giovedì 18 giugno 2015

Ernesta, la pittrice patriottica


Almanacco del 18 Giugno:


pittrice patriottica egregia nell'incisione
"Ernesta  Legnani  Bisi",  Eliseo Sala, 1843.



Ernesta Legnani in Bisi, fu un’artista di chiara fama e talento con una formazione accademica, già rara per le donne dell’epoca e una spiccata verve da patriota. Nata a Lugano o, per alcuni a Milano, nel 1788, il 18 Giugno, studiò incisione all’ Accademia di Brera con Giuseppe Longhi ma la sua realizzazione la trovò nella ritrattistica. Abile e dotata vinse nel 1810 il Premio di Disegno della stessa Accademia di Brera dove conobbe anche quello che di lì ad un anno sarebbe diventato suo marito, il Professore di pittura del paesaggio, Giuseppe Bisi, della nota e prestigiosa famiglia di pittori.

L’attività di Ernesta si espletò quindi soprattutto nei ritratti a cui amava dedicarsi specialmente quando come soggetti erano quelle figure da lei amate e stimate come il Manzoni e con le quali condivideva anche e soprattutto un legame di velleità indipendentiste, così nacquero amicizie e simpatie tra lei e un’altra pittrice, Bianca Milesi Mijon, che le dedicherà “in pegno di cara e salda amicizia di cinque lustri ” la sua traduzione della biografia  “Prime Lezioni in Quattro tomi di Maria Edgeworth” nel 1834[1],  nonché con la più nota Cristina di Belgiojoso, di cui sarà maestra di disegno e di cui eseguirà il ritratto suo e della madre, Vittoria dei Marchesi Gherardini. La sua simpatia per l’indipendenza  la metterà in contatto con numerose delle così dette Giardiniere della Carboneria, tra cui la stessa Bianca Milesi, e con altri numerosi esponenti politici dell’epoca con cui scambierà opinioni, speranze  e rallegramenti, come quando scriverà a Cattaneo, nel 1848: “Venerdì, secondo giorno della nostra liberazione[2] e numerose altre lettere saranno poi scritte negli anni successivi anche dalla figlia maggiore Antonietta che seguirà, non solo a livello artistico, l’impronta della madre. Ernesta e Cattaneo si erano conosciuti durante le lezioni di giurisprudenza del Romagnosi, quando, intorno al 1820-1826, Carlo Cattaneo era ancora  un perfetto sconosciuto ma a quest’epoca risale proprio uno schizzo a carboncino della Busi di Cattaneo[3], firmato dall’autrice già affermata artista.
 
"Gaetana Agnesi", 1812, Ernesta Bisi
Ma come detto Ernesta era anche una fine incisora e infatti per la Pinacoteca del Palazzo Reale di Milano realizzò, su rame, riproduzioni di opere del Palma il Giovane, del Cavedoni, del Paris Borodone, del Francia, di Marco d' Oggiono tra il  1812-33 ma molto apprezzati erano anche i suoi Acquarelli.

Tra le sue opere vanno altresì ricordate le incisioni di Gaetana Agnesi e Vittoria Colonna su disegni di Maria Longhi per illustrare le “Vite e ritratti di illustri italiani” nel 1812.

Proprio in quegli anni tra il 1812 e 1813 Ernesta però aspetta la nascita della sua primogenita: Antonietta che viene alla luce nel 1813 e che come la mamma e il papà sceglierà una vita artistica che sarà però, come visto, più vicina alla via materna, Antonietta infatti si  dedicherà anch’essa ai ritratti nonché ad una posizione patriota- indipendentistica appunto come la madre Ernesta, scegliendo di ritrarre soprattutto i nobili liberali dell’aristocrazia milanese, quali Dandolo, Morosini.
Antonietta si perfezionerà nonostante abbia studiato con il padre e la madre, direttamente anch’essa all’Accademia di Brera sotto la guida dell’Hayez, che spesso era ospite dei Bisi nonché loro amico, la stessa Ernesta ne ritrarrà un ritratto a carboncino che è inserito nelle sue “Memorie” del 1849. Di diversa tempra e attitudine invece sarà la secondogenita Fulvia, nata nel 1818,  che, anch’essa dotata di talento artistico, sceglierà invece di seguire le orme del padre dedicandosi ai paesaggi.

Ernesta Bisi, morirà improvvisamente a Milano, il 13 Novembre 1859.






[1] FERRI Conte P.L., CASTRECA- BRUNETTI E., BANDETTINI T., “Biblioteca femminile italiana: raccolta, posseduta e descritta dal Conte Leopoldo Ferri”, 1842, Ed. Tipografia Crescini, pag. 236.
[2] AGLIATI Carlo, “Il Ritratto Carpito di Carlo Cattaneo”, 2002, Ed. CASAGRANDE, pag. 85.
[3] Ivi, pag. 40.



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