martedì 27 maggio 2014

Amelia, che amava vestire alla turca

Almanacco del 27 Maggio:

diritti delle donne Stati Uniti 1800

Amelia Jenks nasce nello stato di New York a Homer in una famiglia puritana e numerosa, il 27 Maggio 1818 dal commerciante Ananias e da sua moglie Lucy Webb.

Le notizie sulla sua prima infanzia ed istruzione, come quella delle eroine più classiche, è avvolta dal mistero, poche infatti  sono le notizie, suo marito stesso ha poche informazioni ma sappiamo che ha ricevuto i suoi primi rudimenti dalla mamma, così come anche i suoi altri sei tra sorelle e fratelli per poi successivamente frequentare una scuola pubblica. D’altronde come ci ricorda suo marito, nelle memorie che lui stesso si incarica di pubblicare alla morte della moglie, ad una donna era richiesto giusto di saper leggere e scrivere quel tanto che bastava per la sufficienza. Ciò però non le impedì all’età di circa di diciassette anni di diventare insegnante e per almeno due anni esercitare questa professione, in seguito diventa governante presso la casa di Chamberlain dove accudirà i ragazzi della casa e dove conoscerà  il giovane studente di legge, Dexter Chamberlain Bloomer che fonderà il giornale “Il Corriere di Seneca County”.
Dopo un periodo di fidanzamento, il 15 Aprile del 1890 si sposano e già al ricevimento durante i festeggiamenti, Amelia va fiera e ricorda a tutti che durante i voti, ha omesso la parola “obbedisco” prevista invece ineluttabilmente nella formula matrimoniale per le donne.

Inizialmente spronata dal marito a scrivere sul suo giornale, accetta di collaborare agli articoli ma in modo anonimo ma non si tira indietro invece nel trattare i temi che riteneva importanti, dagli aspetti sociali a quelli morali a quelli politici.
Dopo essere entrata nel movimento della Temperanza e aderito alla Società femminile della Temperanza nel 1848, decide con altre donne di dar vita ad un giornale in cui le donne possano esprimersi visto che le donne nell’associazione religiosa potevano assistere alle riunioni, ascoltare ma non esprimere delle proprie idee o commenti. Questa iniziativa però incontrando da subito difficoltà, lasciò  Amelia sola ma facendo di lei la prima donna editrice e proprietaria di un giornale, oltretutto per donne. Il giornale intitolato “Lily” fu dato alle stampe nel 1849, dai suoi fogli Amelia iniziò a scrivere trattando i primi temi sulla condizione delle donne anche grazie ai contributi di una Elisabeth Cady Stanton, figlia dell’eminente giudice Daniel Cady, che si firmava come “Girasole” e da Lucretia Mott: “E’ la donna che parla 
attraverso Lily. Riguarda un tema importante, che essa possa parlare in pubblico per essere ascoltata...[1].

Aderisce alla chiesa episcopale di cui farà parte per cinquant'anni, e cioè fino alla sua morte, e da subito comincia a “predicare” che alcuni passaggi della Bibbia con soggetto le donne erano stati mal interpretati, poiché la donna è compagna del suo “fratello” nel governare e nella salvezza della razza.[2].

É grazie al suo lavoro, al suo giornale e alla entusiastica ricerca di nuove collaborazioni che si deve l’incontro di una straordinaria coppia di amiche e collaboratrici che tanto con il loro concorso hanno dato a tutte le donne, il “binomio” tra Elisabeth Cady Stanton ed Susan B. Anthony che si incontrarono nel 1850 quando la Anthony arrivò a Seneca Falls per partecipare ad una convention sulla schiavitù. 
Bloomer fa incontrare due importanti femministe
Gruppo di bronzo che raffigura l'incontro promosso dalla Bloomer tra Elisabeth Cady Stanton e Susan B. Anthony in cui Amelia indossa i pantaloni alla turca. Scultura del Prof. Ted Aub: "When Anthony met Stanton".

E se agli inizi i suoi articoli tendono a mantenere una certa moderazione, la sua partecipazione alla convention di Seneca Falls, seppur come semplice uditrice che non firmò alcuna dichiarazione o proposta, la colpì profondamente tanto che anche il suo apporto al giornale divenne più deciso: “...più tardi altri casi mi vennero sottoposti, molto simili tra loro che mi diedero la piena consapevolezza della crudeltà della legge riguardo alle donne, e quando la Convention per i Diriti delle Donne mise in chiaro i suoi sentimenti e indirizzi, ero pronta a schierarmi con questa parte per domandare questo sostanziale cambiamento della legge in favore delle donne per dar loro un diritto ad ereditare, e ai loro figli un’opportunità più ampia di impiego e una migliore educazione, e anche un diritto che protegga i loro interessi alle urne.”.[3]

Amelia era una donna che sperimentò anche su se stessa la fattibilità di una nuova condizione per la donna, spronata dal marito diventato direttore delle poste di Seneca Falls, diventa il suo vice e rimane quasi compiaciuta dalle sue capacità da lavoratrice rendendosi conto che effettivamente una donna non aveva alcun impedimento concreto che potesse giustificare l’esclusione delle donne dal mondo del lavoro. Ma Amelia era anche amante della moda e della cucina e ai suoi impegni più serrati e principali del giornale e delle conferenze amava partecipare anche ad incontri di cucina e di costume e proprio un episodio legato alla moda rese un importante servizio al suo giornale e alla sua popolarità.
Dalle pagine di Lily , Amelia prende le difese di Elisabeth Smith Miller, figlia del riformatore Smith, venuta a Seneca per trovare sua cugina Elisabeth Cady Stanton con un abbigliamento di ispirazione orientale: pantaloni alla turca con una gonna più corta sopra, abbigliamento condiviso dalla stessa Stanton e Bloomer, che trovandolo molto comodo lo adottò per ben otto anni. Questo abbigliamento tuttavia fu molto criticato e la polemica di “costume” che, riguardando le donne acquista subito anche valenza di fatto sociale appropriato o meno, viene ripresa dal più importante New York Tribune rendendo il nome e il giornale di Amelia noto al punto che  le sottoscrizioni a Lily moltiplicarono.

amelia Bloomer Costume
Raffigurazione del "Costume alla Bloomer"

In un primo momento Amelia fu lusingata e sfruttò lo scandalo-controversia, passata alla storia proprio come il “costume alla Bloomer” ma poi si rese presto conto che in realtà in questo modo si offuscavano temi più importanti trasferendo l’attenzione altrove rispetto a questioni fondamentali come il miglioramento dell’educazione per le donne, della maggiorazione dei salari delle donne, cioè si perdeva di vista la questione dei “Diritti delle Donne”.

Nel 1852 all’incontro delle Figlie della Tolleranza, a Rochester, dove lei fu segretaria insieme a Susan B. Anthony e presidentessa la Stanton, sollevò il tema del diritto della donna di divorziare da un marito alcolizzato “crediamo che gli insegnamenti dati alla moglie dell’alcolizzato, l’inculcarle il senso del dovere- [...]- ha fatto molto nel promuovere e aggravare i vizi e i crimini di una società che cresce nell’intemperanza. L’alcolismo è terreno per un divorzio e ogni donna che è strozzata da un ubriacone deve poter tagliare il laccio: e se lo fa, la legge dovrebbe sostenerla, specialmente se ha dei bambini”.[4]  

L’anno seguente partì, insieme ad altre rappresentanti femministe tra cui Susan B. Anthony, per un ciclo di conferenze nello Stato di New York che la portò in lungo e in largo, da Brooklyn a Sing Sing dal Broadway Tabernacle al Metropolitan Hall, nelle quali volle spronare le donne a prendere coscienza della loro situazione ritenendole corresponsabili delle privazioni sociali sofferte: “[...] la donna non è senza colpa in questa faccenda, mentre l’uomo tentava di costringerla all’obbedienza delle sue leggi, e rendeva la donna dipendente da lui e un eco dei suoi pensieri, mentre l’uomo peccava così enormemente usurpando questa grande prerogativa, la donna peccava altrettanto enormemente sottomettendosi a questo potere.[...]. La donna dimentica che Dio ci ha creati eguali, dimentica che il Padre Celeste non ha fatto l’uno per dominare l’altro. Dimentica che lei è altrettanto necessaria alla felicità di lui quanto lui alla felicità di lei. Sono stati creati per lavorare mano nella mano, per sopportare equamente il peso della vita [...][5]
per i diritti delle donne, suffragio femminile

Successivamente si trasferì in Ohio con il marito che aveva avuto un nuovo incarico ma continuò nel suo impegno editoriale, visto che nel frattempo il suo giornale, Lily, era diventato a tiratura nazionale ma questo comunque non le impedì tuttavia di doverlo vendere qualche anno più tardi ancora con il trasferimento della coppia in Iowa e ciò condannò il suo giornale a chiudere i battenti nel 1890.

Spese i suoi ultimi anni di vita costruendo chiese e impegnandosi in atti caritatevoli ma non perse mai di vista le donne e i loro diritti, soprattutto quello del suffragio anche in loro favore: “Un corrispondente mi chiede cosa noi ed altre avvocatesse dei diritti delle donne vogliamo? Noi rispondiamo che rivendichiamo tutti i diritti garantiti dalla Costituzione degli Stati Uniti ai cittadini della Repubblica. Noi reclamiamo l’essere l’altra metà del popolo degli Stati Uniti, e neghiamo il diritto dell’altra metà di svalutarci”. [6]

Nel 1856 si indirizzò alla Camera dei rappresentati del Nebraska con un discorso dopo il quale fu proposta una legge per il suffragio femminile che passò alla Camera bassa e fu letta per tre volte al Senato ma poi, al momento sostanziale, la seduta fu rimandata sine die e la legge si arenò per poi essere dimenticata.

Nel 1870 diventa la Presidentessa della "Società per il Suffragio delle Donne dell’Iowa" dando il suo personale contributo al codice legale dell’Iowa del 1873 che “aboliva quasi interamente la separazione legale tra uomini e donne sposate in materia di diritti di proprietà[7]. Continuò quindi sempre ad essere una figura di riferimento e di rappresentanza per il suo stato, Iowa, come nel 1869 all’incontro dell’Associazione Americana per l’Uguaglianza dei diritti, a New York City,e  a scrivere articoli, seppur non più a tiratura nazionale ma sempre sostenendo e difendendo le sue idee e le  necessità delle donne.

Perduta, seppur per un breve periodo, la possibilità di parlare ma essedosi  ripresa nel 1891, tentò di prendersi un periodo di riposo e svago con un viaggio in Colorado dove, oltre agli amici e conoscenti, frequentò anche una casa di cura per sottoporsi ai più moderni trattamenti che prevedevano sedute di terapia elettrica. Da sempre di costituzione delicata non sopravvisse ad un attacco di cuore che si verificò al ritorno dal suo soggiorno in Colorado, e morì in Iowa il 30 Dicembre del 1894: 

La sua vocazione per il movimento per il suffragio femminile la rende una delle più eminenti donne americane del secolo. Il suo nome è diventato strettamente legato ad ogni movimento di riforma per il miglioramento e progresso della condizione femminile in questi ultimi cinquant’anni ". [8]





[1] BLOOMER D. C. , “Life and writing of Amelia Bloomer”, Boston, Arena Publishing Company, 1895. Republished 1976 by Scholary Press. Inc., pag. 42.
[2] Ivi, pag. 27.
[3]Ivi, pag. 47.
[4] Ivi, pag. 87.
[5] Ivi, pag. 104.
[6] Ivi, pag. 158.
[7] JAMES T. Edward, JAMES WILSON Janet, BOYER S. Paul, “Notable American Women, 1607-1950: A Biographical Dictionary, vol. 1”,  Harvard University Press, 1971, pag. 181.
[8] BLOOMER D. C., “Life and writings...”, Op. Cit., pag. 324.


Traduzioni a cura di Silvia Palandri



Bibliografia:

BLOOMER D. C. , “Life and writing of Amelia Bloomer”, Boston, Arena Publishing Company, 1895. Republished 1976 by Scholary Press. Inc.


JAMES T. Edward, JAMES WILSON Janet, BOYER S. Paul, “Notable American Women, 1607-1950: A Biographical Dictionary, vol. 1”, Harvard University Press,                    .




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