mercoledì 26 marzo 2014

Rosa, la maestra che creò l'educatrice... materna

Almanacco del 26 Marzo:








Siamo nell’Italia dell’Ottocento quando fervente era l’interesse per l’educazione e importante l’impegno di chi vi si interessava. Le sorrelle Agazzi furono tra queste, il loro metodo sarà apprezzato e diffuso. Siamo infatti in un periodo di proposte e modelli poi attuati che vede ancor prima Luisa Amalia Palladini, poi Maria Montesssori e appunto anche Rosa e Calorina Agazzi. Tutte con delle loro specificità educative nate dalla loro esperienza, patriottica l’una, scientifica l’altra, empirica le ultime due.

Rosa Agazzi nasce il 26 Marzo a Volongo in provincia di Cremona nel 1866 da una normalissima famiglia, dal papà artigiano, Achille, e dalla mamma Angela. Ebbe i primi rudimenti educativi grazie ad uno zio prete per poi frequentare la scuola elementare di Volongo e in seguito la scuola di perfezionamento  in vista di frequentare la  scuola Normale a Brescia che la preparerà ad intraprendere la professione di insegnante nel 1870 in un paesino del bresciano, insieme con la sorella Carolina. E proprio dalla loro diretta esperienza nell’insegnamento presero poi lo spunto per proporre una loro nuova esperienza d’istruzione soprattutto per i bambini dell’asilo. 

Rosa i primi anni si trova ad insegnare in una scuola elementare, con classe affollate anche da quasi cento alunni, scarse condizioni igieniche, carenza di materiale didattico e dove l’ambiente poco aerato risultava insalubre. D'altronde una situazione molto diffusa anche nel resto del paese.

Sicuramente basandosi sull'esperienza fröbeliana, aveva frequentato infatti un corso Froebeliano, in realtà Rosa Agazzi rielabora in base alla sua esperienza gli  aspetti del gioco e della spontaneità di questo metodo che si era diffuso in Italia ma che nella sua esperienza vedeva essersi ridotto in aspetti astratti che nella pratica non aiutavano il bambino, in uno dei suoi testi affermerà proprio l’esigenza di modificare il  metodo di Fröbel.

Il suo nuovo criterio prevedeva un’educazione che partiva dal bambino, dall’attenzione e al rispetto del bimbo. Quindi la loro idea vedeva sì il gioco ma come momento esperienziale, c’erano lezioni di vita pratica, con esercizi atti a stimolare ma sempre in modo autonomo le reazioni dei bambini tramite gli oggetti veri della vita quotidiana, creando il così detto “Museo delle cianfrusaglie” che raccoglieva oggetti all’apparenza privi di senso, come bottoni, cappelli, fili, tutti quegli oggetti che Rosa aveva notato i bambini portavano da casa per giocarci spontaneamente, venivano collezionati ed ordinati secondo un criterio, insieme agli oggetti che invece si producevano in classe; Rosa li fece diventare elementi attivi dell’esperienza educativa dei bambini, ma negli esercizi pratici rientrava, ed era fondamentale, anche il canto, il disegno spontaneo con cui il bambino esprime il suo mondo interiore ed il giardinaggio con cui l’educatrice esortava anche riflessioni religiose sul Creato ma permetteva anche al bambino di avere un rapporto diretto con la natura, il terreno, una esperienza ritenuta fondamentale nel percorso formativo agazziniano poiché avvicinava il bambino a Dio, gli permetteva di toccare la terra, di sporcarsi, di fare quelle esperienze con la materia di cui i bambini hanno bisogno e in più li faceva concentrare comunque su un lavoro ed apprezzare la natura. Poi però c’era anche il linguaggio, che veniva coltivato anche a livello dialettale, riscoprendo il ruolo della fiaba tradizionale.



bambina e bambino ambiente e spazioPoi c’erano le lezioni di sviluppo di vita sensoriale, con esercizi dedicati allo sport, e gli esercizi di socievolezza, infatti i bambini imparavano a vivere insieme in un ambiente che doveva essere armonico, pulito ed esteticamente bello, poiché ordinato e proporzionato. Doveva essere un ambiente che richiamasse la familiarità poiché era importante il rapporto che doveva instaurarsi tra il bambino e l’adulto, l’educatore, doveva stimolarlo al confronto e quindi doveva richiamare quell’ambiente che più tranquillizza il bambino cioè la casa, la famiglia, anche la maestra, che ormai si doveva definire educatrice, doveva sostituirsi per quelle ore alla figura della mamma, da qui gli asili presero il nome di scuole materne.
Quindi anche il ruolo delle insegnati cambiò, si chiamarono educatrici e dovevano avere una preparazione specifica, dovevano avere una vocazione, entusiasmo, una grande capacità di osservazione per intervenire, senza sovrastare il bambino, a seconda delle esigenze dei singoli bambini, stando attente a non sostituirsi
  a loro ma lasciandoli liberi nelle loro reazioni agli stimoli, inoltre dovevano sapersi organizzare e pensare la lezione nelle sue attività quotidiane, non dovevano quindi improvvisare, come spesso succedeva invece spesso nella realtà scolastica dell'epoca. Diventava di conseguenza poi importante anche il rapporto tra scuola e famiglia, poiché il bambino doveva poter continuare la sua esperienza anche in casa, con la famiglia, nasceva quindi una collaborazione tra le due primarie istituzioni socializzanti ed educative della società.

L’ambiente poi doveva essere armonioso, pulito, e a portata di bimbo per stimolare il saper fare, e soprattutto il fare da sé. Tavoli, sedie, attaccapanni... tutto doveva essere alla loro portata poiché fondamentale in questa nuova metodica educativa è proprio stimolare i bambini a saper fare da soli senza però tralasciare la socievolezza infatti con gli esercizi preposti tipo il far allacciare il bavaglino dal bambino più grande a quello più piccolo o far insegnare direttamente dal bambino che già sa fare una determinata cosa a quello nuovo che non sa, nasce la figura del bambino tutore e di quello distributore.

Ma l’educazione del bambino passa anche per quella spirituale per cui doveva essere informato ed “abituato” alla religione parlandogli delle festività che di volta in volta interessavano quel periodo dell’anno.
Bisognava rivolgersi al bambino per educarlo al sentimento tramite riflessioni stimolate dalla maestra anche tramite gesti di cortesia, ma serviva anche un’educazione morale stimolata grazie a regole di pulizia, igiene personale, dell’ambiente, con l’ordine e con palese disapprovazione dei comportamenti scorretti, ma c’era bisogno anche di un’educazione fisica, nonché di quella religiosa.

Il metodo delle sorelle Agazzi era un’ educazione completa del bambino per educare un futuro adulto che era stato istruito alla bellezza intesa come armonia data dall' igiene personale, dell’ambiente in cui si vive, attento a se stesso ma anche agli altri, perché ha imparato a prendersene cura, alla natura, e alla spiritualità.

Questa nuova idea di intendere l’educazione ebbe successo in Italia, e il loro asilo, di Montiano, divenne un riferimento per tutto il paese, tanto che nella circolare ministeriale del 1914 in cui si vedevano chiari riferimenti alla nuova metodica agazziniana, gli asili vengono definiti per la prima volta in modo ufficiale con il termine di scuole materne.
Ma con il periodo fascista Rosa e la sorella furono messe a riposo anche se continuarono la loro azione divulgatrice tenendo incontri e corsi di formazione soprattutto a Brescia. Tanto che sul finire della seconda guerra mondiale il loro sistema si era diffuso anche all’estero, soprattutto in Svizzera, Spagna, Belgio, Germania, Romania, e addirittura in Sud Africa.

Subito dopo la guerra Rosa tornò nel suo paese di origine, Volongo, dove riprese la sua professione di educatrice nella locale scuola materna. Dopo aver ricevuto la medaglia di d’argento dei benemeriti dell’istruzione e la stella d’oro al merito della scuola nel 1941, fu nominata anche Ispettrice Onoraria della scuola materna dal Presidente della Repubblica.

Morirà nel 1951, il 9 Gennaio nel suo paesino di Volongo.



Opere:

¨“L'abbicì del canto educativo”, 1908; 
¨“La lingua parlata”, 1910; 
¨“Bimbi, cantate!”, 1911,
¨“Come intendo il museo didattico nell'educazione dell'infanzia e della fanciullezza”, 1922
¨Guida per le educatrici dell'infanzia”, 1932
¨Note di critica didattica”, 1942.



Bibliografia (più recente):

¨BORGHI.  B. Q., a cura di “Coro di bimbi a Mompiano. La didattica del canto in Rosa Agazzi”, Ed-. Junior, 2001;
¨DALLE FRATTE G., a cura di “Azione educativa, formazione professionale, comunità. Le tracce agazziane”, Ed. Junior, 2001;
¨MACCHIETTI S. S., a cura di  “Alle origini dell'esperienza agazziana: sottolineature e discorsi”, Ed. Junior, 2001;
¨PAPARELLA N., a cura di Infanzia apprendimento creatività”, Ed. Junior, 2001;
¨MAROLLA A., ROSSETTO T., a cura di “La Scuola Agazziana tra presente e futuro”, Ed. Junior, 2002;
¨ALTEA Francesco, “Il metodo di Rosa e Carolina Agazzi”, Ed. Armando, 2011.


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