martedì 20 gennaio 2015

Anna, la ceroplasta più famosa di suo marito



Almanacco del 20 Gennaio:












La Città di Bologna si distinse nelle Scienze e nella amena Letteratura, vanta ancora tante donne rendutesi per il loro sapere rinomate, e tra queste dobbiamo adesso parlare di Anna Morandi Manzolini[1] :



Anna Morandi nasce il 20 Gennaio 1714 a Bologna da una modesta famiglia, dal papà Carlo e dalla madre Rosa Giovannini, ma questo non le impedì di essere educata in pittura, studiando arte e scultura con i pittori Francesco Monti e Giuseppe Pedretti. E artista sarà anche suo marito, Giovanni Manzolini, i due si sposeranno nel 1740 e la loro sarà un’unione anche professionale.

Anna Morandi Manzolini, affianca la professione del marito, scultore di parti anatomiche in cera,  e studiando anatomia, anche praticando autopsie, si perfeziona tanto che  alla morte del marito, nel 1755, è in grado di, non solo continuare l’attività di famiglia ma, finirla distinguendosi in bravura e precisione tanto da diventare famosa e richiesta a Londra come in Russia da Caterina II con allettanti offerte economiche che tuttavia Anna rifiutò sempre, preferendo rimanere sul suolo natio. Grande fu la sua fama e la stima che si conquistò, celebre la visita di Giuseppe II d’Austria nel suo studio che rimase affascinato dall’eccellenza del suo lavoro, come scrive Luigi Crespi: “[…] Non passando alcun viaggiatore, che non procuri di vedere le opere sue, che sono moltissime, unite a quelle del marito, […] e non cerchi il modo di conoscerla di persona e di ragionare di una facoltà, di cui con tanta chiarezza, con profondità tanta, e con tanto piacere essa ragiona, onde s’acquista l’amore, e la stima di tutti”.[2]

Anna infatti divenne membro delle più famose Accademie dell’epoca a cominciare dalla Clementina, L’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 1755 e ancora in quella delle Scienze, come in quella del Disegno di Firenze o in quella Letteraria di Foligno. Anna infatti con la sua maestria riuscì a dare un’importante aiuto alla conoscenza scientifica e medica dell’epoca scoprendo l’ esatta collocazione di alcuni organi interni e riproducendone con bravura la struttura tanto che l’Università di Bologna in un primo momento acconsentì che tenesse insieme al marito lezioni in ateneo, e poi che continuasse anche dopo la morte di questo, e anzi le offrì la possibilità, lasciata solo ai più stimati professori, di non recarsi in aula ma di dare lezioni di anatomia presso il suo studio.



"Anna Morandi Manzolini, l'anatomista e scultrice italiana",
disegno di Cesare Bettini, 1857.

Anna in effetti con la sua professione, che come visto richiedeva anche disserzioni di cadaveri, fu un esempio importante in un’ epoca in cui il dibattito misogino era al suo culmine, fu un esempio come professionista, come artista, come scienziata, come insegnante e anche praticamente riuscì a rispondere concretamente a quelle insinuazioni tipiche del periodo per cui le donne non erano ritenute al pari degli uomini poiché governate non dal cervello ma dall’utero che condizionava il loro pensiero; ebbene Anna grazie alla sua capacità scientifica ed artistica fu in grado di provare quale fosse la reale anatomia degli apparati riproduttivi femminili e maschili[3] dando un suo personale apporto alla querelle. Infatti neanche Anna si potè sottrarre alle allusioni e miscredenze sul suo operato solo per il fatto di essere donna ma molti invece le riconobbero merito per il suo lavoro: “Ma della verità della straordinaria dottrina e perizia nella Natomia d’Anna Morandi Manzolini, non può esser lecito a veruno muovere il ben che minimo dubbio” e ancora “che in questo (lo studio della Anatomia [Natomia]) sia divenuta dottissima , ed espertissima una donna, per naturale sua tempra d’animo delicato, e gentile; un’Anna Maria Manzolini, questa è veramente gran cosa, ed innanzi a lei inaudita[4].

Nonostante la vita di Anna fu una vita contrassegnata da lutti, su otto figli giunsero in età adulta solo due, nonostante i problemi economici, il primogenito Giuseppe alla morte del marito fu messo in orfanotrofio, dove tuttavia ebbe un destino florido essendo stato estratto per ereditare le fortune del Conte Solimei morto senza eredi, nonostante la precoce vedovanza, e le continue difficoltà economiche che nel 1769 la videro costretta  a vendere tutta la sua produzione, biblioteca e strumentazione al Conte Ranuzzi che volle però anche darle un  appartamento nella Villa di famiglia, riuscì grazie al suo genio e alle sue capacità a raggiungere gli onori della sua terra “ a continuo decoro della nostra città, la quale, a dir vero, riceve da lei, e per lei, quel pregio, che da niun altra donna, fra le moltissime, che l’illustrarono, ricevette giammai ”[5]  o per dirla con il poeta Zannotti: “Qual lingua i pregi tuoi ridir mai puote? Per te la patria, e l’età nostra anch’ella Di nuovo eterno onor più sempre abbonda[6],  e di tutto il resto d’ Europa.

Anna Manzolini, la prima e celeberrima ceroplasta, si spense nel 1774 a Bologna e fu seppellita nella Chiesa di San Procolo.

Le sue opere sono ancora visibili all’Istituto delle Scienze presso la sua antica sede nel Museo di Palazzo Poggi, a Bologna.






[1]  LOMBARDI A:,primo bibliotecario di Sua Altezza Reale il Sig. Duca di Modena, socio e segretario della Società Italiana delle Scienze,  Storia della Letteratura italiana nel Secolo XVIII”, Modena, Ed. Tipografia Camerale, 1828, pag. 126.
[2] CRESPI Luigi, “Felsina: vita de’ pittori bolognesi”, vol. III, 1769, pag. 310.
[3] Si veda su questo tema FINDLEN P., ROWORTH W.W., SAMA M. C., “Italy’s Eigthteenth Century: Gender and Culture in the Age of Grand Tour”,  2009, pag. 259.
[4] MEDICI M., PARADISI L., “Compendio storico della scuola anatomica di Bologna dal Rinascimento delle scienze e delle lettere a tutto il secolo 18. Con un paragone fra la sua antichità e quella delle scuole di Salerno e di Padova scritto da Michele Medici” , 1857,  pag. 362.
[5] CRESPI L. “Felsina: vita de’ pittori bilognesi” , Op. Cit.,  pag. 313.
[6] CRESPI L., “Vite de’ pittori bolognesi , non descritte ne la Felsina pittrice”, pag. 308.
 



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