giovedì 3 marzo 2016







Camicette bianche” è il libro di Ester Rizzo sulla tragedia dell’incendio che interessò nel 1911 la fabbrica ‘Triangle Waist Company’, una fabbrica tessile al decimo piano di un edificio che si trovava, e si trova, a Manhattan . In questo incendio morirono 146 operaie che quel pomeriggio, era un sabato alle 16.00, si trovavano al turno di lavoro e tra di loro 38 italiane.

Questa fabbrica produceva camicette…bianche molto alla page all’epoca ed emblema di riscatto femminile perché indossate anche da quelle donne che si emancipavano e andavano a lavorare ma pur sempre in condizioni precarie sia da un punto di vista di sicurezza sia di condizioni di produzione, con tavoli da lavoro studiati in modo da non far parlare tra loro le operaie e incrementare la produzione che prevedeva una consegna giornaliera di 1000 pezzi e alla sola luce di lampade a gas.
In questa atmosfera dei primi del ‘900 Ester Rizzo riesce a rievocare la storia e la vita di queste operaie italiane, donne di cui la memoria aveva perso l’identità, la storia, la voce, seguendone le tracce, in una ricerca storica durata anni, al di qua e al di là dell’Oceano ridando loro un volto, un’identità, un’origine…una voce che giunge ora anche ai nostri giorni.

L’esperienza, la vita vissuta di queste giovani donne, alcune erano si e no adolescenti, costrette  a viaggiare accompagnate, chi dalla madre chi da un improvvisato sposo, su navi riadattate, stracolme di passeggeri che sognavano un futuro migliore per loro, la loro famiglia, le loro radici, la loro esperienza quindi che viene alla luce ora grazie a questo libro in realtà ci dice che il passato è ancora attuale, il passato è ancora purtroppo presente  fatto di viaggi della speranza, di folle di immigrati su barche di fortuna, di migliaia di morti e di altrettanti lavoratori sfruttati. Il libro ci dona una chiara prospettiva di come all’ora l’immigrato, italiano, veniva visto e gestito  fin dall’arrivo e poi sul lavoro, spesso umile e poco retribuito; realtà che per le donne erano ancora più umilianti.




Ma, se dopo cento anni la situazione non è cambiata per gli immigrati, se non per la rotta e l’approdo, la morte di queste giovani donne non è stata vana perché la loro fine segnò uno spartiacque per altre donne che avendo vissuto la tragedia, seppur indirettamente, decidono di impegnarsi attivamente in prima persona e in gruppo per migliorare le condizioni di lavoro delle donne come la "brigata del visone" o come Frances Perkins, testimone indiretta dell’incendio che vide le operaie incastrate al piano più alto gettarsi giù dalle finestre per non morire arse vive, che divenne la prima donna Segretaria del Lavoro sotto il Presidente Roosvelt e Truman e a cui si devono le leggi in tema di sicurezza sul lavoro che furono adottate negli anni successivi.


Ester Rizzo ci accompagna in un viaggio terribile ma emozionante che ridà vita a molte di queste italiane coraggiose che chiedevano di essere ritrovate; un libro che apre una nuova realtà sulla storia delle donne che colma un silenzio su un evento dimenticato, un’opera attuale che apre spunti di riflessione per il passato ma anche per il presente.

Un ricordo che va però coltivato, custodito affinchè non sparisca, da qui l’iniziativa collegata al libro: tramite una Petizione, far dedicare a queste donne coraggiose che avevano voluto un riscatto sociale prima lasciando il proprio paese e poi conoscendo la fatica di un lavoro, le strade, le vie, le piazze in quei  paesi d’origine che avevano voluto/dovuto lasciare. Il progetto infatti fa parte delle iniziative dell’AssociazioneToponomastica Femminile che vuole restituire all’identità femminile il giusto spazio, cominciando dal dedicare alle donne i luoghi pubblici, segno tangibile della loro presenza e contributo nella società.
Un nuovo pezzo di storia quindi che viene alla luce e che merita di rimanerci al chiarore di un lampione, ai raggi di un sole che riscalda i passanti o colora le voci di bambini che giocano in piazza, una piazza intitolata ad una di quelle donne a cui sarà così dato un luogo della memoria. 

"Camicette bianche" di Ester Rizzo, Navarra editore, 2014, pagg. 128.













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