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venerdì 19 gennaio 2018

Una Vita Oltre- Luciana Gentilini

La Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma
credits: Opportunità di Genere OG



Alla presentazione del nuovo libro di Luciana Gentilini “Una Vita Oltre” è difficile trovare un posto seduti  alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Con impegno riesco a guadagnarmi un bel posto anche se poi girandomi vedo che ci sono persone rimaste in piedi.

A parlarci di questa novità editoriale, ci sono lo storico dell'arte, accademico Giuseppe Appella, anch'esso tra gli amici più cari dei coniugi Gentilini, il critico letterario Arnaldo Colasanti, che riesce in pochi tratti, si direbbe per restare in tema, poche pennellate a chiudere con poetica la presentazione e Maria Pia Ammirati, scrittrice e giornalista, ex vice presidente della Rai e membro della Commissione Pari Opportunità Rai che dona, immancabile, una visione femminile.

Anna Maria Ammirati, Luciana Gentilini,
Giuseppe Appella, Arnaldo Colasanti.

Credits: Opportunità di Genere OG
Il tutto è costantemente completato da immagini che riprendono quelle presenti nel libro ma anche foto inedite che scorrono sul tableau affianco ai relatori e che accompagnano aspetti evidenti del libro ma che ci restituiscono anche una dimensione più privata, intima, coinvolgente, si direbbe familiare che è poi quella che si è respirata durante la presentazione grazie agli interventi che si sono susseguiti ma che è anche afferente al libro stesso.

Le immagini scorrono nel tableaux della sala  delle Colonne.
Credits: Opportunità di Genere OG.
Il nuovo libro di Luciana Gentilini, edito da Silvana editoriale,  ci regala infatti le sue memorie dal 1971 al 1981, anno della scomparsa del marito, il pittore Franco Gentilini.
In questa decade Luciana ha tenuto infatti un diario dopo il suggerimento di Augusto Augustinci, il titolare della nota Galleria d'Arte francese la Rive Gauche, che un giorno le disse “Mon Dieu Luciana, lei incontrerà certamente molte persone interessanti, o persone che le raccontano cose interessanti e questi incontri, questi racconti, potrebbero essere materia dei suoi scritti”1 e su questi scritti, oggi è incentrato proprio il nuovo libro dove ritroviamo i pensieri e le impressioni dirette della Signora Gentilini che dopo premiazioni, vernissage, mostre o 'semplici' serate tra amci, annotava i suoi pensieri. Sì perché Franco e Luciana Gentilini avevano come amici Ungaretti, De Chirico, Alfonso Gatto, Bona De Pisis, Falqui, Manzini...solo per citarne alcuni, così che il tempo passato in loro compagnia era un gran bel tempo insieme “Dietro specifica domanda, ho dovuto riconoscere che con te frequentavamo poco i teatri, fosse per i concerti, opere, balletti o pièce teatrali. Tu preferivi le serate intorno a un tavolo con gli amici. Ma quali amici!
Potevano essere Ungaretti, De Libero, Sinisgalli, Falqui, Petroni, Gianna Manzini, per citarne alcuni, e a Parigi Gualtieri di San Lazzaro, Alain Jouffroy, André Pièyre de Mandiargues, Bona de Pisis, Patrick Walderberg. E accanto a loro lo spettacolo era comunque garantito...le loro conversazioni, i loro ricordi, i loro racconti, le loro grandezze, le loro debolezze, le loro manie, le loro bizzarie e quant'altro, come tutti del resto, ma sempre con qualcosa in più.
Che necessità c'era di andare a teatro? Quello che loro ci offrivano era di qualità extra.
E gratis per giunta
”2.

Questo di più è quello che Luciana Gentilini ci regala in questo nuovo libro con le sue impressioni e suoi pensieri sull'intellighenzia internazionale del secolo scorso. Così scopriamo i retroscena del rapporto tra Falqui e Gianna Manzini, il senso, scarso, di ospitalità di Bona De Pisis e insomma l'aspetto più umano e forse più vero di grandi personalità; un documento storico che riesce a divertire grazie allo stile ironico e pungente della sua autrice anche se ci lascia un po' di malinconia per un tempo che non c'è più.
A differenza del precedente libro “Continuare il tempo” dove di fatto il tempo è sospeso perché Luciana Gentilini decide di non inserire alcun riferimento temporale ai suoi ricordi di una vita coniugale che è rimasta sospesa, interrotta, dopo la scomparsa del marito, in questa opera invece i suoi appunti seppur circoscritti, datati ci raccontano di un'epoca sospesa in cui le varie forme d'Arte si incontravano tra loro e dal cui incontro nasceva altra insuperabile Arte.
“Una Vita Oltre” ci restituisce un tempo passato ma non superato, anzi eterno come l'Arte di questi grandi artisti e grandi artiste che oggi in questa opera ci vengono restituiti in una dimensione concreta eppure effimera, proprio come solo l'Arte sa essere.



 "Una Vita oltre"   di Luciana Gentilini
 Ed. SilvanaEditoriale
2017
pagg. 177










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1 L.GENTILINI, “Una Vita Oltre”, ed. SilvanaEditoriale, Milano, 2017, pag. 13.

2 L. GENTILINI, “Continuare il tempo”, ed. De Luca Editori d'Arte, Roma, 2013, pag. 129.




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martedì 28 febbraio 2017

Donne mecenate dell'arte





Di donne mecenate nella Storia, soprattutto antica e moderna, non ne sono rimaste tracce evidenti se non le poche privilegiate come ad esempio Isabella d’Este, Caterina de’Medici, Lucrezia Borgia, Isabella Gonzaga prima o Caterina II  e  Felicita Bevilacqua in seguito.

Eppure esempi di donne anche in epoca più contemporanea che hanno valorizzato l’arte nelle sue forme ce ne sono state di importanti per la cultura del proprio paese e per l’intero patrimonio umano, la più nota, forse, Peggy Guggenheim. Con il suo amore per l’arte e la novità è riuscita a collezionare opere d’arte ancor prima che fossero ritenute tali, a scoprire e valorizzare artisti sconosciuti come Pollock rendendolo un artista quotato e richiesto dai collezionisti e musei di tutto il mondo. Ancor di più fece Johanna Van Gogh, non molti sanno infatti che la fama e notorietà di uno dei più importanti e valutati artisti dei nostri tempi, Vincent Van Gogh, deve tutto questo alla cognata.

Una volta rimasta vedova infatti, ereditando tutta la collezione dal marito Theo, Johanna si rese conto del talento di Vincent e cominciò a promuoverlo. Tornata in Olanda quando il marito era già molto malato, alla morte di lui apre una pensione e recuperate le tele del cognato dalla Francia, le espone nella sua locanda; è già un primo passo per farle conoscere ma non basta…
Comincia a leggere le lettere che i due fratelli si erano scritti nel tempo, cogliendo i suggerimenti che Vincent stesso dà a Theo: poche mostre e vendere solo il necessario. I primi risultati arrivano presto, Maus le propone una prima mostra a Bruxelles dove però i quadri sono stroncati senza pietà. Ma Johanna non si arrende e cerca nuove opportunità: piccole gallerie, critici d’arte aperti al nuovo, piccole mostre, nuove amicizie artistiche e così piano piano, ispirata da una frase letta in un giornale femminista che spronava a ricercare un successo lungo ma duraturo piuttosto di uno veloce ma fugace, Johanna non si scoraggia ed ecco che mano a mano le mostre si moltiplicano, le recensioni si animano, i Musei chiamano e l’arte di Vincent Van Gogh si impone al mondo.


Una storia analoga tutta italiana, ma solo per i protagonisti e non per l’arte che rimane patrimonio internazionale, è quella che vede da oltre trent’anni il lavoro di recupero, archivio, tutela e esposizione delle opere di Franco Gentilini da parte di sua moglie Luciana. Ultima sua iniziativa è la mostra che si svolge a Pontassieve dal titolo “Franco Gentilini- Opere della collezione di Luciana Gentilini” fino ai primi di marzo.

Alcune analogie abbiamo detto con Johanna Van Gogh, soprattutto nell’impegno e nella riuscita promozionale dell’arte dei loro cari ma le similitudini finiscono qui, perché quando Franco Gentilini scompare è già un artista molto noto ed apprezzato in Italia e all’estero, di fama mondiale, quotato e ricercato dal mercato nazionale ed internazionale e sarà proprio la sua arte che riporterà Luciana in vita dopo la perdita del marito: “L’atroce dolore della sua morte rubò la mia mente. (…) Inerzia e silenzio. Interminabili giorni in attesa  che scendesse la notte, interminabili notti in attesa che si affacciasse il nuovo giorno… ‘Depressione grave’ è il termine medico”[1]. La richiesta di organizzare una mostra in memoria del marito però le indica la via giusta da percorrere soprattutto per se stessa: “Da quel momento l’incontrollabile inerzia che mi aveva attanagliata per tanti mesi si trasformò in un’altrettanta incontrollabile frenetica attività, che non si è più arrestata”[2].
Ed effettivamente Luciana Gentilini dal 1984 ad oggi ha organizzato più di cento mostre in Italia e all’estero, viaggiando da Venezia a Bruxelles, da Marrakech a Budapest, da Parigi al Cairo, da Torino ad Halle… e non solo per  organizzare mostre ma anche per tutelare l’opera del marito contro i contraffattori che ormai la temono come uno spettro di notte e a cui fa tagliare a loro stessi con possenti forbici i quadri incriminati!. In questi anni ha poi recuperato, grazie ad un estenuante lavoro trentennale, la preziosa opera artistica del Maestro Gentilini fin dai suoi primi lavori giovanili, organizzata nel Fondo Luciana Giuntoli Gentilini e convogliata successivamente nell’ Archivio Gentilini che raccoglie anche la corrispondenza e i documenti biografici dagli anni ’30 agli anni ’80 del’900, e infine donato alla Quadriennale di Roma  e dichiarato nel 2013 dal Ministero dei Beni Culturali “di interesse storico particolarmente rilevante”.

Storie di donne che nell’arte dei loro cari hanno trovato la loro realizzazione non più però come soggetti artistici ma come fautrici di una memoria artistica; rare testimoni di un percorso inedito nella storia dell’arte.




[1] A. Natali, A. Bimbi a cura di, “Franco Gentilini- Opere della collezione di Luciana Gentilini”, catalogo della collezione, Ed. Polistampa, Firenze, 2016, pag. 27
[2] Idem



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