martedì 8 marzo 2016

Suffragette il Film





Suffragette” è davvero un bel film che vale la pena consigliare di vedere innanzitutto per la bravura delle attrici ma anche per tutti gli aspetti della produzione dalla scenografia, abile a ricostruire l’ambientazione di una Londra inizio XX secolo e il suo cielo ingrigito dai fumi e nuvole di smog create dalle fabbriche,  e le sue strade che sanno di miseria, di una nuova classe sociale sfruttata, e alle condizioni delle fabbriche in cui c’è una netta separazione tra uomini e donne, alle mansioni e condizioni del lavoro femminile, sfruttato, sottopagato e abusato; dagli abiti riprodotti con saggezza nelle stoffe, colori e mode, dai cappotti, cappelli delle signore dell’alta aristocrazia che pure parteciparono alla lotta, alle camicette lise e consunte delle operaie che passavano ore interminabili al lavoro; ai simboli come i reali colori delle fasce  e degli stendardi delle suffragette ma anche della ricerca storica che vi è dietro per la quale ascoltando Meryl Streep si ascoltano i reali discorsi della Punkhurst così come il fine riferimento alla Sacerdotessa.

Ma questo è un film che va visto al di là se si ami la Storia o i film d’epoca o la rivendicazione del ruolo femminile, questo film merita di essere visto per l’alto messaggio che certo è nell’azione delle suffragette, tema centrale e focus del film, l’emancipazione delle donne nella società che passa nel riconoscimento della piena capacità politica alle donne tale da renderle cittadine ma soprattutto per quel messaggio che non risalta. La protagonista è una lavandaia di nome Maud Watts che si avvicina quasi per caso e involontariamente al movimento suffragista e grazie a lei viviamo questi avvenimenti, conoscendo poi altre protagoniste dell’Unione. Ma Maud all’apparenza vive una vita normale, serena, per quello che una donna della sua epoca può avere e desiderare, per quello che la sua epoca le offre: ha un marito, che neanche la picchia, una casa, modesta, un bambino con il quale gioca e scherza quando non è al lavoro, all’apparenza quindi la sua vita è, per le condizioni sociali del suo tempo, nella norma. Ma quando Maud arriverà in contatto con la realtà emancipazionista non potrà fare a meno di rendersi conto che seppure la sua condizione non è drammatica, le cose in generale non vanno bene per le donne e c’è bisogno di lottare, tutte insieme anche per chi non può, per chi sta peggio e soprattutto per chi verrà dopo. 
Questo è il più grande messaggio che le donne devono riscoprire.

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