sabato 29 giugno 2013

Clotilde Tambroni- La Saffo rediviva





29 giungo… 1758 a Bologna nasce da un cuoco parmense e da Maria Rosa Muzzi una delle donne più colte che l’Italia abbia mai avuto: Clotilde Tambroni. Nipote del diplomatico ed erudito Giuseppe Muzzi, Clotilde dimostra precocemente la sua predisposizione agli studi e alle lettere, tanto che apprese il greco semplicemente assistendo alle lezioni private del grecista, docente all’Ateneo bolognese, Emanuele Aponte che dava lezioni private in casa Tambroni e che notò subito la grande predisposizione della giovane che rispondeva con tranquillità ai quesiti che quest’ultimo faceva in realtà al suo alunno,  un fratello minore di Clotilde, mentre lei assisteva alle lezioni assorta nel cucito, come si voleva ad una giovane dell’epoca, anche per volere della madre contraria alla sua educazione se non per i “donneschi uffici”.
Così Aponte decise di prendere a lezione la stessa Clotilde che gli diede non poche soddisfazioni al punto da volerle insegnare anche il latino. Clotilde apprende velocemente e bene le lingue classiche e comincia perfino a scrivere versi apprezzati a tal punto dal conte Niccolò Fava Ghisilieri, presidente dell’Accademia degli Inestricati da volerla come membro della stessa accademia nel 1790, preludio alla sua entrata in un’altra Accademia quella dell’Arcadia nel 1792, con il nome di Doriclea Sicionia e in seguito socia anche dell'Accademia Clementina e di quella dell'Etrusca di Cortona 1. Divenne poi anche socia corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino e di Parigi 2.
Negli anni i suoi componimenti in puro stile neoclassico, raffinati ed eleganti le varranno il soprannome di “Saffo rediviva”.
Nonostante non fosse laureata per le sue profonde ed ampie conoscenze nelle lettere e culture antiche nel 1793 le fu offerta, dal Senato bolognese, addirittura la cattedra di Lingua Greca all’Università di Bologna, memorabile sarà suo il discorso di apertura nel 1806, memorabile per gli appunti che mosse alla riforma dell'istruzione. 
Insegnerà all’Università di Bologna in un primo momento fino al 1798 quando per rispettare le sue idee politiche si rifiuterà di prestare fedeltà alla neonata Repubblica Cisalpina così che Napoleone le tolse la cattedra. Clotilde allora si rifugerà in Spagna, insieme al suo mentore e ormai amico, Aponte. Ella conosceva infatti anche in modo egregio non solo le lingue morte ma anche lo Spagnolo, il Francese e l’Inglese. In Spagna viene accolta con onori e largamente apprezzata dall’intellighenzia dell’epoca e diventa presto membro della Reale Accademia di Spagna.
In questo stesso anno riceve dal Papa Pio VI il permesso di poter tenere e leggere alcuni libri proibiti contenuti nell’Indice e questo grazie alla stima che godeva presso il Santo Padre dovuta alla sua fama di dotta e alla sua altrettanto comprovata fede.
Nonostante però le sue idee politiche e soprattutto la sua coerenza con queste, Napoleone la richiama in Italia appena l’anno seguente alla sua cattedra di Greco. Tambroni però lascerà l’università definitivamente nel 1808 proprio in seguito alla riforma napoleonica dell’istruzione che privilegiava gli studi scientifici a discapito di quelli umanistici. e anche per questioni di salute sollevate dalla stessa Clotilde, che aveva problemi di vista, inoltre probabilmente aveva capito che di li a poco il suo insegnamento sarebbe stato abolito, come infatti fu,  e quindi venne sollevata dall’incarico e andò in pensione anticipatamente.
A Roma, durante un viaggio nel 1803, conobbe anche la nota Madame De Staël.
Madame de Stael
Clotilde sarà una donna sempre attenta alla presenza e al contributo delle donne nella cultura, infatti nell’oratoria inaugurale dell’anno accademico 1806 all’Università di Bologna, richiamerà illustre predecessore quali Ipazia ed Aspasia così come la neo dottoressa in medicina, ed amica, Maria Dalle Donne, che lei stessa qualche anno prima, nel 1799, accompagnerà alla discussione presso l’Archiginnasio. In alcune lettere che scrisse a Diodata Saluzzo, nel 1796, si legge della sua perplessità riguardo gli uomini e la loro posizione rispetto alle poete, quali lei e la Saluzzo stessa, e si chiede se gli uomini si volessero arrogare il diritto di scrivere di poesia rilegando il sesso femminile agli umili lavori di Aracne, e ancora nel 1797, sempre scrivendo a Saluzzo, parla di “tirannica prepotenza maschile” 3.
Dei suoi scritti didattici e scientifici non rimane, purtroppo, nulla se non qualche lettera dalla quale si può ricavare i suoi metodi di insegnamento e le sue idee, sono invece giunte infatti a noi soprattutto per lo più opere circostanziali per matrimoni o nascite illustri, poesie, odi, spesso in duplice versione sia greca che italiana.
Dopo il pensionamento forzato, Clotilde passa i suoi anni quasi in isolamento, anche se non mancano sue collaborazioni e consulenze. Morirà paralizzata il 2 giugno 1817, nella sua casa, sotto la Chiesa di Sant’Isaia, a Bologna.
Clarissa Tambroni, è sepolta nel cimitero monumentale della Certosa di Bologna.
Il busto marmoreo del suo monumento funebre è stato scolpito, in suo onore, dallo scultore Adamo Tadolini, allievo di Antonio Canova, amico di Clarissa e dallo stesso commissionato e supervisionato.
Di lei si legge, nella Collezione scelta dei Monumenti Sepolcrali del Comune Cimitero di Bologna,. edita da Natale Salvardi nel 1825: “ [...] Il marmoreo sarcofago antico che racchiude il resto dell'esimia donna venne da Roma insieme col busto di lei che vi si ammira sovrapposto: lavoro del rinomato scultore Adamo Tadolini che colà il condusse a perfezione sotto gli occhi stessi dell'immortal Canova, cotanto amico apprezzatore delle virtù dell'estinta, come degli egregi fratelli suoi Cav. Giuseppe, e Gaetano, che curarono sì nobilmente la memoria dell'inclita sorella.”.
E ancora: “Monumento di Clotilde Tambroni […]. Delle cui lodi non fia maraviglia se noi saremo larghi più dell'usato, poiché assai raro interviene, che donna in sì breve spazio di tempo, come diremo, sia salita in tanta chiarezza di fama, in quanta fu, ed è ancora la Clotilde Tambroni non pure per tutta Italia, ma sì bene dovunque hanno stanza, ed onore le buone lettere”.
La sua esperienza di donna, nata tra l’altro da una famiglia non benestante, che aveva raggiunto si tanta cultura ed eccellenza, unita ad una fede integerrima nel Cattolicesimo la resero negli anni successivi un esempio per le altre donne, tanto da scrivere su di lei delle biografie, come usava all’epoca, di indottrinamento per le altre fanciulle, diventando ora un modello di “femminista ante litteram”, nell’opera di Giulia Cavalcanti Cantalamessa del 1899 ora come eroina a fini pedagogici per l’educazione femminile nell’opera dell’abate Luigi Taccani “Clotilde Tambroni, o La più nobile missione della donna” del 1872 .
Il suo epitaffio, nella Aula Magna dell’Università di Bologna, fu scritto e recitato dall’illustre archeologo e creatore di epitaffi Filippo Schiassi all’Archiginnasio e recita: “A Clotilde Tambroni / Eccelsa tra i dottori dell’Archiginnasio / la più fulgida / per altissimo merito nell’insegnamento della lingua greca / ricolma di modestia e d’ogni virtù / colleghi ed allievi / a.D. 1817” 4.
Di lei il filologo Jean Baptiste Gaspard Villoison, insegnante presso l'università di Parigi, affermava: "Vi sono in Europa tre soli uomini capaci di scrivere come la Tambroni ed al più quindici che sappiano capirla."5.




1 Come si legge nel sito della Certosa di Bologna
2 A. Costarelli, “Clotilde Tambroni- Ideali e modernità classica nella Bologna illuminista e napoleonica”, Clamm Magazine, 8/03/2012.
3 Articolo di Letizia Lanza su arabafelice.it
4 Art. Costarelli, cit.
5 S. Bersani, “101 donne che hanno fatto grande Bologna”, Newton Compton Editori, 2012.


Bibliografia:
• “Per le faustissime nozze del nobil uomo il signor conte Niccolo Fava Ghisilieri colla nobil donna la signora Gaetana Marescotti Berselli. Versi di Clotilde Tambroni colla traduzione parafrasata della medesima”, Parma, Bodoni, 1792.
• “Pel felice parto della nobil donna signora contessa Susanna Jenisson Walworth Spencer. Ode greco-italiana”, Stamp. S. Tommaso d’Aquino/ Bologna, Tip. Azzoguidi, 1792 Bologna 1792.
• “Per la ricuperata salute dell'eminentissimo e reverendissimo signor Cardinale D. Andrea Gianetti Degnisssimo Arcivescovo di Bologna e Principe del S. R. I. Ode pindarica”, Bologna, Tip. Azzoguidi, 1793 / stamp. S. Tommaso d’Aquino, Bologna 1793.
• “Al nobile ed eccelso signor conte senatore Ferdinando Marescalchi Fava pel quinto solenne suo ingresso al gonfalonierato di giustizia della città e popolo di Bologna (il secondo bimestre del 1794). Ode saffica greca di Clotilde Tambroni tradotta in toscano dalla medesima”, Crisopoli (Parma), Bodoni, 1794) / Ode saffica greca, co’ tipi Bodoniani, Parma 1794.
• “In onore del celebre tipografo Giambattista Bodoni. Elegia greca”, Tip. Reale Bodoni, Parma 1795. / Elegia greca di Clotilde Tambroni in onore del celebre tipografo Giambattista Bodoni con la versione italiana del padre maestro Pagnini, Parma, Bodoni, 1795
• “In lode del feld-maresciallo conte di Clairfait. Ode”, Stamp. S. Tommaso d’Aquino, Bologna 1796.
• “In morte di Carlotta Melania Duchi Alfieri”, Parma, Bodoni, 1807
Epistolario:
• “Lettere inedite di Clotilde Tambroni pubblicate ed annotate da Maria Fanny Sacchi”, Milano, Ditta di Giacomo Agnelli, 1804.
• “Lettere a Diodata Saluzzo in D. Saluzzo Roero, Poesie postume di Diodata Saluzzo; aggiunte alcune lettere d'illustri scrittori a lei dirette”, Torino, Tip. Chirio e Mina, 1843, pp. 304-402 .
• “Alcune lettere della celebre grecista Clotilde Tambroni”, a cura di F. Raffaello, Tip. Corradetti, San Severino Marche 1870.
• “Lettere di quattro gentildonne bolognesi”, a cura di S. Battistini e C. Ricci, Tip. Monti, Bologna 1883.
• “Lettere inedite a Ireneo Affò presso la Biblioteca Palatina di Parma”, (Cart. Affò)


Biografie:
• A. Levati, “Dizionario biografico cronologico delle donne illustri”, Tip. Bettoni, Milano 1822, ad vocem.
• I. Affò - A. Pezzana, “Memorie degli scrittori e dei letterati parmigiani”, Parma, dalla Ducale Tipografia, 1825-1833 [rist. anastatica: Bologna, Aldo Forni Editore, 1973]
• M. Angelelli, “Vita di Clotilde Tambroni” in “Collezione scelta di cento monumenti sepolcrali nel comune cimitero di Bologna 5”, Bologna, 1826, pp. 1-3.
• Tambroni (Clotilde), in «Nouvelle Biographie Générale depuis les temps les plus recules jusq’a nos jours», t. XLIV, Paris 1865, pp. 858-859.
• F. Raffaelli, “Alcune lettere della celebre grecista Clotilde Tambroni ed altre da illustri personaggi dirette alla medesima pubblicate ed illustrate per il marchese Filippo Raffaelli”, San Severino Marche, Tip. Soc. Editrice, 1870
• Luigi Taccani, “Clotilde Tambroni, o La più nobile missione della donna”, Milano, Muggiani, 1872
• G. B. Janelli, “Dizionario biografico dei Parmigiani illustri e benemeriti nelle scienze, nelle lettere e nelle arti o per altra guisa notevoli”, Genova, Tip. di Gaetano Schenone, 1877 [facs.: Sala Bolognese, Aldo Forni Editore, 1978]
• Giulia Cavallari-Cantalamessa, “Clotilde Tambroni”, Bologna, Tip. Azzoguidi, 1899
• G. Cavallari Cantalamessa, “Una professoressa di greco: Clotilde Tambroni”, Tip. Fossataro, Napoli 1907.
• M. Bandini Buti, “Poetesse e scrittrici, vol. II”, Tosi, Milano 1942, ad vocem.
• Renzo Tosi, “Clotilde Tambroni e il Classicismo tra Parma e Bologna alla fine del XVIII secolo” in 'Alma Mater Studiorum. La presenza femminile dal XVIII al XX secolo. Ricerche sul rapporto donna-cultura universitaria nell'ateneo bolognese', Bologna, Clueb, 1988, pp. 119-134.
• Renzo Tosi, “I carmi greci di Clotilde Tambroni”, in Eikasmos, Bologna 2011.
• S. Bersani, “101 donne che hanno fatto grande Bologna”, Newton Compton Editori, 2012.




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lunedì 9 gennaio 2012

Dalla Conferenza di Pechino alle azioni pratiche- parte 6


Eccoci arrivati alla fine della ricerca sulla violenza maschile sulle donne che presentai nel 2007 e di cui vi rimando alle diverse parti in cui l'ho suddivisa qui per renderla più leggibile e che si concludeva con il confronto con un altro paese europeo, la Spagna anch'esso colpito da questo fenomeno preoccupante. Qui la mia disamina che vi ricordo è aggiornata al 2007 anno dell'analisi che potete trovare dall'inizio nella parte 1 e a seguire. 

Buona lettura 


Dalla Conferenza di Pechino alle azioni pratiche
di Silvia Palandri






La Spagna
I movimenti femministi spagnoli hanno avuto una parte importante fin dagli anni ’80 nella denuncia delle efferate violenze contro le donne.
E’ proprio grazie alla loro continua azione di esposizione del fenomeno della violenza domestica all’opinione pubblica che anche i mass media hanno cominciato a dare visibilità a questo problema sociale. Dopo le prime azioni adottate a livello legislativo intraprese negli anni ’80 e ’90, non si è cessato di trovare soluzioni grazie al fermento dei movimenti femminili-femministi che hanno riportato sempre l’attenzione sull’inefficacia e l’ inadeguatezza delle leggi adottate per far fronte ad una realtà così complessa e che per questo le portarono a richiedere una legge più organica che identificasse la violenza familiare come violenza di genere e ne ritrovasse le cause e adottasse quindi i provvedimenti necessari.
Grazie a questa continua attenzione e vitalità manifestata dalle realtà femminili-femministe, non ci si adagiò sulle iniziative legislative già intraprese ma si arrivò ad una legge organica, la n. 1 del 2004, che portò la Spagna ad essere il paese più all’avanguardia nella legislatura riguardo a questo fenomeno, rispetto agli altri paesi europei.
Brevi accenni alla situazione legislativa
I sempre più numerosi casi di violenza sulle donne registrati dai mass media spagnoli, in particolare dalla tv, hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica l’esistenza di un problema sociale molto presente e radicato nella realtà spagnola, soprattutto dopo la morte di Ana Orantes, una donna che pochi giorni prima di essere uccisa aveva raccontato la sua vita di maltrattamenti e che venne bruciata viva dal marito pochi giorni dopo la testimonianza resa in tv.
Dopo questo efferato avvenimento, accaduto nel 1987, si scatenò, nella società spagnola, una reazione sociale che sollecitò un primo studio monografico sull’argomento in cui per la prima volta, il Difensore civico autore di tale testo, ammette che questo problema non era mai stato sufficientemente preso in considerazione per il ruolo che la donna ricopre nella società. Si diffuse una nuova coscienza sociale che identificava questi atti con il termine di violenza domestica, una parola tuttavia di nuova concezione e non presente nella legislazione spagnola che quindi doveva essere aggiornata.
Così dal 1998 il governo spagnolo ha approntato dei piani di Azione pluriennali per arginare e risolvere il problema della violenza domestica.
Nel primo Piano (1998-2001) che si concretizza con la Legge Organica n. 14 del 1999, si condanna la violenza psichica abituale su membri del nucleo familiare e si introduce il divieto di avvicinarsi alla vittima nonché modifiche anche alla procedura penale.
Il secondo Piano (2001-2004) presenta l’approvazione di numerose leggi come la Legge Organica n. 11 del 2003 che prevede misure di sicurezza dei cittadini, contro la violenza domestica e di integrazione sociale degli immigrati oppure la Legge n. 38 del 2003 che istituisce l’ordinanza di protezione delle vittime di violenza domestica a cui inoltre fornisce un’azione cautelare sia da un punto di vista civile che penale. Tuttavia, nonostante queste iniziative, il fenomeno della violenza all’interno del nucleo familiare non era ancora sufficientemente tutelato per la mancanza di coordinamento delle istituzioni, come anche i movimenti delle donne recriminavano. Così dopo le elezioni del 2004 con il nuovo governo si prese l’iniziativa legislativa per approntare una legge organica che risolvesse queste mancanze.


Alcuni esempi pratici
Nel primo articolo della Legge organica n. 1 del 2004 in materia di Provvedimenti per la protezione integrale dalla violenza di genere, viene stabilito l’oggetto legiferato identificato come “le misure per reprimere la violenza che, come manifestazione della discriminazione della situazione di disuguaglianza e dei rapporti di potere tra uomini e donne, si esercita contro queste da parte di chi è o è stato coniuge o chi è o è stato vincolato alla vittima attraverso un rapporto simile di affettività, anche senza convivenza. Questa legge contiene misure di protezione integrale con la finalità di prevenire, sanzionare e combattere questo tipo di violenza e apprestare sostegno alle vittime”. quindi viene poi identificata la violenza domestica come qualsiasi atto di violenza fisica o psicologica, incluse le aggressioni contro la libertà sessuale, le minacce, coercizioni o la privazione arbitraria di libertà.
La legge prevede anche azioni di sensibilizzazione e di educazione con lo scopo di trasmettere il valore del rispetto delle diversità tra uomini e donne nella più ampia visione di uguaglianza tra i due sessi. Per questo oltre a prevedere l’inclusione di questi concetti nei programmi scolastici, viene prevista una formazione specifica anche per quei soggetti coinvolti nel processo formativo ma anche per il personale sanitario che svolge un ruolo primario venendo a contatto per primo con queste realtà.
I diritti delle vittime vengono rafforzati attraverso il potenziamento dei servizi di accoglienza, aiuto ed informazione, appellandosi alle regioni ed agli enti locali a cui vengono affidate l’organizzazione e il funzionamento di questi servizi, si realizza così quell’integrazione e coordinamento tra istituzioni nazionali e quelle locali.
Nei diritti delle vittime rientrano anche diritti lavorativi e previdenziali; la donna vittima di violenza domestica, infatti ha diritto, su sua richiesta, alla riduzione dell’orario di lavoro oppure al trasferimento in un’altra unità produttiva aziendale con il mantenimento del precedente posto di lavoro per 6 mesi oppure alla sospensione del rapporto di lavoro con diritto di conservazione del posto o ancora all’estinzione del contratto di lavoro che le permette, contrariamente alla procedura normale in caso di volontaria estinzione del rapporto di lavoro, di avvalersi del sussidio di disoccupazione valido anche in caso di semplice sospensione del contratto.
La legge poi istituisce anche dei Tribunali per al violenza sulle donne che sono competenti a giudicare reati contro donne che sono o sono state sposate o comunque legate affettivamente all’aggressore. In questo caso infatti la legge prevede pene più severe che vanno dai 5 ai 10 anni di carcere.
Questa legge rappresenta un’importante strumento per combattere il fenomeno della violenza di genere, tuttavia queste azioni di “discriminazione positiva” nei confronti delle donne hanno suscitato polemiche di anticostituzionalità alle quali tuttavia è stato facile replicare poiché al legge si rivolge a donne vittime di violenza e quindi non a tutte le donne in generale ma solo a quelle che presentano una condizione di soggetto svantaggiato che come tale va tutelato.
Per attuare queste misure è stato necessario modificare anche il Contratto Nazionale dei lavoratori spagnolo oltre che leggi, ben 30, riguardanti vari settori quali il sistema educativo, i codici penale e civile quello di procedura penale e civile nonché il settore di regolamentazione pubblicitario, infatti viene data molta importanza ai messaggi che veicolano valori legati alla figura della donna quale oggetto e ai quali questa legge vuole porre rimedio in favore di messaggi che promulghino l’uguaglianza e il rispetto tra i due sessi.
Alcuni dati statistici
I primi dati statistici rispetto alla violenza sulle donne in ambito familiare, risalgono al 1984 e sono basati sulle denunce esposte ai commissariati di polizia. Questi evidenziano l’esistenza di un fenomeno allarmante che spinge nei successivi anni a non trascurare lo studio del problema, con l’analisi soprattutto dei processi e delle sentenze emesse dai giudici in questo ambito. Si evince così che solo il 27% dei processi per violenza familiare portava ad una condanna che consisteva spesso in semplici pene pecuniarie o agli arresti domiciliari. Risaltava come il 90% delle donne vittime di violenza erano coinvolte in relazioni di cui il 34% risultavano in crisi.
I dati non cessarono di essere allarmanti neanche nel decennio successivo tanto che si rese necessaria l’approvazione di due piani nazionali per cercare di far fronte a questa spaventosa realtà. Nel 1999, risultavano uccise ben 54 donne per mano del proprio partner o ex coniuge, una cifra che negli anni è andata aumentando sempre di più, come nell’anno successivo, il 2000 che contò 63 vittime, o ancora il 2003 con ben 71 vittime della violenza domestica. Nel 2004 il totale delle vittime della violenza familiare tocca il picco delle 72 unitài con dei dati regionali che, seppur frammentati, fanno capire l’ampiezza del problema che non risparmia alcuna regione. Si vedono così i dati della regione dell’Andalusia con 19 vittime, della Castilla-La Mancha con 3, della Cataluna con 11 e di Madrid con 5; regioni che non risultano tuttavia tra le più colpite dal fenomenoii.
Nel 2005 risultano ben 52 donne morte per mano di partner o ex partner mentre nel 2006 se ne contano 68.
Il fenomeno come si vede non presenta un sostanziale miglioramento ma la legge organica che è in vigore solamente da poco più di un anno, ha fatto registrare un aumento di denunce, del 29,17% nel 2003/04 e del 23,37% nel 2004/05, da parte delle donne vittime di violenza domestica e una più pronta ed efficace risposta delle forze di polizia e di quelle giuridiche nell’ammonire, e quindi prevenire, gli aggressori.

i Si veda per i dati di riferimento il sito www.mtas.es/mujer/cifras/muertas_tablas.htm.
ii Si veda per i dati di riferimento il sito www.mtas.es/mujer/mcifras/w804.xls.
iii  Ivi, pag. 8.
iv Ivi, pag. 11.
v  Sito della rete anti-violenza “Arianna”: www.antiviolenzadonna.it.
vi Sito di riferimento per il numero anti-violenza nazionale:                          www.cipedipartimentopariopportunita.com.
vii DDL “Misure di sensibilizzazione e di prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell’ambito della famiglia, per l’orientamento sessuale, l’identità di genere ed ogni altra causa di discriminazione”.
viii Per ogni riferimento si veda il Manuale Liberté Féminine et Violence contre le femmes, outils de travail pour des interventions avec orientations de genre, 2001, consultabile sul sito www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_opportunita/UserFiles/pubblicazioni/urban-cosenza-francese.pdf.
ix Si vedano i dati del Ministero dell’Interno, Dipartimento Pubblica Sicurezza, “Numero dei delitti che ha come vittime persone di sesso femminile”, reperibile sul sito www.pariopportunita.gov.it/DefaultDesktop.aspx?doc=1009.
x Si veda per i dati di riferimento il sito www.mtas.es/mujer/cifras/muertas_tablas.htm.
xi Si veda per i dati di riferimento il sito www.mtas.es/mujer/mcifras/w804.xls.











martedì 22 novembre 2011

Dalla Conferenza di Pechino alle azioni pratiche- parte 5



Eccoci arrivati al nostro paese, in questa quarta sezione del lavoro infatti ho raccolto la parte che riguarda l'iter nel nostro paese con alcuni riferimenti legislativi e dati statistici che vi ricordo sono aggiornati al 2007, anno di questa ricerca. Buona lettura.




Dalla Conferenza di Pechino alle azioni pratiche
di Silvia Palandri




Italia
Con i movimenti di protesta femminile-femminista degli anni’60 si assiste, per la prima volta in modo collettivo, ad una rivendicazione della condizione delle donne. La sensibilità rispetto a questa visione, che si esprime anche in una richiesta di riconoscimento di un’ identità corporale della donna, è uno dei capi saldi del movimento femminista che portò a creare direttivi, associazioni e centri di donne per le donne che ebbero il merito di alimentare e sviluppare questa realtà anche e soprattutto nelle donne stesse. A questa eredità, che non interessa esclusivamente solo l’Italia, fanno capo le numerose associazioni che si occupano di far fronte ai bisogni e alle condizioni più disagiate in cui le donne possono trovarsi; l’azione di numerosi centri anti-violenza diramati sull’intero territorio nazionale, che da decenni si occupano di fornire aiuto e sostegno alle donne vittime di violenza, ne sono un esempio. E proprio questi centri sono diventati punti di riferimento non solo per le donne che necessitano di aiuto ma anche per le istituzioni che ne seguono l’operato e se ne avvalgono quali soggetti qualificati per esperienza e conoscenza, come l’associazione Le Onde Onlus che fa da catalizzatore nel progetto nazionale della rete dei centri anti violenza proprio per la sua pluriennale attività .

Brevi accenni alla situazione legislativa
A livello giuridico l’Italia conosce in questo ambito un percorso recente e frammentato, che parte dagli anni ’70, con la Riforma del Diritto di Famiglia e l’abolizione, tra le altre cose, dell’autorità maritale e cioè la facoltà da parte del marito di poter usare mezzi di correzione nei confronti della propria moglie, l’istituzione della reciprocità dei diritti e dei doveri tra coniugi e il divieto di costituzione di dote che sembra essere, almeno nelle intenzioni, un rigetto di quel valore economico da sempre attribuito alle donne.
Il cammino di riforme legislative riprende poi negli anni ’90, con la legge n. 66 del 1996 che, per la prima volta, legifera sul tema della violenza sessuale tramutando il reato, prima ritenuto esclusivamente un atto contro la morale pubblica, in reato contro la persona riconoscendo piena soggettività al corpo e alla dignità femminile e con un Disegno di Legge contro le molestie sessuali presentato nel luglio dello stesso anno con cui si modifica la procedura penale riguardo le molestie sessuali, fino ad arrivare alla Legge n. 154 del 2001, che stabilisce le misure contro la violenza nelle relazioni familiari e che prevede l’ordine di allontanamento del coniuge violento dal nucleo familiare. Con tutta una serie di iniziative legislative di riforme sociali come la legge n. 328 del 2000 per attuare reti di servizi sociali e la legge n. 228 del 2003 che delinea le misure contro la tratta delle persone, l’Italia continua il suo lento cammino nel cercare di rimediare alle sue lacune giuridiche su temi di importanza e di rilievo sociale che troppo spesso, da molto tempo, vengono messe in risalto nelle cronache dei giornali italiani e che, come nel caso della violenza domestica, sembrano scenari ineluttabili.
Alcuni esempi pratici

L’Italia, pur non avendo adottato un Piano d’Azione Nazionale per il contrasto alla violenza contro le donne, ha comunque realizzato una serie di interventi molto importanti.
Con l’attuazione, nel 1998, della “Rete Urbana Anti-Violenza”, che comprende associazioni, servizi sociali e centri anti-violenza, finanziata dai fondi europei nell’ambito del progetto “Daphne”, l’Italia è riuscita a creare una banca dati che testimonia quanto la violenza sia un fenomeno sociale molto diffuso, che interessa il privato delle relazioni personali.
La Rete ha il molteplice scopo di essere un punto di riferimento per coloro che si occupano di queste tematiche, con funzioni di supporto ai centri anti-violenza già attivi; di ampliare e sviluppare ulteriormente questa Rete attraverso un’azione di sensibilizzazione sociale e professionale rivolta al personale che si trova a contatto con queste realtà; di costituire un quadro di riferimento da cui attingere informazioni e riflessioni che permettano di sviluppare delle politiche specifiche in favore delle donne vittime di violenza e promuovere una strategia nazionale di intervento e un Piano di Azione interministeriale per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza contro le donnei.
Come naturale svolgimento delle politiche in questa direzione è stato attivato nel marzo 2006 un numero unico anti-violenza, il 1522, con il triplice obiettivo di essere un punto di riferimento a livello nazionale per quelle donne bisognose di aiuto e per le istituzioni, ed uno strumento di risonanza sociale per dare visibilità a questo problema. Il call center è attivo 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, si avvale di personale qualificato, esclusivamente femminile e supportato da psicologhe e avvocati, che indirizza le donne in base ai vari servizi diramati sul territorio locale al più vicino centro, sia di accoglienza che sanitario o delle forze dell’ordine, in grado di dare assistenza anche immediata nelle situazioni di emergenza, seppure, in questo ultimo caso, solo in alcune località specifiche che riguardano 20 città o distretti socio-sanitari che presentano strutture già avviate nell’attività di ricezione e aiuto alle donne vittime di violenza.
E’ stato creato un portale con una doppia funzione di diffusione delle conoscenze, buone prassi ed esperienze nella lotta alla violenza contro le donne e una parte riservata ai fornitori dei servizi alle donne vittime di violenza, con lo scopo di mettere a loro disposizione strumenti di supporto alla loro attività.
Tra i progetti futuri che si vogliono attuare, come ulteriore azione nella prevenzione e contrasto alla violenza, c’è l’idea di un Osservatorio Nazionale (la cui creazione è stata approvata nell’ambito della Finanziaria 2006), concepito come un luogo da cui monitorare, ma anche coordinare, gli interventi realizzati in questo ambito da parte di soggetti pubblici, privati, volontari, da cui ricavare quelle informazioni utili a tutti coloro che operano in questo settore, in un’ottica di rafforzamento della cooperazione, e quindi maggiore integrazione, tra istituzioni ed associazioniii anche allo scopo di colmare la mancanza di un Piano di Azione Nazionale.
In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, si è tornati a parlare di questo Osservatorio e di una altrettanto necessaria adozione di una legge contro la violenza sulle donne che preveda pene più severe per quelle violenze che abbiano l’aggravante di genere. E proprio per la fine del 2006 è stata presentata una proposta di legge sulla violenza domestica, che ora dovrà essere approvata, che prevede pene più severe e le aggravanti richieste per reati di violenza di genere e nella fattispecie per le violenze domestiche ma anche misure di prevenzione, venendo così incontro alle richieste dei movimenti associativi femminili da anni impegnati su questo fronte. Tra le misure previste dal disegno di legge rientrano i piani di protezione delle vittime, la specifica di livelli minimi di prestazioni a cui le donne vittime di violenze hanno diritto, le azioni di supporto psicologico, sanitario e previdenziale e di reinserimento lavorativo per le vittime e la possibilità, per la Presidenza del Consiglio dei Ministri di costituirsi parte civile nei processi per atti discriminatori e per gli enti erogatori di servizi alle vittime, di intervenire in giudizio nei processi per violenza, nonché una adeguata formazione per il personale docente e sanitario e un registro dei centri anti-violenza presso il Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità che permetterà un monitoraggio più efficiente di questo fenomeno e allo stesso tempo garantirà uno standard qualitativo dei servizi offerti alle donne vittime di violenzaiii. Questa proposta di legge indubbiamente fa fare grandi passi in avanti all’Italia nel cammino verso una più adeguata risposta sociale, civile e legale ad una realtà sempre più preoccupante.
Un altro caso di buona prassi in Italia è quella che riguarda le attività promosse da diversi uomini, che si sono costituiti nell’ Associazione “Plurale Maschile”, che si occupa di auto-riflessione sui rapporti tra uomini e donne.
Tra le diverse iniziative da loro intraprese negli ultimi mesi, c’è stata l’adozione e la diffusione di una petizione per contrastare la violenza sulle donne che è stata anche tradotta in lingua spagnola. Questa iniziativa è nata a fronte dei sempre più numerosi casi di violenza registrati dalle cronache italiane nell’anno appena passato e ai quali questo gruppo di uomini non è rimasto indifferente. Hanno cercato di rintracciarne le cause e denunciato in primis il ruolo dell’uomo nell’ambito delle relazioni di genere che sono alla base della violenza contro le donne.
Questa petizione ha riscosso molto interesse anche all’estero mentre in Italia, ancora oggi, si parla poco di iniziative come questa che potrebbero invece avere un alto valore simbolico e di significazione. Uno degli obiettivi dell’associazione, per la quale gli uomini devono soprattutto guardare a se stessi per capire e cambiare, è quello di promuovere una partecipazione più attiva da parte di questi ad iniziative come quelle sopra descritte per poter così ampliare e amplificare le azioni delle istituzioni e delle associazioni e sensibilizzare di più la popolazione maschile e femminile sulla realtà delle violenze contro le donne.
Alcuni dati statistici
L’analisi del fenomeno della violenza sulle donne è stato affidato da anni all’Istat il cui primo studio risale al 1997. Una seconda e più recente rilevazione è avvenuta nel 2002 ma lo studio si è centrato sull’analisi delle violenze più evidenti quali aggrssioni fisiche da parte di sconosciuti, molestie sessuali sul luogo di lavoro, telefonate oscene. L’Istat si è soffermata sull’aspetto del fenomeno violenza rispetto al sentimento di sicurezza vissuto dai cittadini,; questa impostazione impoverisce quindi l’apporto che questo studio avrebbe potuto adre alla conoscenza del fenomeno delle violenze in ambito domestico. E’ tuttavia importante sottolineare come sia rilevare la violenza familiare sia molto difficile per la scrsa propensione delle vittime di parlare dell’accaduto o di denunciare i propri aggressori quando questi sono i loro mariti o partner, infatti i dati che emergono dalla ricerca dimostrano che la maggior parte delle denunce per violenza, nella fattispecie di tipo sessuale, interessano aggressori sconosciuti dalle vittime, infatti solo il 22.6% dei tentativi di violenza sessuale e il 18% delle violenze è commesso da estraneiiv, si ricava quindi che la maggior parte degli aggressori è conosciuta dalle vittime e si tratta di mariti, fidanzati, ex partner, amici e parenti.
Dai dati che si ricavano si sono individuati cinque gruppi in cui si raggruppano altrettante tipologie di violenza, quello della violenza domestica rappresenta un 4,9% sul totale degli altri gruppi. Quello che tuttavia, nonostante le lacune di questo studio, emerge è che, spesso, come più volte sottolineato, l’autore delle violenze è il marito (52,1%) e il luogo dove di frequente avviene la violenza è la casa della vittima (70,8%).
Questa inchiesta però presenta il limite di essersi focalizzata sulla violenza e sulle molestie di tipo sessuale che non possono di certo riguardare l’intera e complessa realtà del fenomeno della violenza domestica che quindi non risulta sufficientemente analizzato. Per questo motivo l’Istat ha effettuato nel 2006 un più recente studio volto proprio a mettere in luce la violenza nelle sue diverse manifestazioni, ci si è focalizzati sui diversi aspetti dei maltrattamenti verbali quali le umiliazioni o gli insulti, psicologici come i ricatti o le minacce, economici quali le limitazioni dell’uso del denaro personale e familiare, fisici come schiaffi, pugni, tentativi di soffocamento, e sessuali quali stupro, rapporti umilianti e degradanti e molestie sessuali. La base di riferimento per questo nuovo studio sono state 25.000 donne in una età compresa tra i 16 e i 70 anni. Queste nuove statistiche tuttavia non sono ancora state rese disponibili.
Il Ministero dell’Interno, invece ha reso noto uno studio dell’EURES-ANSA del 2005 sul tema dell’omicidio volontario da cui si apprende che 1 omicidio su 4 in Italia avviene tra le mura domestiche e che il 70% delle vittime sono donne e in 8 casi su 10 l’autore è un uomo. La cifra che interessa il nostro paese per l’anno 2005 rispetto agli omicidi in famiglia è di 138 donne uccise. Mentre per un’analisi dell’IPSOS in Italia nell’85% dei casi l’autore della violenza è il marito o il conviventev.
Per poter avere una visione più reale del fenomeno conviene rifarsi ai Centri Anti-violenza e ai numeri di aiuto telefonico che con la lor attività sono in grado di fornire un’analisi che si focalizza sulla violenza in ambito familiare, infatti lo stao civile della persona che più si riferisce a questi centri è quello di coniugata, tanto che l’età media di chi usufruisce di questi servizi si attesta tra i 30 e i 40 anni. Mentre il livello di istruzione delle vittime non rappresenta una caratteristica il chè ci fa capire che è un fenomeno che non risparmia nessuna classe sociale, si ha infatti una percentuale del 34% a Palermo di donne con un’istruzione di tipo elementare mentre un 25% a Venezia di donne con un livello medio-alto. Spesso all’istruzione poi è legata anche l’esistenza di una situazione professionale ed è indubbio che le donne che non hanno una propria indipendenza economica o una situazione lavorativa precaria sono svantaggiate ed hanno più difficoltà a percepire e riconoscere la violenza come tale, soffrendo evidentemente di dipendenza psicologica oltre che economica, dal proprio partner e di una scarsa stima di se stesse.
I centri anti-violenza quindi rappresentano un importante punto di riferimento per l’analisi di questo fenomeno che spesso rimane celato all’interno delle mura domestiche anche se hanno il limite di riguardare solo coloro che hanno avuto la forza di rivolgersi a questi centri, importante allora sarà l’azione di raccordo e collaborazione che l’Osservatorio Nazionale dovrà mettere in pratica.


i Sito della rete anti-violenza “Arianna”: www.antiviolenzadonna.it.
ii Sito di riferimento per il numero anti-violenza nazionale: www.cipedipartimentopariopportunita.com.
iii DDL “Misure di sensibilizzazione e di prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell’ambito della famiglia, per l’orientamento sessuale, l’identità di genere ed ogni altra causa di discriminazione”.
iv Per ogni riferimento si veda il Manuale Liberté Féminine et Violence contre le femmes, outils de travail pour des interventions avec orientations de genre, 2001, consultabile sul sito www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_opportunita/UserFiles/pubblicazioni/urban-cosenza-francese.pdf.

v Si vedano i dati del Ministero dell’Interno, Dipartimento Pubblica Sicurezza, “Numero dei delitti che ha come vittime persone di sesso femminile”, reperibile sul sito www.pariopportunita.gov.it/DefaultDesktop.aspx?doc=1009.