sabato 29 giugno 2013

Clotilde Tambroni- La Saffo rediviva





29 giungo… 1758 a Bologna nasce una delle donne più colte che l’Italia abbia mai avuto: Clotilde Tambroni, da un cuoco parmense e da Maria Rosa Muzzi. Nipote del diplomatico ed erudito Giuseppe Muzzi. Clotilde dimostra precocemente la sua predisposizione agli studi e alle lettere, tanto che apprese il greco semplicemente assistendo alle lezioni private del grecista, docente all’Ateneo bolognese, Emanuele Aponte che dava lezioni private in casa Tambroni e che notò subito la grande predisposizione della giovane che rispondeva con tranquillità ai quesiti che quest’ultimo faceva in realtà al suo alunno, come vuole la tradizione un suo fratello minore, mentre lei assisteva alle lezioni assorta nel cucito, come si voleva ad una giovane dell’epoca, anche per volere della madre contraria alla sua educazione se non per i “donneschi uffici”.
Così Aponte decise di prendere a lezione la stessa Clotilde che gli diede non poche soddisfazioni al punto da volerle insegnare anche il latino. Clotilde apprende velocemente e bene le lingue classiche e comincia perfino a scrivere versi apprezzati a tal punto dal conte Niccolò Fava Ghisilieri, presidente dell’Accademia degli Inestricati da volerla come membro della stessa accademia nel 1790, preludio alla sua entrata in un’altra Accademia quella dell’Arcadia nel 1792, con il nome di Doriclea Sicionia e in seguito socia anche dell'Accademia Clementina e di quella dell'Etrusca di Cortona 1. Divenne poi anche socia corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino e di Parigi 2.
Negli anni i suoi componimenti in puro stile neoclassico, raffinati ed eleganti le varranno il soprannome di “Saffo rediviva”.
Nonostante non fosse laureata per le sue profonde ed ampie conoscenze nelle lettere e culture antiche nel 1793 le fu offerta, dal Senato bolognese, addirittura la cattedra di Lingua Greca all’Università di Bologna, memorabile sarà suo il discorso di apertura nel 1806, memorabile per gli appunti che mosse alla riforma dell’istruzione che di lì a poco Napoleone adottò privilegiando gli studi scientifici e sacrificando quelli letterari e filosofici.
Insegnerà all’Università di Bologna in un primo momento fino al 1798 quando per rispettare le sue idee politiche si rifiuterà di prestare fedeltà alla neonata Repubblica Cisalpina così che Napoleone le tolse la cattedra. Clotilde allora si rifugerà in Spagna, insieme al suo mentore e ormai amico, Aponte. Ella conosceva infatti anche in modo egregio non solo le lingue morte ma anche lo Spagnolo, il Francese e l’Inglese. In Spagna viene accolta con onori e largamente apprezzata dall’intellighenzia dell’epoca e diventa presto membro della Reale Accademia di Spagna.
In questo stesso anno riceve dal Papa Pio VI il permesso di poter tenere e leggere alcuni libri proibiti contenuti nell’Indice e questo grazie alla stima che godeva presso il Santo Padre dovuta alla sua fama di dotta e alla sua altrettanto comprovata fede.
Nonostante però le sue idee politiche e soprattutto la sua coerenza con queste, Napoleone la richiama in Italia appena l’anno seguente, alla sua cattedra di Greco anche se poi lascerà l’università nel 1808 definitivamente proprio in seguito alla riforma napoleonica dell’istruzione che privilegiava gli studi scientifici a discapito di quelli umanistici, così un po’ per questioni di salute sollevate dalla stessa Clotilde, che aveva problemi di vista, un po’ perché aveva capito che di li a poco il suo insegnamento sarebbe stato abolito, come infatti fu, fu sollevata dall’incarico e andò in pensione anticipatamente.
A Roma, durante un viaggio nel 1803, conobbe anche la nota Madame De Staël.
Madame de Stael
Clotilde sarà una donna sempre attenta alla presenza e al contributo delle donne nella cultura, infatti nell’oratoria inaugurale dell’anno accademico 1806 all’Università di Bologna, richiamerà illustre predecessore quali Ipazia ed Aspasia così come la neo dottoressa in medicina, ed amica, Maria Dalle Donne, che lei stessa qualche anno prima, nel 1799, accompagnerà alla discussione presso l’Archiginnasio. In alcune lettere che scrisse a Diodata Saluzzo, nel 1796, si legge della sua perplessità riguardo gli uomini e la loro posizione rispetto alle poetesse, quali lei e la Saluzzo stessa, e si chiede se gli uomini si volessero arrogare il diritto di scrivere di poesia rilegando il sesso femminile agli umili lavori di Aracne, e ancora nel 1797, sempre scrivendo a Saluzzo, parla di “tirannica prepotenza maschile” 3.
Dei suoi scritti didattici e scientifici non rimane, purtroppo, nulla se non qualche lettera dalla quale si può ricavare i suoi metodi di insegnamento e le sue idee, sono invece giunte infatti a noi soprattutto per lo più opere circostanziali per matrimoni o nascite illustri, poesie, odi, spesso in duplice versione sia greca che italiana.
Dopo il pensionamento forzato, Clotilde passa i suoi anni quasi in isolamento, anche se non mancano sue collaborazioni e consulenze. Morirà paralizzata il 2 giugno 1817, nella sua casa, sotto la Chiesa di Sant’Isaia, a Bologna.
Clarissa Tambroni, è sepolta nel cimitero monumentale della Certosa di Bologna.
Il busto marmoreo del suo monumento funebre è stato scolpito, in suo onore, dallo scultore Adamo Tadolini, allievo di Antonio Canova, amico di Clarissa e dallo stesso commissionato e supervisionato.
Di lei si legge, nella Collezione scelta dei Monumenti Sepolcrali del Comune Cimitero di Bologna,. edita da Natale Salvardi nel 1825: “ [...] Il marmoreo sarcofago antico che racchiude il resto dell'esimia donna venne da Roma insieme col busto di lei che vi si ammira sovrapposto: lavoro del rinomato scultore Adamo Tadolini che colà il condusse a perfezione sotto gli occhi stessi dell'immortal Canova, cotanto amico apprezzatore delle virtù dell'estinta, come degli egregi fratelli suoi Cav. Giuseppe, e Gaetano, che curarono sì nobilmente la memoria dell'inclita sorella.”.
E ancora: “Monumento di Clotilde Tambroni […]. Delle cui lodi non fia maraviglia se noi saremo larghi più dell'usato, poiché assai raro interviene, che donna in sì breve spazio di tempo, come diremo, sia salita in tanta chiarezza di fama, in quanta fu, ed è ancora la Clotilde Tambroni non pure per tutta Italia, ma sì bene dovunque hanno stanza, ed onore le buone lettere”.
La sua esperienza di donna, nata tra l’altro da una famiglia non benestante, che aveva raggiunto si tanta cultura ed eccellenza, unita ad una fede integerrima nel Cattolicesimo la resero negli anni successivi un esempio per le altre donne, tanto da scrivere su di lei delle biografie, come usava all’epoca, di indottrinamento per le altre fanciulle, diventando ora un modello di “femminista ante litteram”, nell’opera di Giulia Cavalcanti Cantalamessa del 1899 ora come eroina a fini pedagogici per l’educazione femminile nell’opera dell’abate Luigi Taccani “Clotilde Tambroni, o La più nobile missione della donna” del 1872 .
Il suo epitaffio, nella Aula Magna dell’Università di Bologna, fu scritto e recitato dall’illustre archeologo e creatore di epitaffi Filippo Schiassi all’Archiginnasio e recita: “A Clotilde Tambroni / Eccelsa tra i dottori dell’Archiginnasio / la più fulgida / per altissimo merito nell’insegnamento della lingua greca / ricolma di modestia e d’ogni virtù / colleghi ed allievi / a.D. 18174.
Di lei il filologo Jean Baptiste Gaspard Villoison, insegnante presso l'università di Parigi, affermava: "Vi sono in Europa tre soli uomini capaci di scrivere come la Tambroni ed al più quindici che sappiano capirla."5.




1 Come si legge nel sito della Certosa di Bologna
2 A. Costarelli, “Clotilde Tambroni- Ideali e modernità classica nella Bologna illuminista e napoleonica”, Clamm Magazine, 8/03/2012.
3 Articolo di Letizia Lanza su arabafelice.it
4 Art. Costarelli, cit.
5 S. Bersani, “101 donne che hanno fatto grande Bologna”, Newton Compton Editori, 2012.


Bibliografia:
• “Per le faustissime nozze del nobil uomo il signor conte Niccolo Fava Ghisilieri colla nobil donna la signora Gaetana Marescotti Berselli. Versi di Clotilde Tambroni colla traduzione parafrasata della medesima”, Parma, Bodoni, 1792.
• “Pel felice parto della nobil donna signora contessa Susanna Jenisson Walworth Spencer. Ode greco-italiana”, Stamp. S. Tommaso d’Aquino/ Bologna, Tip. Azzoguidi, 1792 Bologna 1792.
• “Per la ricuperata salute dell'eminentissimo e reverendissimo signor Cardinale D. Andrea Gianetti Degnisssimo Arcivescovo di Bologna e Principe del S. R. I. Ode pindarica”, Bologna, Tip. Azzoguidi, 1793 / stamp. S. Tommaso d’Aquino, Bologna 1793.
• “Al nobile ed eccelso signor conte senatore Ferdinando Marescalchi Fava pel quinto solenne suo ingresso al gonfalonierato di giustizia della città e popolo di Bologna (il secondo bimestre del 1794). Ode saffica greca di Clotilde Tambroni tradotta in toscano dalla medesima”, Crisopoli (Parma), Bodoni, 1794) / Ode saffica greca, co’ tipi Bodoniani, Parma 1794.
• “In onore del celebre tipografo Giambattista Bodoni. Elegia greca”, Tip. Reale Bodoni, Parma 1795. / Elegia greca di Clotilde Tambroni in onore del celebre tipografo Giambattista Bodoni con la versione italiana del padre maestro Pagnini, Parma, Bodoni, 1795
• “In lode del feld-maresciallo conte di Clairfait. Ode”, Stamp. S. Tommaso d’Aquino, Bologna 1796.
• “In morte di Carlotta Melania Duchi Alfieri”, Parma, Bodoni, 1807
Epistolario:
• “Lettere inedite di Clotilde Tambroni pubblicate ed annotate da Maria Fanny Sacchi”, Milano, Ditta di Giacomo Agnelli, 1804.
• “Lettere a Diodata Saluzzo in D. Saluzzo Roero, Poesie postume di Diodata Saluzzo; aggiunte alcune lettere d'illustri scrittori a lei dirette”, Torino, Tip. Chirio e Mina, 1843, pp. 304-402 .
• “Alcune lettere della celebre grecista Clotilde Tambroni”, a cura di F. Raffaello, Tip. Corradetti, San Severino Marche 1870.
• “Lettere di quattro gentildonne bolognesi”, a cura di S. Battistini e C. Ricci, Tip. Monti, Bologna 1883.
• “Lettere inedite a Ireneo Affò presso la Biblioteca Palatina di Parma”, (Cart. Affò)


Biografie:
• A. Levati, “Dizionario biografico cronologico delle donne illustri”, Tip. Bettoni, Milano 1822, ad vocem.
• I. Affò - A. Pezzana, “Memorie degli scrittori e dei letterati parmigiani”, Parma, dalla Ducale Tipografia, 1825-1833 [rist. anastatica: Bologna, Aldo Forni Editore, 1973]
• M. Angelelli, “Vita di Clotilde Tambroni” in “Collezione scelta di cento monumenti sepolcrali nel comune cimitero di Bologna 5”, Bologna, 1826, pp. 1-3.
• Tambroni (Clotilde), in «Nouvelle Biographie Générale depuis les temps les plus recules jusq’a nos jours», t. XLIV, Paris 1865, pp. 858-859.
• F. Raffaelli, “Alcune lettere della celebre grecista Clotilde Tambroni ed altre da illustri personaggi dirette alla medesima pubblicate ed illustrate per il marchese Filippo Raffaelli”, San Severino Marche, Tip. Soc. Editrice, 1870
• Luigi Taccani, “Clotilde Tambroni, o La più nobile missione della donna”, Milano, Muggiani, 1872
• G. B. Janelli, “Dizionario biografico dei Parmigiani illustri e benemeriti nelle scienze, nelle lettere e nelle arti o per altra guisa notevoli”, Genova, Tip. di Gaetano Schenone, 1877 [facs.: Sala Bolognese, Aldo Forni Editore, 1978]
• Giulia Cavallari-Cantalamessa, “Clotilde Tambroni”, Bologna, Tip. Azzoguidi, 1899
• G. Cavallari Cantalamessa, “Una professoressa di greco: Clotilde Tambroni”, Tip. Fossataro, Napoli 1907.
• M. Bandini Buti, “Poetesse e scrittrici, vol. II”, Tosi, Milano 1942, ad vocem.
• Renzo Tosi, “Clotilde Tambroni e il Classicismo tra Parma e Bologna alla fine del XVIII secolo” in 'Alma Mater Studiorum. La presenza femminile dal XVIII al XX secolo. Ricerche sul rapporto donna-cultura universitaria nell'ateneo bolognese', Bologna, Clueb, 1988, pp. 119-134.
• Renzo Tosi, “I carmi greci di Clotilde Tambroni”, in Eikasmos, Bologna 2011.
• S. Bersani, “101 donne che hanno fatto grande Bologna”, Newton Compton Editori, 2012.




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