lunedì 10 febbraio 2014

La Tersicore che inventò il tutù


Almanacco del 10 Febbraio:

Virginia Zucchi ritratta da Georges Clairin, 1884.


Nata il 10 febbraio a Parma, Virginia Zucchi, diventerà la Divina Virginia, per aver portato nel mondo la sua professionalità.



Stella del Balletto nell’Italia dell’Ottocento, Virginia fu allieva del direttore della Scala di Milano, Carlo Blasis, l’ideatore della struttura della lezione di danza classica che tutt’oggi vige inalterata, colui che voleva non solo creare danzatori ma veri artisti e concepiva il suo insegnamento arricchito dalle materie artistiche quali la pittura, la musica, la letteratura per forgiare una sensibilità oltre la mera tecnica.
Virginia Zucchi, ritratta da Fedor Bronnikov, 1889.
Virginia fu tra le sue allieve anche se non entrò mai alla Scuola della Scala vera e propria ma seguì i suoi insegnamenti come quelli del suo assistente Lepri. Proveniente da una famiglia di danzatori, i suoi zii erano apprezzati professionisti, Virginia debuttò  a Varese nel 1864 a soli quindici anni.
Da qui iniziò la sua carriera che la portò in giro per l’Italia, da Roma a Napoli…, e dieci anni dopo, nel 1874, finalmente anche alla Scala di Milano. La sua fu una carriera però internazionale, fu invitata e reclamata anche all’estero da Berlino, dove il noto Paolo Taglioni rivisitò per lei l’opera La Fille mal gardée,  a Parigi, a Londra, a Madrid e nel 1885 a Pietroburgo dove la sua carriera e fama toccherà il suo apice massimo.

Virginia fu accolta a Kin Grust, il teatro che in estate apriva i suoi battenti per sostituire la programmazione del Balletto Nazionale di Pietroburgo, e qui fu osannata ed acclamata, avendo incantato la platea russa anche lo Zar Alessandro III in persona la volle a corte e le presentò un ingaggio che la tenne a San Pietroburgo per tre anni durante i quali si meritò l’epiteto di  “Virginia la divina” per i suoi virtuosismi tecnici. In seguito continuò la sua carriera in Russia ma con una sua Compagnia.

Virginia Zucchi, fu una grande artista che perfezionò con la sua tecnica la scuola di danza russa, facendola crescere e acquisire quel prestigio che noi oggi ancora le riconosciamo. Fu una donna che seppe imporsi ed impose la sua bravura diventando un esempio da emulare e raggiungere.

Virginia Zucchi in "La Esmeralda", 1886
A Virginia Zucchi si devono performance memorabili, entrate nella storia, come quelle de “La Figlia del Faraone”, “La Fille Mal Gardée” e “La Esmeralda”, tutte del grande coreografo Marius Petipa, nonché il balletto “Excelsior” di Luigi Manzotti, eseguito alla Scala di Milano nel 1883 e “Sieba” eseguito a Parigi nello stesso anno.


Dopo l’esperienza e lo strepitoso successo russo, tornò in Europa dove danzò ancora a Parigi nel 1885 all’Opéra e poi ancora a Nizza nel 1898, ritirandosi poi dalle scene pochi anni dopo nel 1900.
Scelse Monte Carlo come sua dimora stabile e lì aprì una sua scuola di danza dove volle insegnare essa stessa.
Morì a Nizza il 12 ottobre 1930.
 
A Virginia Zucchi si deve l’aver portato ed esportato la qualità d’esecuzione del balletto italiano nel mondo, dalla Francia alla Russia, l’aver contribuito alla crescita dell’arte tersicorea potenziandone la tecnica e l’esecuzione, arricchendola dell’espressività propria di un’ artista; a lei si deve anche la creazione del moderno tutù che Virginia volle fosse accorciato, ritenendolo troppo lungo e troppo antiquato.

La sua influenza nella tecnica di Tersicore è oggi innegabile come lo fu alla sua epoca, poiché grandi danzatrici sue contemporanee da subito ne ammisero la grandezza e l’abilità; di lei,  Mathilde Kschessinska, quella che diventerà, anche grazie ai suoi insegnamenti ed al suo ascendente, la prima ballerina in assoluto del Balletto russo, pochi anni dopo la Zucchi, dirà: “Avevo quattordici anni quando la famosa Virginia Zucchi venne a San Pietroburgo. Dal giorno in cui Virginia Zucchi apparse sui nostri palcoscenici, cominciai a lavorare con fervore, energia e dedizione: il mio unico sogno era di emularla.  (…)”[1].
 




[1] SCHOLL TIM, “From Petipa to Balanchine: classical revival and the modernization of ballet” , 1994, Ed. Routledge.


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