venerdì 3 ottobre 2014

Elisabeth Chèron, l'accademica che non chiese il permesso


Almanacco del 03 ottobre:


Elisabeth Sophie Chèron, autoritratto 1672.


In pieno Rinascimento le arti non erano solo appannaggio degli artisti alcune donne riuscirono ad eccellere e in quanto tali arrivarono lì dove non era consentito.
Anni prima che l’Accademia dei Ricovrati di Padova, oggi Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti, fondata nel 1599 da Federico Baldissera Bartolomeo Cornaro, discutesse sulla opportunità o meno di permettere alle donne di essere membri dell’Accademia, nel 1694 Elisabeth Chéron fu ammessa con il nome di Erato, la musa della musica e della poesia.

Tanti erano infatti i talenti di Elisabeth Sophie Chèron , oggi per lo più è ricordata come pittrice ma era anche una fine musicista, suonava magistralmente i maggiori strumenti a corda e a tastiera dell’epoca e fu anche una apprezzata poetessa che non mancò di scrivere testi per composizioni musicali di altri autori. Studi degli anni 1930 hanno ipotizzato che Elisabeth Chèron avesse infatti scritto le parole per la musica composta da Jean-Baptiste Drouard de Bousset e da Antonia Bembo, musicista, compositrice e cantante italiana ma anch’essa assodata alla Corte di Luigi XIV.
La Cupola decorata da Mignard, "La Gloire du Val- de- Grâce"
D’altronde Elisabeth condivise la sua abilità e bravura con importanti personalità d'eccellenza, le faceva compagnia all’Accademia dei Ricovrati ad esempio Galileo Galilei; fu apprezzata inoltre dall’artista di Corte Charle Le Brun che la volle come membro dell’Accademia di Pittura e Scultura di Parigi nel 1672 per l’ammissione della quale preparò un ritratto della prima donna ad essere ammessa alla scuola: Catherine Girardon. In questa occasione esce, seppur in forma anonima, l’opera “La Coupe du Val- de- Grâce” in risposta all’opera “ La Gloire du Val- de- Grâce” di Molère , che esalta l'omonimo affresco fatto dall'amico Mignard, acerrimo rivale del suo maestro Le Brun.


Fu anche una attenta e accurata traduttrice, sapeva infatti sapientemente l’ebraico, il greco ed il latino.

   Elisabeth Sophie Chèron,
     di François Chereau, 1681.

A corte conoscerà il marito, l’Ingegnere del re, Jacques Le Hay che sposerà nel 1692 e da allora sarà conosciuta anche come Madame Le Hay. Si dice che il matrimonio, avvenuto in tarda età, più che quarantenne, sia dovuto al fatto che il suo protettore politico, il Colbert, avesse ormai perso la sua influenza presso la Corte ed il Re e che quindi la signora Le Hay avesse bisogno di nuovi referenti politici. Questo matrimonio d’altronde non mancò di suscitare in effetti sorpresa e stupore tra le sue conoscenze, perché in tanti anni Elisabeth non aveva mai accettato proposte matrimoniali neanche da più giovani e avvenenti uomini. Essa stessa d’altronde definirà il suo matrimonio come “un’unione filosofica”.


Crebbe a Parigi dove nacque il 3 ottobre 1648 da Henri Chèron un calvinista che inculcherà il culto riformato alla figlia che tuttavia, anche spinta dalla madre, Marie Lefebvre, invece fervente cattolica, dopo un anno passato in convento decise di abbracciare la fede cristiana e nel 1668 di abiurare il calvinismo, suo fratello invece, anch’esso pittore, non volendo convertirsi dopo che il Re Luigi XIV aveva revocato l’Editto di Nantes, dovrà scappare e trovare rifugio in Inghilterra.
Il padre comunque sarà colui che la inizierà all’abilità di ritrattista e miniaturista, capacità che poi le valse la nomina a ritrattista di Corte.


Ritratto di Elisabeth Sophie Chèron,
di  Étienne-Jehandier Desrochers.
Morirà a Parigi nel 1711 a sessant’anni, quando ormai però riceveva già, tra i pochi, una pensione dalla Corte.
Sulla sua tomba, che si trova nella Chiesa di San Sulpizio a Parigi si può leggere: “Il possesso straordinario di due formidabili talenti renderà Chèron un ornamento della Francia in ogni epoca. Niente poté, tranne la grazia del suo pennello, euguagliare le eccellenze della sua penna”.

















Opere:


"Livre des Principes à Dessiner", 1706; (Libro sui principi del disegno).
"Psaumes et Cantiques mis en vers", 1694 ; (Salmi e Cantici messi in versi).
"Le Cantique d'Habacuc et le Psaume, traduit en vers" ; (Il Canto di Habacuc e I Salmi, tradotti in versi).
"Les Cerises Renversées", piccolo poema pubblicato postumo nel 1717 e poi messo in “Versi Latini” di Rauxa nel 1797.







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