giovedì 12 febbraio 2015

Katharine che dipinse e raccontò il proibito

Almanacco del 12 Febbraio:

Katharine in abiti cinesi.



Naceva oggi, la pittrice che raccontò e dipinse anche il proibito, scegliendo per sé una professione scomoda, non riconosciuta, che studiò con i grandi e che portò il suo talento al servizio dei reali del mondo ma che fu vittima dei pregiudizi della sua epoca che non seppe apprezzare mai fino in fondo la sua opera, pregiudicando il suo nome ai posteri. Lei fu, Katharine Augusta Carl.

Katharina A. Carl nasce il 12 Febbraio 1865 a New Orleans dal capitano Francis Augustus Carl e da Mary Breadon parente di Hester Bredon moglie di Sir Robert Hart a cui Katharina dedicherà le sue memorie cinesi.

Katharine aveva un fratello, Francis Augustus Carl, ufficiale del governo, lavorò fino alla sua pensione, nel 1912, per la Dogana della Imperiale Marina Cinese, intervenendo come delegato per la Cina nella Commissione internazionale dell’Oppio nel 1909 a Shanghai e ancora nel 1911.[1]

Rimasta orfana di padre, dopo la guerra di secessione, si sposta con la madre e il fratello a vivere in Tennessee, a Memphis ma partirà di lì a poco per Parigi dove è intenzionata a studiare arte per diventare pittrice. Nel 1878  quindi frequenta i corsi di Charles Louis Müller, membro dell’Accademia di Belle Arti di Parigi e dell’Istituto dei Francesi, da cui apprende soprattutto la tecnica ritrattistica. Dopo circa due anni però torna in Tennessee dove perfeziona i suoi studi presso l’Accademia Femminile Statale diplomandosi “Master of Art” nel 1882. Apre quindi un suo studio e laboratorio dove tiene anche lezioni d’arte. Nel 1884 tuttavia è di ritorno a Parigi per frequentare l’ Accadémie Julien, l’unica scuola di arte aperta alle donne e che consentiva di frequentare a uomini e donne, seppur in corsi separati, le stesse materie fin dalle basi: disegno e pittura, nudi inclusi. 
"In the Studio", in 'The Accademie Julien in Paris',
Marie Bashkirtseff, 1881. 

L’Accademia infatti preparava alla prestigiosa scuola delle Belle Arti che però rimaneva preclusa alle donne; mentre l’Accademia tuttavia riusciva ad offrire a tutti, uomini e donne, corsi di elevata qualità con i più importanti pittori ed insegnanti, così da diventare essa stessa un punto di riferimento per artisti ed artiste di tutto il mondo, acquisendo fama, prestigio e adesioni a livello internazionale.

Katharine, all’Accademiée Julien, perfezionò ancora di più la tecnica ritrattistica nello stile accademico, classico studiando con insegnanti della fama di William Bouguereau, Tony Robert- Fleury, Hector Le Rox e Gustave Courtois.

La sua notorietà come ritrattista la portò quindi in giro per il vecchio continente dove a Londra diventa membro della Società Internazionale delle donne pittrici nonché della Società parigina degli Artisti francesi per la quale esponeva le sue opere nei Salon; dal 1886 al 1889 e dal 1895 al 1899.[2]

In Africa dipinge il ritratto del Principe algerino El Hadj ma il suo ritratto più noto sarà quello che riuscì a farsi commissionare in Cina.

Partita nel 1903, al suo arrivo a Pechino le viene chiesto se fosse interessata a ritrarre l’Imperatrice cinese, ma l’artista in quel momento non ne aveva la possibilità ma solo la speranza, visto che nessun occidentale, né cinese, poteva entrare nella Città Proibita e tanto meno ritrarre l’Imperatore o l’Imperatrice viventi, poiché per i cinesi il ritratto era un’usanza riservata ai defunti e quando anche Sir Richard Hart, di cui Katharine era ospite, liquidò la cosa come impossibile, la questione fu chiusa. Dopo però sei mesi la proposta fu di nuovo messa in cantiere dalla Signora Conger, moglie del ministro della Lega Statunitense in Cina, istituzione nata dopo la rivoluzione dei Boxer, che riuscì a far accettare la proposta all’Imperatrice Cixi per un dipinto da mostrare poi all’Esposizione Universale di Saint Louis del 1904.

Katharine sarà pittrice disegnatrice artista della Corte Imperiale cinese dell'Imperatrice Katharine così fu accolta nel Palazzo Imperiale all’interno della Città Proibita, dove visse per quasi un anno, ospite dell’Imperatrice che la accolse e la ospitò sempre con tutti i maggiori riguardi, tanto che alla sua partenza la fregiò dei titoli dell’Ordine del Doppio Dragone e della Perla Fiammeggiante, oltre che di un cane pechinese scelto tra i suoi personali cani da compagnia.




L’impatto iniziale per Katharine non fu semplice nonostante la bellezza dei luoghi, degli appartamenti, la sontuosità dell’ambiente e le cortesie a lei riservate, Katharine sentiva infatti tutto il peso dell’importanza di essere lì: “La prima straniera a domiciliare in una residenza del Figlio del Paradiso dai tempi di Marco Polo[3] . Ma il suo soggiorno fu subito ricco di emozioni, e soprattutto relazioni umane, caratterizzate dalle mille attenzioni che l’Imperatrice le riservava: “Dubito che un Cinese alla Corte Europea, perfino alla nostra Casa Bianca, sarebbe trattato con la stessa considerazione da tutti, servitù compresa .[4]

La sua opera tuttavia nell’Esposizione nonostante sia l’unica immagine dell’Imperatrice regnante di un paese, la Cina, con cui il resto del mondo, Stati Uniti in primis, intrattengono legami politici ed economici, non suscita il meritato riconoscimento; vittime entrambe degli stereotipi, artista e Imperatrice cinese, suscitano curiosità ma non il dovuto rispetto, come ci testimonia una voce dell’epoca: “ Il mio stupore fu grande quando mi fu detto che quello era il lavoro della signora americana. Sembra che l’imperatrice abbia dato un suo tocco personale allo stile. E’ rappresentata rivolta direttamente verso lo spettatore, con una faccia larga e paonazza appartenete ad una trentenne, artificialmente dipinta, e assolutamente piatta, senza alcun gioco d’ombra. Il risultato generale comunque non sembra possa aumentare la sua reputazione come pittrice [5].

Colpita dalle tante dicerie sull’Imperatrice cinese, l’ultima della dinastia, Katherine decide di scrivere le sue memorie che verranno pubblicate nel 1907 dal titolo “Con l’Imperatrice Dowager di Cina” pur sapendo che avrebbe infranto quel senso di riservatezza tipico dello stile e cultura cinesi ma “ Dopo il mio ritorno in America ho costantemente visto o sentito, riportate da giornali, dichiarazioni a me attribuite che io non ho mai fatto. Sua Maestà era rappresentata come se mi avesse minacciata e forzata a dipingerla giovane e bella! [6].
l'Imperatrice cinese Cixi Dowager


Ho deciso dunque che in giustizia della mia Augusta Patrona, nonché verso me stessa, devo correggere queste affermazioni e scrivere una relazione veritiera e completa della mia vita a Palazzo e della mia esperienza nel dipingere il ritratto di Sua Maestà, l’Imperatrice Dowager e questo mi sembra che sia l’unico modo[7], sebbene: “So che pubblicando questo resoconto corro il rischio di offendere la sensibilità dei miei amici cinesi (…) Facendo questo, trasgredirò un’altra regola di lungo corso della ‘convenienza’ cinese, che fa di ogni commento, positivo o negativo, sulla Sacra Persona di Sua Maestà, uno strappo all’etichetta[8] ma “Ho deciso di correre il rischio di incorrere nella loro disapprovazione e riprovazione, perché sono sicura che quello che ho da dire, servirà a chiarire certe incomprensioni e a mettere Sua Maestà l’Imperatrice Dowager sotto una luce più favorevole[9].

Queste memorie senza poterlo sapere sono la testimonianza degli ultimi anni di un Impero che non resisterà all’impatto con la modernità. 
L'artista Katharine ci delinea infatti un quadro completo della vita di corte dai riti, alle audizioni, dalla vita quotidiana fatta di passeggiate o gite sul lago alle cerimonie religiose, dalle descrizioni folkloristiche accompagnate da indicazioni antropologiche a descrizioni culinarie, dalla composizione della società cinese in generale ai loro usi e costumi come quello di vendere i propri figli o portare le proprie figlie a far servizio a corte con la speranza di dar loro una vita migliore. Così apprendiamo che nella Cina di inizio novecento le vedove non possono risposarsi e devono portare il lutto a vita, potendo però scegliere di adottare un figlio non loro, e che le ragazze che scelgono di non sposarsi alla loro morte vengono onorate con monumenti pubblici, eretti con l'aiuto di tutta la comunità se la famiglia è indigente, perché le vergini sono venerate.[10]La dinastia dell'Imperatrice Tzu-Hsi, Cixi, dei Qing apparteneva all'etnia dei Manchu le cui caratteristiche sociali sono ben delineate da Katharine come ben distinte da quelle dei cinesi. L'esempio importante che la pittrice porta é l'usanza dei cinesi di fasciare i piedi alle donne, un' usanza che tuttavia le donne manchu: "Loro non solo non hanno mai fasciato i loro piedi ma ne hanno orrore tanto quanto gli europei. Le donne manchu sono meno circoscritte e godono di più libertà individuale di ogni altra donna orientale. Di fatto, le donne della Manciuria sono agli occhi delle altre donne orientali l'equivalente di quello che le donne americane sono per le sorelle europee"[11] . 

Completato il suo ritratto per l’Esibizione, Katharine viene invitata dall’Imperatrice stessa a rimanere ancora a Palazzo per farle altri ritratti; in tutto l’artista ne farà ben quattro prima di decidere che ormai la sua strada era fuori dalle dorate mura imperiali.

Tornata nel Tennessee, fonda con altri, il Museo delle Arti Brooks a Memphis nel 1916 entrando nella sua amministrazione e giuria anche se continuerà saltuariamente a recarsi in Cina dove nel frattempo la società era cambiata tanto che  Katharine verrà anche invitata a tenere lezioni universitarie dove porterà la sua testimonianza di vita dall’impero alla modernità che la Cina stava vivendo[12].

Aprì infine un suo studio a New York dove decise di vivere e dove portò avanti il suo lavoro fino alla sua morte avvenuta nel 1938, il 7 Dicembre.

L'opera più famosa di questa straordinaria artista, pittrice, è, e resta, proprio il ritratto dell’ultima Imperatrice Cinese, Tzu Hsi, Cixi, “Dowager”, che fu regalato a Roosevelt proprio per volere della Regnante Cinese[13] e che fu poi donato alla collezione dell’Istituto Smithsonian, dove tutt’ora risiede.

"Ritratto dell'Imperatrice Dowager Cixi"


Traduzioni a cura di Silvia Palandri




[1]  SHAVIT David, “The United States in Asia: A Historical Dictionary”, Ed. Greenwood Publishing Group, 1990, pag. 80.
[2]" Kate Augusta Carl- The Tennessee Encyclopedia of History and Culture" - Published » December 25, 2009 | Last Updated » January 01, 2010  http://tennesseeencyclopedia.net/entry.php?rec=199
[3] CARL K., “With The Empress Dowager”, New York, The Century Co., 1905, pag. 14.
[4] Ivi, pag. 61.
[5] RUXTON C. I., a cura di , “The Semi- official Letters of British Envoy Sir Ernest Satow from Japan and China (1895- 1906)”, Ed. Lulu.com, 2007., pag. 407.
[6] CARL K., “With The Empress…”, Op. Cit., pag. XXI
[7] Ivi, pag. XXII.
[8] Ivi, pag. XXIII.
[9] Ivi, pag. XXV.
[10] Ivi, pag. 45.
[11] Ivi, pag. 63.
[12]  Si veda il suo contributo presso l’Università di Clarke: "Una valutazione personale del carattere dell'ultima Imperatrice Dowager, Tze- Hsi"  by Katharine A. Carl, pittrice del ritratto dell'ultima Imperatrice Dowager"  (http://library.uoregon.edu/ec/e-asia/read/carl-3.pdf).
[13] CARL A. K., “With The Empress…”, Op. Cit. pag. 299.



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