giovedì 16 ottobre 2014

L'eretica teologista


Almanacco del 16 ottobre:


Miniatura medievale francese, tre donne, 1380.




In questo giorno nasce nello Stato di New York, Mary Daly, teologa, filosofa, femminista che dopo essersi laureata in Lingua Inglese e religione all'università dell'Indiana decide di trasferirsi in Svizzera, a Friburgo, per poter frequentare un dottorato in teologia poiché negli Stati Uniti era precluso alle donne.

Precoce femminista di stampo radicale nel 1958 scrive un articolo sul sessismo presente nella Chiesa, intitolato "Un pregiudizio insito" da cui poi scaturirà un intero libro sull'argomento, il suo primo: "La Chiesa e il secondo sesso", parafrasando il libro della De Bouvoir.
Mary Daly
Credits: All that is solid
In questo testo la Daly annoterà tutte le sue riflessioni nate anche dalla sua presenza ad alcune sedute del Concilio Vaticano II, tra cui la disparità di presenza, atteggiamenti e di vestiario riservato agli uomini e alle donne, numerosi, spavaldi e con vestiti cangianti i primi, scarse, meste e vestite di nero le seconde.

Insegnante presso un' Università di Gesuiti, venne licenziata all'uscita del libro ma poi dovette essere reinserita a pieno titolo per le proteste nate a seguito del provvedimento.
Nel libro la Daly, teologa, sostiene che la Chiesa è un ulteriore strumento con cui si assoggettano le donne, per mezzo del quale si perpetua l'oppressione femminile e che la Chiesa cattolica necessita quindi di un rinnovamento che tuttavia la Daly non crede possibile.
Il suo secondo libro, “Al di là di Dio padre. Verso una filosofia della liberazione delle donne”, analizza le figure bibliche e evangeliche della Chiesa mettendo in luce quanto la visione "religiosa" sia incentrata sulla figura dell'uomo da cui deriverebbe la donna, un concetto tuttavia innaturale, usato solo per ribadire e procedere alla subordinazione della donna nella società al servizio dell'uomo. Una donna che deve essere quindi mesta e a disposizione del maschio per essere una creatura con valenza positiva mentre ad una donna che si afferma e che è in grado di opporre al potere maschile una sua volontà e capacità si riconosce solo un valore negativo e in quanto tale da combattere, ecco la necessità di "cacciare" le streghe e le guaritrici che nella società medievale avevano un qualche potere che inficiava in qualche maniera quello della Chiesa.

Nel 1999 viene definitivamente licenziata per non aver accettato di insegnare in classi miste, preferendo un metodo didattico a classi separate.
Torna quindi stabilmente in Svizzera, continuando a viaggiare e a tenere incontri sulle tematiche femministe in Europa e negli USA.
Prolifica scrittrice, femminista radicale, pubblica importanti libri che vengono tradotti in italiano solo con difficoltà.
Uno di questi è il suo penultimo: "Quintessenza. Realizzare un futuro arcaico: un manifesto femminista radicale elementare” in cui la Daly immagina che l'umanità, vittima di se stessa, viene punita da una natura messa nei secoli a dura prova dal comportamento scellerato dell'uomo. In questa nuova dimensione in cui a causa di uragani, carestie, maremoti, parti di territorio terrestre sono state sommerse, città e nazioni sono scomparse e anche il patriarcato che distingueva la società pre-catastrofe viene spazzato via e le donne sono quindi libere di ritrovarsi e ricostruirsi senza modelli, preconcetti e stereotipi sessisti.
E’ morta nel 2010 nel Massachusetts, il 3 gennaio.


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Opere:

Natural Knowledge of God”, in the ‘Philosophy of Jacques Maritain’, Officium Libri Catholici, 1966;
The Church and the Second Sex”, Harper & Row, 1968;
Beyond God the Father: Toward a Philosophy of Women's Liberation”, Beacon Press, 1973;
Gyn/Ecology: The Metaethics of Radical Feminism”, Beacon Press, 1978;
Pure Lust: Elemental Feminist Philosophy”, Beacon Press, 1984;
Websters' First New Intergalactic Wickedary of the English Language, Conjured in Cahoots” with Jane Caputi, (con Jane Caputi e Sudie Rakusin), Beacon Press, 1987;
Outercourse: The Bedazzling Voyage, Containing Recollections from My Logbook of a Radical Feminist Philosopher”, Harper, San Francisco, 1992;
Quintessence. Realizing the Archaic Future: A Radical Elemental Feminist Manifesto”, Beacon Press, 1998;
Amazon Grace: Re-Calling the Courage to Sin Big”, Palgrave Macmillan, 2006.

Opere tradotte in Italiano:

La Chiesa e il secondo sesso”, Milano, Rizzoli, 1982.
Al di là di Dio padre. Verso una filosofia della liberazione delle donne”, Roma, Editori Riuniti,1990.
Quintessenza”, Venezia, Venexia, 2005.

Bibliografia:
Un vulcano nel vulcano. Mary Daly e gli spostamenti della teologia”, a cura di Tommassone L., Effata, 2012.


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mercoledì 15 ottobre 2014

Isabella, l'avventuriera dell'estremo West


Almanacco del 15 ottobre:




Isabella Bird  indossa indumenti cinesi
durante il suo soggiorno in Manciuria, 1899.



Un’antesignana dei moderni reporter che scelse il viaggio e l’avventura invece della sedentaria vita che l’aspettava a casa. Scelse i tramonti dell’oriente, i deserti rocciosi, le campagne sterminate come compagni...questo animo libero, rese onore al suo cognome perchè come un uccello si spostò e viaggiò sempre in quei paesi sconosciuti a volte inospitali ma di cui non riusciva a fare a meno, lei fu, Isabella Lucy Bird.


Nata in Inghilterra il 15 ottobre 1831 da un pastore anglicano costretto a cambiare spesso residenza e così la sua famiglia, Isabella non ricevette un’istruzione costante ma questo non le impedì di poter conoscere e interpretare il mondo.

Alla fine del 1800 il suo nome era una firma che garantiva ai periodici e ai giornali un racconto avvincente, “un marchio di garanzia” dopo decenni di resoconti e reportage.
Fu la prima donna ad essere introdotta nel 1892 nella Royal Geographical Society e qualche anno più tardi, nel 1897, eletta membro della Royal Photographic Society.

Il suo primo viaggio venne dall’occasione che le diede un’operazione alla schiena nel 1850 quando andò a visitare dei parenti emigrati negli Stati Uniti e da lì, l’anno dopo si spostò, anche in Canada. Da questa esperienza di diversi mesi prese spunto per scrivere la sua prima opera “The Englishwoman in America”, pubblicato però solo sei anni dopo e in forma anonima.
La famiglia si trasferì poi ad Edimburgo, nel 1858, dopo la morte del padre ed Isabella cominciò a viaggiare per la Scozia, rivendendo i suoi articoli ai periodici.
La sorella Hanrietta, di carattere opposto ad Isabella, molto sedentaria e riservata decise di trasferirsi sull’isola di Mull nel 1868 alla morte della loro madre. Isabella intollerante ad una vita di regolarità e formalità decise invece di sovvenzionare la sua vita girovaga con opere ed articoli da rivendere a periodici e quotidiani specializzati. Così nel 1872 salpò in direzione dell’Australia dove però non si sentì particolarmente attratta dai luoghi, proseguì il viaggio per le isole Sandwich, oggi le Hawaii, dove scalò il vulcano Mauna Loa e rese omaggio alla regina Emma Kaleleonalani; queste esperienze e molte altre vennero racchiuse nel suo secondo libro “The Hawaiian Archipelago”.

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Il ricovero di Isabella Bird nelle Montagne Rocciose.
La sua esperienza negli Stati Uniti proseguì poi in Colorado, l’ultimo stato unitosi alla Federazione, di cui Isabella aveva sentito parlare come un luogo dall’aria salubre e terapeutica, qui nel 1873 a cavallo, cavalcando alla maniera maschile, volle vedere e saggiare il deserto roccioso nelle Montagne Rocciose. Il suo legame con la sorella rimasta in Inghilterra fu, nonostante la differenza di carattere e di stili di vita, sempre molto buono e solido e proprio in questo periodo la loro corrispondenza fu molto fitta tanto che fu inizialmente pubblicata sul periodico ‘Leisure Hour’ e poi convogliò nel suo terzo libro, il più conosciuto, “A Lady’s Life in the Rocky Mountains”. Durante il soggiorno in questa regione del Colorado conobbe anche l’avventuriero e losco ‘Rocky Mountain Jim’, per gli amici "Mountain Jim", Jim Nugent di cui parlerà anche in più di una lettera alla sorella descrivendolo come l’uomo di cui ogni donna si innamorerebbe ma che nessuna sana di mente sposerebbe, in effetti poi Jim rimase ucciso in una sparatoria pochi mesi dopo la partenza di Isabella: "Mi ripeteva alcuni poemi di grande merito che aveva composto, e mi raccontava di più della sua vita. Sapevo che nessun altro avrebbe potuto parlargli così, e per l'ultima volta lo misi sull' avviso di cambiare il suo stile di vita, cominciando dall'abbadonare il whisky , cominciando dal dirgli che disprezzo uomini con questo vizio. 'Troppo tardi! Troppo tardi!, mi rispondeva sempre. [...] l'ho visto con un'eccezione singolare, una gentilezza, una correttezza e una squisitezza di modi che sorprenderebbe in ogni uomo, ma specialmente in un uomo associato solamente alla rudezza dell'uomo del West" tanto che all'ufficio postale aspettando i francobolli, un' avventrice  " creò un' occassione per chiedermi se era vero che il gentleman con me  fosse "Mountain Jim", e aggiunse che una persona così gentile non poteva essere colpevole dei misfatti attribuitigli".
Isabella si innamorò però effettivamente di questi posti per quanto impervi, poco accoglienti e disadorni di ogni comodità, così scriveva infatti alla sorella in Settembre: " Non so davvero come andare avanti, non c'è un tavolo, un letto, non una vasca, nè asciugamani, nè bicchieri, nè finestre, nè fissaggio alla porta, il tetto ha buchi, i tronchi non sono stati tagliati, e  dulcis in fundo una delle estremità della capanna è stata parzialmente rimossa! La vita è stata ridotta ai minimi termini" ,  ma i sogni hanno un prezzo e Isabella lo sa bene: " Qui la vita è rude, più ruvida di quella che ho mai visto prima, e le persone hanno facce e modi che mi repellono, ma se posso resistere qualche giorno, potrei, ho pensato, andare a vedere i canyons e tutte le altre difficili zone a Estes Park, che sono diventate lo scopo del mio viaggio e delle mie speranze. Quindi ho deciso di restare". E Isabella riesce ad avere ciò che cercava se dopo pochi giorni scrive alla sorella descivendo le Montagne, i canyons e il paesaggio circostante:
"Lo scenario da qui su é glorioso, combina sublime e bellezza...Non é una regione per turisti nè donne, solo per qualche cacciatore di alci ed orsi, e questa freschezza improfanata mi da nuova vita". ed ancora: "E' una vista a cui non c'è bisogno di aggiungere altro. E' davvero 'la loggia nella vasta zona selvaggia' per la quale spesso si sospira quando si è in pieno trambusto sordido e banale'. Diversamente dal Dott. Johnson, 'queste mostruose protuberanze' 'infiammano l'immaginazione ed elevano la comprensione'. Questo scenario soddisfa la mia anima. Ora, le Montagne Rocciose realizzano, anzi, il sogno della mia infanzia"*.

Non paga nonostante tutto dell’avventura statunitense, si imbarcò dagli Stati Uniti per far rotta verso l’estremo oriente. In Giappone,  dove regnava il filo occidentale imperatore Meiji, percorse a cavallo la parte settentrionale dell’isola di Hokkaido, soggiornando per sette mesi nel 1878, presso la popolazione degli Aiun, per poi dirigersi verso Hong Kong, Canton, Saigon e Singapore. Da questa lunga esperienza tra il Giappone, la Cina, il Vietnam, Singapore e la Malaysia, nacque il libro “Unbeaten tracks in Japan” del 1880.
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Rientrando finalmente in Inghilterra apprese della salute inferma della sorella che morì di lì a poco, solo allora nel 1881, quasi cinquantenne, decise di sposarsi con il medico della sorella, John Bishop.
Il matrimonio durò fino alla morte di lui nel 1886, qualche anno dopo, nel 1888 pur non essendo in buona salute e forse proprio per riprendersi volle visitare un altro paese che le interessava molto, l’India. Negli anni precedenti, avendo da sempre una salute precaria, aveva voluto studiare medicina e in questo ulteriore viaggio voleva mettere a frutto queste nozioni, proponendosi anche come missionaria. Qui fondò l’Henrietta Bird Hospital ad Amritsar in onore della sorella e il John Bishop Memorial Hospital a Srinigar in memoria del marito. Si spinse fino in Kashmir e a Ladakh al confine con il Tibet, anche se durante il tragitto cadde e si fratturò le costole. Nel percorso conobbe il maggiore Herbert Sawyer che era diretto in Persia, così si aggregò alla spedizione e insieme attraversarono il deserto arrivando a Tehran dove lasciò il suo compagno di viaggio e proseguì a settentrione, per il Kurdistan e la Turchia. L’esperienza di questo viaggio convogliò nel libro “Jouneys in Persia and Kurdistan” e nel 1894 uscì anche “Among the Tibetans”, il suo resoconto del viaggio in Tibet, in cui descrive gli abitanti dell'area come le persone più piacevoli mai incontrate, e donandoci una descrizione dettagliata, come solo lei può fare, delle loro cerimonie, dei loro templi, delle loro usanze, descrivendoci di fatto un tempo ormai perduto.


"Generali di Pyongyang catturati vivi", 
di Migita Toshihide, October 1894
Nel 1894 partì nuovamente per il Giappone e poi per la Corea dove rimase per mesi , fino allo scoppio della guerra sino- giapponese. Si rifugiò in Manciuria dove riuscì a scattare delle foto ai soldati diretti al fronte, tornò quindi in Corea per documentare la devastazione della guerra e nel 1896 risalì il fiume Yangtze e Han, in Cina l’uno e in Corea l’altro, ma nella provincia del Sichuan fu imprigionata in una casa che poi fu data alle fiamme dalla folla, si salvò in extremis grazie all’intervento di una truppa di soldati, quindi riuscì ad arrivare in Tibet dove si diresse in patria nel 1897 e dove ebbe la tranquillità per poter riportare questa inquietante esperienza nel libro “The Yangtze valley and Beyond” del 1900. L’anno seguente volle visitare il Marocco dove rimase per alcuni anni e dove visse con le comunità berbere e dove il sultano volle regalarle uno stallone nero. Tornò quindi in Inghilterra nel 1904 in vista di un altro viaggio in Cina, ma si ammalò e morì il 7 ottobre ad Edimburgo. Finì così il lungo cammino di colei che scelse una vita fatta di tracciati, percorsi e tragitti, si spegneva nella sua patria dopo una vita di avventura solitaria in giro per il mondo.

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Opere:

The Englishwoman in America”, 1856;
The aspects of religion in the United States of America”, 1859;
Pen and Pencil Sketches Among The Outer Hebrides”, in ‘The Leisure Hour’, 1866;
Notes on Old Edinburgh”, 1869;
The Hawaiian Archipelago”, 1875;
The Two Atlantics”, in ‘The Leisure HourT’, 1876;
Australia Felix: Impressions of Victoria and Melbourne”, in ‘The Leisure Hour’, 1877;
A Lady's Life in the Rocky Mountains”, 1879;
Unbeaten Tracks in Japan”, 1880, Volume 1
Sketches In The Malay Peninsula”, in ‘The Leisure Hour’, 1883;
The Golden Chersonese and the Way Thither”, 1883;
A Pilgrimage To Sinai”, in ‘The Leisure Hour’, 1886;
Journeys in Persia and Kurdistan”, 1891;
Among the Tibetans”, 1894;
Korea and her Neighbours”, 1898
The Yangtze Valley and Beyond”, 1899;
Chinese Pictures: notes on photographs made in China”, 1900;
Notes on Morocco”, in ‘The Monthly Review’, 1901


Opere tradotte in lingua italiana:

Una Lady nel West. Tra pionieri, serpenti e banditi sulle Montagne Rocciose”, EDT editore, Torino, 1998.




* Tutti i brani sono tratti da "A Lady's Life in The Rocky Mountains"; traduzione a cura di Silvia Palandri.


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giovedì 9 ottobre 2014

L'astratta realista


Almanacco del 9 Ottobre:




Carla Accardi
Fonte: Unione Femminile 






Oggi nasceva colei che riuscì a "realizzare" l'astrattismo: Carla Accardi. Figura emblematica dell'arte italiana del secondo dopo guerra, impresse un nuovo corso all'arte italica, come artista e come donna.


Nacque il 09 Ottobre 1924 a Trapani, dopo il liceo si trasferì a Palermo per frequentare l'Accademia di Belle Arti e nel 1946 a Roma, dove frequenta l'intellighenzia dell'epoca, venendo a contatto con illustri rappresentanti della vita intellettuale romana. L'anno seguente, con un gruppo di colleghi quali Attardi, Guerrini, Turcato, Perilli, Dorazio, Maugersi e Sanfilippo, che diventerà suo marito, firma, sola donna, il Gruppo Forma 1, movimento dell'astrattismo italiano che cerca di coniugare realismo e astrattismo, che cerca cioè di andare  oltre ogni forma di astrattismo puramente formale.

Il Gruppo Forma 1, 1947.
Fonte: Wikipedia


Due anni dopo inizia per lei l'esperienza delle mostre, dapprima con il gruppo e poi la sua prima personale a Roma nel 1950, viaggia poi in italia e all'estero, a Parigi frequenta l'Accademia e i più importanti artisti dell'epoca.


La sua produzione artistica, improntata all'astrattismo dei segni,  richiama ad un rifiuto del linguaggio, un linguaggio che non appartiene ma viene ed è stato imposto, è un linguaggio atavico di tradizione patriarcale nel quale l'artista non si sente rappresentata, e da qui la necessità di un percorso personale alla ricerca di una propria capacità espressiva che culminerà, negli anni '60,  nella ricerca di colore che caratterizzerà la sua produzione artistica, emblema di una ricerca di se stessa, di un se' sommerso a cui non è stata data la possibilità di esprimersi e di cercare un proprio linguaggio comunicativo. 



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Questa ricerca artistica si affianca, in questo periodo della sua vita, al movimento femminista e dall'incontro con Carla Lonzi nascerà nel 1970 "Rivolta Femminile" ma già pochi anni dopo, nel 1973, le loro posizioni, divergenti su come vivere ed interpretare il mondo artistico, si evidenzieranno al punto tale che la Accardi lascerà "Rivolta Femminile" e con la Colucci, la Santoro e altre artiste fonderà nel 1976 la Cooperativa Beato Angelico che diventerà subito un punto di riferimento importante per la creatività romana al femminile ma che vede anch'essa una fine molto rapida, infatti già nel 1978 anche l'esperienza della Cooperativa terminerà.


Negli anni '80 la produzione artistica della Accardi si riavvicina al dipinto su tela, lasciato in disuso negli anni addietro in favore di altre tecniche espressive come grandissimi teli e geometrie, negli anni '70, quelli del suo coinvolgimento nel movimento femminista, e strumenti invece più materici, nella fattispecie la plastica, negli anni ancora prima, gli anni '60.


La sua continua evoluzione artistica si mostra ancora una volta nel 1993 alla Biennale di Venezia a cui partecipa al Padiglione Italia, nel 1996 poi viene eletta membro dell'Accademia di Brera e l'anno seguente viene nominata tra gli esperti incaricati di realizzare la XLVII Biennale di Venezia, per poi vedersi dedicare l'anno seguente, dalla propria città, una retrospettiva personale.



Sentitasi male e ricoverata all'ospedale, Carla Accardi muore nel febbraio 2014. Le sue esequie sono state svolte in Campidoglio a Roma dove si è spenta una grande rappresentante del mondo artistico italiano, del movimento femminista italiano, che ha saputo con la sua arte, sempre in itinere, sollevare e proporre questioni artistiche e sociali ancora aperte, alle quali essa stessa, il suo cammino artistico, mai concluso, non hanno trovato risposte certe, la certezza, infatti era per lei una prerogativa dell'ansia maschile come si legge nel ricordo di Maria Luisa Boccia, ma a cui certamente una valida risposta ha dato: il conciliare una grande figura d'artista con quella di grande donna del suo tempo.



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