delle vittime rientrano anche diritti lavorativi e previdenziali; la donna vittima di violenza domestica, infatti ha diritto, su sua richiesta, alla riduzione dell’orario di lavoro oppure al trasferimento in un’altra unità produttiva aziendale con il mantenimento del precedente posto di lavoro per 6 mesi oppure alla sospensione del rapporto di lavoro con diritto di conservazione del posto o ancora all’estinzione del contratto di lavoro che le permette, contrariamente alla procedura normale in caso di volontaria estinzione del rapporto di lavoro, di avvalersi del sussidio di disoccupazione valido anche in caso di semplice sospensione del contratto.
La legge poi istituisce anche dei Tribunali per al violenza sulle donne che sono competenti a giudicare reati contro donne che sono o sono state sposate o comunque legate affettivamente all’aggressore. In questo caso infatti la legge prevede pene più severe che vanno dai 5 ai 10 anni di carcere.
Questa legge rappresenta un’importante strumento per combattere il fenomeno della violenza di genere, tuttavia queste azioni di “discriminazione positiva” nei confronti delle donne hanno suscitato polemiche di anticostituzionalità alle quali tuttavia è stato facile replicare poiché al legge si rivolge a donne vittime di violenza e quindi non a tutte le donne in generale ma solo a quelle che presentano una condizione di soggetto svantaggiato che come tale va tutelato.
Per attuare queste misure è stato necessario modificare anche il Contratto Nazionale dei lavoratori spagnolo oltre che leggi, ben 30, riguardanti vari settori quali il sistema educativo, i codici penale e civile quello di procedura penale e civile nonché il settore di regolamentazione pubblicitario, infatti viene data molta importanza ai messaggi che veicolano valori legati alla figura della donna quale oggetto e ai quali questa legge vuole porre rimedio in favore di messaggi che promulghino l’uguaglianza e il rispetto tra i due sessi.
Alcuni dati statistici
I primi dati statistici rispetto alla violenza sulle donne in ambito familiare, risalgono al 1984 e sono basati sulle denunce esposte ai commissariati di polizia. Questi evidenziano l’esistenza di un fenomeno allarmante che spinge nei successivi anni a non trascurare lo studio del problema, con l’analisi soprattutto dei processi e delle sentenze emesse dai giudici in questo ambito. Si evince così che solo il 27% dei processi per violenza familiare portava ad una condanna che consisteva spesso in semplici pene pecuniarie o agli arresti domiciliari. Risaltava come il 90% delle donne vittime di violenza erano coinvolte in relazioni di cui il 34% risultavano in crisi.
I dati non cessarono di essere allarmanti neanche nel decennio successivo tanto che si rese necessaria l’approvazione di due piani nazionali per cercare di far fronte a questa spaventosa realtà. Nel 1999, risultavano uccise ben 54 donne per mano del proprio partner o ex coniuge, una cifra che negli anni è andata aumentando sempre di più, come nell’anno successivo, il 2000 che contò 63 vittime, o ancora il 2003 con ben 71 vittime della violenza domestica. Nel 2004 il totale delle vittime della violenza familiare tocca il picco delle 72 unitài con dei dati regionali che, seppur frammentati, fanno capire l’ampiezza del problema che non risparmia alcuna regione. Si vedono così i dati della regione dell’Andalusia con 19 vittime, della Castilla-La Mancha con 3, della Cataluna con 11 e di Madrid con 5; regioni che non risultano tuttavia tra le più colpite dal fenomenoii.
Nel 2005 risultano ben 52 donne morte per mano di partner o ex partner mentre nel 2006 se ne contano 68.
Il fenomeno come si vede non presenta un sostanziale miglioramento ma la legge organica che è in vigore solamente da poco più di un anno, ha fatto registrare un aumento di denunce, del 29,17% nel 2003/04 e del 23,37% nel 2004/05, da parte delle donne vittime di violenza domestica e una più pronta ed efficace risposta delle forze di polizia e di quelle giuridiche nell’ammonire, e quindi prevenire, gli aggressori.

i Si veda per i dati di riferimento il sito www.mtas.es/mujer/cifras/muertas_tablas.htm.
ii Si veda per i dati di riferimento il sito www.mtas.es/mujer/mcifras/w804.xls.
iii  Ivi, pag. 8.
iv Ivi, pag. 11.
v  Sito della rete anti-violenza “Arianna”: www.antiviolenzadonna.it.
vi Sito di riferimento per il numero anti-violenza nazionale:                          www.cipedipartimentopariopportunita.com.
vii DDL “Misure di sensibilizzazione e di prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell’ambito della famiglia, per l’orientamento sessuale, l’identità di genere ed ogni altra causa di discriminazione”.
viii Per ogni riferimento si veda il Manuale Liberté Féminine et Violence contre le femmes, outils de travail pour des interventions avec orientations de genre, 2001, consultabile sul sito www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_opportunita/UserFiles/pubblicazioni/urban-cosenza-francese.pdf.
ix Si vedano i dati del Ministero dell’Interno, Dipartimento Pubblica Sicurezza, “Numero dei delitti che ha come vittime persone di sesso femminile”, reperibile sul sito www.pariopportunita.gov.it/DefaultDesktop.aspx?doc=1009.
x Si veda per i dati di riferimento il sito www.mtas.es/mujer/cifras/muertas_tablas.htm.
xi Si veda per i dati di riferimento il sito www.mtas.es/mujer/mcifras/w804.xls.